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mercoledì, 31 gennaio 2007

Windows Vista:pro e contro

Realizziamo ora un'attenta analisi dei pro e contro del nuovo sistema operativo Microsoft Windows Vista .Vediamo qundi 10 (dei tanti) motivi per passare a Windows Vista e 10 (dei tanti) motivi per tenerci il sistema operativo che abbiamo.

10 motivi per passare a Windows Vista

Le DirectX 10: sembra infatti confermato che le DirectX 10 saranno distribuite solo per Windows Vista. Insomma, gli utenti XP saranno tagliati fuori dal futuro mercato dei videogames (ci sarà un breve periodo di convivenza tra Dx9 e Dx10) a meno di un aggiornamento di sistema.
Maggiore sicurezza: Vista è stato progettato in ogni sua parte pensando alla sicurezza dell'utente. Include un sistema di rimozione Malware e Microsoft sta sviluppando addirittura un Antivirus. Con le UAC (User Access Control) sarà finalmente possibile usare il sistema come un utente "standard" e passare a privilegi da amministratore solo quando e se necessario, un po' come permette di fare il comando "sudo" su sistemi linux.
Ricerca integrata: finalmente Windows avrà un motore di ricerca integrato fatto come si deve, permettendo quindi di fare a meno di prodotti come Google Desktop.
Vista e le lingue: le aziende che devono gestire migliaia di computer con le più svariate lingue dovrebbero ridurre drasticamente i tempi di deployment, Windows Vista sarà neutro rispetto a lingue e codifiche.
Activesync: il programma che permette la sincronizzazione del PC con dispositivi Windows Mobile sarà integrato nel nuovo Windows Vista. Cosa da non sottovalutare data la crescente diffusione di dispositivi mobili.
Aero: a differenza delle precedenti versioni di Windows, l'interfaccia è esterna al kernel per migliorare la stabilità del sistema operativo, anche se deve comunque interagire con le DirectX. Il motore grafico tridimensionale di gestione delle finestre (basato su Avalon) è in grado di sfruttare le GPU delle moderne schede video liberando quindi carico dalla CPU.
Freeze Dry: Freeze Dry permette di salvare automaticamente lo stato delle applicazioni e dei documenti aperti, prima di una richiesta di reboot e di ripristinali una volta che il sistema riparte. Una bella comodità!
Supporto nativo di documenti XPS: XPS è un nuovo formato basato su XML che permette di memorizzare documenti in maniera indipendente dall'applicazione, praticamente un nuovo e promettente concorrente del PDF, sarà disponibile anche su piattaforme Linux e Mac
SuperFetch: è la nuova funzione di prefetch che consente di precaricare in memoria le applicazioni utilizzate più frequentemente e di renderle prioritarie rispetto alle applicazioni che lavorano in background, al contrario di quanto accadeva con il prefetch di Windows XP, che gestiva ogni applicazione indistintamente.
Networking: diverse le migliorie rispetto a XP sul fronte internet: tralasciando per un attimo IE7 e Windows Mail si pensi alla nuova implementazione di TCP/IP, completamente riprogettata con una nuova architettura a doppio layer IP (IPv6 e IPv4), a PNRP (Peer Name Resolution Protocol) il nuovo sottosistema di P2P di Microsoft che sarà usato per collegare macchine nella stessa maniera in cui le applicazioni come eDonkey/eMule, fanno già, senza richiedere l'utilizzo di server.
Basteranno secondo voi queste e altre novità a convincere gli utenti più affezionati di XP? Sono più i PRO o più i CONTRO?


10 motivi per non passare a Windows Vista


La licenza
: davvero restrittiva anche se ultimamente ha subito qualche modifica.
Troppe versioni tra cui scegliere: Windows XP doveva avere 4 versioni, poi ridotte a 2 se non ricordo male. Windows Vista parte con 7 versioni: Business, Small Business, Enterprise, Home Premium, Home Basic, Ultimate, Starter... Quale scegliere e quale sarebbe meglio per le esigenze del singolo utente?
Il prezzo: la versione base retail costerà circa 240 euro. Con 300 euro quasi si compra un pc completo di fascia bassa
Nessuna novità davvero significativa: parliamoci chiaro, le sidebar, i widget, l'interfaccia... Sa tutto di roba già vista (MacOS e Linux Docet). Le vere novità attese come WinFS non sono state incluse in Windows Vista
Requisiti hardware: davvero "tosti": 2GB e scheda video Dx9 per godere appieno di tutte le potenzialità di Aero
Sicurezza: parliamoci chiaro, è una nuova versione di Windows, ma è sempre Windows. Centinaia di bugs non saranno corretti per la data di inizio vendita.
Durata batterie: il consumo di risorse e l'hardware pompato richiesto da Vista porteranno ad un consumo delle batterie dei Notebook più rapido.
Sorgente chiuso: forse l'aspetto meno importante per una gran parte dell'utenza, ma da non trascurare
Un sacco di roba inutile: a chi serve veramente un desktop 3d? E lo sharing di foto online non lo facevamo anche con XP? Non c'è già Google Desktop per la ricerca dei documenti? Vale la pena spendere 240 euro per queste features senza considerare le alternative gratuite?
DRM: Il software DRM di Vista ad esempio degraderà la qualità degli HD-DVD se il monitor attaccato al PC non supporterà i DRM.
Tanta gente è passata ad XP solo dopo il primo Service Pack, ancora di più dopo l'arrivo del secondo. Voi cosa farete? Passerete subito a Vista o aspetterete un po'? Sareste disposti ad un aggiornamento hardware pur di passare a Windows Vista qualora il vostro PC non fosse "Vista Ready"?

Fonte:Downloadblog

postato da: messapico85 alle ore 08:33 | link | commenti
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sabato, 27 gennaio 2007

Bravo Presidente!!!

MILANO (Reuters) - Tempi duri anche per il Quirinale . Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha infatti deciso avviare una "manovra" per contenere la spesa nel 2007, pubblicando per la prima volta nella storia del Colle il bilancio preventivo per quest'anno.

Lo riferisce una nota apparsa sul sito della Presidenza della Repubblica (www.quirinale.it) che spiega come l'iniziativa sia nata "sulla base delle indicazioni del Presidente della Repubblica a favore della trasparenza e della riduzione dei costi della politica".

Dei circa 235 milioni di euro che costituiscono la spesa complessiva del Quirinale, 224 milioni arriveranno dalle casse dello Stato, mentre per il resto si potrà contare su entrate proprie del Quirinale come "gli interessi attivi sui depositi e le ritenute previdenziali", spiega la nota.

La richiesta allo Stato di 224 milioni di euro è "inferiore di 1 milione di euro rispetto alle previsioni contenute nel bilancio pluriennale dello Stato 2006 - 2008 e contiene l'aumento rispetto alla dotazione per il 2006 nella misura del 3,23 per cento, confermando e rafforzando la linea di riduzione dei tassi di crescita del fabbisogno di questo organo costituzionale avviata dal Presidente Ciampi nel settembre 2005, mantenendosi al di sotto del livello, allora concordato, del 3,5 per cento".

La nota precisa inoltre che l'87,6% della spesa complessiva verrà impiegato per far fronte alle spese per il personale, l'11% servirà per beni e servizi tra cui l'attività di cerimoniale, la rappresentanza istituzionale e la manutenzione ordinaria del Palazzo del Quirinale.

LE SPESE MAGGIORI PER IL PERSONALE

La maggior parte delle spese è destinata dunque ai dipendenti del Colle, con 987 dipendenti. Poi c'è il personale militare e delle forze di polizia distaccato, complessivamente 1086 unità.

"In considerazione di tali risultanze -- si legge nella nota -- il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Segretario Generale hanno concordato puntuali direttive per un ulteriore contenimento della spesa, sia attraverso la riduzione degli oneri relativi al personale sia attraverso il massimo possibile contenimento della spesa per beni e servizi, al fine di contribuire ancor più incisivamente al generale risanamento dei conti pubblici e di contenere la dinamica della spesa anche nella prospettiva di medio e lungo periodo".

A tal fine, sono state istituite due Commissioni di studio sulla funzionalità dell'assetto organizzativo e sulle procedure di spesa del Segretariato Generale che dovranno concludere i propri lavori entro il 30 giugno 2007.

"Inoltre sono già state adottate misure di blocco del turn over del personale di ruolo e di progressiva riduzione del personale distaccato e a contratto, con particolare riguardo al personale addetto alla sicurezza".

postato da: messapico85 alle ore 20:36 | link | commenti
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Per non dimenticare

«Shoah, la politica si impegni contro l'oblio»

 

BOLOGNA - «Il rischio che si avverte guardando al dibattito nel mondo è che ci sia la possibilità di dimenticare, il rischio dell'oblio, che tanti giovani possano non sapere, non capire e non conoscere. L'impegno delle istituzioni e della politica, ambisco di tutta la politica, è quello di non dimenticare». Lo ha detto il presidente del Senato Franco Marini, visitando il Museo storico della Liberazione di via Tasso a Roma nel giorno della Memoria. Marini è stato accolto a via Tasso dal direttivo del Museo, formato dai rappresentanti delle associazioni partigiane. Questa, ha sottolineato, è una visita «molto sentita a nome del Senato e non solo personale». Il presidente del Senato ha sottolineato «il significato rilevante» della sua presenza a via Tasso per scongiurare il «rischio maggiore rispetto alle atrocità che abbiamo conosciuto, cioè lo sterminio del popolo ebraico e dei militari e civili che con coraggio si sono opposti all'invasione nazista». Per questo, Marini ha rinnovato l'appello a non dimenticare, anche per tramandare alle giovani generazioni la memoria della tragedia . «Lo sterminio del popolo ebraico è stato uno dei punti più atroci di tutta la storia. Bisogna sapere e non dimenticare con l'occhio rivolto a costruire un futuro in cui non si corra nemmeno lontanamente il rischio - ha sottolineato- che si ripetano queste atrocità». Bisogna «combattere ogni forma di razzismo, combattere ogni larvata o aperta ripresa di antisemitismo, rafforzare e difendere la democrazia, mettere la pace come faro della nostra democrazia», ha detto Marini. E a questo proposito «ha fatto bene il Parlamento a istituire la Giornata della Memoria nell'anniversario dell'apertura dei cancelli di Auschwitz ». Uscendo dal Museo della Liberazione dopo la visita Marini è tornato a parlare di esperienza «emozionante e toccante». «Sono contento che ci sia la possibilitá di allargare i locali del Museo. Dirò al ministro Fioroni, che è già molto impegnato e che oggi andrà ad Auschwitz con degli studenti, di far conoscere nelle scuole che c'è il Museo di via Tasso e visitarlo è una buona cosa per gli studenti».

FASSINO - Sulla giornata della Memoria è intervenuto anche Piero Fassino: «Dobbiamo confermare il nostro impegno ogni giorno per combattere contro ogni forma di antisemitismo, razzismo, intolleranza e contro le nuove forme di ostilità al popolo ebraico». «Occorre una battaglia culturale contro le nuove minacce a Israele che si esprimono nell'ostilità all'esistenza di Israele, nell'antisionismo, nell'antiebraismo, nel negazionismo storico di chi cerca di accreditare l'idea che la tragedia di 60 anni fa non sia mai avvenuta» ha aggiunto il segretario dei Ds nel suo intervento alla sinagoga di Bologna. «Sappiamo che questi fenomeni», ha affermato Fassino, «periodicamente riemergono e che le tragedie di 60 anni fa non hanno ammonito l'umanità a liberarsi definitivamente dalla mala pianta dell'antisemitismo. Abbiamo il dovere di far sì che il popolo ebraico non si senta più oppresso e perseguitato come è stato nel corso di troppi secoli».

DDL MODO PIÙ EFFICACEMASTELLA: CAPISCO, MA NON È MODO EFFICACE- Riferendosi al ddl Mastella in merito al negazionismo, il segretario della Quercia ha detto di capire le finalità di chi ha pensato di «tradurre tutto questo anche in una legge, ma dubito che sia la maniera più efficace perché il negazionismo non è un problema normativo, ma culturale, contrastando con la memoria storica chi vuole in modo sciagurato negare le tragedie che l’Europa e il mondo hanno conosciuto».

 

27 gennaio 2007

Fonte:www.corriere.it

postato da: messapico85 alle ore 14:39 | link | commenti
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giovedì, 25 gennaio 2007

Le evasioni barbariche…..

 

Raccapricciante. Semplicemente raccapricciante,forse scandaloso.

Eurostat,qualche tempo fa,ha elaborato un indice delle disuguaglianze che serve a misurare un paese dal punto di vista delle differenze che si trovano al suo interno:l’Italia è al secondo posto in questa speciale classifica solo dopo il Portogallo;inoltre Bankitalia ci dice che il 10% degli italiani controlla il 43% della ricchezza disponibile,mentre un altro 10% se ne divide solo l%!!!

Ma riflettiamo su alcuni dati:nel 2005 sono state vendute oltre due milioni di auto di queste 130.000 sono state pagate oltre 50.000€, compongono questa cifra 40.000 Suv e 9.000 auto di gran lusso(valore maggiore di 90.000€).Chi si potrebbe permettere tale lusso? In base alle dichiarazioni fiscali sono solo 50.000 persone dichiarano per 200.000€ annui,quindi o tutti hanno cambiato macchina oppure si sono indebitati di brutto per farsi la Ferrari,oppure c’è un ampia schiera di ricchissimi che EVADE!!!.

Nel nostro paese un italiano su quattro dichiara 6000€(sotto la soglia di povertà),mentre il 36% circa dichiara tra i 12500-25000€ e solo lo 0,67%(271.000 persone) dichiara più di 100000€;inoltre l’ingresso nell’euro ha fatto tutti spendere di più ma non ha fatto guadagnare nessuno almeno a vedere i 730(quindi i soldi da dove li prendiamo?!?!).

Secondo le stime l’evasione avrebbe raggiunto l’astronomica cifra di 200 miliardi di euro(potremmo fare circa 7 finanziarie),di questi solo 40 miliardi vengono scoperti e solo 1 effettivamente riscosso.

Di certo qualcosa da controllare c’è. Per un fenomeno di queste dimensioni ci sono due strade:combatterlo tremendamente oppure perdonarlo.

Da qualche anno sembra che il nostro paese abbia intrapreso la strada del condono(cioè del perdono) che garantisce un  grosso gettito per lo Stato ma non elimina il problema. Anzi!!!

Il contribuente sa che se non rispetta le norme prima o poi arriverà una legge salvagente a liberarlo dalle sanzioni e dai controlli,quindi quale credibilità ha uno stato che premia chi gli sottrae risorse?

L’evasione in Italia prospera per tanti motivi:perché è conveniente,perché non ci sono controlli soprattutto da parte dell’utente;qualcuno si chiederà perché l’utente ora può controllare?

Piccolo esempio,pensiamo agli autonomi di piccole dimensioni come fruttivendoli o ferramenta: sorriso al cliente, consegna della spesa, incasso del dovuto e niente scontrino. Ecco l’evasione.

Pensiamo anche ai professionisti che accettano di fare un piccolo sconto piuttosto che fare la ricevuta,l’accordo conviene a tutti e l’evasione è fatta.

D’altronde se è lo Stato a non considerare l’evasione un grande problema perché dovrebbe farlo il cittadino?

Peraltro,se da un lato l’evasione tende ad aumentare,per contro la spesa sociale subisce ogni anno una drastica riduzione. Due fenomeni che se osservati insieme rappresentano un triste esempio di iniquità sociale.

A proposito di iniquità analizziamo brevemente il problema rendite facendo un piccolo esempio:se prendiamo due società con reddito imponibile pari a 100,frutto rispettivamente di attività industriale e di guadagni realizzati dalla vendita di pacchetti azionari,scopriamo che nelle casse dell’azienda industriale va una somma pulita pari a 56 mentre il finanziere guadagna una somma pulita pari a 83.

In Italia il capitale viene tassato meno del lavoro cioè conviene speculare in borsa piuttosto che avere un’azienda,infatti il peso fiscale che grava su un’ impresa è circa il 40% mentre il peso sulle rendite finanziarie va dal 12,5 al 27%.

Infine analizziamo brevemente il problema cuneo fiscale(cioè la differenza tra quello che un’azienda sborsa per pagare lo stipendio di un dipendente e quanto al dipendente entra effettivamente in tasca una volta sottratti tasse e contributi):in Italia tasse e contributi con l’aggiunta dell’Irap incidono circa per il 53% che colloca l’Italia al secondo posto nella zona Euro dietro solo al Belgio.

Se il centrosinistra saprà essere aggressivo e coraggioso, come lo è stato con la Finanziaria 2007, potrà combattere al meglio la lotta all’evasione senza mai dimenticare l’obiettivo fondamentale che questo governo deve perseguire cioè la riduzione del cuneo fiscale e del divario esistente tra tassazione sul lavoro e tassazione sul capitale.

Anche a costo di essere criticati,impopolari,antipatici non bisogna allentare la presa e proseguire sulla strada del risanamento dei conti pubblici,percorso propedeutico per un vero sviluppo economico.

Investimenti in infrastrutture,ricerca e prosecuzione delle liberalizzazioni iniziate già a luglio 2006 devono essere la sfida che il centrosinistra non può perdere.

 

Nessun problema può essere risolto congelandolo. Il coraggio è la prima delle qualità umane, perché è quella che garantisce le altre.(Winston Churchill)

Abbiamo un sistema che aumenta costantemente le tasse si chi lavora per sussidiare chi non lavora. Se paghi le persone per non lavorare e invece le tassi quando lavorano, non sorprenderti se c'è la disoccupazione.(Milton Friedman)

 

 

 

 

 

postato da: messapico85 alle ore 20:31 | link | commenti
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mercoledì, 24 gennaio 2007

Conflitto sì,Interessi pure.

Per Commissione sono «illegali» perchè danno vantaggi ad alcuni operatori

L'Ue boccia gli aiuti di Stato sui decoder tv

Gli operatori dovranno rimborsare gli incentivi concessi dal governo Berlusconi nel 2004-05 per il digitale terrestre

 

BRUXELLES (BELGIO) - La Commissione Ue ha bocciato il contributo dato nel 2004 e 2005 dal Governo Berlusconi a chi ha acquistato i decoder per le trasmissioni tv sul digitale terrestre. Per la commissaria Ue alla concorrenza, Neelie Kroes, infatti, si tratta di «aiuti illegali» che hanno dato un «vantaggio indiretto» agli operatori del settore. Operatori che ora dovranno «rimborsare parzialmente» gli incentivi in questione.

BOCCIATE SOVVENZIONI NON NEUTRE - In sostanza, Bruxelles ha approvato le sovvenzioni accordate dall'Italia «a condizione che fossero neutre sul piano tecnologico» per promuovere l'acquisto di decoder numerici, che fossero proposte per tutti i tipi di decoder, che l'aiuto fosse proporzionato all'obiettivo perseguito cioè promuovere il passaggio alla tv numerica e l'interoperabilità. «Si tratta di due decisioni che mostrano una volta di più che la commissione si impegna a facilitare il passaggio alla televisione numerica e all'interoperabilità - ha dichiarato la Kroes - gli aiuti pubblici destinati a raggiungere tali obiettivi possono essere accordati se sono conformi alle regole degli aiuti di stato, ma la commissione non è disposta ad accettarli se alterano indebitamente la concorrenza tra le piattaforme di trasmissione». Le società coinvolte sono Rai, Mediaset, La7 di Telecom Italia e Fastweb. Bruxelles ritiene che sia le sovvenzioni accordate nel 2004 e nel 2005 che quelle accordate nel 2006 «costituiscono un vantaggio indiretto per i diffusori storici di televisione khertziana e le società di tv via cavo nella misura in cui hanno permesso di aumentare l'audience del numerico, che rappresenta una parte essenziale della cifre di affari della televisione a pagamento o di un diffusore che voglia sfruttare i suoi servizi di televisione a pagamento». Ma l'Antitrust ritiene che l'intervento dello stato «può essere benefico nel quadro di un processo di transizione verso la tecnologia numerica e facilitare l'adozione di decoder interattivi equipaggiati da un programma di applicazioni aperte purchè non orienti la scelta dei consumatori verso una piattaforma tecnologica particolare».

AIUTI A ABITANTI DI SARDEGNA E VAL D'AOSTA - La commissione si rende conto che «il passaggio al digitale potrebbe tardare se fosse lasciato interamente al gioco della concorrenza e che l'intervento pubblico può presentare dei vantaggi nella forma di sostegno finanziario ai consumatori, campagne di informazione o sovvenzioni destinate a superare un fallimento specifico del mercato o garantire la coesione sociale o regionale». Sta agli stati dimostrare che ci sono tali condizioni. Nel caso degli aiuti previsti per sardegna e Val d'Aosta sussistono proprio tali condizioni. Bruxelles ritiene accettabili i finanziamenti per lo sviluppo di una rete di trasmissioni nelle regioni in cui la copertura tv è insufficiente; le compensazioni accordate ai radiodiffusori di servizio pubblico per il costo della radiodiffusione attraverso tutte le piattaforme di trasmissione per raggiungere la totalità della popolazione; le sovvenzioni ai consumatori per l'acquisto di decoder digitali purchè tecnologicamente neutri e se incoraggiano l'utilizzo di norme di interattività aperte; le compensazioni ai radiodiffusori obbligati a interrompere la trasmissione analogica prima della scadenza delle licenze purchè tenga conto della capacità di trasmissione digitale attribuita.

FONTE:www.corriere.it

postato da: messapico85 alle ore 12:32 | link | commenti
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domenica, 21 gennaio 2007

Enti pubblici tutti informatizzati in 5 anni.FINALMENTE!!!

Il ministro Nicolais presenta le linee strategiche di e-government

ROMA – Alle volte è necessario fare un passo indietro. Serve per prendere lo slancio e spiccare il volo. È quello che cercherà di fare la Pubblica amministrazione italiana nei prossimi 5 anni seguendo le Linee strategiche per l'e-government (http://www.crcitalia.it/) presentate martedì a Roma dal ministro per le Riforme e l'Innovazione Luigi Nicolais. Il passo indietro è quello effettuato rispetto al predecessore Lucio Stanca: al posto di una «tecnologizzazione» spinta e un po' gridata ecco una maggiore attenzione a ciò che accade dietro le quinte, ai processi e alle procedure che spesso sono il vero ostacolo all'erogazione di servizi efficienti per il cittadino. Il salto in alto, che dovrebbe portare all'auspicato volo, è quello sintetizzato dalle Ali – Alleanze locali per l'innovazione - che permetteranno a 4700 piccoli comuni di usufruire e proporre servizi tecnologici in modalità associata, grazie a 30 milioni di euro di finanziamento. Con conseguente risparmio e miglioramento dell'offerta a cittadini e imprese.

STRATEGIE – Processi e cooperazione per fare sistema, dunque. Più che informatica, computer e Pc, sono queste le parole chiave che caratterizzano le 40 pagine di strategie redatte da Nicolais che nei prossimi giorni diventeranno oggetto di una direttiva per gli enti pubblici. Un'attenzione alla collaborazione tra istituzioni che parte dall'accesso alle informazioni. «I dati non devono essere trattenuti ma vanno condivisi tra le amministrazioni», ha affermato il ministro. Come a dire, un cambio di cultura che, accompagnato dalla realizzazione del Sistema pubblico di connettività – il progetto che permetterà ai sistemi informativi degli enti di «parlarsi» - consentirà al cittadino di evitare di fare la spola tra uno sportello e l'altro alla ricerca di dati di cui la Pa stessa è già in possesso.

ROTTAMAZIONE – La spinta alla collaborazione tra enti e alla definizione di un nuovo paradigma cooperativo anima anche il nuovo bando per il progetto «Riuso», che insieme alle Ali rappresenta il primo atto concreto di attuazione delle nuove politiche di e-government. «Si tratta di una sorta di incentivazione alla rottamazione del software – ha spiegato il sottosegretario all'innovazione Beatrice Magnolfi – che spingerà le amministrazioni pubbliche a ri-usare soluzioni tecnologiche già adottate con successo in altri enti. In questo modo si risparmierà denaro e si contribuirà a far circolare le buone idee e le buone pratiche che esistono nelle Pa ma che sono diffuse solo a macchia di leopardo: l'obiettivo è creare un sistema». 150 milioni di euro il finanziamento previsto, con preferenza accordata a quei progetti che abbiano già dimostrato sul campo di funzionare in modo efficiente e con un'attenzione ai risultati pratici del trasferimento: l'ultima tranche di fondi verrà infatti erogata solo dopo che sia accertata l'efficacia nel tempo della soluzione.

UNA RETE DI INNOVATORI – Se il Riuso punta al trasferimento di competenze e know how dai più bravi a coloro che sono rimasti indietro, la Rete delle eccellenze e degli innovatori, prevista nelle Linee strategiche, si propone invece come strumento per l'avanguardia. L'idea è quella di coinvolgere università e centri di ricerca per fare sì che le migliori pratiche producano un miglioramento dell'intero sistema pubblico.

QUALITA' INTERNET – Non poteva mancare infine il capitolo siti internet e servizi online. Vale a dire, quello che nell'immaginario comune rappresenta il vero nocciolo dell'e-government e sicuramente la sua parte più visibile. Su questo versante non si attendono soluzioni radicali come quelle recentemente adottate dalla Gran Bretagna, che ha deciso di chiudere 551 siti web pubblici (
http://news.bbc.co.uk/.../6247703.stm?ls) perché giudicati inutili o con informazioni che potevano essere efficacemente aggregate altrove. Sul piano dell'offerta virtuale, le strategie del governo puntano invece verso la definizione di alcuni standard minimi di qualità e uso: trasparenza, accessibilità, pagamenti sicuri, servizi essenziali e interattività.

FONTE:www.corriere.it

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sabato, 20 gennaio 2007

Digitale Terrestre sul viale del tramonto?

Si chiama Joost e si propone come una rivoluzione: creato dai fondatori di Skype e Kazaa

 

Ieri è stata rilasciata la nuova versione del progetto televisivo di Skype; in occasione della presentazione, il nome provvisorio Venice Project si trasforma in Joost. Pur essendo in fase di test, fruibile solo su invito, la televisione online continua a far parlare di sé e suscita interesse. La piattaforma, nata dalla collaborazione tra Niklas Zennstrom e Janus Friis, creatori di Skype e Kazaa, continua a svilupparsi e si prepara al lancio ufficiale. Dopo il primo annuncio pubblico del fu Venice Project, lo scorso ottobre, sono iniziate le prime sperimentazioni dirette da parte degli utenti e le recensioni, spesso positive, alimentano l'interesse.

UN CLIC DI QUALITA' – Sul proprio blog, Sergio Longoni presenta positivamente le funzionalità del servizio. Joost è un'applicazione, da installare sul proprio computer, che permette la visione di programmi televisivi attualmente solo on-demand; ma il progetto prevede anche una serie di canali con un proprio palinsesto fruibile in diretta. Il punto di forza è sicuramente la grande qualità video che permette di godere, sul monitor del computer, di immagini paragonabili a quelle del televisore domestico. In ogni caso, i risultati attuali mantengono tutte le promesse di un progetto innovativo, forse in grado di risollevare le sorti della tv.

SOCIALE MA NON TROPPO – Il sistema di trasmissione dei programmi televisivi via Joost prende come modello il peer-to-peer: maggiore è il numero di utenti connessi, più rapida è la trasmissione dei dati. Massimo Russo evidenzia le potenzialità di questo sistema che già ha funzionato per gli stessi Kazaa e Skype. Ma la rilevanza della rete e degli utenti connessi termina così: Gaspar Torriero , un altro beta-tester nostrano, evidenzia come non ci siano caratteristiche in grado di rendere la televisione più sociale. La condivisione di un video non è contemplata, se non dagli utenti che stanno dalla stessa parte del monitor. Wired News pubblica uno speciale dedicato al sistema ibrido per la televisione online e sottolinea l'importanza di un nuovo mercato finanziato solamente dalle inserzioni pubblicitarie all'inizio di ogni programma tv. Per essere aggiornati sulle novità del progetto è sufficiente consultare il blog ufficiale di Joost.

Fonte:www.corriere.it

postato da: messapico85 alle ore 09:21 | link | commenti
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DS…dov’è il riformismo?

 

 

Le riforme sono il terreno più difficile su cui si trova a giocare la politica; le riforme hanno sempre un prezzo molto alto dal momento che in ogni frangente esiste sempre chi trova una via per sviluppare convenienza e chi oppone ogni tipo di resistenza per impedire il cambiamento.

Riformare vuol dire perdere consenso(a breve) sempre, comunque; attenzione però: anche non riformare vuol dire perdere il consenso, lo fa perdere alla lunga e ne fa perdere molto di più.

Se si parla di riforme si pensa quasi sempre a quelle istituzionali, per carità importanti poiché da esse dipende la funzionalità del processo decisionale del Paese, ma non fondamentali perché non sono provvedimenti di cui si avverte la reale necessità nel momento in cui il governo di turno le vara; io mi riferisco a quelle mancate riforme che paghiamo di tasca nostra ogni giorno ed ogni mese che passa senza che siano state fatte.

Non riformare costa, costa tanto non solo in termini di consenso politico ma anche in termini di euro regalati a chi vive di rendita sull’inerzia e le finte guerre della politica.

Io non vorrei annoiare con una valanga di numeri, statistiche, confronti, ma spesso tali strumenti sono importanti per capire quanto le nostre tasche siano violentate dalle mancate riforme soprattutto su temi che riguardano energia(luce e gas), professioni,servizi,produzione.

Esempio: se vogliamo la luce in casa abbiamo due possibilità: usiamo le lanterne o ci si rivolge all’unica azienda che fornisce energia elettrica,almeno fino a luglio 2007 quando è prevista la liberalizzazione delle utenze domestiche e ognuno potrà scegliere il proprio fornitore(così come il telefonino).Stesso discorso per le altre utilities da cui a breve non ci possiamo aspettare grossi cali di prezzo.

Le bollette italiane di luce e gas sono tra le più salate d’Europa: spendiamo per l’elettricità più di ogni altro in Europa: 100 KW costano 14,12 € a fronte di una media europea di 8,88 €; per il gas 17,42 € a fronte di una media europea di 10,46 €; naturalmente la totale dipendenza da fonti di energia costose(gas, petrolio) non può che avere queste ricadute sulla bolletta oltre a constatare che il mercato dell’energia elettrica e del gas fino a pochi anni fa erano completamente monopolizzati da Enel ed Eni.

Sono comunque tanti i motivi per cui i prezzi in Italia non scendono,la situazione di privilegio è talmente strutturata che a volte non basterebbe un solo provvedimento legislativo a sradicarla;pensiamo all’energia ed alle resistenze delle popolazioni locali alla costruzione di rigassificatori o termovalorizzatori,al tema scottante del nucleare(sempre più sponsorizzato dalla UE),alla difficoltà di aprire il mercato all’import di metano attualmente monopolizzato da ENI.

Si trovano monopoli negli angoli più impensati, i servizi locali come trasporti, servizi, edilizia e manutenzione scolastica vengono affidati nella stragrande maggioranza dei casi a trattativa privata, senza gara, senza quindi competizione e al ribasso da parte dei fornitori; nella maggior parte dei casi l’ente territoriale ha legami societari con chi gestisce il servizio, lo affida in pratica a se stesso pagandolo con i soldi dei contribuenti. Questo schema lo si trova dappertutto    

Comuni,Province,Regioni dominano settori come gas,rifiuti,acqua.

E il concetto di concorrenza?

Nessun imprenditore promuove innovazione e cambiamento(magari interattivi!!)se non ha qualcun altro contro che può fare meglio di lui e rubargli quote di mercato;la perdità di competitività del nostro Paese deriva anche della poca concorrenza e dai pochi investimenti in Ricerca&Sviluppo nei settori che vanno dalla produzione ai servizi.

E la politica?

La politica gioca un ruolo fondamentale,la concorrenza ha bisogno di affermarsi come valore primario insieme a valori come meritocrazia ed equità sociale con lo Stato attento a garantire regole volte alla sostenibilità ed efficienza del sistema.

 

 

E i DS?

Se i DS che all’interno della coalizione di Governo dovrebbero più di tutti accendere e scaldare il motore del riformismo, ossia del fattore che decide il destino di una moderna sinistra, non riescono a tracciare un calendario di riforme utili al Paese questo Governo fallirà miseramente la sua missione.

Sicuramente l’abbandono dei DS da parte di Nicola Rossi dimostra la profonda delusione sul fronte riformista, se tale cifra riformista rimane assente, per debolezza, miopia è chiaro che a pagarne il prezzo più salato saranno proprio i DS. Ossia la forza più importante della sinistra italiana, quella più impegnata sul crinale del buon governo. Quella il cui successo o insuccesso può decidere gli equilibri politici del Paese per i prossimi anni.
Guai se il rapporto DS-Prodi entrasse in corto circuito, l'intera prospettiva riformista crollerebbe in una sorta di paralisi, con varie e non positive conseguenze di tipo politico e forse elettorale.

È evidente inoltre che il mancato riformismo è un brutto segno per il nascente PD che se non nasce dalla cultura riformista di uomini come Rossi non ha certo un futuro roseo.

Concludo che affermare i valori del merito, dell’efficienza, del mercato è nel nostro paese la condizione per promuovere maggiore equità e migliori condizioni per i ceti più deboli. Il gesto di Rossi non è contro la sinistra, ma teso ad esaltare le riforme come uno strumento necessario per realizzare i valori della sinistra.

 

 

Il momento giusto per giudicare chi fa politica non è quello in cui si prendono le decisioni più facili.(Tony Blair)

La funzione principale dello Stato non è rimpiazzare il mercato, ma assicurarsi che funzioni. Il monopolio è un gran nemico del buon governo, che si può istituire universalmente solo in conseguenza di quella libera e universale concorrenza che costringe tutti ad attenervisi a scopo di autodifesa.(Adam Smith)

                                                                                       Moretto Valentino

postato da: messapico85 alle ore 08:21 | link | commenti
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venerdì, 19 gennaio 2007

Partito Democratico,si…ma…forse…

 

 

E’ mia convinzione che il Partito Democratico dell’Ulivo stia nascendo male. E’ vero: c’è stata la costituzione dopo le elezioni dei gruppi unici in Parlamento; ma tuttora non c’è un clima costituente, non c’è, sia nei partiti che fuori, nella società, quello “spirito” costituente che dovrebbe “inondare” il nuovo partito. Soprattutto è mancata finora una guida politica autorevole del processo costituente che indichi le tappe del percorso, che porti a scegliere con processi di partecipazione popolare la guida del processo costituente; manca proprio quella spinta che porto alla trasformazione del PCI-PDS-DS e che ebbe come protagonisti assoluti Massimo D’Alema e Walter Veltroni.

E’ chiaro che il partito democratico debba nascere dall’analisi del voto alle politiche 2006, voto che ha messo in evidenza non soltanto che i due partiti(DS e Dl) non sono autosufficienti, ma soprattutto che i disegni strategici di cui erano portatori sono miseramente falliti.

Mi riferisco all’ipotesi della Margherita di sfondare nell’elettorato centrista e a quella DS di avere un risultato ben oltre il 20% in modo da assicurare l’egemonia del processo futuro (dopo quindici anni si è passati dal 16% a poco più del 17%). Come disegno strategico è rimasto l’Ulivo e il partito democratico che come dice il segretario Fassino “ non è un bambino che stiamo cercando di far nascere tra nove mesi: ha già undici anni siamo nell'adolescenza, che è certamente l'età più difficile, ma è quella in cui i conflitti con il padre e la madre determinano l'autonomia”.

Quello che occorre, senza ripudiare il passato, è proprio costruire un’identità nuova per un partito dei riformisti italiani, che superi le connotazioni ideologiche e le forme organizzative vecchie e sorpassate. Questo profilo identitario nuovo è un cantiere aperto ormai da un pezzo e con risultati apprezzabili su Costituzione, europeismo, visione internazionale, società solidale.
Senza un forte baricentro riformista, che sa ascoltare i sindacati ma rimanendone del tutto autonomo, le riforme del welfare state, le liberalizzazioni, la modernizzazione dello Stato e della società le nostre idee politiche resteranno illusioni.

Vi è inoltre un problema di collocazione europea ma è altrettanto chiaro che se il PD non nasce europeo guardiamo indietro non avanti; il problema è complesso ma non irrisolvibile se si parte dai contenuti culturali e politici e da un confronto che non riguarda solo DS e Dl ma anche le rispettive appartenenze europee.

Credo che lo sbocco è quello del PSE, ma tale esito può essere soltanto graduale, sulla base di mutamenti reciproci, a livello nazionale e internazionale e non fondato su personalismi e derive scissioniste.

Credo quindi che i gruppi dirigenti rappresentanti l'attuale ceto di governo non abbiano scelta: per mantenere l'orizzonte della governabilità non possono che tentare la strada di un Partito che, fuori dai programmi e dai riferimenti sociali, raccolga una cifra di voti attorno al 30%; problema che non si presenta a destra perché, in quel caso, appare evidente il dato di unificazione attraverso la leadership e attraverso la personalizzazione carismatica della politica.

Vi sono due possibilità o le resistenze che il partito Democratico incontra sono fittizie, allo scopo di racimolare spazio, oppure, se sono reali arrivano in chiaro deficit di analisi.

Sento, infine, il dovere di raccogliere il senso di smarrimento che serpeggia tra i cittadini, soprattutto tra quanti ci hanno creduto(i giovani), e di lanciare un allarme. Non vedo motivazioni adeguate. Il paradosso è che talvolta mi riconosco più negli argomenti degli oppositori che in quelli dei sostenitori perché leggo in essi almeno la cifra della verità.

Il PD deve nascere per formare una nuova classe dirigente, una nuova leadership che nasca dal pluralismo delle culture;solo questa proiezione può dare slancio al progetto politico.

Chiudo dicendo che il progetto è ambizioso e sicuramente vincente e si realizzerà solo con coraggio,caparbietà,sacrificio politico e soprattutto senza personalismi.

 

 

 

Il coraggio è nostro amico,la cautela nostra nemica(Enrico Berlinguer).

Analizzando ogni giorno tutte le idee, ho capito che spesso tutti sono convinti che una cosa sia impossibile, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza(Albert Einstein).

 

                                                                                                                     Moretto Valentino

 

postato da: messapico85 alle ore 14:16 | link | commenti
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