RIPRENDIAMOCI I DS
Qualche giorno fa scrivevo:” Io penso che sia arrivato il momento di dire basta a questo immobilismo,di smetterla di discutere del sesso degli angeli o di margherita sì/no e fare m’ama non m’ama con petali forse inesistenti.
Non mi interessa questa politica,mi interessa lo politica del fare,del dovere,delle persone e credo che chi ha in mano in questo momento il partito debba riflettere e agire subito!!!”,nulla è cambiato anzi si rincorrono ancora gli altri senza trovare soluzioni valide e facilmente capibili dal proprio elettorato a meno di 15 giorni dall’ufficializzazione di liste e candidati.
Allora ho deciso di lanciare una campagna di sensibilizzazione sul tema DS,affinché tutti coloro che vogliono bene al partito ma io dico all’intero centrosinistra(non esiste un centrosinistra forte senza un DS forte,non solo elettoralmente) facciano qualcosa per aiutare questo partito sempre più in difficoltà.
Abbiamo una storia e dei valori da salvaguardare e certe scelte possono mettere a repentaglio tutto quello che i compagni hanno costruito nel corso degli anni, caratteristica fondamentale dei DS Galatonesi da sempre(e i vecchi compagni me lo insegnano), a mio avviso, quella di non avere i tratti negativi che contraddistinguono tanta parte della classe politica locale. Penso alla vanità, all'esibizionismo, all'arroganza, al desiderio di primeggiare che purtroppo fanno parte del 'mestiere', della professione del politico.
Non possiamo permetterci di sbagliare,serve coraggio ma servono soprattutto gli uomini che possano farci uscire da questa situazione imbarazzante;serve far capire alla gente che tante cose fuori moda come moralità, equilibrio, pazienza, fatica, tenacia sono e rimarranno sempre la nostra caratteristica distintiva.
La verità purtroppo è che questa classe dirigente come dice qualcuno si sta facendo prendere per il naso e portare come un fanciullino inesperto. La verità è che parliamo di rinnovamento e non rinnoviamo niente. La verità è che ci illudiamo di essere originali e creativi e non lo siamo. La verità è che pensiamo di far evolvere la situazione con nuove alleanze, ma siamo sempre là con il nostro vecchio modo di essere e di fare, nell'illusione che possano cambiare gli altri e quindi che l'insieme cambi e cambi anche il paese, come esso certamente chiede di cambiare.
Come diceva Berlinguer bisogna essere capaci di reinvestire la politica di pensieri lunghi,di forti progettualità senza pensare alle alleanze e su cosa sia più conveniente fare politicamente in questo momento.
Noi dobbiamo ritrovare il coraggio della politica, la capacità di vedere le cose prima degli altri, di anticipare, di immaginare e progettare, una qualità rara ed insieme la nuova, vera frontiera del centrosinistra oggi, cioé la capacità di far coesistere innovazione e democrazia. Non è più tempo di attesa, ma di movimento, è tempo di rischiare, di sfidare le vecchie consuetudini: alla politica bisogna restituire idealità, valori, sogni. Ma lo può fare solo chi ha programmi concreti ed ecco la sfida che io lancio cioè quella di attrarre tutti quelli che vogliono bene al partito senza se e senza ma.
Dobbiamo capire che il bisogno vero da riscoprire è che la politica sia coraggio. Solo così potremo ricominciare a camminare. E ritrovarci finalmente tutti insieme.
Serve coraggio(lo ripeterò fino alla noia) e servono molte altre cose. Serve un partito aperto e moderno, capace al tempo stesso di tenere con sé, traducendole all'oggi, le pagine migliori della nostra storia. Serve ricordare sempre che un partito, senza memoria, non esiste. Perché un partito può avere dentro di sé molte memorie, può avere molte radici, ma non può esistere partito (in questo tempo di frammentazione esasperata)che non abbia alcuna memoria, che non abbia alcuna radice. Ma serve anche sapere che non ci sono ricette già pronte, che dal passato non si possono riprendere politiche e formule, ma solo metodi, atteggiamenti, un modo di porsi nuovo dinanzi ai cambiamenti aprendosi alle novità, senza fare affidamento su soluzioni precostituite e cercando sempre vie nuove.
Spero che questo appello sia colto da tutti quelli che vogliono bene ai DS e al centrosinistra,prego vivamente tutti di partecipare al cambiamento per uscire da un torpore che può diventare anonimato.
Per sottoscrivere questa “battaglia” prego di lasciare un commento o inviare una mail all’indirizzo lecce_85@yahoo.it.
Sono figlio della libertà e a lei devo tutto ciò che sono.(Momigliano)
In Italia si vive col terrore del nuovo, c'è un istinto di conservazione che impedisce al nostro Paese di reggere la concorrenza.(Walter Veltroni)
I Giovani e la politica. E i DS?
Qualche mese fa quando cominciavo a partecipare attivamente alle riunioni dei DS galatonesi qualcuno mi chiese:”ma perché secondo te i giovani non si avvicinano a questo partito?”. Seppur in ritardo (e faccio ammenda) ora riesco a dare una risposta.
Il partito dimentica che i giovani delle ultime generazioni sono nati in un mondo alquanto caotico dal punto di vista della comunicazione e dei mutamenti sociali, e forse proprio per questa loro visione dinamica, interattiva e in tempo reale della vita essi si aspettano una politica altrettanto dinamica, snella e veloce, diretta, schietta.
Se si propone una politica noiosa, vecchia, stagnante e ipocrita non si può certo sperare di creare una forte aggregazione giovanile,anzi questo favorisce il distacco e l’odio non verso il partito ma verso la politica tutta.
Ma i DS si sono mai chiesti cosa vogliono i giovani, cosa si aspettano e cercano, nonché cosa non trovano nella politica?
Il partito(e la politica) dovrebbe dar loro dei riscontri ai loro quesiti, ma se i loro appelli rimangono orfani di risposte allora d’istinto mutano rapidamente il loro Nord, preferendo orientarsi verso qualcosa che dia loro la speranza di potersi sentire realizzati, verso il concreto delle loro quotidianità, facendosi anche attirare e sedurre dalle facili scorciatoie e dalle chimere del mondo dei consumi e dell’immagine o, nella peggiore delle ipotesi, sprofondare nella passività.
Che però a livello politico e sociale non ci si sia resi conto di ciò, o non si voglia vedere negli occhi questa realtà, questo è grave.
Devono essere i giovani a cambiare la politica, e non la politica a cambiare i giovani.
Poche,direi pochissime,sono le persone che cercano di ascoltare le proposte dei ragazzi, o che cercano di dare una direzione giovanile al partito.
Si innesca un meccanismo strano,quasi come un cane che si morde la coda. I giovani non fanno politica perchè non vengono spronati, la sentono molto lontana, inarrivabile, qualcosa che non gli appartiene e, proprio per tali motivi, se ne disinteressano.
I politici, dal canto loro, non fanno nulla per incentivare la partecipazione vera alla vita politica da parte dei ragazzi, ma neanche da parte dei cittadini, e alimentano questa sorta di spirale interminabile.
È quindi compito “di chi ha in mano le chiavi della macchina” (se ne hanno la volontà) favorire questo processo dialettico di tipo politico e partitico ed attirare i giovani con l’obiettivo di innovare e cambiare la visione vecchia che grava sul nostro mondo politico e sociale.
Sono deluso ma non mi adeguo né mi arrendo alla prima avversità,ma aspetto risposte,segnali che possano promuovere vera partecipazione e soprattutto scelte più agili,dinamiche e che valorizzino il lavoro che si effettua all’interno del partito senza mai più ricorrere o rincorrere gli altri che non possono o non hanno nulla da insegnarci.
Ogni genitore vuole il meglio per i propri figli. Non farò una scelta per i miei figli sulla base di cosa è politicamente corretto fare.(Tony Blair)
Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione.(Alcide De Gasperi)
[...] I partiti politici non possono ridursi ad adagiarsi sulle posizioni della parte più torbida e tarda del loro elettorato. Questo significherebbe una abdicazione alla funzione che dovrebbe essere propria di tutti i partiti democratici, cioè quella di guidare, promuovere, formare una coscienza politica più avanzata. [...]Enrico Berlinguer Aula di Montecitorio, 20 febbraio 1976
[...] Siamo di fronte ad un decadimento, ad una perdita di autorità politica e morale dei gruppi dirigenti; e siamo di fronte al rischio che in qualche misura sia offuscato quel cardine della democrazia costituito dal sistema dei partiti, e quella conquista della Resistenza che fu la costruzione dei grandi partiti democratici di massa. [...] Enrico Berlinguer Aula di Montecitorio, 14 luglio 1977
DS…BASTA!!!
Mi sento di dover intervenire sulla crisi politica e di idee che attanaglia il centrosinistra galatonese e soprattutto i DS Galatonesi.
Partiamo da un dato inconfutabile oggi 19/03/2007,quindi a -68 giorni dalle elezioni,si è in una incertezza senza precedenti,situazione che va a tutto vantaggio di chi ha già ufficializzato legittimamente la propria candidatura e il proprio programma e situazione che mette altresì in forte disagio l’elettorato di riferimento incapace di capire perché non si riesca a prendere una decisione
ma si prosegua sulla strada di improbabili alleanze e di altrettante improbabili candidature.
Dopo il suicidio politico del centrosinistra e la fallimentare esperienza politica(nessuno dimentica che ci sono lati positivi di cui tra non molto vedremo i frutti) l’unico partito che poteva e può permettersi di fare scelte forti e facilmente capibili dal proprio elettorato sono i DS in virtù del responsabile lavoro che si è fatto in seno all’amministrazione e delle scelte che si sono fatte durante quell’ esperienza politico-amministrativa(impedire che passassero alcuni provvedimenti è un merito che questo paese deve riconoscere per intero ai DS).
Proprio quel lavoro ora sta andando in fumo perché non si riesce a prendere una decisione,perché in un momento si rincorre una coalizione e successivamente un’altra,senza idee chiare e senza mai pensare che fuori c’è circa un migliaio di persone che ci sta aspettando,che aspetta un segnale forte che i DS(non capisco per quale motivo) non vogliono dare.
Quella che è ed è sempre stata una nostra caratteristica distintiva cioè la serietà e la “normalità” di una classe dirigente (in politica non si richiedono eroi, è sufficiente essere persone “normalmente” perbene e oneste e il DS è pieno di gente così) rischia di essere oscurata da questa incapacità di saper prendere decisioni nette, chiare e definitive senza tergiversare oltre.
Io penso che sia arrivato il momento di dire basta a questo immobilismo,di smetterla di discutere del sesso degli angeli o di margherita sì/no e fare m’ama non m’ama con petali forse inesistenti.
Non mi interessa questa politica,mi interessa lo politica del fare,del dovere,delle persone e credo che chi ha in mano in questo momento il partito debba riflettere e agire subito!!!
Come si può continuare a parlare o aprire il dialogo con forze che mettono veti(addirittura sulla gente da portare in delegazione)o impongono pregiudiziali?
I fondamentalismi e i personalismi si sprecano e tutto questo senza essere passati dopo il crack amministrativo da una quanto mai doverosa autocritica.
C’è forse un problema alla base dell’indecisione dei DS Galatonesi e provo a spiegarlo in due modi: il primo è che non si può essere un partito di lotta e di governo: cioè istituzionale e antagonista, nello stesso tempo,secondo motivo è che in questa perenne indecisione serve un uomo/donna forte che vada oltre la segreteria,il direttivo che possa accompagnare il partito fuori da questi momenti difficili e forse i DS questa personalità la devono ancora trovare.
Chiudo dicendo che in politica come nella vita sono le scelte coraggiose che fanno crescere, che fortificano e che forse è meglio perdere facendo la scelta giusta che vincere facendo quella sbagliata.
Riporto di seguito alcune frasi di personaggi famosi che sembrano fatte su misura per i DS galatonesi.
Il coraggio è la prima delle qualità umane, perché è quella che garantisce le altre.(Churchill)
Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità; un ottimista vede l'opportunità in ogni difficoltà.(Churchill)
Il momento giusto per giudicare chi fa politica non è quello in cui si prendono le decisioni più facili.(Blair)
L'arte della leadership è dire "no", non "si". E' molto facile dire si.(Blair)
WIND SI BUTTA IN POLITICA?
Non pensavo di dover ritornare sull'argomento telefonia a pochi giorni di distanza ma le ultime sortite del management della compagnia telefonica italoegiziana mi stanno lasciando alquanto perplesso se non sconcertato. Sarà capitato anche a voi clienti Wind con piano tariffario Wind 10 (uno tra i più convenienti) di ricevere in questi giorni un minaccioso sms in cui si avvertiva che dal primo maggio il piano sarebbe stato modificato in Wind 12 (con un aumento del 20 per cento delle telefonate e del 50 per cento degli sms). Non contenta di aver fatto incazzare tutto il parco clienti con l'annuncio, poi ritirato a suon di diffide dell'autority, del pagamento dei costi di ricarica per i vecchi clienti ora gli egiziani ci riprovano con il cambio coatto del piano tariffario. Contro ogni logica di customer care questi incapaci continuano a stimolare il cliente a passare ad altri operatori (vedi 3 con il piano Super3) che assicurano le medesime condizioni che Wind si rifiuta di mantenere. In più i felloni annunciano anche licenziamenti per i mancati introiti dovuti all'abolizione del costo di ricarica. Ministro Bersani, Garante, Beppe Grillo o chiunque sia in grado di far recedere da questo atteggiamento la compagnia telefonica si faccia avanti una volta per tutte. Prima che Sawiris scenda in politica magari contro il centro sinistra. Un ci manca che quello...
Fonte:Gattomammone
Il computer del futuro? Sarà un totem da salotto
Quale sarà the next step, il prossimo passo verso il futuro? Basta guardarsi intorno per capire quanto la nostra vita è cambiata grazie a computer e tecnologie. Anzi, meglio guardare i giovani che ormai da anni ci indicano la via sulla quale noi faticosamente arranchiamo per restare al passo con una evoluzione che si fa sempre più rapida e radicale. Loro no, i ragazzi di oggi si muovono con assoluta disinvoltura in questo mondo fatto di bit. Fanno i compiti con Wikipedia, si telefonano con Skype (che loro sanno installare nel pc e noi no), inviano filmati su YouTube, fanno i cyber-bulli e frequentano community con i loro fantasiosi nick-name. Ai loro occhi noi siamo «barboni» tecnologici (chissà perché gli ultimi modelli di computer e cellulari finiscono sempre in mano ai figli) e ci tocca difenderci come possiamo.
Ma non è detta l’ultima parola. L’evoluzione delle tecnologie digitali potrebbe venire in nostro soccorso se, come sembra, la tendenza dei prossimi anni è verso una progressiva semplificazione delle interfacce uomo-macchina. Da qui al 2020, data considerata di svolta dagli specialisti dell’informatica, potremmo contare su macchine sempre più potenti, ma, soprattutto, su sistemi di dialogo sempre più facili, intuitivi, immediati. Sguardo, parola e mani saranno le nostre chiavi di accesso per interagire con le macchine: dal pc al cellulare, dal palmare al foglio digitale, arrotolabile, su cui scaricare giornali ed e-book. Queste nuove interfacce ci consentiranno di comunicare con le macchina in modo assolutamente naturale e, dunque, per noi più immediato.
Il pc, anche se oggi resta difficile crederlo, sarà molto diverso da come ce lo immaginiamo. A parte la leggerezza e la progressiva miniaturizzazione, che renderà il portatile sempre più simile a un cellulare, scompariranno tastiera e mouse. La tecnologia touch-screen, che negli ultimi anni ha fatto molti progressi, permetterà di fare tutto sullo schermo utilizzando le mani. Anche iride e comandi vocali diventeranno un modo usuale di rapportarsi al computer. Come avveniva in Minority Report, il film di Spielberg (2002), ambientato nel 2054, dove Tom Cruise interagiva con un computer per violare fisicamente ambienti virtuali dove prelevava file direttamente con le mani. Un po’ come se potessimo entrare in una biblioteca virtuale, dall’altra parte del mondo, controllare cosa c’è negli scaffali e poi prenderci un libro per consultarlo prima di rimetterlo a posto, tutto senza spostarci dalla scrivania. Grazie al riconoscimento vocale potremmo presto semplicemente chiedere quello di cui abbiamo bisogno. Come una ricerca su Google, ad esempio, che grazie a operatori semantici potrà fornirci esattamente le risposta che cerchiamo, invece dell’attuale dispersiva e, a volte, sconfortante chilometrica lista di opzioni.
Del resto, secondo un calcolo recente, il totale delle pagine Web supera ormai i 600 miliardi: ciò crea inevitabilmente un rumore di fondo, con una serie di «rifiuti semiotici», che necessariamente richiederà strumenti di ricerca e selezione sempre più raffinati. Alle nostre domande le macchine daranno risposte con voce naturale (niente a che vedere con le attuali voci dei navigatori e dei call center che ci fanno tanto innervosire), e saranno in grado di tradurre da e in qualsiasi lingua. Multinazionali come Yahoo, Google e Ibm sono convinte che questa rivoluzione cambierà radicalmente la società e i rapporti tra gli uomini. L’esempio migliore viene da internet, dove la conoscenza della lingua più diffusa in rete, l’inglese, garantisce la comprensione solo di una minima parte del web, circa il 35% dei contenuti. Quando le macchine potranno tradurre per noi, tutto il web sarà alla nostra portata. L’ubiquità del pc.
Dovremmo abituarci a pensare ai computer non più solo come oggetti, ma anche come parte integrante di tantissimi oggetti diversi che occupano lo spazio intorno a noi: dalla cucina all’ufficio, dalla palestra all’auto. In un certo senso saranno pervasivi al punto di svanire nello spazio circostante. Entro 7-10 anni le tecnologie basate sul silicio saranno sostituite. Nano-tubi al carbonio, elettronica molecolare, calcolo quantistico, transistor tridimensionali, macchine neurali saranno la base di supercomputer in rete a geometria variabile. Anche gli attuali schermi, ingombranti e ad alto consumo di energia, lasceranno il passo a schermi pieghevoli, più piccoli, leggeri, a basso consumo, o da micro-proiettori in grado di riprodurre immagini su diverse superfici (unica possibilità per fruire in futuro di film scaricati dal cellulare).
I technosexual. Le nuove generazioni già oggi ci forniscono un assaggio di questa società del futuro. Basta osservarli: sparano sms alla velocità della luce, considerano la webcam un palcoscenico con cui esibirsi su YouTube, hanno sostituito la company (luogo fisico dove i loro padri trascinavano i pomeriggi) con le community di MySpace e SecondLife, hanno il blog al posto del diario e usano Skype per telefonare tra loro. Gli americani la chiamano post-generation, ragazzi cresciuti a base di telefonini e computer, tutti sotto i 30 anni, ormai prossimi a diventare la forza lavoro del nostro immediato domani. Il quotidiano Usa Today ha stimato che sono circa 70 milioni. Nel 2020, quando il lavoro sarà probabilmente più produttivo online che offline, saranno la forza lavoro prevalente dei «mondi virtuali».
La loro abitudine a vivere connessi è talmente radicata che ormai anche seduzione e emotività sono per loro strettamente legati ai rapporti mediati delle tecnologie, tanto da essersi recentemente guadagnati la definizione di Technosexual. Nel mondo globalizzato, chattano, discutono, si amano, da Londra a Firenze, da Madrid a New York. Non c’è dubbio: appartengono a un’altra specie rispetto a chi inviava lettere e foto nella speranza che da qualche parte nel mondo esistesse un’anima gemella. centralità domestica. Su un punto i due rivali storici sono d’accordo: il futuro è portare un computer in ogni salotto come vero totem della centralità domestica. Per Steve Jobs e Bill Gates questa è la battaglia più importante dei prossimi anni: imporre un oggetto in grado di essere computer, televisione, stereo, radio, registratore e piattaforma per videogiochi in modo da soddisfare tutte le esigenze di intrattenimento e informazione della famiglia.
Solo così il computer potrà aspirare ad occupare il posto che fu della radio nella prima metà del Novecento e che dagli anni
Cappon: in Rai 50 compensi oltre la soglia
ROMA - Alla Rai ci sono 40-50 persone con compensi annui superiori a 250 mila euro, il limite inserito nella Finanziaria 2007 come soglia massima degli stipendi nelle aziende pubbliche. Lo ha rivelato il direttore generale dell'ente radiotelevisivo di Stato, Claudio Cappon, alla commissione di vigilanza Rai. «La norma della Finanziaria sui compensi è un tipo di regola che non limita i compensi solo del Festival di Sanremo, ma dell'intera attività dell'azienda», ha riferito Cappon, il quale ha spiegato che se «per Sanremo solo un contratto di un ospite internazionale è stato virtualmente coinvolto», in realtà sono «40-50 i soggetti che ogni anno superano il limite che si aggira orientativamente intorno ai 250 mila euro».
BIG A RISCHIO - Cappon ha citato personaggi come «Bruno Vespa, Piero Angela, Simona Ventura, Enzo Biagi e Carlo Conti», ma anche autori e registi. Secondo Cappon «è bene che nel fissare le regole generali si abbia la consapevolezza di quali saranno le conseguenze.
SANREMO - Cappon ha detto che
SANTORO - Cappon ha reso noto che sarà inviata una lettera di richiamo a Michele Santoro, conduttore di «Anno Zero», per chiarire su quali elementi si devono basare le puntate prossime perché continuino ad andare in onda.
ANNUNZIATA - Il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, in audizione presso la commissione di Vigilanza della Rai, ha detto invece che la trasmissione «In 1/2 ora» condotta da Lucia Annunziata su Raitre mostra «un evidente squilibrio» a sfavore del Polo. «Stando alle prime sette puntate - ha spiegato Petruccioli - la trasmissione dell'Annunziata fa registrare un evidente squilibrio a svantaggio degli esponenti della Cdl». La direzione generale della Rai, ha spiegato Petruccioli, ha preso contatto con il direttore della Rete e con la stessa Annunziata «rivolgendo loro la richiesta di programmare la prosecuzione del ciclo in modo da eliminare l'attuale squilibrio. Ambedue hanno risposto positivamente a questa richiesta precisando che erano già consapevoli del problema».
Fonte:www.corriere.it
«Una sanzione per Michele? Sì, magari la fucilazione»
ROMA
Marco Travaglio, la sua rubrica dovrà cambiare.
«Manderemo il testo al destinatario qualche ora prima del programma, così se vuole risponde. Se è solo questo mi sta benissimo, l'importante è che io resti libero di parlare».
I consiglieri cdl volevano una sanzione per Santoro.
«La fucilazione, magari? Del resto
Stavolta è insorta anche parte dell'Unione.
«Di fronte alla libertà di informazione non c'è né destra né sinistra ma una casta di intoccabili. È bastato un ragazzino di 21 anni a mandare in tilt Mastella che già ha problemi con l'italiano ed era davvero sconvolto che uno normale gli facesse una domanda normale». «Se un giornalista non è irritante ha sbagliato mestiere».
Fonte:www.corriere.it
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Non si può tenere aperto il processo di costruzione del Partito democratico per più di due anni, dunque entro febbraio-marzo del 2008 si dovrà celebrare il congresso costitutivo. Lo ha detto il segretario dei Ds, Piero Fassino, intervenendo lunedì sera ad un'iniziativa del partito al teatro Eliseo di Roma dal titolo: "Partito democratico. Una necessità una speranza". Fassino ha ricordato che è stata indicata la data delle Europee del 2009 come l'orizzonte temporale per presentare il Pd «ma quello è un tempo massimo «di un'operazione culturale, prima ancora che un'operazione politica». Ma, aggiunge, «il termine che ci eravamo prefissati con Prodi per le europee 2009 era da intendersi - ha spiegato il leader dei Ds - come il limite massimo. Si può tenere aperto il processo di costruzione per due anni? sarebbero - ha concluso Fassino - tempi biblici». Il processo verso il partito democratico, secondo Fassino, è anche uno stimolo che ha «attivato altri processi innovativi nello schieramento politico. A sinistra e anche a destra». Sui tempi Fassino ammonisce: «Non commettiamo l'errore dell'89: la politica non può imporre i suoi tempi alla società».
Perciò, dice Fassino, dopo la fase dei congressi e dopo che la costituente avrà discusso sul manifesto dei valori, che verrà approvato in ottobre, prima della Finanziaria, da allora dovrà partire «il processo di costruzione nel territorio del Pd entro febbraio-marzo del 2008 e celebrare il congresso per presentare il Pd alle elezioni di maggio del 2008».
La mozione Fassino al congresso dei Democratici di Sinistra intanto, dopo il week end clou per i congressi di sezione si sta aggiudicando oltre il 75 percento dei consensi quasi dappertutto: nel Torinese (30 Unioni su 64), ad esempio, ma nelle Marche raggiunge addirittura l'82.61% dei voti . Percentuali addirittura più alte in Calabria, attorno all'85% quando hanno votato oltre la metà degli iscritti.
Complessivamente i risultati di questa prima tornata di 1300 congressi di sezione dei Ds, pari a circa un quinto dei congressi da svolgere, vedono la mozione Fassino attestarsi al 78,3% con 37.700 voti su 48.000 votanti. La mozione Mussi, che ha vinto il congresso della sezione più grande della capitale - quella del popolare quartiere di Testaccio -è in totale al 13,4% con 6.400 voti e la mozione Angius all'8,3% con 4.000 voti. Fassino ieri si è detto «non sorpreso» del successo di Mussi a Testaccio, «in una sezione in cui fin dall' 80 prevale la minoranza». ma sottolinea piuttosto che a livello nazionale la mozione di maggioranza ha ricevuto un «consenso larghissimo» anche con il voto segreto richiesto dalla minoranza. Secondo Fassino alla fine la scissione non ci sarà. Ma il problema è un altro, sostiene Fabio Mussi: «Si sciolgono i Ds e si forma un nuovo partito. L'adesione al nuovo partito è facoltativa, non obbligatoria».
Si dicono soddisfatti anche quelli del "sì critico" al Pd, la terza mozione Angius-Zani. «A due settimane di congressi e quando già si sono espresse oltre il 20 per cento delle sezioni Ds, la Terza mozione guadagna una percentuale nazionale che potrebbe attestarsi intorno al 10 per cento, con affermazioni clamorose in realtà importanti e diffuse sul territorio nazionale», dice il portavoce Alberto Nigra.
Fonte:www.l'unità.it

Adesso le vittime sono 46.Tanti sono i militari uccisi dai linfomi sorti dopo le missioni di pace all'estero. In aree considerate a rischio «per la presenza di uranio impoverito». È il «popolo dei militari dimenticati»,
quelli che, come rimarcano anche i familiari di quelli che «non ce l'hanno fatta».
«È cronaca di ieri la morte dell'ultimo militare per un linfoma provocato probabilmente dall'uranio impoverito - denuncia Falco Accame, presidente dell'Anav Faf - si tratta di un giovane di 28 anni che aveva prestato servizio in Kosovo e in altre zone considerate a rischio proprio per la presenza di uranio impoverito». Il suo nome non è stato ancora reso noto «perché - come spiega Accade che segue la vicenda - i genitori hanno chiesto un po' di tempo».
L'ultimo ma non meno importante degli altri 45 casi che si sono registrati negli ultimi quindici anni. «Il fenomeno è in crescita ed è sempre più preoccupante - prosegue Accame - ogni giorno alla porta della mia associazione bussano ragazzi disperati o genitori che chiedono aiuto per far fronte a situazioni veramente preoccupanti». E non sempre si tratta di genitori o parenti prossimi di militari stroncati da un tumore. Altre volte a bussare sono gli stessi militari che combattono contro il male. «Ieri a Bari un giovane militare ha subito una grave amputazione - prosegue Accame - e non è, purtroppo, l'unico caso». I numeri forniti dall'Anav Faf e dall' osservatorio militare di Domenico Leggiero parlano di 513 militari colpiti da linfoma e attualmente in terapia in diversi centri oncologici d'Italia. «Sono giovani che vanno avanti facendo la spola tra un ospedale e l'altro cercando di salvare la pelle - spiega Domenico Leggiero - i dati che abbiamo elaborato sono veramente preoccupanti e raccontano un fenomeno in crescita».
Situazioni in cui la disperazione per il male si associa a quella per le condizioni economiche, come aggiunge il responsabile dell'Osservatorio militare. «Molto spesso i militari malati, oltre a perdere la salute, rischiano di far perdere lavoro e casa ai familiari perché non arrivano subito gli indennizzi e non si riesce a vivere con 500 euro al mese». Non risparmia critiche a chi in Parlamento ha seguito il problema. «Cosa si è fatto sino a oggi? Poco o nulla, e d'altronde basta vedere i risultati della vecchia commissione d'inchiesta che si è conclusa con un nulla di fatto».
Basti leggere le conclusioni della relazione a partire da pagina 28. «In conclusione - si legge -, non può non rilevarsi che il pur intenso lavoro condotto non ha consentito di pervenire a conclusioni univoche su alcune delle questioni affrontate». Cosa poi è presto spiegato. «In primo luogo, si è dovuto constatare come la Commissione non abbia ancora potuto disporre di dati certi sul numero dei militari impegnati in missioni internazionali di pace all'estero che hanno sviluppato neoplasie». Non è tutto. «Sebbene non vi sia stata la possibilità di effettuare verifiche approfondite sui casi in assunto non censiti, appare verosimile che alcuni dei soggetti che si sono ammalati di forme tumorali dopo aver preso parte alle missioni siano sfuggiti alle rilevazioni dell'Amministrazione della difesa sulla base delle quali la Commissione Mandelli ha elaborato». Non è poi più rassicurante anche l'altra parte della relazione conclusiva.
«Rimangono poi aperti gli interrogativi ai quali in precedenza si è accennato circa i danni a lungo termine per la salute dei militari e delle popolazioni residenti che potrebbero derivare dall'esposizione ai particolati fini e ultrafini che si disperdono nell'ambiente in occasione di combustioni ad altissime temperature, temperature che si determinano nell'impatto di proiettili a uranio depleto (l'uranio impoverito) contro le superfici colpite e nello smaltimento di rilevanti quantitativi di munizioni all'interno dei cosiddetti «fornelli».
Una situazione che, come si augura Leggiero, dovrebbe migliorare con la nuova commissione d'inchiesta. «Tanti giovani militari e civili - fa sapere la senatrice Lidia Menapace, presidente della commissione palamentare di inchiesta sull'uranio impoverito - si sono ammalati, ignari degli effetti dell'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito e della dispersione nell'ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni». E mentre la senatrice assicura il «massimo impegno, personale e della Commissione», continua la mobilitazione delle associazioni. E non è certo un caso poi che alcuni familiari delle vittime abbiano deciso di fare causa allo Stato. Vogliono sapere e conoscere. E soprattutto evitare che «il male miserabile faccia altre vittime».
Fonte:www.l'unità.it