
DOMANI, MARTEDI', Veltroni si,ma dov'è il P.D.?
“S’aprì una questione tra gli ateniesi quando la minaccia persiana si fece incombente.
Non era solo questione di eserciti: da una parte la democrazia ateniese, dall’altra un impero autocratico. La questione era chiara ad Erodoto, ed Eschilo ne scrisse nella sua tragedia. Si fronteggiavano due diverse opinioni: Aristide insisteva perché Atene fosse cinta di mura robuste,Temistocle sosteneva che occorresse armare subito una flotta. Prevalse l’opinione di Temistocle e, nelle acque di Salamina, i persiani vennero sconfitti. Anch’io credo che oggi sia l’ora di legare all’albero una tela e di combinare la rotta e la deriva. Oggi facciamo una scelta importante. Non perché vi siamo costretti da una decisione, che pure abbiamo assunto. Ma perché oggi bastiamo a noi stessi, ma non siamo più compiutamente utili all’Italia”.Questo diceva Anna Finocchiaro qualche mese fa al congresso DS.
Allora mi chiedo se abbiamo chiara la necessità di costruire il Partito Democratico(indispensabile a mio avviso per il paese) perché lo stiamo costruendo così male?
Guardiamolo il Paese com’è, senza alibi. È un Paese vecchio e fermo. Che oppone una straordinaria resistenza al cambiamento e
all’innovazione, con classi dirigenti indisponibili a cedere il passo alle nuove generazioni nella politica come nell’economia, nelle università come nelle professioni. Nascono pochi bambini, si è fermato l’indice di mobilità sociale. Un Paese che teme il futuro, che non si fida. L’Italia non cambia se non si fida del futuro. L’Italia non cambia se non si fida della politica. L’Italia non cambia se non si restituisce ai cittadini la possibilità di scegliere. A rendere sterile il voto rispetto alla scelta degli eletti e alla responsabilità degli eletti nei confronti degli elettori, ci ha già pensato il porcellum di Calderoli. Ma il problema non è solo che le maggioranze debbono sceglierle i cittadini, è anche che gli eletti devono tornare ad avere responsabilità di fronte agli elettori, non solo gratitudine nei confronti delle segreterie di partito. Un quadro di frammentazione che deprime la voglia di partecipazione, insinua il dubbio tra i cittadini di contare poco, di determinare poco. Una frammentazione che coltiva un bipolarismo rissoso. Anche per questo dobbiamo dar vita al P.D. Un partito per governare il Paese ci diciamo spesso.
Certo. Ma prendo in prestito un’affermazione del senatore americano Barak Obama “c’è un vuoto nel cuore della gente che nessun governo da solo può riempire”. Appunto. È questo l’altro aspetto della questione democratica. Un Paese non si cambia solo con il buon governo, ma se milioni di donne e di uomini trovano un’occasione per mettersi in cammino e cambiarlo anche loro il Paese, avendo garantiti per davvero partecipazione e decisione. Questo riguarda le forme di partecipazione che sceglieremo e non può esserci nessuna ambiguità su questo. Il P.D. non può essere frutto del rimescolamento dei ceti dirigenti politici dei partiti che lo compongono. Non lo dico perché voglio rispondere ai miei compagni che hanno deciso di non starci, temendo questa deriva. Lo dico proprio per noi, che della necessità del P.D. siamo convinti.
Se abbiamo un’ambizione al di sotto di questo, lasciamo perdere. Quello non è il P.D. è un’altra cosa e non mi interessa, non interessa all’Italia.Se abbiamo deciso un partito nuovo, facciamo un partito nuovo. Mettiamoci tutti, per davvero, in gioco. E sfuggiamo ad ogni tentazione: non voglio essere la sinistra del P.D. voglio essere il P.D. Lo sappiamo per certo che un partito nuovo c’è, e ha una forza pari ai compiti che si propone, se è un partito attraente, innanzitutto,per le donne e i giovani,forze inesauste di una società esausta. Per questo non voglio quote, né rosa né azzurre. O il P.D. sarà ORIGINARIAMENTE il partito dei giovani e delle donne italiane o semplicemente non sarà il P.D. Non sarà quello di cui non noi, ma l’Italia ha bisogno. Non vogliamo farlo da soli, non possiamo più farlo da soli. Abbiamo bisogno d’umiltà e di dirci che già da tempo la nostra parola politica, la
nostra cultura politica non basta più neanche a noi stessi. Che abbiamo saccheggiato altre culture, altre esperienze politiche (dal femminismo,dall’ambientalismo, dai compagni socialisti, dal cattolicesimodemocratico, dalla tradizione liberale) perché avevamo fame di “parole per dirlo” e non ne avevamo utili di nostre. E non è solo questione di percentuali elettorali.
E allora alla fine di questa breve riflessione l’unica cosa che mi viene in mente è rifarmi sempre la stessa domanda: mi chiedo se abbiamo chiara la necessità di costruire il Partito Democratico(indispensabile a mio avviso per il paese) perché lo stiamo costruendo così male?
Mi chiedo se Veltroni in campo cancella la domanda di una politica nuova, più pulita, più trasparente, non dominata da logiche lobbistiche, clientelari, familistiche, di clan. Non basta certo la scelta di un leader, o una primaria vissuta come catarsi. C'è bisogno di una discontinuità vera e testimoniata. Che differenza fa un segretario Tizio, Caio o Pincopallo, se gli amministratori continuano a ignorare le best practices come - con eccezioni - hanno fatto finora? Forse che nascendo il PD si chiederà a tutti di dimettersi? Niente affatto. Nel patrimonio genetico del PD dominano gli attuali attori: sindaci, presidenti, assessori, con le corti al seguito. Dov'è la scommessa di una politica nuova?
Forse che Veltroni segretario potrà - con tocco salvifico - riportare nella media nazionale l'aspettativa di vita dei cittadini (ad esempio campani) oggi più bassa? Cosa cambierà per la sanità, i rifiuti, l'evasione scolastica, il traffico, le periferie degradate, la sicurezza, l'illegalità diffusa, la disoccupazione giovanile, il dissesto ambientale, e così via? Sostituiremo amministratori incapaci e dirigenti compiacenti, magari collusi? Taglieremo consorzi, società miste, prebende, consulenze, incarichi, finanziamenti a pioggia, favori assortiti, mandando a casa amici e clienti? Smetteremo di gestire il potere al fine del consenso personale?
Sento, infine, il dovere di raccogliere il senso di smarrimento che serpeggia tra i cittadini, soprattutto tra quanti ci hanno creduto(i giovani), e di lanciare un allarme. Non vedo motivazioni adeguate. Il paradosso è che talvolta mi riconosco più negli argomenti degli oppositori che in quelli dei sostenitori perché leggo in essi almeno la cifra della verità.
Il PD deve nascere per formare una nuova classe dirigente, una nuova leadership che nasca dal pluralismo delle culture;solo questa proiezione può dare slancio al progetto politico.
Non è più l’89. Stavolta non siamo incalzati dalla storia, stavolta proviamo a farla noi la storia. Il nostro Paese ha bisogno di una politica migliore. Il Partito Democratico, dipenderà da noi , potrà esserne il suo migliore interprete. Per essere all’altezza del futuro, per essere utili all’Italia.
Udeur o Italia dei Valori?
P.S. D'ora in poi chiuderò ogni mio post con "Udeur o Italia dei Valori?".A buon intenditore poche parole...