Chi sono

Utente: messapico85
Nome: Valentino Moretto
A questo blog non può essere applicato l'art. 5 della legge 8 Febbraio 1948 n. 47 poiché l'aggiornamento delle notizie in esso contenute non ha periodicità regolare (art. 1 comma 3, legge 7 Marzo 2001 n. 62): non rappresenta una testata giornalistica e non ha fini economici. I post editi hanno lo scopo di stimolare critica, discussione e cultura. Il Gestore non è responsabile del contenuto dei siti e delle pagine in esso linkati e declina ogni responsabilità derivante dall'uso o dall'abuso delle informazioni contenute in questo blog. Le opinioni espresse negli articoli appartengono ai singoli autori e sono loro responsabilità.





Fiato sul collo



senza memoria non c'è libertà





Silvio c’è… ma a me me lo puppa!



Appello per la Giustizia - Per De Magistris







Free Tibet



Riprendiamoci Telecom Italia!



Scarica il volantino "Onorevoli Wanted"



Il calendario 2008 dei santi laici



























Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
martedì, 25 settembre 2007

...Discorso da Leader…

 

Stamane ero in facoltà per un incontro sul nascente Partito Democratico insieme a circa duecento giovani iscritti a Ds e Dl che provenivano dalle province di Lecce,Brindisi,Taranto(dal grande Salento,insomma).

Presa la parola ho posto l’attenzione su come una dell’eredità più nobili della storia politica italiana la si stia liquidando con una fretta commendevole.

E le parole di Veltroni e Fassino a Bologna qualche giorno fa “un partito che deve stare in sintonia con la società”danno il via a questa liquidazione. Vi chiedo,ma il comunismo non nacque come critica del modo di produzione capitalista: una critica di cui c’è oggi ancora bisogno, alla luce della nuova proletarizzazione            ( precariato ) decisa ferocemente dal blocco industriale-politico-mediatico che governa il nostro Paese. E il mondo?

Come se non bastasse, Fassino e Veltroni nel loro discorso inserivano nel pantheon del PD Craxi! Ripudiando Berlinguer! Fassino e Veltroni condannano il “passatismo” di Berlinguer per esaltare la “modernità” di Craxi. Leggendo il discorso davanti ai “compagni” universitari ho avuto una univoca reazione da parte loro. Silenzio. Ammutoliti.

Ricordai che Berlinguer, col suo passatismo, pose per primo il problema dell’etica pubblica e della questione morale; mentre la modernità di Craxi aveva portato a tangentopoli, al pizzo sui singoli appalti e all’ultimo frutto avvelenato, Berlusconi. Applausi scroscianti.

Al termine degli applausi un mio amico urla: “Ecco perché non ti vogliono”- E io:”Mi sa che hai ragione”.

Ma c’è una speranza nella follia. Ed è il bisogno di partecipazione che ha la gente.

 

È un bisogno che si esprime in vari modi nel nostro Paese, anche contraddittori: a che cosa allude il successo di Grillo - del quale si sproloquia tanto in questi giorni - se non a questo profondo bisogno di partecipazione? E che senso ha assumere un atteggiamento pregiudizialmente negativo - evocando addirittura il fascismo - nei confronti del movimento che Grillo è riuscito ad innescare con grande sapienza organizzativa ed usando in modo intelligente le nuove risorse offerte dalla rete? Analisi come queste non ci portano da nessuna parte; così come non serve evocare atmosfere e situazioni del ’68 o parlare del qualunquismo. Come diceva un grande filosofo: niente ritorna nella «ruota del tempo». Il successo di Grillo e del suo movimento è qualcosa di nuovo e di attuale: parla di un deficit della politica organizzata quale essa è oggi, di riti che la gente non ha più voglia di sopportare(come far cadere le amministrazioni o fare le trasferte d’oro con i soldi dei contribuenti), delle inutili sopraffazioni che le sono quotidianamente imposte.

Bisognerebbe ricordarselo sempre: è dalla politica che nasce l’antipolitica, sono due facce dello stesso processo: ed è su entrambi i piani che bisogna intervenire, se si vuole dare un esito alla crisi di sovranità che travaglia il nostro Paese.
In questo senso, la vicenda di Grillo parla anche del Partito Democratico, dei problemi che esso ha di fronte, delle nuove esigenze di partecipazione che attraversano il Paese, alle quali occorre dare un esito positivo, sia sul piano ideale che su quello programmatico. Sono, anche in questo caso, lati di processi che vanno considerati e giudicati in modo organico, omogeneo, senza isolare gli uni dagli altri.

Non ho alcuna intenzione - o vocazione - a suonare il piffero delle primarie del Partito Democratico, e vedo bene tutti i problemi che esso ha davanti. Ma resto persuaso che di fronte a noi c’è una grande occasione, che riusciremo a sfruttare se metteremo, finalmente, all’ordine del giorno una moderna riforma della politica. Se ne parla da decenni, e si capisce: è questo il vero nodo della democrazia italiana. Ed è proprio su questo terreno che dall’esperienza di questi giorni viene un barlume di speranza: forse è possibile aprire un nuovo spazio nel quale possono incontrarsi in modi nuovi politica e partecipazione, ponendo su nuove basi i problemi della rappresentanza e della sovranità all’ordine del giorno.

Questa, se non sbaglio, è la lezione che le primarie di ieri e di oggi ci stanno impartendo. Bisogna impararla, perché solo se riuscirà a risolvere questo problema pregiudiziale il Partito Democratico potrà pensare di affrontare con successo quello che è (o dovrebbe essere) il suo compito: individuare, nelle nostre società, nuovi nessi tra libertà ed eguaglianza, tra giustizia e libertà.

 

Sulla situazione Galatonese preferisco non parlare perché potrei offendere qualcuno e quindi rimando il commento ad un altro post (e a due citazioni qui di seguito).

Intanto posso dire: Buona Fortuna Daniela!!!

 

 

 

Nel mondo non ci sono mai state due opinioni uguali, non più di quanto ci siano mai stati due capelli o due grani identici: la qualità più universale è conciliare la diversità.

                                                                                                                     

                                                                                                       Micheal De Montagne

 

Un oggetto può piacere anche per se stesso, per la diversità delle sensazioni gradevoli che ci suscita in una percezione armoniosa; ma ben più spesso il piacere che un oggetto ci procura non si trova nell' oggetto per se medesimo. La fantasia lo abbellisce cingendolo e quasi irraggiandolo d'immagini care. Nell'oggetto insomma amiamo quel che vi mettiamo di noi.

 

                                                                                                              Luigi Pirandello

postato da: messapico85 alle ore 14:40 | link | commenti (7)
categorie:
lunedì, 03 settembre 2007

CHE TRISTEZZA!!!

Nel Meridione un laureato su 4 trova lavoro solo per conoscenza

 
ROMA - Nel Sud un laureato su quattro trova lavoro, entro tre anni dalla tesi, grazie a canali "informali". Vale a dire, grazie alle conoscenze. Cosa che accade invece solo al 12 per cento dei ragazzi che si sono trasferiti a Nord per studiare. Lo rilevano le anticipazioni di uno studio di Margherita Scarlato che sarà pubblicato sul prossimo numero della Rivista Economica del Mezzogiorno, trimestrale della Svimez, Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno.

Nel Sud, infatti, laurearsi è importante, si legge nel rapporto, ma "se si proviene dalla famiglia 'giusta', non solo perché ricca ma pure perché inserita in un reticolo di rapporti sociali". Infatti i canali più utilizzati dai neo-laureati restano la conoscenza diretta, la segnalazione da parte di parenti o amici oppure la prosecuzione di un'attività familiare.

Immobilità sociale. Tuttavia la "raccomandazione" non ha solo conseguenze positive (trovare un posto): i "canali informali", infatti, funzionano bene su scala locale, e di solito in piccole imprese o per ruoli modesti. Chi entra nel mondo del lavoro per conoscenze rischia dunque di non fare carriera, anche perché i posti "alti" sono occupati da chi ha alle spalle famiglie più forti. E questo spiega perché la mobilità sociale è bassa: nel Mezzogiorno il 72 per cento dei lavoratori è "immobile", non avanza cioè professionalmente.

Canale fisiologico o patologia. Ma dare lavoro a qualcuno per conoscenza è giusto o sbagliato? Dipende, spiega lo studio. Le reti informali, infatti, sono "un canale fisiologico per rendere più fluido l'incontro tra domanda e offerta". Ma diventano un "problema patologico quando le credenziali del sistema scolastico e universitario sono poco utilizzabili dai datori di lavoro ai fini della valutazione dei giovani".

Collocamento. La conoscenza al Sud sembra però funzionare molto più degli altri metodi per iniziare a lavorare. Gli ultimi dati disponibili risalgono al 2004: allora il 15 per cento dei giovani ha fatto un concorso pubblico per trovare un impiego. Solo per una piccola percentuale il collocamento è servito a qualche cosa. Le società private hanno rimediato un posto a un esiguo 2,3 per cento, peggio ancora sono andate le liste pubbliche: utili solo nell'1,7 per cento dei casi.

Per tutti gli altri resta la "spintarella". Fondamentale è la famiglia che si ha alle spalle: per i nuclei dei ceti sociali più bassi, rileva lo studio, l'investimento negli studi universitari può essere rischioso. "La laurea - si legge nel rapporto - riduce il rischio che lo studente resti disoccupato, ma non riduce il rischio di trovare un'occupazione mal retribuita".

Nord e Sud. Inoltre restare in un luogo "protetto", evitando di allentare i legami familiari e di conoscenze, aiuta a puntare a un contratto a tempo indeterminato. Tra chi è emigrato al Nord si registra infatti la percentuale maggiore di contratti a termine: il 60,3 per cento contro il 41,7. E chi ha lasciato il Meridione risalendo la penisola corre anche maggiori rischi di lavorare senza contratto: si tratta dello 0,9 per cento dei casi contro lo 0,3.

Chi va al Nord, infatti, spesso lo fa proprio perché "l'emigrazione offre un'alternativa alla ricerca di una protezione locale". Chi non ha "agganci" dove è nato, dunque, cerca di farsi una carriera altrove. Anche se, fa notare lo studio, spesso si continuano a usare "le norme e le reti sociali di origine poiché il processo di apprendimento di codici nuovi di comportamento è lento".

postato da: messapico85 alle ore 16:35 | link | commenti (1)
categorie: