La sera dell’assemblea cittadina del Pd a Galatone, una persona ,che peraltro non conoscevo,aspettando l’inizio dell’assemblea, mi ha detto: “Valenti, mi raccomando, se no a votare non ci vado più, questa è l’ultima occasione”.
Ho vissuto il percorso finale dei DS e mi ha fatto un certo effetto pensare che la mia prima occasione(quella del PD) coincidesse con l’ultima. Ma quella persona aveva ragione.
È la nostra ultima occasione. Ma una di quelle che mette i brividi, una di quelle che non capitano più.
Tre milioni e mezzo di persone si sono messe in coda ai seggi, per darsi e darci una chance, per lanciarci quel bellissimo ultimatum. Tornate alla politica, quella vera. Non avete più alibi, nessuno è più disposto a perdonarvi nulla.
Milioni di persone per la prima volta nella storia hanno fondato un partito con un gesto che rappresenta l’essenza di ogni democrazia.
I tre milioni e mezzo che hanno partecipato alle primarie non mi pare che siano andati a votare con uno stato d’animo del tipo: bravi, andate avanti così. Ci hanno detto: vi diamo questo credito, ma spendetevelo per un’azione profonda di cambiamento. E questo vale per le scelte politiche, cioè per gli argomenti da affrontare, per i comportamenti individuali e collettivi, perché non vorrei che si ritenesse risolto il tema della diffidenza nei confronti delle classi dirigenti solo perché è scomparso dalle prime pagine, e per la forma del partito a cui vogliamo dar vita.
Siamo andati a votare restando noi stessi, perché nessuno ci ha chiesto di aderire ad una ideologia e nemmeno ci ha chiesto conversioni. Abbiamo votato pensando ad un partito che sia luogo della nostra formazione e garanzia della nostra libertà.
L’otre nuovo contiene davvero il vino nuovo.
Lo stiamo immaginando al servizio delle persone, capace di orientarle ma anche più semplicemente di aiutarle(come si sta aiutando i cittadini residenti di Contrada Morrone e come dovremmo fare per quelli di una traversa di Via del Mare che aspettano da almeno un decennio l’apertura di una strada che faciliti l’accesso alla propria abitazione).
Così vogliamo costruire legami destinati a durare, a non esaurirsi nel breve volgere di una campagna elettorale(magari poi cambiando casacca dopo 3 mesi).
Il partito nasce per strada, entrando davvero nelle case e ricostruendo la rete delle nostre relazioni.
E non può essere un caso che a guidarci in questo meraviglioso cammino sia oggi un sindaco come Walter(attento a non fare l’errore di D’Alema con la bicamerale,anche se trattare con Berlusconi è un dovere visto che rappresenta il più grande partito del paese), capace di partire e ripartire continuamente, sempre e solo dalle persone.
Bisognerà parlare semplicemente(cambiando il nostro vocabolario) e stare ad ascoltare, senza interrompere. Le nostre lingue saranno diverse e per capirci occorrerà molta pazienza. Anche un semplice sorriso sarà importante.
Verrebbe da scrivere nello statuto come dice un altro grande sindaco Michele Emiliano:“sorridete a tutti, persino ai democristiani”.
Perché un partito di programma ha bisogno di dialogo e ascolto reciproco, altrimenti non sopravvive. Non sopravvive allo scambio, al do ut des, alla logica del “che c’è per me”.
La vera differenza tra noi e la destra sta nel fatto che noi vogliamo rendere effettiva la carta costituzionale,di voler cambiare le regole del gioco tutti insieme e non a colpi di porcate come la legge elettorale, crediamo davvero nel principio di uguaglianza, nel diritto alla salute(ah finalmente
Eppoi dobbiamo chiederci che cosa possiamo fare noi per il Partito Democratico e non viceversa, nella consapevolezza che non si tratterà di un processo indolore, perché il nostro riscatto corrisponderà allo scardinamento di santuari e potentati cui sottrarre privilegi per aggiungere alla quota chi ha talento o bisogno.
C’è poi una voglia e un bisogno di sinistra che sento e non dimentico(e rispondendo ad un mio caro amico………………)dico che un grande partito non sarà mai un partito identitario. L’Italia è piena di partiti identitari e infatti sono tutti medio-piccoli o piccolissimi( e contano poco o per farlo coltivano la politica rissosa). In un grande partito come questo ci sarà una parte più di sinistra e una parte più moderata, ci saranno i laici e i cattolici, gli ambientalisti e i liberali. Nessun può pensare di far prevalere la propria identità sulle altre. Il punto è farle convivere, tutte insieme(e proprio questa la sfida)senza fare cozzaglie. E sono convinto che la scelta di eleggere direttamente il leader dà la forza a chi gestisce la fase costituente di governare questo processo. Cioè un arcipelago così articolato ed eterogeneo poi trova il punto di sintesi nella leadership(e questo spero valga anche per la prossima elezione del segretario cittadino di cui,rispondendo ai commenti del precedente post,non si ha ancora idea di chi possa essere).
Chiudo con una lettera di un antifascista italiano che i con suoi scritti provocatori si guadagnò la fama di prete scomodo e di frontiera,che racchiude lo spirito che vorrei avesse il PD:
Una delle situazioni più dolorose del momento è questa: che ci palleggiamo le responsabilità. Ognuno di noi non vuole assumersi delle colpe che sono proprie dell’uomo: e le accuse vanno ora a questi ora a quelli. E chi pensa ad assumersi coraggiosamente e frontalmente la propria responsabilità?
Fino a che giocheremo a questo scarica-barile (e badate che c’è gente anche seria che fa questo gioco!), non aspettatevi un miglioramento dell’umanità, perché il primo atto che ci porta a rivedere le cose di fuori è quello di riguardare il rapporto che c’è di corresponsabilità personale: e non ci dobbiamo rifiutare, perché altrimenti tutto questo nostro parlare non è altro che scaricare sulle spalle di altri, cose che sono nostre cose, colpe che sono nostre colpe, responsabilità che sono nostre responsabilità.
Primo Mazzolari
P.S. Chiedo scusa ai lettori se il layout del sondaggio è poco estetico, cercherò di migliorare l’infrastruttura dei sondaggi quanto prima;nel frattempo vi chiedo di partecipare numerosi al sondaggio.