SOGNANDO LA PRECARIETA'.........
Da qualche giorno mi capita di riflettere sulla mia situazione di PRECARIETA’. Il mio flusso di pensiero o forse semplicemente la disperazione mi induce a pensare a New York. Lì i giovani "precari" sono molti, moltissimi. Fanno i camerieri mentre provano a scrivere "the best american novel of the century", i maestri di ginnastica mentre provano a fare gli attori, le modelle, gli artisti, mentre studiano (si', perche' i genitori non hanno pensioni baby con cui mantenerli), o semplicemente mentre cazzeggiano. Lasciano un lavoro e ne trovano un altro con disarmante facilita'. Alcune volte si conosce il fisioterapista che nel giro di un mese ha deciso che New York e' stressante (e fa freddo e sono tutti vestiti) e si e' trasferito in un paesino di mare a Long Island, l'avvocato che a 40 anni ha deciso di avere fatto abbastanza soldi a Wall Street e ha aperto una galleria d'arte o un ristorante, o qualcuno che invece a 40 anni si e' stancato di non fare una lira come artista/scrittore/accademico/attore o si e' stancato/a di accudire ai figli e ha trovato un "lavoro vero" magari passando prima per l'universita'. Non solo, ma tutte queste scelte sono spesso temporanee: "ci provo, per un anno, forse meno, poi vediamo". Il tutto deciso e organizzato in pochi mesi!! Questa non e' precarieta', e' liberta', e' qualita' della vita. Questa meravigliosa "precarieta'", in una citta' come New York, ha luogo a tutti i livelli sociali: probabilmente ne godono di piu' gli avvocati e i medici, ma anche i maestri di ginnastica, gli insegnanti, le segretarie e gli infermieri.
Ma che giovane generazione sta crescendo in Italia ? Io per mio figlio sogno una societa' dove si possa cambiare lavoro con facilita' tale che sperimentare, "intraprendere", fare quello che ti ispira il cuore sia possibile e possibilmente vantaggioso. Perche' non sognare un figlio che prova a disegnare un motore di ricerca piu' efficiente di quello di Google (con alte probabilita' di non riuscirci), piuttosto che un figlio alle Poste? Se anche non avesse le capacita' di disegnare un bel nulla, mio figlio, e facesse, che so', il maestro di sci, spero non sia costretto ad andare su e giu' tutta la vita dal Mottarone, ma che se si stufa possa sciare a Lake Placid o ad Alba di Canazei, o in Australia.
E la ricerca? Ma chi ricerca? E se poi dopo aver ricercato non ritrova, il nostro ricercatore? E come fa a fare programmi, acquistare una casa, fare figli? Perche' non investiamo solo in ricerche dove si cerca quello che si e' gia' trovato, cosi' siamo sicuri ?
"Chi parla male pensa male". "Precario" e' una brutta parola solo perche' i precari li abbiamo avuti, ad esempio all'universita', non lavoravano e aspettavano un lavoro fisso, che naturalmente hanno avuto, tutti! Ma la precarieta', cioe' l'incertezza e' spesso inevitabile e necessaria in una societa' viva e produttiva.
Alla New York University, sono ammessi circa una ventina di studenti di dottorato all'anno. Solo quattro o cinque di questi in media producono lavori di ricerca dopo qualche anno tali da fruttar loro un buon lavoro accademico. Di questi solo uno (o forse meno) in media continua a fare attivita' di ricerca dopo sette o otto anni (la fase tipica di "precariato".). Gli altri hanno ricercato e non hanno trovato. Ma trovano lavoro: insegnano, fanno politica nei paesi di origine. Molti finiscono a Wall Street. E fanno programmi, si comprano casa, e quelli piu' fortunati riescono addirittura a riprodursi!
Qui da noi i cinesi fanno delle T-shirts a 20 centesimi di Euro (che poi, lo sappiamo, e' sopravvalutato, maledetto Euro, e maledetta Europa). E meno male che spedirci il latte dalla Cina ancora non conviene, che senno' ci toccherebbe spostare la mucca Carolina e i suoi mungitori protetti che occupano la strada. E i mungitori della mucca Carolina e della politica agricola possono emigrare in Francia, dove l'agricoltura sara' sempre protetta, garantisce la Comunita'.
"il reale e' razionale." Alcuni pensano che a condannare il "precariato" si guadagnano i voti dei giovani, ci sara' il suo bel motivo. Beh, il motivo c'e' eccome: una societa' con tanti "precari" e' societa' libera, ma una societa' in cui un solo gruppo demografico e sociale e' "precario" (i giovani, ad esempio quelli che non possono aspirare alle rendite garantite dagli ordini professionali) e' una societa' in cui i giovani non vogliono vivere. E poi non e' solo una questione di "precariato" nel mondo del lavoro. Gli amici che lasciano il lavoro per andare a vivere al mare, aprire una galleria d'arte o un ristorante e cosi' via, devono trovare un mercato degli affitti competitivo nella localita' di mare, devono riuscire ad avere una licenza per il ristorante in meno di 5 anni,.... insomma ci siamo capiti. Apriamo gli occhi e la mente……..
TANTI TANTI AUGURI
Secondo i Vangeli apocrifi gli eventi pasquali non possono essere probabilmente definiti nella loro precisa consistenza storica. La stessa tradizione evangelica mostra al riguardo incertezze e osculazioni che difficilmente sono casuali, ma dipendono più probabilmente dalla natura stessa degli avvenimenti. Non siamo più sul terreno relativamente fermo e sicuro della morte di Gesù. Le apparizioni sfuggono a una descrizione e a una classificazione precise. Perciò i tempi, i luoghi e gli stessi protagonisti non appaiono del tutto sicuri. Colpisce in particolare la profonda divergenza tra i racconti degli avvenimenti pasquali contenuti nei Vangeli. La pasqua è una festa soggettiva quello che si può dire oggigiorno è che esistono dei Gesù, solo che passano più inosservati, perché il mondo è diventato centomila volte più grande, ma un tempo era molto più facile attirare l'attenzione su di sé se si era carismatici. I Gesù di oggi sono Madre Teresa di Calcutta, Gandhi, etc., e molti altri ancora. Esistono anche dei Gesù che non sono passati alla storia ed altri che non potranno essere ricordati. Più andremo avanti nei tempi, meno possibilità ci sarà per i nuovi Gesù di essere ricordati, purtroppo. Ma il vero Gesù è quello che agisce col cuore non per essere ricordato, ma perché è felice se fa del bene. E’ chiaro che al mondo l'importante è sempre fare del bene, a se stessi ed agli altri.
No Alla Politica Riabilitativa
«Coloro che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento appartengano, devono compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione, del disincanto verso la politica e per gettare un questo ponte di comunicazione e di dialogo con le nuove generazioni». È l'appello lanciato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato ha incontrato i giornalisti prima di lasciare il Cile, dopo una visita durata cinque giorni. Non si possono lasciar correre, ha aggiunto Napolitano, «cose che si leggono qua e là e rappresentano i parlamentari come una specie di fannulloni avidi», perchè «forse ci sarà qualcuno che penserà che il Parlamento tanto vale chiuderlo. Bisogna reagire - ha concluso - a questi fenomeni che un tempo si sarebbero chiamati di qualunquismo».
Gentilissimo Presidente parole sante, ma non si può avere poi tanta fiducia di chi pur sbagliando resta sempre al governo senza assumersi la responsabilità dei reati commessi e come se non bastasse si ricandida 5 volte!Chi sbaglia dovrebbe essere buttato fuori, la politica riabilitativa non serve. Chi sbaglia dovrebbe solo farsi da parte per lasciar spazio a chi è più capace ed onesto.
SEMPLICEMENTE DONNE
Nel contesto storico e sociale odierno si assiste al trionfo delle psicoterapie e all’ uso selvaggio cui non si sottraggono - impudenti - nemmeno i media, offrendo, soprattutto alle donne, “ascolti” improbabili, interpretazioni improponibili e filtri di benessere, una domanda è d’obbligo:
Ma le donne, le donne, sono poi davvero così malate?
Di qui l’interrogativo, assai noto, sull’enigma della femminilità che tanto affliggeva Freud e continua forse a dar da pensare agli psicanalisti…: Che vuole la donna? (ma perché ho il sospetto che forse avrebbero voglia di dire, fuor dai denti e senza osarlo: Ma che cosa diavolo vogliono…!?).
Già… Non solo gli psicanalisti ma, in verità, neppure gli uomini, in generale, sono in grado di capire che cosa vuole una donna anche se i primi passano a volte la loro vita a chiederselo e magari ad occuparsene senza troppo successo… ho provato a rispondere a questa domanda partendo da una riflessione sulla mia concreta esperienza dicendo, semplicemente, che ciò che la donna vuole, ciò cui massimamente aspira - al di là delle apparenze e al di sopra di ogni altra cosa - è la possibilità-libertà-diritto di Essere una donna, ovvero di essere Altro-da una Madre, Altro-da una Moglie, Altro-da un Uomo, Altro-da un Oggetto per il desiderio dell’altro, senza che questa Alterità implichi la sua scomparsa/cancellazione dal simbolico. E’ una tesi assai poco ortodossa: niente supposta “invidia del pene”, la cui attribuzione alla donna è da mettere in conto, piuttosto, a un desiderio/fantasma maschile su ciò che l’uomo desidera che la donna desideri… Senza questo desiderio di lei, lui affonda…nell’impotenza.
La donna, per poter diventare ciò che è - compito che, a prescindere dal sesso, spetta a ciascuno di noi - deve prima inventarsi e questa invenzione di sé non può che essere opera sua, creazione esclusivamente sua,per aspirare a ben altro che alla parità e a un’emancipazione. O l’Uno o l’Altro, o Dentro o fuori: è questa la logica binaria, il cancro da cui è affetto il simbolico patriarcale in cui viviamo e da cui dipendono, in larga misura, le cosiddette patologie femminili.
Dai suoi effetti distruttivi, quotidianamente all’opera e vissuti sulla propria pelle, è scaturita quella forma di sapienza femminile che lucidamente traspare quando le donne si chiedono se sia il caso di stare dentro o fuori dai Luoghi della politica.
Bene sono sole poche considerazioni di una donna che giornalmente cerca di essere donna, che si fa desiderare e si fa da sola, che non ha bisogno di mezzucci subdoli per emergere e che decide di occuparsi del sociale e della politica perché lo sente veramente. Lancio un appello alle donne, i blog politici sono popolati da uomini, e le donne restano al margine oppure si limitano a commentucci di poco conto, allora se siete donne veramente scendete in campo……diciamo la nostra perché oltre ad un corpo c’è un cervello!
Care Democratiche e cari Democratici,
martedì 18 marzo alle ore 18.30 presso l'Hotel Tiziano a Lecce, l'on. Massimo D'Alema, Capolista in Puglia alla Camera nella lista del Partito Democratico, aprirà la campagna elettorale salentina del nostro Partito. Vista l'importanza della manifestazione vi chiedo il massimo sforzo per portare a Lecce da tutti i comuni della provincia il maggior numero di amici simpatizzanti e cittadini ancora indecisi.
Manca solo un mese al 13 e 14 aprile e la sfida che abbiamo di fronte è difficile ma non impossibile.
La scelta di Walter Veltroni di correre da soli oltre che coraggiosa è una decisione responsabile e innovativa in un panorama politico frammentato e diviso. Per questi motivi, per dare uno slancio alle nostre ragioni, alle ragioni del Partito Democratico vi chiedo la massima mobilitazione e promozione dell’iniziativa.
Vi aspetto numerosi.
Lecce, 12 marzo ’08
Sergio Blasi
Segretario provinciale PD Lecce
P.S.La Segreteria del PD di Galatone sta valutando la possibilità di organizzare dei pullman per tale evento.Eventuali adesioni dovranno pervenire presso l'agenzia Fifla (Tel
La forza di Walter
Veltroni che purtuttavia resta convinto che ci sia una profonda differenza tra la vita reale dei cittadini e la rappresentazione mediatica del paese.
Questa è la sfida lanciata dal leader del Pd con il suo faticoso viaggio in pullman nelle 110 province italiane (32 già visitate). Parlare alle persone, che anche nelle cronache più neutrali riempiono di applausi piazze e teatri e il modo più autentico per spiegare cosa si è (e cosa no) e cosa si vuole. Perché se conti balle, se non sei sincero, se manchi di chiarezza chi ti sta di fronte se ne accorge. Le novità del Pd da raccontare sono tante: dal perché si va da soli senza la sinistra radicale al patto necessario tra impresa e lavoro. Ed è probabile che i sondaggi, già in netto progresso rispetto a un mese fa, non possano ancora registrare le conseguenze di questa minuziosa azione di convincimento. Sarebbe veramente straordinario se la sera del 14 aprile i risultati elettorali, oltre al compimento della difficilissima rimonta sulla destra registrassero l'affermarsi di un'opinione non omogeneizzata dal grande fratello televisivo ma restituita alla parola, al dialogo diretto dell'uomo politico con la gente.
Qui è la vera forza di Veltroni, quella che lo induce a sbilanciarsi sul possibile successo finale alla Camera, che è cosa diversa dal pareggio che gli analisti prefigurano nella lotteria-Senato. Dove, secondo gli analisti, tutto decidendosi in un paio di regioni (Liguria e Marche) è possibile che l'una o l'altra coalizione prevalgano per un pugno di voti, sanzionando di nuovo l'ingovernabilità del Parlamento. Insomma, a un mese dal voto la partita può considerarsi riaperta. Perché se anche il distacco tra centrodestra e centrosinistra fosse oggi i dieci punti proclamati dal cavaliere, per colmarlo il Pd dovrebbe recuperare qualcosa più cinque punti. Vale a dire circa due milioni di voti. Impresa non impossibile calcolando il numero ancora elevato di elettori che i sondaggi calcolano nella casella indecisi (tra il 20 e il 30 per cento del totale)
Tra pochi giorni il gioco comincerà a farsi duro. Sarà allora che evaporate alcune inevitabili polemiche sulle liste e recuperate, ci auguriamo, con un ultimo sforzo di pazienza alcune candidature di qualità (dopo Lumia, Nando Dalla Chiesa e Khaled Fouad Allam) tutto il Pd dovrà mobilitarsi per una battaglia all'ultimo voto. Che non può essere lasciata solo sulle spalle di Walter Veltroni o di Massimo D'Alema o di Pero Fassino. Vogliamo vedere ciò che ancora non vediamo abbastanza. Tutti i candidati del Pd, più o meno eccellenti sparsi per le strade italiane in un porta a porta capillare e appassionato.
Qualche numero fa su Internazionale il direttore Giovanni De Mauro ricordava che in un bellissimo film, «Ricomincio da capo», Bill Murray era un giornalista televisivo intrappolato in un incubo senza fine. Il tempo si era bloccato e ogni giorno si ripeteva uguale a quello precedente senza che il protagonista riuscisse a impedirlo. Con Berlusconi rischiamo di ricominciare da capo per la terza volta. Sarebbe imperdonabile se mancando al Pd solo un pugno di voti fossimo costretti a ripiombare in un incubo collettivo.
Antonio Padellaro(www.unita.it)