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mercoledì, 30 aprile 2008

"Ho trent'anni e sono incinta"



Egregio Presidente,
sono incinta. Egregio Presidente, ho quasi trent'anni, ho un lavoro, sono sposata e sono incinta. Egregio Presidente, tra un paio di settimane abortirò!! Nonostante la mia non fosse una gravidanza programmata, l'aver scoperto di essere positiva al test mi ha dato un'emozione bruciante, una felicità incontenibile. L'idea di aver concepito un figlio con l'uomo che amo è qualcosa di così forte ed intimo che è impossibile da spiegare.

Ad ogni modo la mia gioia non ha visto la luce del giorno dopo. Ben presto la ragione, come spesso accade, ha preso il posto del cuore e mi ha schiaffeggiata forte, come si fa per scacciare in un colpo una forte sbronza.

La verità, mio caro Presidente, è che nonostante sia io che mio marito abbiamo un lavoro, un lavoro che ci impegna 6 giorni alla settimana e che abbiamo trovato dopo infiniti "lavoretti" che definire umilianti e sottopagati è dir poco; ebbene dopo tutto ciò, ad oggi le nostre entrate ammontano a circa 1.300 euro al mese.

Per trovare questo lavoro qualche anno fa ho rinunciato a portare a termine la mia carriera universitaria. Nonostante il profitto fosse elevato e la mia media superasse il 29, dissi addio ai miei studi e al mio praticantato da giornalista. Quest'ultima rinuncia fu per me la più dolorosa perché la verità è che, seppur i miei compiti di neofita fossero praticamente identici a quelli di un professionista, non ho mai riscosso neppure un centesimo dal quotidiano locale per il quale scrivevo. Il lavoro era splendido, ma non si può vivere solo di passione.

Purtroppo la vita mi mise di fronte ad una scelta. Mi ero innamorata e desideravo vivere insieme al mio compagno, quindi, o perseguivo la mia ambizione, che mi imponeva però di gravare ancora sulle spalle della mia famiglia, oppure spiccavo il volo e mi rimboccavo le maniche accettando qualsiasi tipo di occupazione che mi garantisse un reddito, dandomi la possibilità di coronare il mio sogno d'amore. Scelsi la seconda strada. Scelsi l'amore! Scelsi l'amore e glielo assicuro, Signor Presidente, non c'è stato un giorno, da allora, in cui io me ne sia pentita!!!


Ora però è diverso...!

Presidente, ora devo scegliere se essere egoista e portare a termine la mia gravidanza, sapendo di non poter garantire al mio piccolo neppure la mera sopravvivenza; oppure andare su quel lettino d' ospedale e lasciare che qualcuno risucchi il mio cuore spezzato dal mio utero sanguinante, dicendo addio a questo figlio che se ne andrà via per sempre!! Non importa se ce ne saranno altri dopo di lui... Il mio bimbo non tornerà più!! Non tornerà mai più!!!! Ma questa è la vita!! Giusto, Signor Presidente???

Si, questa è la vita!!! Qui non c'è nessuno che ti tende una mano, nessuno che ti aiuti quando hai veramente bisogno!! E per favore, mi risparmi banalità del tipo: "Dove si mangia in due, si mangia anche in tre!!".

Mi risparmi la retorica, perché è l'ultima cosa di cui ho bisogno. Sa benissimo anche Lei che se ad oggi, ad esempio, decidessi di adottare un figlio, nessun Ente mi accorderebbe mai il suo consenso. Nessun assistente sociale affiderebbe a me e a mio marito un bambino e questo perché i nostri introiti verrebbero considerati insufficienti al sostentamento di un'altra persona. Nessuno si sentirebbe di condannare quell'assistente sociale per una scelta di questo tipo, giusto?? Egli sarebbe considerato un professionista attento ai bisogni del minore. E allora mi chiedo e chiedo a chiunque sia pronto a dire che non si dovrebbe mai abortire, perché "se c'è l'amore c'è tutto", io chiedo a queste persone: "Ma hanno forse più necessità i bimbi adottivi rispetto a quelli biologici???"

Credo di no, Signor Presidente!! Credo proprio di no!!!!! Comunque è inutile arrovellarsi su dubbi e domande che non troveranno una risposta e che, già lo so, continueranno a tormentarmi e ad attanagliarmi l'anima per sempre!!!

Ma c'è una domanda, mio caro Presidente, a cui vorrei che Lei rispondesse: PERCHE', per il solo fatto di aver avuto la sfortuna di nascere in questo paese, un Paese che detesta i giovani, che ne ha già ucciso sogni e speranze e che ha già dato in pasto ai ratti le ceneri del loro futuro; ebbene perché per il solo fatto di esser nata qui, ho dovuto rinunciare prima alla mia ambizione a crearmi una carriera soddisfacente, e cosa infinitamente più drammatica, sono costretta adesso a rinunciare al mio DIRITTO ad essere MADRE?????????

Fonte:http://www.repubblica.it/
(30 aprile 2008)

postato da: messapico85 alle ore 08:51 | link | commenti
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lunedì, 28 aprile 2008


INFORMIAMOCI

La democrazia è governo del popolo, solo che molto spesso il popolo dimentica o addirittura ignora i propri diritti, ignora una carta costituzionale, che può e deve essere conosciuta ed utilizzata, perché in tal modo si conoscono i mezzi che il cittadino effettivamente possiede e di contro il potere che possiede.

Vorrei ricordare l’ art.21 che sancisce il  diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Il bello di questo articolo è che utilizza la parola tutti, vuol dire che ognuno di noi ha questo diritto.

Quindici anni fa l’ Italia era diversa, o forse l’ italiani erano diversi …… anche il modo di fare politica era diverso non vi erano condannati nelle liste elettorali, è cambiato il sistema dell’ informazione. Perché molte persone non conoscono le vere storie delle persone che ci rappresentano, perché l’ informazione è malata.

Il sistema dell’ informazione è malato e bisogna combatterlo, bisogna fare una battaglia informata per evitare di semplificare ed imparare a distinguere, perché solo quando si è perfettamente consci dei meccanismi del sistema questo si può scardinare.

L’ordine dei giornalisti non è riuscito ad espellere un giornalista come Renato Farina che faceva la spia per il Sismi ed ora siede comodamente in parlamento.

Chi non è servo non lavora  in Italia, non ci sono ordini seri.

Se ci diciamo dei “Vaffanculo” a questo o a quello serve a ben poco, il punto è scardinare e modificare i sistemi e non attaccare il singolo. Il punto è che il pubblico decide, ed il pubblico siamo noi.  Allora io sono favorevole ai tre referendum di Grillo 'per la libera informazione in uno Stato Libero' , l’ abolizione dell'ordine dei giornalisti, abolizione del finanziamento pubblico all'editoria e abolizione della legge Gasparri. Attenzione ci raccontano balle come le cordate che non esistono (e tra poco avremo una compagnia aerea che si chiamerà PierOne) .  L’ informazione è ridotta a  delle             gocce di un rubinetto che si apre e chiude a piacimento. Attenzione conosciamo ed utilizziamo i nostri mezzi, questo è un modo di fare sana politica.

Travaglio al V2day parla di informazione(1° parte)

 

Travaglio al V2day parla di informazione(2° parte)

 

postato da: lanuovaeva alle ore 13:08 | link | commenti
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...Silvio c'è ma...

 

silviocè

Ora cominceranno i soliti discorsi: in fondo ce lo meritiamo, Berlusconi (e non solo lui, ma anche la Lega, il papa, Mastella e la DeFilippi). L’Italia non si merita certo di meglio, vero?

Eh già, perché si dirà che siamo quelli che scendono in piazza a protestare solo per il campionato di calcio.
Siamo quelli che guardano “Buona Domenica”.
Siamo quelli che comunque ascoltano sempre cosa dice il Papa.
Siamo quelli che comprano i Suv.
Siamo quelli che hanno più cellulari di tutti.
Siamo quelli che guardano i film di Natale.
Siamo quelli che non vogliono pagare le tasse.
Siamo quelli che leggono solo La Gazzetta.
Siamo quelli che non vogliono andare a fondo nell’inchiesta sul G8.
Siamo quelli che dicono che Luttazzi è volgare.
Siamo quelli che si raccomandano a Padre Pio.
Siamo quelli che dicono che i ragazzi di Salò e i partigiani erano la stessa cosa.
Siamo quelli che comprano i calendari delle veline.
Siamo quelli che credono negli “eroi di pace”
Siamo quelli che vogliono la galera per l’extracomunitario che ruba l’autoradio e un ministero per un politico che ruba miliardi.
Siamo quelli che dicono che la politica non gli interessa.
Siamo quelli che fanno spinning e non vanno in bici.
Siamo quelli che fanno satira con i soldi di Berlusconi, sui media di Berlusconi, perché tanto Berlusconi è liberale.

Noi no.
Noi non siamo nessuno di quelli.
Noi non ce lo meritiamo Berlusconi.

Se lo merita chi l’ha votato.

E chi non ha mai fatto niente per contrastarlo.

Inserisci il codice nelle tue pagine:

postato da: messapico85 alle ore 10:15 | link | commenti
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venerdì, 25 aprile 2008

Il giorno di tutti

di Walter Veltroni


Uno tra i più seri e importanti storici italiani, in un suo articolo di qualche giorno fa, ha immaginato la cronaca di questa giornata riportata in una ipotetica Storia d’Italia nel XXI secolo pubblicata tra dieci anni. «Il 25 aprile 2008 si celebrò solennemente in Italia ­ così il racconto del libro ­ il sessantatreesimo anniversario della liberazione e il ritorno della democrazia. Alla cerimonia nella capitale erano presenti, con il Presidente della Repubblica, numerosi esponenti politici: Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Umberto Bossi e Walter Veltroni, ciascuno con una coccarda tricolore sul petto. Ovunque gli italiani festeggiarono l’evento con un inno corale di fedeltà allo Stato nazionale e alla democrazia nata dalla Resistenza». Che una pagina del genere nessuno potrà mai leggerla, perché oggi questo non accadrà, è purtroppo una cosa evidente. Il problema, però, resta tutto. Resta il fatto che come italiani fatichiamo da sempre a riconoscere la nostra storia, a ritrovarci in una vicenda collettiva, persino a identificarci tutti insieme in simboli come l’inno o la bandiera, che per altri popoli sono naturalmente comuni. Resta la questione di un incontro, quello tra memoria e politica, che in questo nostro Paese proprio non riesce a celebrarsi senza che le ossessioni ideologiche del secolo scorso continuino, invece, ad avere la meglio sul saldarsi di una vera coscienza nazionale comune. E così succede, appunto, che una data come il 25 aprile, che dovrebbe unire tutti gli italiani ed essere patrimonio condiviso, come avviene per il 14 luglio in Francia o il 4 luglio negli Stati Uniti, venga invece fatta oggetto di polemiche che definire piccole e contingenti è sin troppo generoso.

Siamo ormai abituati, anche se faremmo bene a non esserlo mai: ogni anno, puntualmente, ci sono esponenti politici che chiedono di abolire la ricorrenza del 25 aprile o che pur ricoprendo incarichi istituzionali preferiscono disertare appuntamenti ufficiali e cerimonie pubbliche. Senza salire fino ai gradini più alti la scala delle responsabilità politiche, cosa che pure si potrebbe facilmente fare, ricordo bene le parole con cui un autorevole dirigente di Alleanza Nazionale annunciò che avrebbe disertato la manifestazione per celebrare a Milano il sessantesimo anniversario della Liberazione. “Ho di meglio da fare”, disse, aggiungendo poi: “Del resto non è mica un obbligo. La libertà e la democrazia consentono di fare queste scelte”. Ecco, questa l’unica cosa esatta detta quel giorno da quell’esponente della destra italiana. Oggi la libertà e la democrazia consentono di prendere anche decisioni sbagliate, consentono di presentare anche disegni di legge gravi, come quello sulla qualifica di militari belligeranti a quanti prestarono servizio nelle file della Repubblica Sociale Italiana. Ma se è così, sarebbe bene allora non dimenticare mai da dove arrivano, questa libertà e questa democrazia. E grazie a chi. È qualcosa che dobbiamo ai ragazzi che scelsero di rischiare la propria vita per l’Italia, che dobbiamo ai partigiani di ogni colore, a chi lottò per un’Europa democratica, civile e solidale. Non lo dobbiamo certo a chi era dall’altra parte, a chi stava a fianco della Germania hitleriana che massacrava i nostri soldati a Cefalonia, a chi scelse di difendere i principi antidemocratici e antisemiti contenuti nella Carta di Verona, a chi collaborò a rappresaglie ed eccidi, a chi condivise la tremenda responsabilità di quanto avvenne nel Ghetto di Roma, a Marzabotto, a Sant’Anna di Stazzema. Furono gli uni, e non gli altri, a riportare libertà e democrazia in un Paese che da più di vent’anni le aveva perse, smarrite nel buio della dittatura. Perché sia detto per inciso e con chiarezza: per fare i conti fino in fondo con il fascismo non basta individuare la data del 1938 e condannare la vergogna, l’infamia assoluta, delle leggi razziali. Da quel momento il regime diede il suo orribile contributo alla Shoah, allo sterminio del popolo ebraico, ma il crimine nei confronti di tutti gli italiani, del loro diritto a dire quel che pensavano, a riunirsi ed associarsi liberamente, a stampare quel che volevano senza finire in carcere o al confino, era stato compiuto ben prima. È una verità storica che non può essere negata, che non può essere affogata nel mare di una generica indifferenza. È giusto guardare alle vicende che sono alla base delle istituzioni repubblicane con uno sguardo aperto e sereno, sgombro dalle vecchie ideologie, dai pregiudizi che a volte hanno reso più difficile la comprensione delle cose. “Deideologizzare” il passato, riconoscere ad esempio la memoria dei vinti, rispettare le morti di ogni parte di quella che fu anche una guerra civile, fatta da italiani contro altri italiani, va bene, è anzi doveroso. Ma sbaglia chi pensa che questo possa significare fine di ogni distinzione o una sorta di oblio della memoria. Non si può in alcun modo equiparare Salò e la Resistenza, il fascismo e l’antifascismo. La Resistenza e l’antifascismo sono un valore, sono un irrinunciabile patrimonio etico ed “esistenziale”, sono il luogo e il momento in cui la Repubblica, le nostre istituzioni, affondano le loro radici. La nostra identità, la nostra unità nazionale, nascono lì, in quel tempo. Da quella spinta verso la libertà e la democrazia nacque la Repubblica. Grazie a quel sentimento di comune appartenenza, a quello spirito di concordia, a un senso delle istituzioni più forte delle rispettive ragioni, fu scritta la nostra Costituzione, furono sanciti i principi grazie ai quali l’Italia è cresciuta e oggi è un grande Paese. Per quanto ci riguarda, la Resistenza, i valori che l’hanno animata e sostenuta, sono patrimonio fondamentale del Partito democratico, fanno parte della nostra cultura, del nostro modo di essere e di intendere la politica. Tra gli impegni che sentiamo di avere c’è, per questo, contribuire a sottrarre il 25 aprile dalle intemperie della politica e far sì che un domani non lontano una “Storia del XXI secolo” possa davvero raccontare che si tratta, insieme al 2 giugno, della data simbolo dell’unità degli italiani. Di un giorno da festeggiare.
Tutti, senza riserve e con convinzione, perché è il giorno in cui si ricorda la nascita dell’Italia libera e democratica.

Da http://www.unità.it

postato da: messapico85 alle ore 16:10 | link | commenti
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martedì, 22 aprile 2008

...La linea d'ombra...

La linea d'ombra, la nebbia che io vedo a me davanti,
per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio
e a non saper immaginar quello che trovo,
mi offrono un incarico di responsabilità, portare questa nave verso una rotta che nessuno sa
è la mia età a mezz'aria in questa condizione di stabilità precaria
ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto
mi giro e mi rigiro sul mio letto, mi muovo col passo pesante
in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome
il fondo del caffè confonde il dove e il come
e per la prima volta so cos'è la nostalgia, la commozione
nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione
per ogni strappo un porto, per ogni porto in testa una canzone
è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione
senza preoccupazione, soltanto fare ciò che c'è da fare
e cullati dall'onda notturna sognare la mamma... il mare.
Mi offrono un incarico di responsabilità, mi hanno detto che una nave c'ha bisogno di un comandante
mi hanno detto che la paga è interessante e che il carico è segreto ed importante
il pensiero della responsabilità si è fatto grosso è come dover saltare al di là di un fosso
che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato
saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto.
Di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura:
cosa sarò dove mi condurrà la mia natura?
La faccia di mio padre prende forma sullo specchio, lui giovane io vecchio
le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio:
"la vita non è facile, ci vuole sacrificio, un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione"
..arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione..
e adesso è questo giorno di monsone, col vento che non ha una direzione
guardando il cielo un senso di oppressione,
ma è la mia età dove si sa come si era e non si sa dove si va,
cosa si sarà, che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto..
e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera
dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera
ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare..
mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo,
l'astrologia che mi racconta il cielo
galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare
ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare.
Mi offrono un incarico di responsabilità, non so cos'è il coraggio
se prendere e mollare tutto, se scegliere la fuga od affrontare questa realtà
difficile da interpretare ma bella da esplorare
provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare,
portato questo carico importante a destinazione,
dove sarò al riparo dal prossimo monsone..
Mi offrono un incarico di responsabilità, domani andrò giù al porto
e gli dirò che sono pronto a partire, getterò i bagagli in mare,
studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte, quando si parte
e quando passerà il monsone dirò: "levate l'ancora, diritta avanti tutta,
questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione."

P.S. Canzone non recentissima('97) di Jovanotti. A mio modesto parere molto bella......

postato da: messapico85 alle ore 12:47 | link | commenti
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venerdì, 18 aprile 2008

UNA COMUNICAZIONE URGENTE


Per quanto concerne la violazione delle direttive relative al nuovo quadro normativo per le reti e i servizi di comunicazione elettronica , la Commissione ha avviato nel luglio 2006 una procedura di infrazione contro l'Italia ai sensi dell'articolo 226 TCE, relativamente alla legislazione italiana che disciplina il passaggio dalla tecnica di trasmissione terrestre analogica a quella digitale . La Commissione ha portato avanti la procedura di infrazione notificando all'Italia, nel luglio 2007, un parere motivato ai sensi dell'articolo 226 TCE.
Pertanto, occupandosi delle disposizioni nazionali  nel contesto della procedura di infrazione ai sensi dell'articolo 226 TCE, la Commissione ha già intrapreso un'azione per porre termine alle violazioni e controllerà che la decisione della Corte di giustizia sia pienamente applicata dall'Italia.

Da oggi lo Stato italiano dovrà quindi attenersi alla sentenza, qualunque governo sia in carica ( il verdetto del consiglio di Stato è atteso per i primi giorni di Maggio, quando ancora non sarà in carica il nuovo governo Berlusconi), altrimenti entrerà in vigore una nuova “Procedura di infrazione”, che andrà a sommarsi a quella già emessa per colpa della Legge Gasparri sul sistema dei media. Insieme, le due procedure potrebbero costare ai contribuenti italiani qualcosa come 5 miliardi di euro: altro che “Tesoretto” da elargire per ridurre tasse a aumentare i salari!
Forse era a queste sentenze che si riferiva in qualche modo anche il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, quando esplicitava il suo “Manifesto” in tema di conflitti d’interessi, riforma del sistema dei media e regole antitrust, una specie di editto per l’avvio della nuova legislatura guidata dal suo fraterno amico e socio in affari Berlusconi, che nel frattempo è impegnato in politica estera, nell’ esilarante incontro con Putin. Incontro di politica estera alquanto informale visto che per allietare la serata gioca la carta del  Bagaglino. Un'idea del Cavaliere, tra soubrette e ballerine, clima alquanto  insolito  per un meeting politico e non voglio aggiungere altro. Meditate gente, meditate!Spero poi  che se siamo ancora dotati di spina dorsale qualcuno si incazzi e reagisca!

postato da: lanuovaeva alle ore 17:12 | link | commenti (1)
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martedì, 15 aprile 2008


NON CREDO NELLE FAVOLE


Dopo l’ election day è naturale ma altrettanto difficile fare delle valutazioni. Senso di delusione ma non fine a se stesso, è il rendersi conto che una parte di sinistra si è incenerita e con essa una parte di storia, ma noi italiani siamo bravi poi a raccontarci le belle favole ed in questo caso la fiaba ha un titolo preciso: “ La Governabilità”. La realtà invece è un’ altra. Il risultato elettorale  ha visto il crollo delle formazioni di Sinistra Arcobaleno, Sinistra Critica e Partito Comunista dei Lavoratori. Gran parte degli elettori di sinistra spaventati dalla possibilità di affermazione delle destre hanno optato per il voto utile. Troppo fresco e bruciante il ricordo di un governo che ha lasciato impoverire le persone senza redistribuire alle stesse quello di cui già disponeva. In special modo la Sin. Arcobaleno ha condotto una pessima campagna elettorale,del tutto scollegata dal "sentire" comune delle persone oggi. Autoreferenziale , troppo di nicchia e troppo astrattamente"politicista" ,parlava solo del suo progetto politico agli addetti ai lavori dimenticandosi dei milioni di massaie/padri di famiglia a cui è aumentato il pane , dei 2 milioni di commesse a cui importerebbe chiudere il contratto,e di tutti quelli/e che chiedono solo di stare meglio nella fatica quotidiana del vivere. L’  Astensionismo è stato un antagonista importante.

Oggi bisogna dire no ai  pastrocchi e mediazioni sul nome; il lavoro ci deve essere:l'ambiente ,la laicità e tutte le altre nicchie,per quanto importanti (e lo sono molto) non devono esserci nel nome ma nei programmi. Chi ci sta ci sta,e sarebbe un bene che tutti capissero ch'è meglio starci. Abbiamo bisogno di  un Nuovo Inizio che dovrà necessariamente essere un "Partito Laburista" o "Partito del Lavoro" o "Sinistra e lavoro". Deve nascere uno spirito costituente che comporta  la ridefinizione dei metodi. Dovrà essere non solo un partito di lotta,ma soprattutto di propaganda, propositivo e non massimalista ne intellettualista,ma sempre aderente ai problemi concreti. Parlare,ascoltare ,capire, dare voce.
E' tempo di semina.
Dalle macerie si rinascerà.
La sinistra è una categoria dell'anima prima ancora che della politica.
Finirà con l'essere umano,non prima.

postato da: lanuovaeva alle ore 18:18 | link | commenti (2)
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…Riflessioni…

 

Provo a buttare giù qualche riflessione(forse anche la delusione) per il risultato elettorale di ieri.

Dopo la caduta del governo Prodi era obiettivamente difficile tornare al governo del paese ma forse anzi sicuramente si sperava di “perdere meglio”.

Sia chiaro non muovo nessuna critica a Walter,la scelta di correre liberi (con L’Italia dei Valori) è stata azzeccata,non ci si poteva ripresentare agli elettori con la stessa coalizione che era andata a casa due mesi prima…

Inoltre più che legittima è stata l’ambizione di non cercare più di mediare tra Mastella e Caruso ma soprattutto sensata e moderna è stata l’idea di avere un solo leader,un solo programma(progressista e riformista) e un solo gruppo parlamentare.

Chiaro è che nel percorso che poi ha portato il PD a correre libero ci sono stati alcuni passi a vuoto,come ad esempio le liste bloccate nelle primarie del 14 ottobre e non aver voluto promuovere meccanismi di partecipazione popolare per la compilazione delle liste per la Camera e il Senato.

Vero è pure che il PD è nato da appena 6 mesi e si è ritrovato in una competizione elettorale durissima con un avversario che lo sappiamo sa comunicare e screditare gli avversari molto bene.

Si sperava inoltre di sfondare nell’elettorato centrista e cattolico ma invece si è sfondato dal lato opposto e cioè in quello dell’Arcobaleno.

E proprio a sinistra che avviene la catastrofe mentre il PD, che poteva e doveva fare meglio, ha comunque incrementato i consensi rispetto al 2006 e ha compiuto un vero e proprio percorso politico con scioglimento dei partiti fondatori ed elezione dei nuovi organi dirigenti,la Sinistra L’arcobaleno si è presentata essenzialmente senza un progetto politico reale e con un leader che dopo 20 mesi da Presidente della Camera non riesce neanche a farsi rieleggere(e non è il ’68,allora essere fuori dal Parlamento era un successo, significava essere senza vincoli e riti del Parlamento. Oggi è una cacciata!!!).

Forse come dice Parlato (fondatore del Manifesto)  «Prendere la presidenza della Camera è stato un errore. Se vuoi portare avanti un progetto politico, non diventi istituzione. Stai con le masse e con il popolo».

E proprio questo il nodo, il PD e soprattutto l’Arcobaleno parlano poco alla propria gente e se provano a farlo lo fanno male,non ci si stupisca poi se gli operai votano Lega Nord e se in Emilia la Lega la fa da padrone.

Il compito del PD ora è gravoso dovrà rappresentare in Parlamento anche l’elettorato di sinistra da ieri fuori dal Parlamento e come sostiene (credo giustamente) il presidente emerito Cossiga:

«Sarà costretto a dare ascolto e raccogliere le preoccupazioni di tutti gli antiberlusconiani, degli operai della Fiom, dei precari, dei giovani no global e dei centri sociali, insomma di tutti coloro che una volta erano rappresentati da Rifondazione comunista, da ieri fuori del Parlamento. Sarà obbligato a farlo per impedire che si creino le condizioni della rinascita del terrorismo brigatista».

Bisognerà poi infine dare una forma definitiva al PD e decidere se fare un partito con iscritti,tesseramento,etc. o se fare un partito aperto,fluido,dinamico,moderno e che rompa con gli allevamenti partitocratrici in batteria…..

Breve riflessioni infine sul risultato Galatonese.

Il centrodestra(con l’Udc) ,nonostante sia dilaniato dalle divisioni e presenti il binomio An-Udc in seno all’amministrazione, tenendo fuori FI, è al 66%.

Il Pdl che in virtù dell’alleanza Miceli-Fracasso praticamente a Galatone non esiste raggiunge comunque un ottimo risultato .

Il centrosinistra che nell’amministrative del 2007(ma ancora prima con la caduta della giunta Vaglio) era in coma, ieri è morto.

L’Arcobaleno assieme ai Socialisti “si riducono” a pochi decimali e l’unica speranza per il centrosinistra Galatonese è rappresentata dal PD e dal buon risultato dell’Italia dei Valori(complimenti a Sandro Inguscio e al suo gruppo).

Risultato che per il centrosinistra deve essere analizzato ricordando che il PD Galatonese  si è costituito solo due mesi fa e non ha ancora avuto tempo(a causa dell’impegno elettorale,appunto) di operare concretamente sul territorio e di presentare la propria “Idea di Paese”(acquista maggiore valenza quindi aver raggiunto il 27%).

Dopo questa “tragedia elettorale” capiremo infine chi ha voglia di mettersi a lavorare per ricostruire un centrosinistra forte ed in grado di tornare al governo della città e chi invece fa salotto e poco più…

Buon lavoro a tutti noi!!!

 

 

 

 

postato da: messapico85 alle ore 15:23 | link | commenti (13)
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sabato, 12 aprile 2008

Il popolo del Pd

di Goffredo Bettini


Si è chiusa la campagna elettorale. Nel nostro campo c'è, giustamente, grande fiducia. Nel corso dei giorni è apparso sempre più chiaro e convincente il nostro parlare pacato, serio e ragionato. L'insistenza puntigliosa di Veltroni sui programmi e sui problemi dei cittadini ha reso ancora più penosa e strumentale la girandola di trovate, battute e provocazioni dei nostri avversari. Nel corso della battaglia s'è affermato il Pd, la vera novità in campo, mentre è apparsa ancora più acuta l'immaturità della destra italiana. Noi abbiamo intrapreso un percorso democratico e faticoso per cambiare.

Loro, ancora una volta, sono la somma opportunistica di cose molto diverse: la vocazione padronale e populista di Berlusconi, lo statalismo di Fini venato sempre ( basta vedere le candidature) da qualche nostalgia del passato, l’eversione di Bossi che mina l’unità d’Italia.

Ha contribuito alla straordinaria rimonta di Veltroni, Veltroni stesso. La sua candidatura, percepita come più fresca, sincera, credibile. Nelle piazze dove ha parlato si è raccolto un popolo assai più ampio della somma dei due vecchi partiti, Ds e Margherita. Si sono visti tanti giovani, donne e tanti volti di un’Italia che non si piega e combatte. E poi ha contribuito la scelta di andare da soli, o meglio liberi di presentare a pieni polmoni le nostre idee, il nostro profilo culturale, riformista e moderno; in grado di rompere tabù e luoghi comuni.

Bene. Per questo sono fiducioso sul risultato. E sento anche in queste ultime ore un contagio positivo. Un passaparola che spinge verso di noi.

Ma c’è qualcosa, al di là del risultato di lunedì, che abbiamo già realizzato, che resterà come un patrimonio inestimabile che da ora nessuno ci potrà più togliere: abbiamo costituito definitivamente e bene il nuovo partito. Girando nelle manifestazioni e tra la nostra gente possiamo dire con certezza che nessuno si sente più ex di qualcosa, ma tutti sono dei "democratici"; i nuovi protagonisti di una nuova storia. Abbiamo nel fuoco della lotta realizzato quella mescolanza che fino a qualche tempo fa sembrava un obiettivo così ambizioso. E poi il PD ha trovato il suo popolo. Altro che partito aereo o liquido. Esso oggi poggia non solo sui voti delle primarie ma su milioni di persone che hanno partecipato ad una avventura democratica e ad una competizione talvolta dura e difficile.

C’è una ragione politica dietro a tutto ciò. Tanti hanno sentito di costruire e partecipare ad un progetto strategico, di lunga durata per la rinascita dell’Italia.

E’ come se il paese, così diviso , ripiegato e sfiduciato sul suo futuro, avesse in molte sue parti avvertito la presenza di un nuovo collante, di un nuovo strumento a disposizione per costruire la ragione del suo stare insieme. E’ stata, infatti, l’ambizione di essere un partito nazionale, la carta in più del PD.

Veltroni ha fatto il suo viaggio non con lo spirito di una trovata elettorale. Ma per dire che in ogni parte d’Italia c’è un patrimonio inestimabile da valorizzare. Di storia, di cultura, di arte, di ambiente, di ricerca, d’innovazione, di piccole e media impresa, di servizi avanzati. E che finalmente è giunto il momento di trovare qualcuno che abbia la voglia di ricostruire il filo di una unità nazionale in grado di stabilire nuove regole, un nuovo Stato, un nuovo patto tra cittadini e istituzioni, una nuova giustizia in grado di fare esprimere al meglio queste nostre ricchezze e potenzialità.

Quello Stato, in fondo, che la borghesia italiana non ha mai, da sola, saputo edificare, mancando ad una sua funzione storica. Oggi la crisi ci impone dunque una doppia operazione. Battere la destra. E tentare di civilizzarla. Ma avviare anche una fase costituente che rimetta al centro una nuova "religione" della Repubblica, le ragioni che fanno degli italiani una comunità.

Questo lo possono fare solo, unite, le migliori e più avanzate componenti del Paese.

La sinistra democratica, sollevata dall’ipoteca massimalista, il cattolicesimo democratico, e la parte più creativa e innovativa della borghesia italiana. Sono le forze che abbiamo voluto raccogliere e mobilitare con il PD: che davvero non è la somma di vecchi gruppi dirigenti, ma il tentativo di mettere insieme una sorta ( uso un termine antico) di inedito blocco sociale.

Con questo partito dovranno fare i conti davvero tutti. Non nasce, come più volte ho già detto, per provare a vincere solo una tornata elettorale; ma per tenere nel tempo e dispiegare con tenacia e pazienza il suo progetto. Non si tratta quindi, un po’ banalmente, di fissare l’asticella di un nostro successo, sotto la quale dovrebbe ripartire la lotta interna distruttiva di sempre. L’aria che si respira nel gruppo dirigente è di convinta e generosa partecipazione a questa sfida. Certo le nostre ambizioni sono grandi. Ma già oggi possiamo dire che qualcosa di irreversibile abbiamo costruito. Un risultato che nessuno potrà negare e che è l’inizio di un nuovo lungo cammino.

Che, ripeto, sono grandemente fiducioso potrà muovere i primi passi con la vittoria elettorale del 13-14 aprile.


postato da: messapico85 alle ore 22:37 | link | commenti (3)
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martedì, 08 aprile 2008

Tenetevi forte!!!

Borghezio: Bossi ministro o sarà secessione immediata

“La presenza di Bossi nel governo sarà una cartina di tornasole. Se non lo vogliono, di fatto, è una confessione che il blocco di potere che appoggerà il nuovo esecutivo di Centrodestra non vuole il cambiamento. L’unica chance per il Nord è la presenza di Bossi; se non c’è, tanto vale riprendere la lotta dura e pura, come dico da sempre. La secessione, l’unica via rapida e giusta per ottenere la libertà, senza se e senza ma. Se il segretario riesce con la sua pazienza e la sua determinazione a indirizzare tutto il Paese verso il cambiamento tanto di guadagnato, speriamo bene”. Mario Borghezio, eurodeputato leghista intervistato dal quotidiano online Affaritaliani.it, lancia un vero e proprio ultimatum. “I fucili non c’entrano in tubo. Vedo in queste affermazioni rivelatrici-dice Borghezio sulle dichiarazioni di Berlusconi sulla salute di Bossi - la voglia di non cambiare. L’uscita del Cavaliere si commenta da sé. La lingua batte dove il dente duole, perché tradisce il timore di chi sta esercitando influenze”. Cioè? “Dietro le parole di Berlusconi si sente questa preoccupazione del vecchio sistema”. Poi l’affondo: “Berlusconi rappresenta solo in parte il nuovo e deve liberarsi di queste influenze. Le sue dichiarazioni sono sintomatiche. Se non ci fosse Bossi al governo, noi patrioti padani ci considereremmo tutti in libera uscita e state tranquilli che si sentirebbe molto il nostro malessere. Non staremmo certo con le mani in mano. D’altronde anche nel secondo governo Berlusconi si è cambiato ben poco e la pazienza dei padani ha già oltrepassato ampiamente il limite”. “Sicuramente si è allarmato per le dichiarazioni a Verbania ma questo non può certo giustificare un’espressione come quella”, insiste Borghezio commentando le dichiarazioni del leader del Popolo della Libertà sulle condizioni fisiche del segretario del Carroccio. “Il punto che per tutti noi va sottolineato è che se Berlusconi fa dichiarazioni di questo genere è perché la prospettiva di Bossi al governo fa paura a una certa Italia che non vuole il cambiamento. All’Italia gattopardesca che certamente esercita pressioni preventive su Berlusconi. L’Italia di quelli che da sempre comandano i centri del potere burocratico-statalista e anche economico-finanziario. Fa bene quest’Italia a non fidarsi, perché Bossi va al governo per cambiare davvero le cose”

postato da: messapico85 alle ore 16:55 | link | commenti
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