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lunedì, 25 agosto 2008

IL MENEFREGHISMO DI MICELI

Lo scorso 26 maggio da questo blog segnalavo l’altissimo rischio ambientale che esisteva nelle campagne dello Spisari e del Morige(Nell'album del blog vi sono tutte le foto!!!).

Dopo 3 mesi la situazione non è affatto migliorata, anzi vi sono i segni evidenti di un totale  menefreghismo a risolvere il problema da parte di Miceli e del fido Fracasso.

 

Menefreghismo e quindi poca attenzione verso i problemi dei residenti di quelle contrade che si manifesta in maniera abbastanza palese…

 

 

 100_0761

 

Per tutto il periodo estivo questo “contenitore” è stato sempre stracolmo di rifiuti.Possibile che nessuno se ne sia mai accorto?

Possibile che nessuno abbia pensato a installare un altro contenitore nelle immediate vicinanze?

 

 

Ma andiamo avanti.

 

Sotto il ponte dello Spisari PER TUTTA L'ESTATE,quello sul quale passa la Lecce-Gallipoli per intenderci, è stato ammucchiato di tutto, una vera e propria discarica a cielo aperto con 

materassi,frigoriferi,pneumatici,etc.

La situazione ieri era questa…

 

100_0762 100_0763

 

 

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Caro Sindaco,Lei crede che ripulire saltuariamente questa zona possa aver migliorato la situazione?

No!!!

Lei,con qualche intervento saltuario nella zona del ponte non ha fatto che giustificare e incentivare l’accumulo di qualsiasi(chi abita nella zona può confermare l’uso del qualsiasi…) forma di rifiuto nella zona.

 

Ma finiamo con il serio rischio ambientale che insiste soprattutto nella zona tra lo Spisari e il  Morige.

E’ impressionante la quantità di eternit e frigoriferi che vi sono nella zona, un vero e proprio rischio per la salute dei residenti!!!

 

 

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Un’ ultima segnalazione riguarda lo stato della segnaletica,guardate questo segnale(emblematico di una situazione...) o meglio sforzatevi perché dietro all’albero vi è un segnale che impone di rallentare perché vi è un incrocio.

 

 

 

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Caro Sindaco mi chiedo ma è possibile che Lei di tutto questo non se ne sia accorto?

E’ possibile che a Galatone non si possano promuovere politiche sia repressive e sia formative per sradicare/eliminare questo scempio?

Le telecamere che aveva promesso in campagna elettorale che fine hanno fatto?

Possibile che Lei e il suo fido alleato Fracasso non riusciate a ripulire una zona che potrebbe rapprensentare un' importante risorsa per il paese(collegamento Santa Rita?)

Le faccio una proposta, partire da subito con la raccolta differenziata spinta accompagnata dal compostaggio domestico e da una RECYCLING ZONE (il modello Melpignano per intenderci) ed istituire la figura del vigile ecologico per arginare i fenomeni verificatisi nelle campagne dello Spisari.

 

Anche se poi caro Sindaco c’è chi dice si e chi dice no!!!

 

 

P.S. Ah Sindaco metta anche una taglia sul suo Assessore all’Ambiente(invece che ai trasgressori),il primo che lo becca  si fa spiegare quale politica ambientale ha prodotto il suo assessorato e come nei suoi 7 anni di Governo ha migliorato Galatone!?!?!?!?!?!?!??

domenica, 17 agosto 2008

L'opinione pubblica
è rimasta senza voce

di EUGENIO SCALFARI


DAL FESTIVAL cinematografico di Locarno dove si trovava, Nanni Moretti qualche giorno fa ha lanciato una provocazione politica. "In Italia - ha detto - l'opposizione non esiste più ma c'è un altro fenomeno ancora peggiore: non c'è più un'opinione pubblica. Il dominio di Berlusconi sulle reti televisive ha spostato e devastato il modo di pensare degli italiani".

Moretti non è il solo ad essere arrivato a questa conclusione; l'autore del "Caimano" ha però il pregio di non esser mosso da alcun interesse né ideologico né pratico; esprime icasticamente un modo di pensare e di constatare che in parte anch'io condivido ma che merita comunque alcune precisazioni. Soprattutto per quel che riguarda la pubblica opinione. Il tema è di grande importanza, specialmente nei Paesi democratici. In essi infatti l'opinione pubblica costituisce la sostanza vitale sulla quale la democrazia imprime la propria forma.

Anche nei Paesi governati da sistemi autoritari o, peggio, totalitari l'opinione pubblica rappresenta un elemento essenziale cui il potere dedica specialissime cure. Il fine di questi regimi consiste nella sistematica manipolazione delle coscienze affinché siano persuase ad una credenza conforme. Una variante (non necessariamente alternativa) è quella di smantellare ogni tipo di opinione facendo rifluire l'attenzione dei cittadini sui loro interessi privati. Questo processo, se portato alle sue conseguenze ultime, conduce alla desertificazione dell'opinione pubblica. Mi sembra che l'autore del "Caimano" pensi e tema soprattutto questa variante: il dominio delle opinioni private al posto dell'opinione pubblica, alle mire del regime dominante.


Altre volte ho scritto che lo specchio in cui si rifletteva l'immagine che i cittadini avevano del loro Paese si è rotto in tanti frammenti i quali riflettono soltanto la figura e gli interessi frammentati di chi vi si specchia. Tante opinioni private senza più una visione del bene comune: questo è il prodotto del berlusconismo, agevolato e amplificato dal controllo dei "media". Ad esso l'opposizione non ha saputo rispondere: nonostante le intenzioni di seguire una strada opposta ha subito l'egemonia berlusconiana e si è sintonizzata sulla stessa lunghezza d'onda, convinta di poter diffondere messaggi diversi. Allo stato dei fatti l'esito di questo scontro ha dato un solo vincitore e parecchi sconfitti.

Tuttavia l'esito non è definitivo e non tutte le opinioni sono state ridotte alla sola dimensione privata. Ci sono ancora gruppi consistenti di cittadini che coltivano una visione del bene comune, che sentono il bisogno impellente di pensare in termini di bene comune senza contrabbandare dietro queste due parole i loro privatissimi egoismi e le loro personali egolatrie.

Esiste per esempio un'opinione pubblica "berlusconista". Coltivata, amplificata, puntellata con mezzi imponenti, ma di cui sarebbe un madornale errore negare l'esistenza. Sicurezza, tolleranza zero, intransigenza identitaria, fiducia nel leader anche a costo di veder sacrificati alcuni privati interessi. Un'opinione pubblica così conformata costituisce la base di consenso che accomuna le spinte identitarie berlusconiste e leghiste. Caro Moretti, quest'opinione pubblica c'è; anche se da quello specchio emerge una figura che a te ed a me risulta ripugnante, è tuttavia con essa che si debbono fare i conti.

C'è un altro specchio e un'altra opinione pubblica di diversa natura; è quella di cui parla Giuseppe De Rita quando delinea una strategia cattolica fondata sulle comunità locali, sul volontariato, sul doppio pedale del "sacro" e del "santo", cioè della fede e delle opere.
Questa visione del bene comune indubbiamente esiste ma non si identifica né con il Vaticano né con la Conferenza episcopale. Sono piuttosto i cattolici degli oratori, delle case religiose, delle comunità di dimensioni nazionali, di alcuni Ordini religiosi.

Il sacro e il santo. Riesce molto difficile dare una figura politica a questo tipo di opinione pubblica, ma senza una figura politica non esiste una visione di bene comune perché non esiste una "polis", una città terrena dove applicarla. Il sacro non è infatti di questo mondo. Quanto al santo, cioè alle opere, esse costituiscono un'importante presenza testimoniale e missionaria, una rete flessibile come tutte le reti e quindi disponibile ad essere utilizzata da forze esterne. Dietro il santo c'è molto spesso un vitello d'oro da adorare invece del poverello di Assisi e ne abbiamo tutti i giorni la prova.

Esiste anche, da almeno due secoli, ed opera attivamente in tutte le democrazie occidentali un'altra opinione pubblica con caratteristiche sue proprie ed è quella espressa dalla "business community". Possiede potenti strumenti di formazione e di diffusione ed ha una sua precisa visione del bene comune: libertà di mercato, regole blande, considerazione degli interessi costituiti, Stato efficiente e leggero. Insomma il capitalismo, che può assumere di volta in volta forme molto diverse tra loro, dal liberismo al protezionismo, dall'alleanza con la democrazia a quella con la "governance" autoritaria.

Oggi questa opinione pubblica è tendenzialmente orientata verso la versione berlusconista della democrazia, con simpatie leghiste diffuse soprattutto nel Nord-Nordest, ma la "business community" fa comunque parte a sé, ha il suo metro di giudizio, i suoi valori e la sua moralità che si realizza nel profitto d'impresa, "variabile indipendente" alla quale tutte le altre a cominciare dal lavoro debbono conformarsi.

Infine esiste (stavo per scrivere esiste ancora) un'opinione pubblica di centro e di sinistra riformista, progressista, laica. La sconfitta elettorale di un anno fa sembra averla ridotta ad uno stato larvale; non riesce ad esprimere un pensiero unitario e un'egemonia culturale, percorsa da convinzioni forti ma contrastanti: tolleranza, solidarietà, legalità, federalismo, centralismo, pacifismo, sicurezza, diritti, doveri, gregarismo, moderazione, massimalismo. Spore del possibile avrebbe detto Montale. Belle persone e volti consumati. Lotte per conquistare un potere inesistente e futuribile. Trasformismi sottotraccia e idealismi generosi.

Quest'opinione pubblica avrebbe bisogno d'una voce che la rappresenti e di una forma che la riporti in battaglia. E ancora una volta dico: d'uno specchio in cui possa guardarsi e rassicurarsi del proprio esistere.
Alle primarie dello scorso ottobre questa forma sembrò realizzarsi. Sono passati dieci mesi da allora e sembra un tempo lontanissimo. Può tornare soltanto se ricreato da un atto di volontà collettiva. Le scorciatoie individuali non servono a nulla, nascondono piccole vanità e mediocri trasformismi.


Serve una volontà di massa per risollevare un Paese sdrucito e frastornato. Si può fare? Fino a poco tempo fa pensavo di sì, ma i giorni passano in fretta e non inducono a pensare positivo. Le spinte centrifughe aumentano e il "si salvi chi può" rischia di diventare un sentimento diffuso. Se volete dare un segnale di riscossa dovete alzarvi e camminare. Altrimenti attaccate la bicicletta al chiodo e non pensateci più. Toccherà pensarci ai vostri nipoti se ne avrete.

Post scriptum. Tre giorni fa l'ufficio statistico europeo Eurostat ha diffuso le cifre ufficiali concernenti il Pil di Eurolandia. Per la prima volta dalla nascita della moneta unica il Pil del secondo semestre di quest'anno arretra dello 0.2 per cento. Non vuol dire ancora recessione ma poco ci manca.

L'inflazione dal canto suo è ferma al 4 per cento, ma molti segnali registrano un'inversione di tendenza: petrolio, materie prime, prodotti ferrosi, derrate alimentari denunciano consistenti ribassi sui mercati internazionali anche se su molti mercati locali questi ribassi ancora non arrivano, ostacolati dalla lentezza dei circuiti distributivi e dalla presenza di monopoli e cartelli.

Fermo restando che l'andamento dell'inflazione dev'essere continuamente controllato, il pericolo incombente riguarda - ormai risulta in modo evidente - una drastica caduta della domanda di consumi e di investimenti con il cupo corteggio di disoccupazione e di ulteriore arretramento del reddito nazionale e individuale.

Da questo punto di vista l'intera impostazione della manovra finanziaria risulta a dir poco fuori tempo. La compressione triennale della spesa per un totale di 36 miliardi dei quali 16 già nel primo esercizio, a parità di pressione fiscale, configura una strategia insensata. Se è vero che la crisi attuale ricorda per gravità e dimensioni gli eventi del triennio 1929-1932, è altrettanto vero che le misure finanziarie fin qui attuate ricordano quelle che in Usa furono prese dalla presidenza repubblicana precedente all'avvento di Franklin D. Roosevelt. Misure sciagurate, che aggravarono ulteriormente la crisi e rallentarono gli effetti del rilancio rooseveltiano sulla domanda di consumi e di investimenti.

In queste condizioni, quali che siano le opinioni di Tremonti e di Calderoli, parlare di federalismo fiscale è pura accademia e fumo negli occhi per distogliere l'attenzione da questioni assai più cogenti. Una trasformazione radicale del sistema tributario e dei poteri amministrativi effettuati in tempi di recessione e di deflazione è inattuabile poiché comporta gravissimi rischi. Come se, in tempi di tempesta, il timone della nave fosse affidato a venti timonieri anziché ad uno. Basta enunciare un'ipotesi del genere per esserne terrorizzati.

Fonte: www.repubblica.it

postato da: messapico85 alle ore 09:30 | link | commenti
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martedì, 12 agosto 2008

IN QUESTO MOMENTO DIFFICILE PER LE FAMIGLIE DI CHIARA,ENRICO,ELISA E MATTEO NON SERVE SPENDERE INUTILI PAROLE.

IL BLOG TESTIMONIA LA VICINANZA ALLE FAMIGLIE CON QUESTA CANZONE.

 

postato da: messapico85 alle ore 11:11 | link | commenti (1)
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martedì, 05 agosto 2008

LE BALLE DELLE TV (DEL NANO) E IL DELIRIO TREMONTIANO

Perché aumenta il costo del petrolio? La domanda sta girando il mondo ormai da diverso tempo. Le spiegazioni date sono molteplici, la maggior parte delle quali però non centra il bersaglio.
 
In particolar modo, circola con sempre maggiore insistenza una frottola spacciata a gogò dai politicanti allo scopo unico di occultare i veri motivi degli aumenti e contemporaneamente trovare il capro espiatorio ove rivolgere le ire della gente.
 
Ci sarebbero, secondo i Maestri, dei perversi operatori, non meglio identificati, che comprerebbero petrolio allo scopo di farne alzare il prezzo per poi rivenderlo a prezzi maggiorati (Teoria del Maestro Tremonti). 
Secondo altri, non al livello dei Maestri Saggi ovviamente, l'aumento del prezzo del petrolio sarebbe da imputare alla crisi del dollaro americano.
 
La realtà è che hanno un pò più di ragione i secondi, e quasi nessuna i primi. Specie se per speculazione intendono quello che intendono.
 
Ma andiamo con ordine.
 
Gli Stati Uniti, stanno da ormai parecchio tempo, svalutando il dollaro. Questo è un dato di fatto.
 
Un altro dato di fatto, è che gli stessi sono indebitati in maniera cospicua con diverse potenze mondiali. Potenze mondiali che sono STATI, si noti bene, non privati.
Ora, causa indebitamento Americano, queste potenze si ritrovano in cassa tanti tanti dollari. 
Mettetevi nei loro panni.
 
Domanda. Cosa fareste se vedeste che la moneta di cui siete abbondantemente forniti sta perdendo potere di acquisto di giorno in giorno?
 
 
Risposta. Ci comprerei qualcosa per non rimanere con enormi quantità di carta igienica verde filigranata.
 
 
E che cosa comprarci? A meno di non voler investire in Euro, mi sembra ovvio comprare materie prime.
 
Infatti, guarda caso, tutte le materie prime in generale stanno aumentando di prezzo. Ma in particolare, aumenta di prezzo una materia prima scambiata in Dollari. Il petrolio.
 
Potete voi biasimare suddette Potenze, perché si tutelano dalla FED?
 
 
Comunque, la maggiore richiesta di materie prime, deriva sì dalla economie "Emergenti".
Ma non per i reali consumi dei privati, quanto a titolo assicurativo contro la cartastraccia.
All'aumentare della richiesta, si noti bene, aumenta il costo del petrolio, al netto della svalutazione del dollaro.
 
Questo risponde all'ingenua domanda di chi dice: Ma il dollaro si svaluta. L'Euro no. Perché paghiamo di più???
Domanda alla base delle teorie speculative di Tremontiano delirio.
 
Infatti il prezzo del petrolio per noi rimarrebbe stabile se alla svalutazione non si accompagnasse la maggiore domanda. In quel caso, il petrolio salirebbe come prezzo di pari passo con la svalutazione e non in misura maggiore. Viceversa, l'ansia giustificata nel disfarsi dei dollari e tutelarsi dalle politiche sconsiderate di fiat money, fa crescere la domanda di BENI REALI a discapito della domanda di BENI FINTI ED IMMAGINARI che sono le carte straccie governative.
 
 
Ma veniamo alle chiacchiere da bar, o meglio a quello che ci propina oggi la TV, (AH Caro Walter se si lottasse per una vera tv di Stato e per una vera informazione tu non avresti più problemi…),
il petrolio cala, ma la benzina non scende, perché in Italia non ci adeguiamo ai prezzi europei?
 
Nessuno si sogna di fornire la semplice informazione su quali siano questi mitici prezzi europei. L'italico che non viaggia, o che si limita all'aereo low cost, si culla nella fantasia che all'estero la benzina la regalino e si indigna per l'ennesimo approfittamento all'italiana.
 
Forse dovrebbe indignarsi per altri e meno strombazzati approfittamenti, perché i prezzi nei Paesi europei sono i seguenti:
 
Spagna: benzina 1,26 diesel 1,19
 
Austria: benzina 1,29 diesel 1,27
 
Francia: benzina 1,50 diesel 1,45
 
Germania: benzina 1,52 diesel 1,49
 
Inghilterra: benzina 1,59 diesel 1,68
 
Olanda: benzina 1,63 diesel 1,45
 
Danimarca: benzina 1,62 diesel 1,67
 
Norvegia: benzina 1,77 diesel 1,83
 
Come potete notare, gli unici che hanno da stare allegri sono la Spagna e l'Austria  Germania e Francia stanno messi come noi. Tutti gli altri molto peggio: pensiamoci, prima ventilare cretinate come "l'adeguamento alla media europea", potrebbe non convenirci affatto.
 
Un'osservazione. Visto che prezzi in Norvegia? Ebbene, la Norvegia è probabilmente il primo produttore di petrolio in Europa, grazie ai giacimenti del Mare del Nord. Come mai allora i norvegesi non sono in piazza a inveire contro i governi?
Semplice: hanno deciso che è meglio che la benzina costi molto, così imparano tutti ad usarne poca. Quando noi saremo a secco, loro ne avranno ancora per decenni!!!
 
 
P.S. Se conoscete l'inglese(nella circostanza non serve essere maestri…), vi consiglio questo (http://energybulletin.net/node/45944
bell'articolo di Andrew Mc Killop, che sostiene come per i governi occidentali una guerra contro l'Iran sia indispensabile.
 
Proprio alla luce del peak, sapendo che l'Iran arriverà a zero export capacity entro il 2010, secondo McKillop si prenderà a pretesto la capacità nucleare iraniana per l'Ultima Guerra Petrolifera.
 
Alcuni dati presi da: petrolio.blogosfere.it
 
postato da: messapico85 alle ore 11:28 | link | commenti
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