DOSSIER: QUANDO SI SBAGLIA......
Sono giornate di protesta, giornate di piazza, molti non hanno chiara la riforma, molti seguono la massa ma tanti altri sono pienamente consapevoli ed aggiornati. Sono ormai diversi mesi che il Ministro Gelmini, insieme ad altri suoi colleghi del governo Berlusconi, parla della scuola utilizzando argomentazioni e dati sbagliati. Non siamo sicuri se coscientemente o per incompetenza e superficialità, ma questo non cambia il risultato: la manovra del Governo è una scelta grave e immotivata. Nel sito del CIDI è stato pubblicato nei giorni scorsi un interessante documento scritto da Emanuele Barbieri (già Capo Dipartimento per la programmazione, le politiche finanziarie e il bilancio del MIUR nel precedente governo Prodi) dove vengono smentite, sulla base di dati pubblicati dallo stesso Ministero nei suoi resoconti annuali, tutta una serie di dichiarazioni che il ministro Gelmini continua a snocciolare per tentare, maldestramente, di coprire i tagli di Tremonti.
Ma vediamoli questi argomenti allo scopo di fare chiarezza e, soprattutto, per ripristinare un po’ di verità.
La spesa per l'istruzione (settore scuola)
Il ministro Gelmini ha ripetutamente affermato che la spesa per l'istruzione, in particolare quella per il personale, è fuori controllo e che negli ultimi 10 anni è aumentata di 10 miliardi a fronte di una diminuzione degli alunni.
Che la spesa per l'istruzione in 10 anni sia aumentata è persino ovvio, ma non è vero è che sia aumentata rispetto al PIL. Al contrario, la spesa dal 1997 al 2007 è diminuita rispetto al PIL dello 0,2-0,3% circa.Oggi siamo al 3.29% contro una media OCSE del 3,8%. Inoltre in Italia va all'istruzione il 9,3% della spesa complessiva, mentre negli altri paesi la quota si aggira intorno al 13,2%. Non è vero, inoltre, che gli alunni siano diminuiti negli ultimi 10 anni: sono invece aumentati di oltre 152.000 unità (+ 2%) mentre il numero dei docenti è diminuito del 2,38%.
Quindi non è affatto vero che la spesa per l'istruzione sia fuori controllo.
Il 97% della spesa per l’istruzione è destinata agli stipendi del personale
Sulla base di questa affermazione il ministro richiama sull’urgenza di ridurre il personale, riqualificare la spesa e innalzare le retribuzioni. Ma anche una tale affermazione è del tutto infondata.
Dai dati rintracciabili nelle annuali pubblicazioni del MIUR ("La scuola in cifre") emerge che la spesa per gli stipendi del personale è il 74% della spesa complessiva, al di sotto, non al di sopra, della media europea e OCSE (la media OCSE di spesa per il personale è pari al 79,8% del totale). La voce stipendi è circa il 93% del bilancio del MIUR (cioè 39, 2 miliardi su 42 miliardi e 396 milioni di euro totali), su cui pesa l'onere degli stipendi e delle spese di funzionamento. Il ministro, nelle sue affermazioni, non vuole tenere conto che ci sono oneri a carico delle Regioni per circa 2 miliardi e 263 milioni di euro e degli EE.LL. per altri 8 miliardi per incombenze, quali edilizia scolastica, trasporto, mensa e diritto allo studio.
Delle due l’una: o il ministro dice bugie oppure non sa fare i conti. È più probabile la prima ipotesi perché è più funzionale a giustificare i tagli.
La spesa per alunno in Italia è più alta della media OCSE
Anche su questo il ministro dice bugie oppure è male informata.
È vero che in Italia la spesa per alunno è mediamente più alta rispetto ai paesi OCSE, ma questo vale per la scuola primaria, 6.835 dollari per alunno contro 6.252, ma non per la secondaria di secondo grado dove la spesa di 7.648 dollari è leggermente inferiore alla media OCSE di 7.804.
Ma anche sulla scuola primaria non è completamente vero. Vediamo perché. In Italia il costo della spesa per l'integrazione scolastica degli alunni diversamente abili o per l'educazione degli adulti è interamente a carico (circa 96.000 insegnanti pari a circa il 12% del totale) del bilancio MIUR. In altri paesi sono state fatte scelte diverse e i costi di interventi diversi dall’insegnamento curricolare sono a carico di altri soggetti e non figurano nelle statistiche. Infine, in altri paesi il costo di alcuni servizi (prestati da personale parascolastico) non gravano sul bilancio dell'istruzione, mentre in Italia queste funzioni sono tutte affidate alla scuola (il personale Ata). Quindi figura tutto nel bilancio dell'istruzione. Giuste o sbagliate che siano queste scelte diverse vanno tenute in debito conto se si vuole fare una corretta comparazione, perché non è consentito a nessuno di sommare grandezze diverse e trarre conclusioni affrettate sulla base di dati incompleti o disomogenei.
La rete scolastica
Il ministro vuole ristrutturare la rete perché dai dati risulta che 700 scuole sono sottodimensionate e vanno adeguate ai parametri dell’autonomia scolastica.
Però, non bisogna far confusione tra le sedi amministrative (in tutto 700) e i punti di erogazione del servizio (dove ci sono gli alunni). Questi ultimi, secondo
Il maestro unico e l'orario a 24 ore
Qui siamo alla farsa. Nell’ambito della scuola statale la fascia oraria più rispondente alle esigenze dei figli e all'organizzazione familiare verso cui si orienta il 70,3% delle famiglie è quella tra 28-39 ore settimanali. Solo il 4,1% aveva scelto le 27 ore proposte dalla Moratti (dall'indagine dello stesso MIUR), mentre il 25,6% opta per il classico tempo-pieno di 40 ore.
Come si fa a scrivere una norma per la quale le classi devono essere costituite preferibilmente a 24 ore settimanali? Il numero di classi a tempo pieno è aumentato del 3,2% dal 2001/2002 ad oggi, nonostante la cura dimagrante sugli organici della varie finanziarie in questi anni Ma il ritorno al maestro unico aggraverebbe i problemi delle famiglie, scaricando altrove i costi. Ma non dimentichiamo che queste spese sono ben ricompensate dai risultati di qualità della nostra scuola elementare come riconoscono tutte le indagini europee ed internazionali. Infatti il tempo pieno è un modello pedagogico-didattico ricco, non il doposcuola per la gente povera.
Infine, imporre per decreto (bella riforma!) il maestro unico è un fatto grave che viola persino
L'obbligo scolastico
Prima Moratti poi Gelmini si dilettano a giocare al ribasso. In Italia c’è un ritardo storico e un gap culturale rispetto ad altri Paesi europei, con punte critiche soprattutto in alcune regioni del sud, che arrancano nello sviluppo economico e nei processi di modernizzazione. È solo in tempi relativamente recenti che da noi si parla di obbligo scolastico fino e oltre i 16 anni. Altri Paesi della Comunità Europea sono molto più avanti da più tempo. In Inghilterra, ad esempio, l'obbligo di istruzione gratuita da
In conclusione
L’uso e la conoscenza dei dati è importante ma non può essere usato strumentalmente per giustificare tagli insensati. Sarebbe più corretto trarne spunto per migliorare davvero la scuola anche con un maggiore investimento.
Quello che il ministro tanto pomposamente chiama “riforma” è solo una manovra di tagli e sottrazione per mandare in malora la scuola pubblica. Non hanno alcuna efficacia nella soluzione dei problemi, essi servono unicamente ad una riduzione secca di oltre 130 mila lavoratori Se lo scopo è quello di intervenire sul sistema, il ministro deve porsi l’obiettivo di utilizzare al massimo le risorse oggi esistenti, per poter più efficacemente e velocemente realizzare i cambiamenti.
Il piano Gelmini-Tremonti è un impedimento e un ostacolo al ringiovanimento della classe docente e degli altri lavoratori che deve sempre accompagnare un processo di cambiamento. Con i tagli agli organici si mandano a casa i più giovani, gli attuali precari, che da molti anni (anche 20!) contribuiscono con la loro professionalità a formare alunni e studenti.
Il guaio poi più grave e che la legge è passata nonostante tutto e tutti, un vero schifo!!!!!!!!!!

“L’arcano è svelato. Le migliaia di studenti, docenti e genitori che sfilano in tutta la Puglia per difendere la scuola e l’università pubblica non capiscono un tubo.
Lo certifica il tandem Ruocco-Palese che, incuranti del ridicolo, si ergono a disciplinati difensori d’ufficio di un governo che per fare cassa taglia 8 miliardi di euro alla scuola e 80 mila posti di lavoro in tre anni.
Ma queste, come direbbe Totò e oggi ripetono i capi del Pdl pugliese, sono quisquilie!
Purtroppo non è così! Qui non c’è alcuna riforma, ci sono solo le forbici di Tremonti che si abbattono su una delle poche istituzioni universalistiche, la scuola.
E siccome tutto ciò che incide sulla vita reale delle persone viene
immediatamente percepito è scattata la protesta, spontanea e unitaria.
E se è vero che finanche movimenti giovanili della destra partecipano ai movimenti di questi giorni, forse solo per evitare improbabili egemonie, non sarebbe male se i consiglieri del PDL acquisissero qualche notizia di prima mano dagli ambienti giovanili e non solo da quelli ministeriali.
Vendola, pertanto, stando con gli studenti ha fatto semplicemente il suo
dovere.
Ma c’è un motivo in più che giustifica la presenza di Vendola: i provvedimenti del governo tagliano solo in Puglia oltre 8000 posti di lavoro (dati del “Sole24ore”, non dei collettivi agitprop) e l’ipotesi di riordino della rete scolastica può comportare la chiusura di centinaia di scuole in tantissimi piccoli comuni pugliesi.
E che deve fare un presidente che si vede non solo espropriato dei suoi poteri (spetta alle regioni programmare la rete delle scuole) ma che potrebbe trovarsi con migliaia di posti che restano vacanti e con tanti piccoli comuni che rischiano di essere privati di una delle poche istituzioni culturali e sociali presenti sul territorio?
Se la destra pugliese ha un qualche potere a livello nazionale farebbe bene a spenderlo a difesa della Puglia. Ne potrebbe trarre finanche un vantaggio.
Se invece la tiritera del collegio di difesa è che Berlusconi ha vinto le elezioni e può fare ciò che vuole contro tutto e tutti ci pare di assistere a un film già visto (l’attacco all’art. 18 dello statuto dei lavoratori).
E quel film, iniziato nel 2001, non si concluse molto bene, mi pare, né per Berlusconi né per le diverse “protesi” sparse in Italia.
E Palese e Ruocco dovrebbero saperne qualcosa!”
Bari, 28 ottobre 2008
Antonio Maniglio
WALTER-CROZZA
In modo molto garbato e oserei dire quasi in punta di piedi, Valentino mi ha chiesto di scrivere sul suo blog di un progetto di cui mi sto occupando da 1 anno su incarico del Comune di Casarano.
Ho accettato sia perché ho stima di Valentino sia perché ritengo utile evidenziare la necessità, per le varie Amministrazioni Comunali, di investire maggiori risorse umane e finanziarie nel sociale.
Sintetizzare in poche righe un progetto molto complesso non è facile, ma ci provo lo stesso sperando di non annoiare i lettori.
E vengo all’esposizione.
“Senza Scarti” è l’emblematico titolo di un progetto, promosso dal PIT9, finalizzato all’inclusione socio-lavorativa di persone a rischio di esclusione sociale:
- Adulti ex detenuti, beneficiari dell’indulto, presi in carico dall’UEPE (Ufficio di Esecuzione Penale Esterna del Ministero di Grazia e Giustizia);
- Minori/neomaggiorenni presi in carico dai Servizi Sociali comunali e dall’USSM (Ufficio Servizi Sociali Minorenni del Ministero di Grazia e Giustizia);
- Promozione delle Pari Opportunità non solo di genere;
- Opportunità di autoimpiego/autoimprenditorialità femminile per donne inoccupate e/o disoccupate;
- Promozione di “Buone Prassi” della governance di welfare locale.
Il PIT9 è un raggruppamento di 68 Comuni con Casarano Comune capofila, Galatone è uno di questi comuni.
Il Comune di Casarano, ha prontamente aderito all’avviso presentando il progetto “Senza Scarti”.
Nel territorio del PIT9 è presente una quota di popolazione, che vive in condizione di povertà relativa e di povertà assoluta, con difficoltà di soddisfacimento dei bisogni primari.
L’elevato tasso di disoccupazione incide in modo pesante soprattutto sulle fasce deboli: ex detenuti, ex tossicodipendenti, famiglie numerose e famiglie monoreddito, famiglie multiproblematiche, più esposte al rischio di esclusione ed emarginazione sociale. A ciò si aggiunge, inoltre, la carenza di adeguate e sistemiche misure di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.
Casarano, in qualità di Comune Capofila, ha avviato l’intero processo raggiungendo sino ad oggi ottimi risultati.
Infatti, sono stati inseriti in Enti/Imprese circa 150 tra adulti e minori residenti nei diversi Comuni del PIT9.
È stata data la possibilità, a queste persone, di sperimentare stili di vita improntati al rispetto delle regole, alla capacità di assumersi responsabilità, alla capacità di autodeterminarsi, all’acquisizione di competenze ed abilità nuove, a riacquistare la propria dignità.
L’obiettivo è ridurre il tasso di recidiva, favorire il reinserimento sociale, contrastare le forme di povertà.
Il progetto si sostanzia in tre Linee Operative di Intervento. In modo molto schematizzato sono esplicitate di seguito:
Linea di intervento I, finalizzata a promuovere l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, con l’attivazione di Tirocini formativi;
Linea di intervento II, questa linea prevede una serie di aiuti diretti a garantire la frequenza ed il successo scolastico di minori inseriti nella scuola dell’obbligo/scuola superiore, appartenenti a famiglie socialmente e culturalmente svantaggiate.
Linea di intervento III, questa linea prevede l’istituzione di due Osservatori Sociali Stabili:
1. Osservatorio locale integrato;
2. Osservatorio del disagio e dell’esclusione sociale;
Gli Osservatori Sociali hanno la finalità di promuovere iniziative a sostegno e per la creazione di reti territoriali, tra Pubblica Amministrazione, Scuole, Prefetture e Terzo Settore, reti di volontariato e di cittadinanza attiva, per la prevenzione della devianza giovanile e la diffusione di Buone Prassi con percorsi orientati alla acquisizione di stili di vita improntati alla legalità.
Seguo direttamente ogni fase di questo progetto, che tra l’altro prevede anche un’attività di monitoraggio e di valutazione per le tre Linee di Intervento: ex ante, in itinere ed ex post.
La capacità di “fare sistema”, tra la struttura PIT9 e il resto degli “Attori Sociali” coinvolti, ha consentito a persone, che hanno presentato istanza in data successiva alla pubblicazione dell’avviso di Senza Scarti, di essere inseriti nel progetto: “Lavoro nell’inclusione Sociale dei detenuti beneficiari dell’indulto”, promosso dal Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale d’intesa con il Ministero della Giustizia, in riferimento alla legge 31 luglio 2006 n. 241.
La realizzazione del progetto affidata ad “Italia Lavoro” Agenzia Tecnica del Ministero del Lavoro in collaborazione con
A conclusione di tutto, vorrei soltanto stimolare la riflessione su quanto la capacità di attivare il “lavoro di rete”, al di là di ogni differenza politica delle diverse Amministrazioni Comunali, è riuscito a dare risposte concrete a cittadini in condizioni di svantaggio.
Sarebbe bello se un giorno anche Galatone potesse presentare un bilancio come questo!
Annatonia Margiotta

Antonio Maniglio
Presidente gruppo consiliare
PUGLIA = BABELE DEL MONDO
LA MIOPIA (POLITICA) DI MICELI
La più autorevole rivista scientifica al mondo, Nature, in un editoriale nel fascicolo appena pubblicato muove gravi critiche al governo Berlusconi.
I motivi alla base della critica, per nulla velata, avanzata da Nature alla politica della ricerca del governo Berlusconi sono sia congiunturali che strategici.
Quelli congiunturali sono almeno tre. Il primo riguarda il blocco della procedura di stabilizzazione dei precari negli Enti pubblici di ricerca voluto dal ministro Renato Brunetta. Il blocco impedirà ad almeno 2.637 “stabilizzandi” - ovvero con titoli già maturati - non solo di avere contratto a tempo indeterminato, ma di poter continuare a lavorare nel mondo della ricerca pubblica.
Così, in un colpo solo, il Paese rinuncerà a quasi il 4% delle sue risorse umane nella ricerca, mentre il tutto il mondo l’universo dei ricercatori tende a crescere. In realtà il danno sarà ancora più grande. Perché il blocco voluto da Brunetta toglie la speranza di un lavoro stabile da decine di migliaia di altri precari, creando le premesse per una fuga di massa dei giovani dalla ricerca scientifica in Italia.
Il secondo motivo congiunturale/strategico riguarda il taglio dei fondi alle università e il blocco quasi totale del turn-over: in pratica nei prossimi 5 anni gli atenei italiani dovranno rinunciare a 4 miliardi di euro. Il che significa che ci saranno meno risorse a disposizione, materiali e umane, sia per la didattica che per la ricerca. Un rischio tanto più grave se si tiene conto che il governo ha deciso che i fondi per l’università e la ricerca potranno essere utilizzati per coprire le eventuali perdite del sistema finanziario.
Il terzo motivo congiunturale, sottolineato in maniera particolare da Nature, è il totale e singolare silenzio del ministro competente, la signora Mariastella Gelmini, che si limita ad assistere senza interferire alle decisioni politiche assunte in altra sede (dal minsitro del’Economia Tremonti e dal ministro della Funzione pubblica Brunetta). Di fatto nessuno, nel governo Berlusconi, difende le ragioni della ricerca.
La rivista Nature propone, poi, due motivi strutturali alla base della sua critica. La prima è l’indicazione, contenuta nella legge 133/08, che le università potranno trasformarsi in fondazioni private. A volerla prendere sul serio, questa norma rappresenta una svolta epocale: la conoscenza acquisibile mediante l’educazione terziaria cessa di essere in linea di principio un bene pubblico e diventa un bene di mercato, accessibile solo ai più ricchi. A volerla prendere come l’hanno presa i rettori, la norma sembra preludere a ulteriori tagli della risorse pubbliche a favore delle università.
Ma la principale ragione di critica fatta propria da Nature alla politica della ricerca italiana è il suo andare in direzione opposta rispetto alla strada indicata dall’Unione europea nel
MA È
SECONDO NATURE DOVREBBERO ESSERE GLI ENTI LOCALI (REGIONI,PROVINCE,COMUNI) A RIDURRE I DISAGI DEGLI STUDENTI E AD INCENTIVARE POLITICHE FORMATIVO-CULTURALI.
LO DICE NATURE!!!
Ed è qui che casca l’asino, cioè Miceli.
Oltre a non capire quale siano e come si vogliano implementare le politiche formativo-culturali (anche per queste stiamo aspettando il PUG?) non riesco proprio a capire come si faccia ad essere cosi avulsi dal contesto che ci circonda.
Ma la maggioranza Miceli-Fracasso sa che tutti gli studenti universitari galatonesi (indipendentemente da merito,reddito,etc…) sono o stanno per essere travolti da una pioggia di rincari e spese aggiuntive per poter intraprendere/proseguire gli studi?
E di fronte a questo come intendono muoversi per dare fiato e sostegno agli stessi studenti e alle loro famiglie?
A Monteroni ad esempio si sono inventati la “Monteroni Card”, una tessera personalizzata che consente agli universitari di effettuare acquisti in una fitta rete di esercizi commerciali che insistono sul territorio comunale. Attraverso la tessera lo studente potrà fare la spesa, acquistare capi d'abbigliamento, tagliarsi i capelli dal barbiere, acquistare materiale di vario genere godendo di un vantaggioso sconto.
L’amministrazione ha presentato così il provvedimento: “Si tratta, in sintesi di un benefit doveroso rivolto al principale protagonista della vita culturale del nostro hinterland, lo studente universitario, il quale deve essere messo nelle condizioni di veder facilitato il suo accesso al mondo accademico spesso particolarmente gravoso per via del costo delle imposte universitarie, degli spostamenti e dei libri di testo. Tutto questo in virtù di quel rapporto speciale che lega la nostra città alla sede dell'Università del Salento”.
PROBABILMENTE A GALATONE MICELI-FRACASSO STARANNO PENSANDO AD ALTRO……
10 TRUCCHI UTILI PER CHI HA LA SFORTUNA DI AVERE WINDOWS VISTA
Questi consigli sono più o meno potenti. Non è richiesta nessuna conoscenza in quanto ho spiegato ogni funzione quale scopo ha e cosa accase se disattivata.
1. Fermare la ricerca di indicizzazione automatica di Windows
Windows Vista indicizza continuamente tutti i files contenuti sul sistema per avere i contenuti disponibili per la ricerca rapida. Questa caratteristica ha un grosso impatto sulle performance.
Per disabilitarla:
2. Fermare la compressione remota differenziale
La compressione remota differenziale misura su una rete i cambiamenti nei files per trasferirli col la minima banda piuttosto che trasferire un files intero che prima è stato mosso.
Per disabilitarla:
3. Windows Defender, ma difende poco
Windows Defender ti protegge, o dovrebbe, dai malware in tempo reale. tuttavia tale servizio si è rivelato inefficace e soppiantato da programmi liberi in rete le cui performance non vanno ad intaccare le prestazioni di Windows.
Per disabilitarla:
4. Fermare la deframmentazione automatica del disco
Windows Vista ha una bella funzione che ti permette di deframmentare il disco in tempo reale ma che causa un forte rallentamento del sistema. E’ quindi più conveniente avviare il programma di defframentazione una volta a settimana in maniera automatica o schedularne l’esecuzione ad orari notturni.
Per disabilitarla:
5. Aggiungi una penna usb da 2GB o piu per godere dei vantaggi del Windows Ready Boost (Memoria Cache addizionale)
Ready Boost è il nome che Microsoft usa per chiamare l’utilizzo di una penna usb come memoria ram aggiuntiva al sistema operativo. Questo sistema è molto utile per incrementare le performance del sistema tuttavia è richiesta una penna USB da usare solo per tale scopo(se non si vuole usare tale artificio meglio disattivare tale funzione).
Per usarla:
6. Disattiva l’ibernazione di Windows
L’ibernazione di Windows è un servizio che gira in background e che usa una gran quantità di risorse. Se non hai intenzione di usare questa caratteristica è meglio disabilitarla.
Per disabilitarla:
7. Blocca il ripristino di sistema
L’analisi e la creazione del punto di ripristino mangiano molte risorse del sistema. Tuttavia disattivare tale servizio ci renderà impossibile tornare indietro, in caso di problemi, a configurazioni funzionanti. Modificate tale opzioni a vostro rischio e pericolo.
Per disabilitarla:
8. Disabilitare l’UAC
Questa caratteristica nuova di Vista permette, o dovrebbe, di proteggere il sistema da malware confermando manualmente di volta in volta le operazioni da consentire. Ha poco effetto sulle performance, ma è molto fastidioso. Modificate tale opzioni a vostro rischio e pericolo in quanto l’UAC offre comunque un minimo di protezione in più.
Per disabilitare il controllo degli accessi:
9. Disabilita i servizi di windows in eccesso che si auto lanciano all’avvio
Come Windows XP, Vista ti permette di abilitare e disabilitare quali servizi caricare all’avvio del sistema operativo.
Per vedere quali caricare all’avvio e disabilitarli hai bisogno di fare quanto segue:
10. Disabilita le caratteristiche di Windows in eccesso
Windows è fornito con tante caratteristiche inutili che partono all’avvio del sistema.
Per disabilitare queste caratteristiche:
P.S. Per migliorare le prestazioni di windows vista vi è poi un programma chiamato Mz Vista Force. È molto utile poichè elimina i file inutili di sistema, setta al massimo programmi come: windows live messenger, Windows media player e Internet Explorer. Questo programma riesce a ripulire anche i processi ed a velocizzare il sistema operativo ed inoltre è facilmente reperibile (http://www.tuttogratis.it/download.htm?164432) oltre che gratuito.
ANALISI POLITICA SUL PD
di Giuseppe D'Oria
Oggi ho il PIACERE di ospitare, dopo averglielo chiesto, un intervento ed un' analisi politica di Giuseppe D'Oria sulla situazione del Partito Democratico.
Ho ritenuto che l'ormai collega blogger Giuseppe, uomo di indiscutibile preparazione politico-amministrativa, potesse offrire al blog e a tutti i lettori un analisi seria,forte ed oggettiva sull'attuale situazione dei Democratici (anche perchè si trova nello “status”, voluto e consapevolmente accettato, di chi non vuole più parlare di partiti, avendo abbandonato, da tempo, pure il suo di appartenenza).
Vi lascio all'analisi di Giuseppe:
Valentino Moretto mi ha gentilmente chiesto, lanciandomi una proposta, sicuramente per l’esperienza della mia età matura e da osservatore esterno, di scrivere un post sul partito democratico per il suo blog “Messapico”, ai fini di un’analisi sulla situazione del PD ai vari livelli.
Giuseppe D'Oria

Effetti della riforma Gelmini sulla rete di riordino scolastico e
sui tagli all’occupazione
GLI EFFETTI IN PROVINCIA DI LECCE
• Almeno 65 scuole da chiudere
• Taglio di 1601 posti di lavoro
“In un decreto legge del 7 ottobre u.s. (n. 154/08) avente per oggetto “Disposizione per il contenimento della spesa sanitaria” il governo ha trovato modo di inserire un articolo sul ridimensionamento della….scuola pubblica.
Ma forse trattandosi di tagli all’occupazione e di colpi di mannaia sull’organizzazione scolastica territoriale l’apporto della sanità, per sanare le ferite, è finanche appropriato.
Con tale decreto si obbligano le regioni ad approvare entro il 15 novembre p.v. gli atti operativi conseguenti all’approvazione della legge 133/2008.
E quindi: meno ore di studio, meno insegnanti di sostegno per i disabili, formazione impoverita con il maestro unico, classi più numerose.
Accanto a questa aggressione alla funzione di una scuola moderna e universale c’è il contorno: taglio dei docenti e del personale tecnico, accorpamenti e chiusure di istituti scolastici con meno di 300 alunni.
E qui non c’è nulla che non stia scritto negli atti ufficiali.
Nel triennio 2009-2011 saranno cancellati 87.400 posti di lavoro di insegnanti e 44.500 posti di personale tecnico (pagg. 15-16 del piano programmatico del ministero dell’Istruzione del 29 settembre u.s.)
La ricaduta in provincia di Lecce di tali decisioni è la seguente:
- 975 docenti, - 634 non docenti.
E’ evidente che in tal modo si indebolisce l’offerta formativa del sistema scolastico e si rimandano a casa tanti laureati che, punto dopo punto, stanno cercando da anni di entrare nel mondo della scuola.
Ma non basta. Il secondo capitolo riguarda l’accorpamento, mediante chiusura o trasferimento, degli istituti scolastici con meno di 300 alunni.
Questo significa che in provincia di Lecce, a parte gli accorpamenti funzionali, potrebbero essere chiuse almeno 67 scuole o, come pudicamente vengono definite dal ministro Gelmini, “punti di erogazione del servizio”.
I cittadini, e soprattutto le famiglie salentine, vogliono sapere in quali comuni si trovano le scuole destinate a chiudere.
E che di chiusura si rileva dalla lettura della legge 133/2008, art. 64, che testualmente prevede la possibilità che “nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti.”
Traduciamo in italiano il burocratese: i tantissimi piccoli comuni del Salento, quando le scuole saranno chiuse, dovranno caricarsi le spese di trasporto per alunni che diventano precocemente pendolari e che saranno costretti a spostarsi in comuni diversi da quello di residenza.
Questo è il succo della scellerata scelta del governo Berlusoni. E forse gli stessi parlamentari salentini del centrodestra, invece di fare i difensori d’ufficio di scelte che penalizzano il Sud, dovrebbero essere consapevoli di aver votato una norma indecente e tentare di metterci una pezza.
Impugneremo insieme alle altre regioni il decreto 154/08 di fronte alla Corte Costituzionale, perché contrario alle norme che assegnano la competenza in materia di riordino scolastico alle Regioni e alle Autonomie locali.
E fa sorridere naturalmente che in periodi di federalismo spinto quale quello attuale l’organizzazione della rete scolastica di Lecce debba essere decisa a Roma.
Ma questa è tutt’altra storia.”