I SOGNI
I brutti sogni hanno spesso risvolti reali piuttosto tragici.
Cambise Re di Persia - tanto per fare un esempio - una notte sognò che il fratello, da lui tanto amato, si sedeva sul trono al posto suo.
La mattina dopo lo fece uccidere.
E Aristodemo, Re dei Messeni, si tolse la vita perché immaginò i suoi cani che gli lanciavano latrati di malaugurio. Anche il famoso Re Mida, che trasformava in oro tutto ciò che toccava, si suicidò dopo aver fatto un cattivo sogno. Se questi eroi dalle notti inquiete avessero saputo che la natura ha creato i sogni soltanto perché non ci annoiassimo durante il sonno, non avrebbero permesso che si versasse una goccia di sangue.
Ci saranno stati anche Principi e Re che si sono ammazzati dopo un sogno mirabolante, di inaudita bellezza: come sopportare, dalla mattina dopo, un destino piccolo rispetto alle straordinarie apparizioni notturne?
Se è vero che la vita è sogno, che vitaccia per chi fa cattivi sogni.
E che vitaccia per chi fa sogni impossibili!
Viviamo una vita ma ne sogniamo un'altra: quale sarà quella vera, visto che una è specchio dell'altra?
Il sogno è un libro che viene sfogliato di notte. Non ci interessano le parole scritte, ma le illustrazioni, le figure, i disegni. Non ci interessano i ragionamenti ma l'anarchia dell'incoscienza e le contraddizioni dell’inconscio.
Si dice che oggi viviamo più nella second life che nella prima.
Il virtuale sta a noi umani come l'acqua sta ai pesci e il cielo alle nuvole.
E allora respirare sogni e respirare concretezza sono la stessa cosa: il vero è intangibile come l’illusione. Diciamolo senza pathos: non esistono più né sogni né realtà.
Vincenzo Cerami
Copertino, bufera sulla nomina degli scrutatori
Lecce (salento) - La coalizione del candidato sindaco Mimino Esposito composta da Alba Nuova, Meetup e Io Sud denuncia già i primi “giochi sporchi”. Tema è la composizione della commissione elettorale e la designazione dei circa 70 scrutatori.
L’allarme lanciato qualche giorno fa al Commissario Prefettizio Dott. Calignano cerca sostegno al timore di comportamenti di parte proprio dei tre componenti della commissione la quale, nonostante il commissariamento dell’ente è rimasta comunque in piedi. Il fatto che le tre persone che la presiedono facciano parte di uno stesso schieramento politico fa pensare che ciò potesse essere usato, in qualche modo, per facilitare il contributo in termini di voti a tale schieramento.La coalizione Esposito denuncia quindi il fatto che la nomina degli scrutatori da parte della commissione elettorale deve essere fatta su tre componenti di cui due devono essere espressione della maggioranza e uno della minoranza. Questo accadeva nella precedente amministrazione Marcucci ma ad oggi queste tre persone compresi i supplenti “gareggeranno” sotto la stessa bandiera. Potrebbe venir meno quindi l’imparzialità nella scelta degli scrutatori lasciando ancora una volta a mani vuote la tante gente che, rispondendo ai requisiti morali ed economici suggeriti dalla legge, da anni attende invano d’essere designata scrutatore, avvantaggiando quindi il fatto di poter ritrovare in sede elettorale, come ogni anno, ancora gli stessi amici e amici di amici…Il Commissario, resosi conto comunque di tale “vizio di forma tutto copertinese” promette un suo immediato intervento atto a garantire la necessaria trasparenza e tutela di tutti quei cittadini ignari dei “Giochi di Palazzo”.
E A GALATONE?
Ogni guerriero della luce ha avuto paura di affrontare un combattimento.
Ogni guerriero della luce ha tradito e mentito in passato.
Ogni guerriero della luce ha imboccato un cammino che non era il suo.
Ogni guerriero della luce ha sofferto per cose prive di importanza.
Ogni guerriero della luce ha pensato di non essere guerriero della luce.
Ogni guerriero della luce ha mancato ai suoi doveri spirituali.
Ogni guerriero della luce ha detto “sì” quando avrebbe dovuto dire “no”.
Ogni guerriero della luce ha ferito qualcuno che amava.
Perciò è un guerriero della luce: perché ha passato queste esperienze, e non ha perduto la speranza di essere migliore.
RIFLESSIONI
.......Come tanti compagni e amici ci chiediamo cosa dire e cosa fare per aiutare il Partito Democratico a uscire da questo stato di incertezza e di confusione. Certamente, la prima cosa è parlare al Paese con la concretezza, la forza e la credibilità dell’opposizione. Ma ciò di cui abbiamo bisogno come il pane è ridefinire la base su cui si sta costruendo questo nuovo soggetto politico. La sua visione delle cose.
È su questo che abbiamo bisogno di un confronto anche duro ma schietto. Perché - come sappiamo - i partiti non si inventano. E se non vogliamo ridurci a componenti che si attestano a difesa delle loro vecchie identità (perché dopo la sconfitta era inevitabile che accadesse), cioè di quello che sono state in una Italia che, peraltro, non c’è più, è sul futuro che dobbiamo discutere. E quindi sulla “missione” di questo partito; sulla sua funzione storica rispetto alla crisi della nazione italiana, di cui la destra e il leghismo non sono certo la medicina ma il sintomo; sul suo posto nel mondo..............
Alfredo Reichlin
Lettera di dimissioni di Carlo Salvemini
Tra “salti della quaglia” e nomi pronti ad essere “leoni da combattimento” o “antilopi” in fuga davanti al pericolo, più che in una campagna elettorale sembra di essere in uno zoo, fragoroso e chiassoso, dove a farla da padrone sembra essere la fiera o lo show della “transumanza”, con cambi di casacca che già non si contano più e che consegnano un quadro politico profondamente rimpastato. Una dolce nota si avverte è una lettera di dimissioni che altro non è che un dissenso verso una politica che non paga, una politica contrabbandiera ed una partita non ancora aperta ma con i giocatori che scendono in campo con maglie sbagliate. C'è ancora chi ha il coraggio di esprimersi senza sedere al tavolo della regia e senza soprattutto prendere il pallottoliere per contare i voti che porteranno ad una poltrona. Non vorrei aggiungere niente altro vorrei solo invitare alla lettura attenta del documento qui allegato e come al solito chi ha orecchie per intendere intenda.
UN' IDEA SEMPLICE
di Concita De Gregorio
Così, avete visto, è un attimo. Venti secondi e non resta più niente. Delle vite, di una popolazione, dei bambini da crescere e della memoria dei vecchi, delle città e dei paesi, di millenni di storia custoditi nei palazzi.
Macerie, polvere, sirene. Sguardi ciechi. Coperte sulle spalle, biscotti rotti in mano, una distesa di tende blu che chissà per quanto, chissà per quanti mesi resteranno l’unico riparo per quel che resta di una comunità.
Tutti insieme, senza distinzioni: le distinzioni valevano prima. Che tragico, irrevocabile insegnamento su quali siano davvero le gerarchie della vita, quali le urgenze, quanto poco valgano le parole e quanto invece i fatti. Esserci, la sola cosa che conta. Sempre. Condividere, portare insieme il peso. Le storie che leggerete nel giornale dai nostri inviati parlano di questo: ancora ieri, dopo l’ultima fortissima scossa che ha sbriciolato la cupola del Duomo, ci dicevano: bisogna restare qui.
Non avere paura, ricominciare. «Portate i bambini a scavare per cercare i loro giochi», dice Anna Oliviero Ferraris. Sarà difficile, certo. Però significa: occhi aperti, attraversare la paura, riprendere in mano le cose. Ci è venuta così un’idea semplice, di quelle che sono tanto elementari da sembrare scontate ma in questo Paese, sapete, non si può mai dire. Ci è venuta l’idea di destinare
i 460 milioni di euro che si spenderebbero per fare consultazioni separate - le elezioni, il referendum - alla gente d’Abruzzo.
Sarebbe uno spreco criminale, davanti a quel che abbiamo negli occhi, giocare con le convenienze della politica.
Un voto unico,allora, e quei 460 milioni per ricostruire scuole e palazzi, fabbriche e strade, ospedali. Perché non basteranno i 30 milioni stanziati dal governo, certo che no. E non sarà per ricostruire le chiese che dovremo usare quelli che i governi stranieri hanno messo a disposizione e che finalmente, a sera, il presidente del Consiglio ha convenuto di accettare «per le opere d’arte, magari per dopo».
Ci vorrà uno sforzo enorme, costante nel tempo, condiviso. Non basterà una new town, una città nuova accanto all’Aquila, Aquila Due come Milano Due. Bisognerà rifare pezzo a pezzo L’Aquila vera, L’Aquila uno. Mattone su mattone, possibilmente questa volta tenendo presente che il terremoto non si sa quando arriva ma certamente si sa che sempre arriva, in Abruzzo.
Dunque a norma, con materiali sicuri, con criteri che garantiscano alla gente che abita dentro quelle case di non vivere nelle loro tombe.
La proposta ha raccolto quasi quattromila adesioni in poche ore, sul sito dell’Unità.
La porteremo ufficialmente alle autorità, diventerà la nostra richiesta prioritaria: si può fare, è semplice, basta volerlo. È, anche questo, un attimo. Stefania Pezzopane, coraggiosa presidente della Provincia che ha affrontato in queste ore lutti privati e collettivi senza sottrarsi neppure un minuto
al suo dovere per piangere il suo personale dolore, ha aderito fra le prime. Ha detto: certo, è un appello sacrosanto. Ha detto anche: il ponte sullo stretto di Messina forse può attendere. Sono soldi che possono essere destinati a chi non ha più né casa né famiglia né lavoro, solo morti da piangere.
«Se si passa la vita a pensare a se stessi, allo shopping, alla mondanità, alla lunga ci si annoia. Per vivere una vita piena bisogna pensare: cosa posso fare per gli altri?
Lasciatevi coinvolgere: a volte rimarrete delusi ma vivrete una grande avventura»
Barack Obama agli studenti di Strasburgo
PROPOSTE ANTI-CRISI
Mentre la crisi economica si fa sempre più pesante provo a formulare qualche proposta che ritengo utile per dare sostegno alle famiglie in difficoltà.
Naturalmente sono proposte che riguardano il locale e non ho quindi l’ambizione di fermare la recessione economica del pianeta (non sono mica Berlusconi...).
Ritengo infatti che oltre a porre le basi con misure strutturali per agganciare la ripresa (probabilmente nella seconda metà del 2010) ci sia bisogno soprattutto di provvedimenti che possano aiutare le famiglie, i lavoratori, i giovani e gli anziani SUBITO.
Come?
Provo a lanciare qualche proposta:
Sono solo alcune proposte che si possono fin da subito mettere in campo e dare sostegno e sollievo soprattutto alle famiglie.
È evidente che si dovrà tener conto delle limitate risorse che hanno a disposizione gli enti locali ma credo che una volte eliminate le spese inutili (direttore generale, portavoce, aumento indennità giunta, etc…) anche Galatone potrà implementare prestissimo molte delle proposte sopra-citate.