Vietato dare da mangiare ai randagi
La polizia municipale diffida una donna
a portare cibo ai cani presenti a Galatone
Niente cibo ai randagi. E scatta la diffida. Nel mirino dei vigili urbani di Galatone, una donna che risiede nello stesso comune salentino e che da sempre porta da mangiare a buona parte dei cani che sono presenti sul territorio comunale. Ma appena due giorni addietro, ecco la sorpresa: una pattuglia della polizia municipale l’ha diffidata a portare cibo ai randagi.
E se avesse continuato a farlo sarebbero iniziati i guai.
Ma la signora, amante degli animali e soprattutto dal cuore sensibile, non se l’è sentita proprio di non portare cibo e acqua a quelle povere bestiole, soprattutto adesso che il caldo inizia a farsi sentire e che trovare qualcosa da mangiare diventa impresa ardua. Così, nonostante
la diffida, continua in quella che più che un’abitudine è una missione.
Dell’episodio, sono venuti a conoscenza i volontari della Lega nazionale per la difesa del cane, sezione provinciale, che hanno immediatamente contattato la signora, tra l’altro volto noto perché da sempre sensibile sul problema del randagismo, e si sono subito schierati dalla sua parte.
Il primo passo è stato quello di interpellare l’amministrazione comunale di Galatone, e nello specifico il primo cittadino. Sottolineando come sia interesse della pubblica amministrazione farsi carico delle problematiche relative al randagismo.
Vale a dire che deve essere il Comune a prendersi cura dei cani che so no presenti sul territorio,
magari offrendo loro cure e servizi all’interno di strutture protette.
In buona sostanza, il messaggio lanciato all’indirizzo del sindaco di Galatone è stato il seguente: ben vengano le persone che si prendono cura degli animali lasciati senza cure sul territorio comunale se da parte delle autorità preposte non vengono prese iniziative in proposito.
Una situazione incresciosa, comunque, quella che si è verificata nei gironi scorso sul territorio comunale di Galatone.
“Siamo pronti ad intraprendere qualsiasi forma di lotta e di protesta se dovessero essere presi provvedimenti nei confronti della signora che da sempre porta da mangiare e bere ai cani randagi presenti sul territorio comunale”, dice mostrando tutta la sua rabbia la presidente della locale sezione della Lega per la difesa del cane Maria Teresa Corsi.
Che aggiunge: “Abbiamo già interpellato il primo cittadino, spiegando che non possono essere presi simili provvedimenti, visto che dovrebbe essere proprio l’amministrazione comunale a farsi carico dei cani presenti in paese. Cosa che invece non avviene”.
Da qui l’avvertimento, fatto con toni pacati ma risoluti: se dovessero essere presi provvedimenti nei confronti della signora, allora saremo pronti ad adire tutte le vie possibili per riportare tutto
alla normalità, dicono dall’associazione animalista salentina. Dice ancora la presidente Maria Teresa Corsi: “Questa signora non fa nulla di male, non crea nessuna situazione di pericolo né tanto meno sporca il territorio comunale, visto che il cibo che porta ai cani lo versa in ciotole di plastica. E poi, se vogliono diffidare lei allora che diffidino tutti quanti noi dell’associazione, visto che ognuno dei componenti non si rifiuterebbe mai di portare da mangiare a questi poveri animali. Spero soltanto che avvenga una inversione di rotta, che il provvedimento adottato venga al più presto ritirato, altrimenti ci rivolgeremo a chi di competenza. sarebbe meglio se si pensasse seriamente a risolvere questo problema in altra maniera, e non diffidando chi fa del bene e tiene a cuore le sorte di questi animali, altrimenti destinati a fare una brutta fine”.
Fonte: www.ilpaesenuovo.it
DONNE GALATONESI, SVEGLIA!!!
Stamattina riflettevo sull'ignobile attacco maschilista del Ministro La Russa a Laura Boldrini (portavoce in Italia dell'Unhcr, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) riguardo la questione immigrati.
E di riflesso poi riflettevo anche sulla preoccupante visione della donna che ha Galatone.
E mettevo in correlazione questo elemento con il ruolo delle donne in politica e con le imminenti elezioni amministrative ed europee.
Sono partito da una semplicissima constatazione.
A Galatone nei ruoli che contano non vi sono donne. Basta guardare il consiglio comunale (1 donna su 21 consiglieri) o peggio ancora la giunta comunale (0 donne presenti).
C’è di più, nello scorsa tornata elettorale delle comunali su un totale di 7 candidati sindaci non vi era nemmeno una donna e ve ne erano pochissime candidate nelle liste.
La situazione non è migliorata neanche in questa tornata elettorale dove, nel collegio Galatone-Nardò Sud, ancora una volta non ci sono candidate donne (oltre alla preoccupante considerazione che i candidati hanno un’età media ben al di sopra dei 40 anni!!!).
Facendo queste semplicissime riflessioni mi sentivo preoccupato.
Ma poco dopo la preoccupazione è diventata angoscia quando ho pensato al ruolo che la politica cittadina assegna alla donna o peggio a quale ruolo relega la donna stessa.
Ebbene sì perché è angosciante poi vedere come i comitati elettorali siano occupati o meglio dire riempiti da ragazzine/ragazze/donne alle quali al più viene assegnato un ruolo di logistica o di ragazza pon-pon della situazione.
Diventa infine allarmante che una battaglia come le quote rosa in seno alla giunta l’abbiano dovuta affrontare i tanto bistrattati e vituperati blog e non magari una associazione al femminile creata all’uopo.
Chiudo ponendomi e ponendo a tutti un interrogativo:
rivalutare il ruolo della donne in politica non dovrebbe essere il compito, soprattutto in contesti come quello Galatonese, di chi si professa e si propone all’elettore come forza riformista e progressista?
Non dovrebbe essere il compito di quelle forze che hanno addirittura nel loro statuto prima il dovere morale e poi l’obbligo di ridare dignità e slancio al ruolo della donna in politica?
Ah dimenticavo, gli statuti e il buon senso in politica non contano più niente.
P.S.
Per un ulteriore approfondimento leggete qui:
http://www.unita.it/news/84879/poche_in_fondo_alla_lista_eurocandidate_corsa_in_salita
SCUSATE MA VOGLIO PARLARE DI POLITICA
Ballo meglio di lui,ma non riuscirei mai a farlo in pubblico né davanti a qualche milione di telespettatori.
Lui si chiama Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia, io solo Valentino, con due bisnonni in meno in mezzo al nome e al cognome.
Lui è Principe di Venezia, io a Venezia ci sono solo andato in gita.
Fa il consulente finanziario e ha avuto qualche guaio con la giustizia, ma è stato prosciolto e l’inchiesta archiviata.
Nel 2007 lui e il suo babbo hanno chiesto un risarcimento da 260 milioni di euro allo Stato (danni morali), più la restituzione dei beni confiscati ai Savoia. In seguito ha dichiarato di essersi sbagliato. La sua precedente avventura politica risale alle ultime elezioni (2008), nella circoscrizione estera Europa. Con soltanto lo 0,4%, "Valori e Futuro con Emanuele Filiberto" ha avuto il peggior risultato della circoscrizione, ultimo partito in assoluto in ordine di preferenze. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto è candidato nella circoscrizione Nord Ovest alle prossime Elezioni Europee per l’Udc. La sua candidatura non è passata inosservata. Alcuni gridano allo scandalo e tacciano l’Udc di scarso attaccamento ai valori repubblicani, altri lamentano lo scadimento ormai grottesco della qualità della politica italiana.
Troppa grazia per Sua Grazia. Io ho solo un dubbio: non ho capito bene cosa intenda fare se eletto, se proporrà al Parlamento Europeo una seria riforma del Valzer o si limiterà ad alcuni piccoli cambiamenti progressivi. Se intende intervenire sul caro prezzi delle scarpe di vernice o sugli standard delle fasce per smoking.
Mi chiedo anche se gli hanno detto che quando butterà male non gli sarà consentito ammiccare alla Carlucci e nemmeno aggrapparsi alla nervosa Titova. Emanuele e i ragazzi di Via Savoia (così evitiamo di citarli tutti ogni volta), si candidano ma nel momento della Guerra dei Roses di Arcore la boutade del ballerino regale pare interessare poco o nulla.
Intanto io fischietto e continuo a ballare da solo, sorrido a telecamere inesistenti e spero che magari ora che tutte le veline e i tronisti di ogni casta e censo trovano posto in politica, le file di ballerini di prima serata si sfoltiscano e si liberi qualche posto per me e per altri che vogliono solo parlare di Europa, che vogliono solo parlare di politica.
E magari parlare di come questo governo ha smontato le principali riforme per la concorrenza realizzate da Bersani nella scorsa legislatura: class action rese impossibili per l’esclusione delle associazioni consumatori, para-farmacie costrette alla chiusura, authority di controllo assoggettate ai poteri di nomina di maggioranza parlamentare.
E magari parlare di come questa destra approfitta della crisi per realizzare il suo programma di sempre: proteggere le rendite e scaricare sui lavoratori, sui diritti e sulle retribuzioni l’aggiustamento delle finanze del paese con i lavoratori che vengono colpiti due volte e cioè sia come cittadini-lavoratori e come cittadini-consumatori.
E magari parlare di come si debbano agganciare i temi del lavoro, del welfare ad una nuova visione di Europa.
Perche non c’è da stare allegri di fronte alla drammatica tripletta prevista per l'Ue nel 2009-2010:
-4% (Pil); +14 milioni (disoccupati); + 20% (debito pubblico).
È evidente che le politiche nazionali di bilancio, retoricamente coordinate, non funzionano e che, comunque, l'esplosione dei debiti pubblici limiterà sempre di più gli spazi di manovra interni. Senza
un'istituzione federale,come
Insomma, la morsa della destra sull'Ue impedisce le riforme istituzionali e di conseguenza blocca le politiche necessarie a contrastare la crisi in corso.
Ecco il nodo politico delle elezioni europee.
Per uscire dalla crisi è, infatti, necessario un “Piano Europeo per il lavoro”.
Non una lista della spesa, ma un patto politico di dimensione europea tra governi, forze sindacali e produttive. Un patto analogo per portata al compromesso socialdemocratico o rooseveltiano, realizzato a scala nazionale a cavallo della II Guerra Mondiale, per fondare i welfare states e le democrazie delle classi medie.
Un patto per un insieme coerente di interventi pubblici, decisi e finanziati a livello europeo attraverso l'emissione di eurobonds, per investimenti infrastrutturali, per lo Small Business Act, per il reddito e la formazione dei disoccupati, per inevitabili processi di ristrutturazione delle imprese della manifattura e dei servizi (auto e non solo), per programmi di ricerca e sviluppo, per la cooperazione fiscale.
Senza un Piano Europeo per il lavoro, ossia senza un forte impulso alla domanda “interna” europea,
un potenziale di 500 milioni di consumatori, la prospettiva giapponese, la stagnazione, è inevitabile.
Ed i 14 milioni di disoccupati in più rimarranno per anni ed anni senza lavoro. Con inevitabili conseguenze sociali e politiche: protezionismo, nazionalismo, razzismo, divisione ed indebolimento
dei lavoratori, restringimento degli spazi democratici.
Nella campagna elettorale, i partiti riformisti devono rendere chiaro alle opinioni pubbliche il nesso tra uscita dalla crisi ed Ue. Rimanere abbarbicati al riformismo in un solo Paese, non solo li condanna alla sconfitta, ma lascia tutta l'Europa ad una deriva di impoverimento economico, civile e democratico.
Ah scusate se ho voluto parlare solo di POLITICA.
Riflessioni nate dopo la lettura
di uno scritto di Michele Dalai
UN BRAVO A PAOLO PERRONE.
ANZI BRAVISSIMO.
Onore e gloria al Sindaco di Lecce Paolo Perrone.
Tranquilli non sono impazzito, né ho cambiato credo politico ma apprezzo tantissimo le decisioni prese da Paolo Perrone.
Ebbene si, perché con la scelta di defenestrare dalla giunta comunale di Palazzo Carafa il gruppo di Adriana Poli Bortone probabilmente ha messo fine alla sua esperienza da Sindaco (difficile possa continuare la sua esperienza con numeri in consiglio molto risicati) ma ha concorso a fare chiarezza nella politica leccese e salentina.
Perché diciamolo chiaramente non si può stare con due piedi in una scarpa, la signora Poli non può sostenere al Comune di Lecce il PDL e poi corrergli contro alle provinciali.
La signora Poli non può farsi eleggere senatrice (capolista al Senato del PDL nel 2008) e poi solo un anno dopo fondare un movimento a favore del Sud come se fosse così ingenua dal non sapere che questo governo sarebbe stato ostaggio dei ricatti della Lega Nord.
La senatrice Poli non può dire che le province sono enti inutili e dopo 15 giorni candidarsi per fare un dispetto agli ex compagni di partito.
Va lodata quindi la decisione di Paolo Perrone anche perché ha introdotto elementi di chiarezza nella politica salentina.
C’è di più, io credo che Berlusconi e Franceschini debbano imparare da Paolo Perrone e concorrere anche loro a fare chiarezza nella politica italiana.
Come?
Mettendo Casini e L’Udc nelle condizioni di scegliere con chi stare e di non fare alleanze con il centrosinistra a Trento, con il centrodestra in Sardegna, poi ancora con il centrosinistra e cosi via……
Parliamoci chiaro c’è bisogno che i leader di PD e PDL mettano Casini nelle condizioni di non sfruttare a suo favore il sistema elettorale delle Provinciali, che prevede il ballottaggio se nessuna coalizione raggiunge il 50%+1 dei voti, perché altrimenti si mettono i centristi nelle condizioni di poter dettare condizioni anche con percentuali basse.
Bisogna insomma mettere nelle condizioni tutte quelle forze che si dicono centriste (ma si legge della “pagnotta”?!?!?) di fare una scelta di campo e di non sfruttare la grande anomalia italiana dei 5 sistemi elettorali diversi (comunali, provinciali, regionali, politiche, europee).
C’è il rischio reale infatti che l’anno prossimo i centristi alle regionali (con un sistema elettorale che prevede la vittoria al primo turno senza il raggiungimento del 50%+1) possano di nuovo allearsi ora con questo ora con quello a seconda delle convenienze politiche.
Voglio chiudere ponendomi e ponendo a tutti un interrogativo:
ma questa domanda e soprattutto questa voglia di chiarezza non dovrebbe partire, soprattutto in contesti come quello Galatonese, da chi si professa e si propone all’elettore come forza riformista e progressista?
N.B.
A conferma del fatto che non sono impazzito credo che ora sia doveroso da parte del Sindaco di Lecce Paolo Perrone dimettersi dalla carica di Sindaco perché non più sorretto dalla maggioranza che democraticamente lo ha eletto, ma dai transfughi del centrosinistra.
IN RICORDO DI
ALDO MORO E PEPPINO IMPASTATO
Il 9 maggio del 1978 morivano Aldo Moro e Peppino Impastato.
È ripetitivo ricordare la caratura morale e politica del grande statista della DC, io voglio solo rammentare il suo impegno a favore della scuola pubblica e per aver concorso alla scrittura degli articoli 33 e 34 della Costituzione che ponevano l’Italia all’avanguardia nel mondo.
Il giovane Moro, durante i lavori della costituente, combatté infatti per tre diritti fondamentali: ogni persona deve essere istruita, ogni famiglia deve decidere gli indirizzi dell’istruzione, ogni cittadino deve difendere le proprie idee senza e senza ma.
Meno famoso ma altrettanto degno di essere ricordato è Peppino Impastato.
Peppino Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso nel
Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia di casa, ed avvia un'attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L'idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal
Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati; partecipa alla costituzione e allo svolgimento di numerose attività culturali nel campo della musica, del cinema e del teatro.
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale.
Stampa, forze dell'ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l'attentatore sarebbe rimasto vittima e di suicidio dopo la scoperta di una lettera scritta in realtà molti mesi prima. L'uccisione o, come si fece credere, l'incidente non destò il clamore dovuto, forse anche per il fatto che lo stesso giorno veniva ritrovato, in via Caetani a Roma, il corpo del presidente della DC Aldo Moro.
Con queste parole e con le citazioni che seguono ho voluto molto umilmente ricordare due grandi uomini nel giorno dell’ anniversario della loro morte.
Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi. (Aldo Moro)
Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio,
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare,
aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato,
si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore.”
(Dalla canzone I Cento Passi dei Modena City Ramblers)