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lunedì, 29 giugno 2009

PENSIERI...

 

“Amerigo, lui, aveva imparato che in politica i cambiamenti avvengono per vie lunghe e complicate, e non c’è da aspettarseli da un giorno all’altro, come per un giro di fortuna; anche per lui farsi un’esperienza aveva voluto dire diventare un poco pessimista. D’altro canto c’era sempre la morale che bisogna continuare a fare quanto si può, giorno per giorno; nella politica, come in tutto il resto della vita, per chi non è un balordo contano quei due principi lì: non farsi mai troppe illusioni e non smettere di credere che ogni cosa che fai potrà servire”

 

postato da: messapico85 alle ore 11:53 | link | commenti
categorie: sinistra
venerdì, 26 giugno 2009

Gestore unico nell’Ato Lecce 2, via libera dal Tar

 

Via libera alla gara da 120 milioni di euro per il gestore unico del servizio di igiene urbana nell’Ato Lecce 2. Il Tar di Lecce ha depositato un’importante sentenza con la quale la terza sezione del Tribunale amministrativo, presidente Cavallai ed estensore Moro, ha respinto

il ricorso presentato dalla società Seta contro il bando indetto dall’Ato Lecce 2 per l’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti.

 Il gestore unico ora dovrà servire l’ambito dell’Aro 5 costituito da dieci comuni del Sud Salento per un bacino di utenza complessivo di 100mila abitanti che comprende Alezio, Aradeo, Collepasso, Galatone, Gallipoli, Nardò, Neviano, Sannicola, Seclì e Tuglie.

Entrando nel dettaglio del ricorso e della sentenza, la ditta “Seta” contestava la possibilità per l’Amministrazione dell’Ato di affidare al gestore unico il servizio di igiene urbana anche nel Comune di Gallipoli, rivendicando il proprio diritto a proseguire la gestione fino alla scadenza

contrattuale fissata al 2012. Il giudice amministrativo accogliendo la tesi difensiva dell’avvocato Pietro Quinto per conto del Comune di Gallipoli e dell’avvocato Luigi Quinto per conto dell’Ato Lecce 2, ha giudicato legittimo l’operato dell’Ato ritenendo, seppur in sede cautelare che il Comune di Gallipoli potesse essere inserito sin da subito nell’affidamento

in considerazione della dubbia possibilità di opporre a soggetti terzi affidamenti, come quello alla Seta, disposti in violazione delle procedure di evidenza pubblica.

“Per effetto della decisione del Tar - spiegano gli avvocati Pietro e Luigi Quinto - si potrà ora procedere all’individuazione del gestore unico per l’espletamento del servizio in 10 importanti comuni del Sud Salento che finalmente dovrebbe porre fine ai problemi operativi verificatisi di recente anche a causa della frammentazione del servizio”.

L’appalto di 125 milioni di euro con l’espletamento di una gara unica per l’intero bacino, fortemente voluto dal presidente dell’Ato Lecce 2 Silvano Macculi, consentirà secondo i legali, all’intero territorio di compiere un salto di qualità sotto il profilo ambientale.

Fonte: www.ilpaesenuovo.it

postato da: messapico85 alle ore 12:39 | link | commenti
categorie: problema rifiuti
martedì, 23 giugno 2009

ANALISI DEL VOTO

 

È il tempo di una giusta e doverosa analisi del voto.

Cercherò di analizzare il significato politico del voto sia a livello provinciale e sia a livello comunale.

In Provincia vince Gabellone sulla Capone e sulla Poli.

Le ragioni della sconfitta del Centrosinistra sono molteplici ma io ne voglio mettere in evidenza alcune in particolare:

 

·        Il percorso che ha portato alla candidatura di Loredana Capone (che comunque va ringraziata per la generosità e per il coraggio mostrato) è stato frastagliato, pieno di tensioni e di dolorose perdite per il PD e per il centrosinistra.

Il fatto di non essersi aperti a meccanismi di partecipazione popolare non ha sicuramente avvantaggiato la candidata e la sua coalizione.

 

·        Un altro fattore importante, da molti trascurato, è che rispetto a 5 anni fa il centrosinistra ha perso molte risorse e molte personalità che avevano contribuito alla vittoria di Giovanni Pellegrino. Probabilmente questa sconfitta dovrà farci riflettere sulla validità e sulla efficacia dell’azione politico-amministrativa della compagine di Pellegrino.

 

·        Infine Loredana Capone paga sicuramente, rispetto a 5 anni fa, lo scarso radicamento sul territorio dei partiti della sua coalizione. Basti pensare agli esempi PD e Sinistra per il Salento (Movimento Vendola).

 

Un breve commento meritano la Poli e Gabellone.

Adriana Poli credo abbia fatto un grosso errore. Credo che la politica non si faccia nè per risentimento né per rincorrere la poltrona. È di immediata evidenza che il movimento della Poli nasce perché il PDL non riconosce all’eurolady un ruolo importante nel governo Berlusconi.

Da qui la nascita di un terzo polo che ottiene un risultato dignitoso ma niente più.

Gabellone vince perché sfrutta la forza di un PDL molto forte in provincia (un ministro, un sottosegretario e svariati onorevoli e senatori) e perché sfrutta un vento e una congiuntura politica favorevole.

Veniamo infine ad un’analisi galatonese.

Qui l’analisi è per il centrosinistra non prima però di aver fatto gli auguri di buon lavoro a Nisi e Tundo.

A Galatone il centrosinistra tiene ma è chiaramente moribondo. Va avanti a stenti e a tentoni dal 2006 quando terminò anticipatamente l’esperienza del governo locale di centrosinistra.

Chi mi legge sa che nei mesi scorsi ho scritto e detto molto sul Partito Democratico (anche per un senso di appartenenza che non rinnego affatto).

Dire che avevo ragione non serve anche perché non c’è modo più intenso di aver torto che avere ragione in ritardo.

Serve però capire perché rispetto alle politiche 2008 il PD perde nel confronto con europee e provinciali 2009 rispettivamente il 10% e il 15%.

Per me la spiegazione era ed è semplicissima: la politica del nulla porta al nulla.

Scarso radicamento sul territorio, scarsa attenzione verso i temi politico-amministrativi, opposizione inesistente e connivente e soprattutto scarsa chiarezza politica sono le cause di questa debacle di cui non c’è da essere contenti.

Gli elettori in questo modo è normale che scappino a gambe levate rifugiandosi parte nell’IDV, parte nell’astensionismo e parte verso altri lidi.

Diciamolo chiaramente QUESTO PD non serve.

Serve invece un partito pesante che stia vicino e possa ascoltare i problemi della gente e si metta quindi in connessione con il territorio.

Serve inoltre un rinnovamento VERO della classe dirigente anche perché dal voto è venuta una chiara richiesta di cambiamento, di rinnovamento anche dentro il PD, pensiamo solo alle preferenze per le Europee. Tutti parlano della Serracchiani, e giustamente, perché ormai Debora è diventata un simbolo. Ma pochi parlano di Francesca Barracciu, che in Sardegna ha preso 116 mila voti di preferenza su 170 mila voti di lista. David Sassoli ha superato i 400 mila voti nel Centro, Rita Borsellino ne ha presi 200 mila in Sicilia, il sindaco di Gela Crocetta è arrivato a 140 mila e cosi via….   

Infine dobbiamo smetterla di farci del male perché, non nascondiamocelo, a sinistra siamo specialisti nel farci più problemi di quanti già non se ne presentino e perché siamo maestri nel segare l’albero sul quale siamo seduti.

Allora l’augurio per noi e per il paese è che le forze riformiste e progressiste di questa comunità si mettano assieme per ricominciare a lavorare ed a crescere.

 

 

P.S.

Rimando ad un prossimo post un commento sulla porcata tutta pugliese delle alleanze PD-UDC-IO SUD.

sabato, 20 giugno 2009

BALLOTTAGGIO DEL
21 e 22 GIUGNO 2009


ELEZIONI PROVINCIALI

VOTIAMO

fac-simile

postato da: messapico85 alle ore 08:54 | link | commenti
categorie: appelli
giovedì, 18 giugno 2009

LA DESTRA, LE CASTE E LA GRANDE RESTAURAZIONE

La Relazione Annuale dell’Autorità Antitrust per il 2008 presentata ieri descrive chiaramente la Grande Restaurazione delle rendite in atto nel nostro Paese. Gli interventi di regolazione concorrenziale dei mercati, coraggiosamente avviati da Bersani tre anni or sono, non solo non vanno avanti, ma vengono sistematicamente smontati.

Siamo di fronte ad una «fenice corporativa alimentata da gruppi tutori degli interessi di categoria», afferma il Presidente Catricalà, il quale, senza giri di parole, dice al Parlamento che «il processo di apertura dei mercati deve essere riavviato». E ricorda le riforme introdotte nella scorsa legislatura e eliminate o pesantemente attaccate negli ultimi mesi.

Come già denunciato su questo giornale, l’elenco comprende le banche, le assicurazioni, i servizi pubblici locali, la class action, le parafarmacie, la fornitura di energia elettrica e gas, le comunicazioni, i trasporti.

Insomma, approfittando della crisi in corso e della moda anti-mercatista, seguita oggi anche da qualche riformista smarrito, il Governo realizza a tappe forzate un altro capitolo del suo programma fondamentale di sempre. Un programma corporativo, attuato anche attraverso l’abbattimento delle misure contro l’evasione fiscale; l’allentamento delle norme e dei controlli per la sicurezza sul lavoro; l’ulteriore compressione delle retribuzioni e del welfare dovuta alla riscrittura del modello contrattuale; il taglio cieco alle risorse per i servizi pubblici.

La coerente realizzazione del patto corporativo spiega, in parte rilevante, la forza elettorale della destra in Italia, confermata nelle recenti elezioni europee ed amministrative. Spiega gli applausi o, nel migliore dei casi, l’indifferenza delle platee di industriali junior e senior e di lavoratori autonomi verso il Presidente del Consiglio quando attacca il Parlamento o la libertà di opinione e di informazione.

Spiega anche perché il consenso goduto dalla destra va al di là delle sorti del suo capo.

In sintesi, il successo della destra ha solide ragioni materiali. Berlusconi usa Noemi come un’arma di distrazione di massa, mentre Tremonti, Sacconi, Brunetta portano avanti un programma di ricollocazione dell’Italia nel quadro di divisione internazionale del lavoro.

Una ricollocazione al ribasso, segnata da una società sempre più polarizzata, bloccata, castale in termini di distribuzione di redditi e di opportunità e sempre meno democratica in termini di diritti civili e politici.

In realtà,una ricollocazione impossibile, perché esclude larga parte delle classi medie e penalizza la parte più dinamica ed innovativa del lavoro e dell’impresa.

Una contraddizione sulla quale il Pd ed il centrosinistra dovrebbero lavorare.

STEFANO FASSINA www.unità.it

postato da: messapico85 alle ore 17:23 | link | commenti
categorie: analisi politica
sabato, 13 giugno 2009

...VORREI APPARENTARMI CON LA PARTE PIU' A DESTRA DI ME STESSO...MA NON CI RIESCO...MI PARE UN'ARDUA IMPRESA...

postato da: messapico85 alle ore 08:59 | link | commenti
categorie: riflessioni
mercoledì, 10 giugno 2009

ANALISI FLUSSI ELETTORALI

 

Alle elezioni politiche erano più di 12milioni. Un anno dopo - cioè alle Europee- sono diventati 8 milioni: 4 milioni in meno. Ma per capire le dimensione dell'emorragia di voti del Partito democratico, bisogna tener presente che gli elettori «entrano» ed «escono».

I 4 milioni in meno sono dunque il risultato della somma algebrica tra queste entrate e queste uscite.

L'analisi dei flussi elettorali svolta dall'istituto di ricerche di opinione Swg offre una fotografia precisa del «bilancio elettorale» dei partiti ed è anche una guida preziosa per ragionare sulle possibili alleanze oltre che per individuare i temi politici ai quali sono maggiormente sensibili gli elettori.

Il dato più appariscente conferma un’impressione diffusa.

E cioè che la sirena che ha più attrae i transfughi democratici è il partito di Di Pietro.

In effetti è stato così: dalle politiche del 2008 alle Europee di sabato e domenica, 939.000 elettori sono passati dal Pd all'Italia dei valori. Il processo inverso è stato compiuto da 149.000 elettori.

Notevole anche l'emorragia democratica a favore delle formazioni della sinistra radicale, con un rapporto analogo (6 a 1) tra le «uscite» e le «entrate »: hanno votato per Rifondazione comunista e per il Pdci 294.000 ex elettori del Pd, e altri 342.000 hanno scelto Sinistra e libertà. Se si considera che la sinistra radicale alle Europee ha ottenuto poco meno di 2 milioni di voti, si ha quest'altro dato significativo: un terzo del suo elettorato è stato costituito da transfughi democratici.

Complessivamente, gli elettori del Pd passati ad altre formazioni di centrosinistra e di sinistra (vanno aggiunti altri 56.000 che hanno votato formazioni minori dell'area e i 224.000 che hanno scelto i radicali) sono stati tra il 2008 e 2009 quasi 2 milioni (esattamente 1.855.000).

A compiere il percorso inverso sono stati 240.000.

Secondo lo studio della Swg è stato consistente, anche se non paragonabile a quello appena descritto, il passaggio di elettori del Pd a formazioni del centrodestra e del centro: hanno votato per il Popolo della libertà o per la Lega Nord, 265.000 dei democratici del 2008. E altri 198.000 sono passati all'Unione di centro. Se a questi si aggiungono i 24.000 che hanno optato per altre formazioni minori del centro o del centrodestra, si ha un totale di quasi 500.000 elettori (esattamente 487.000). A compiere il percorso inverso sono stati 319.000.

Riassumendo.

Per ogni 8 elettori del Pd passati tra il 2008 e il 2009 ad altre formazioni del centro sinistra, uno ha compiuto il percorso inverso.

Per ogni 2 democratici andati al centrodestra, uno si è spostato nel modo opposto.

 

A voler utilizzare questi dati per calibrare la linea politica, il risultato è evidente: il Pd ha perso una parte considerevole dei suoi voti a favore delle formazioni che hanno sostenuto le posizioni più radicali e «antiberlusconiane ». Ma la causa più profonda dell' emorragia dei voti è stata un'altra ancora: l'astensionismo. Se, infatti, quasi due milioni di elettori democratici sono andati verso altri partiti del centrosinistra e mezzo milione si è orientato sul centrodestra, sono stati quasi

tre milioni (esattamente 2.838.000, il 23,2% degli elettori del 2008) a restare a casa. Un numero enorme, neanche lontanamente compensato da quei 339.000 elettori che alle Politiche si erano astenuti e alle Europee hanno votato Pd.

Lo stesso fenomeno ha colpito, in misura leggermente minore, il Popolo delle Libertà. Il 18,3% del suo intero elettorato del 2008 non è tornato alle urne. Si tratta di quasi 2 milioni e mezzo di persone (esattamente 2.497.000). Tra le forze della stessa area, è stata la Lega Nord a erodere maggiormente l’elettorato di Berlusconi (ha portato via 533.000 voti) ma, alla fine, il saldo è quasi in pareggio perché sono stati 433.000 gli elettori leghisti che dal 2008 al 2009 sono passati al Pdl.

Un dato che darà forza agli argomenti di chi, nel Popolo delle libertà, contestata l’appiattimento di Berlusconi sulle tematiche care a Umberto Bossi.

flussielettorali

giovedì, 04 giugno 2009

DAL WEB...

Bologna 3 giugno 2009

 

 

Care amiche e cari amici,

nel momento in cui ribadisco la mia già provata volontà di rimanere al di fuori

della politica del nostro Paese, sento il dovere, come semplice cittadino, di

sottolineare l’importanza del voto a cui noi italiani siamo chiamati.

Anzitutto un voto per l’Europa.

In questa linea richiamo la necessità di rafforzare il Partito Democratico

ricordando come esso abbia sempre con convinzione sostenuto le grandi

scelte europee quali l’euro e l’allargamento che , come si è dimostrato in

questa fase di durissima crisi , sono la principale difesa per l’Europa e l’Italia.

La seconda ragione nasce dall’intensificarsi di numerosi segnali di allarme e

di interrogativi da parte di tanti amici ed osservatori stranieri per la caduta di

dignità e per la qualità democratica del nostro paese, segnali che ho colto

con sofferenza nella mia attività internazionale. Di fronte a questo il Partito

democratico, pur nel suo non facile cammino, è l’unica concreta risposta.

Non è tempo né di astensioni né di sofisticate distinzioni.

È il momento di dimostrare che l’Italia può essere diversa , che ha profonde

radici etiche e che è ancora capace di contribuire alla crescita democratica di

una nuova Europa.

 

 

Con amicizia

Romano Prodi

postato da: messapico85 alle ore 16:06 | link | commenti
categorie: appelli
lunedì, 01 giugno 2009

LE BALLE DI BERLUSCO-NISI

Ieri sera il candidato locale del PDl ha dichiarato: "Il Presidente Berlusconi ha detto che il nucleare in Puglia non si farà" ( sarebbe stato cosi fesso da farlo in campagna elettorale?)

Mi chiedo: dobbiamo credere alle parole di un candidato di paese o alle parole di un Ministro della Repubblica, nella fattispecie, Raffaele Fitto:

Fitto__nucleare[1]

Qualcuno ci chiarisca chi sta prendendo in giro gli elettori?

MONDO MEDIA

postato da: messapico85 alle ore 09:02 | link | commenti
categorie: media, spot