Arriva la ripresa? Se tutto va bene nel 2014...
di Antonio Polito
Corrado Passera ha detto l'altro giorno che il «calo del Pil è da guerra, ci vuole uno choc, ci vuole una roba grossa positiva che giri il segno del -6% verso il positivo». Ma Passera è un banchiere, e si sa che di questi tempi il governo non ascolta i consigli dei banchieri. Francesco Giavazzi ha invece detto che «
Giorgio
Però ieri ho sentito quello che dice il Centro Studi Economia Reale, che è presieduto da Mario Baldassarri, il quale è sì un economista, ahilui, ma anche un esponente del Pdl, anzi è il presidente della Commissione Finanze del Senato. E quello che dice quel rapporto è quanto segue.
Il governo sostiene che la crisi è finita e arriva la ripresa. Ma che cos'è la ripresa? Quand'è che una crisi è finita? Anche il buon senso dice che la crisi è finita quando l'economia torna ai livelli di prima, quando torniamo tutti ricchi come lo eravamo nel 2007. E quando tornerà l'Italia ai livelli di prima?
Il centro di Baldassarri ha fatto un esercizio di previsione, ipotizzando lo scenario migliore: che cioè davvero la crisi finanziaria sia finita, che i tassi di interesse non salgano, che il cambio dell'euro non peggiori. Ebbene, ecco i risultati.
Nella migliore delle ipotesi, il prodotto interno lordo italiano tornerebbe al livello del 2007 soltanto nel 2014, così come il livello dell'occupazione e quello della disoccupazione. I consumi recupererebbero lo stesso valore tra il 2012 e il 2013. Il deficit pubblico tornerebbe sotto il 3% soltanto nel 2015, e tornerebbe all'1,5% del 2007 addirittura nel 2016. Il debito pubblico continuerebbe a crescere fino al 2015, e tornerebbe sotto il 105% registrato nel 2007 non prima del 2020.
Possiamo dunque dire che questa benedetta crisi, almeno per quanto riguarda l'Italia, ci metterà tra i sette e i tredici anni per essere completamente riassorbita, a seconda che la si guardi dal punto di vista del prodotto, dei consumi, dell'occupazione o della finanza pubblica. E - badate bene - quando si dice che il Pil torna al livello del 2007 si intende che torna a livelli già allora molto bassi, perché nei dieci anni precedenti il Pil italiano era comunque cresciuto molto meno della media europea.
La conclusione che ne trae il rapporto di questo Centro studi - il cui animatore, ripeto, è un importante esponente della maggioranza - è che bisogna fare qualcosa. Che non si può aspettare inerti di arrivare al 2020 per rientrare in limiti appena accettabili di debito, né si può aspettare il 2014 per tornare a livelli appena decenti di occupazione. Quel qualcosa, per Baldassarri, è un intervento massiccio ma possibile per tagliare le uniche due voci di spesa pubblica tagliabili: la spesa per acquisiti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche, e delle Regioni in particolare, cresciuta della bellezza di 32 miliardi tra il 2001 e il 2008 e destinata a crescere di altri 20 miliardi da qui al 2013; e i trasferimenti pubblici a fondo perduto, che sono passati da 30 miliardi che erano nel
Recuperare questi soldi - che non corrispondono certo a un migliore servizio nella sanità, o a una crescita economica nelle aree depresse del paese, e dunque sono improduttivi - potrebbe consentire di investire grandi risorse nell'economia reale, rimettendo nelle tasche degli italiani almeno 35 miliardi di euro. Sarebbe - se così si può dire - uno «stimolo all'italiana». Noi non possiamo fare certo come Obama, che ha fatto schizzare debito e deficit per finanziare la ripresa. E in questo senso il governo fa bene a non peggiorare ulteriormente i nostri conti pubblici. Ma recuperando l'ispirazione originaria del centrodestra - quella che gli ricordano
Come tagliare, e come investire queste risorse è ovviamente libera materia di dibattito politico. Ma il problema italiano è che questo dibattito non c'è nemmeno, perché il governo ha detto che finché dura la crisi non si può fare niente. Cioé fino al 2014? Cioè in questa legislatura e pure nella prossima? E può durare davvero tanto un governo che non fa niente per anni in attesa che l'inerzia ci riporti dove eravamo sette anni prima?
ECCO PERCHÈ STO CON MARINO
Vi spiego in modo originale perchè sosterrò la battaglia per Ignazio Marino segretario nazionale del Partito Democratico:
BARBARIE
Quando il sacco è vuoto non sta in piedi.
L’Italia è vuota, di soldi, di valori, di vitalità e di speranze.
Le uniche notizie che emergono dal mondo politico istituzionale, quello che dovrebbe tentare di far stare in piedi il sacco, hanno scenografie inquietanti: puttanelle in mutande vicino alle scrivanie, fuori orario accanto alle bandiere tricolore e europee, in sollazzo magari sotto la foto del Presidente da gente di Stato con la cravatta slacciata; allegre minorenni in fase depressiva, affamate di notorietà; guerre sorde e a colpi di ricatti tra giornalisti con le mani in pasto e massime autorità del Paese; gite in barca di moralisti e affaristi della sanità, a braccetto; cantatine popolaresche nei fumi delle salsicce delle feste di
partito di chi pensa che gli italiani veri siano solo sottocultura; vecchie orge maschiliste d’ambiente fascista pronte a diventare materia di trattativa politica nel palazzo; donzellette con giarrettiere infiorate che cantano in dialetto nordico.
A leggere le notizie di tutti i giorni nei piani alti del Palazzo non c’è nessuno che non sia un puttaniere. Bisogna pur dire che il fenomeno rientra in quello più ampio che vede, annualmente, nove milioni di italiani andare a caccia di sgualdrine. Ma che paese è questo?
È il paese delle barbarie, di barbarie che si consumano come l’acqua da bere anche se non si ha sete, perché fa bene comunque.
Da noi è intramontabile il mito dei moderati e della moderazione.
Le elezioni, si dice, le vincono sempre loro. Eccoli infatti all’opera. Si vede che trattenersi troppo, controllare l’esplosione anarchica degli istinti per essere misurati e per potersi definire moderati e timorati di Dio, trova nella dissipazione dei sensi una valvola di sfogo.
Insomma il moderato è un represso sessuale.
Speriamo che le prossime elezioni le vincano gli smoderati.
Vincenzo Cerami

Regione Puglia
Antonio Maniglio
Presidente gruppo consiliare
Dopo i tagli della Gelmini e la denuncia degli studenti e del Rettore
Due milioni di euro all’Università
del Salento
Lo ha deciso oggi la prima commissione consiliare
della Regione Puglia.
“Il ministero dell’Università ha tagliato nei mesi scorsi i fondi all’ateneo leccese,
aggravando ulteriormente una situazione di difficoltà che rischia di creare problemi di funzionalità dei servizi e di qualità della didattica per ricadere, in definitiva, sugli studenti.
E bene hanno fatto gli studenti a mobilitarsi subito per impedire un nuovo incremento delle tasse proprio a causa dei tagli della Gemini.
E altrettanto importante è stata la reazione del Rettore che, estraneo a qualsiasi logica politica, ha espresso pubblicamente il proprio dissenso verso una scelta che penalizza l’intero ateneo.
Certo è sorprendente che i tanti parlamentari e consiglieri regionali del Pdl, nonché il neo presidente della Provincia, che pure esternano a ogni piè sospinto, non abbiano trovato il tempo per esprimere una qualche opinione e, magari, attivarsi per trovare qualche soluzione riparatrice.
Prendiamo atto che non si vuole disturbare il ministro Gelmini che, al contrario, sta arrecando danni continui alla scuola e all’Università visto che l’unica pratica che esercita è quella dei tagli dei docenti e dei precari e delle risorse.
Ma
L’Università di Lecce avrà quindi un finanziamento di 2 milioni di euro per questi ultimi mesi del 2009 (Bari ne avrà 4 e Foggia 1); il resto delle risorse (3 milioni di euro) verrà ripartito dalla conferenza regionale dei rettori e ci sarà, pertanto, un ulteriore contributo.
Questo ulteriore impegno di spesa a favore dell’ateneo salentino è coerente con quanto fatto nei mesi passati.
Se oggi il prof. Cingolani annuncia l’imminente apertura del nuovo centro di
nanotecnologie, con conseguente assunzione di giovani ricercatori, è proprio in virtù di un finanziamento regionale di 10 milioni di euro.
L’evidenza dei fatti, pertanto, non consente smentite: mentre a Roma Berlusconi
taglia, a Bari si reperiscono risorse indispensabili per non far crollare il sistema
universitario pugliese e, addirittura, per qualificarlo ulteriormente.
Non ci pare una differenza da poco.
Lecce, 17 settembre 2009 Antonio Maniglio
IL PD E LA GRANDE SFIDA DELL’ECONOMIA
La questione dell’autonomia culturale del Pd fa capolino nel dibattito congressuale. Ma la discussione è generica, quindi inutile.
Che vuol dire autonomia culturale? Solo un esempio tra i tanti. Vuol dire riconoscere che le prospettive di crescita economica di qualità sociale e ambientale non dipendono dalla regolazione del mercato del lavoro o dall’articolazione del modello contrattuale o vi dipendono solo in misura marginale.
La flessibilità del lavoro e il contratto di secondo livello possono essere utili per la produttività, manon hanno gli effetti miracolosi propagandati da Sacconi e dai sostenitori del Protocollo sul modello contrattuale. Anzi, in un contesto inadeguato, l’Italia della destra ostile alle riforme, incentivano la competizione di costo fondata sulla svalutazione del lavoro.
Infatti, la produttività del lavoro non dipende dal lavoratore. Dipende da variabili esogene all’azienda e fuori dalla portata del lavoratore. Dipende dalla qualità del capitale sociale (legalità, civismo, coesione, apertura culturale) ed infrastrutturale, dalla qualità della forza lavoro, dall’efficienza dei servizi privati e pubblici alle imprese, dagli investimenti delle imprese, dalla contendibilità degli assetti proprietari, dalla qualità del management e dall’organizzazione dei processi produttivi. Dipende dalle politiche di bilancio, dalle politiche monetarie e dalle politiche industriali.
Una lettura meno ideologica degli Usa avrebbe riconosciuto che negli ultimi 15 anni la produttività, da quelle parti, è stata trainata non dalla flessibilità del mercato del lavoro, ma dagli investimenti innovativi delle aziende private e pubbliche e, soprattutto, da politiche monetarie e di bilancio iper-espansive, tali da radicare credibili aspettative di crescita e tenere alta la propensione al rischio, gli investimenti delle imprese, i consumi a debito delle famiglie.
In questi anni, è stato indicatore di subalternità culturale il dominio tra i riformisti della nouvelle vague degli economisti del lavoro e dei giuslavoristi.
Un dibattito serio avrebbe discusso di politiche macroeconomiche e politiche industriali per l’innovazione, in particolare a livello europeo, oltre che di regolazione concorrenziale dei mercati. Invece, segnalava inascoltato Jean-Paul Fitoussi nel 1997, quel dibattito è stato proibito dall’egemonia della auto-regolazione dell’economia di mercato, della nocività immanente dell’intervento pubblico, della oggettività della politica monetaria.
La crisi in corso e le risposte disinvolte delle destre, paradossalmente all’attacco ricorda Roberto Petrini nel suo interessante «Processo agli economisti», sono un’occasione irripetibile per definire una politica economica all’altezza delle sfide di fronte a noi.
Stefano Fassina www.unita.it
ACQUA DA TUTTE LE PARTI
Pubblico qui di seguito un articolo scritto da Mariangela Maturi, giornalista del Manifesto, mi pongo e sottopongo a voi una domanda retorica: Il nostro Comune è a conoscenza di quanto segue? Se si quali provvedimenti o modifiche porta avanti?
"Tentar non nuoce. Così dal governo giunge voce di qualche manovra che silenziosamente spinge verso la privatizzazione dei servizi pubblici locali, acqua compresa. Ad agosto c'è stato un intervento del ministro dell'economia Tremonti, ora ci si mette Fitto, responsabile degli affari regionali. Così da due giorni sono state approvate alcune subdole modifiche all'articolo 23bis che riforma l'amministrazione dei servizi pubblici locali e riguarda la gestione dell'acqua, dell'energia, del gas, dei rifiuti e del trasporto urbano. Il nodo cruciale delle riforme nella gestione riguarda proprio i criteri di affidamento dei servizi: d'ora in poi la «via ordinaria» di gestione di un bene come l'acqua sarà regolata dalla compartecipazione in una Spa di un ente locale e di un privato scelto attraverso gara, che disporrà di non meno del 40% del capitale e ne sia socio «industriale». L'unica eccezione che consente ad un Comune di proseguire la gestione con il totale capitale pubblico è concessa solo in condizioni straordinarie e preventivamente approvata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Quindi, sarà sempre più difficile che un Comune possa gestire una Spa in autonomia. Marco Bersani dell'associazione Attac spiega: «Sembra che il governo abbia raccolto il richiamo di Confindustria sulle casse sicure. Non c'è entrata più sicura di quella dei servizi pubblici, quindi la direzione intrapresa è verso la privatizzazione dei servizi pubblici, dall'acqua alla luce e il gas».
Esiste, per gli enti locali, un modo per evitare di privatizzare anche un bene pubblico come l'acqua? «Si, il modo c'è – spiega Bersani – alcuni Comuni stanno già cambiando il loro statuto in questa direzione: se l'acqua viene considerata 'bene privo di rilevanza economica', la gestione esce dall'ambito della normativa governativa e il bene viene considerato per la sua rilevanza ambientale, sociale e culturale. In tal caso, il Comune può evitare la privatizzazione e ripristinare la democrazia». Insomma, la scelta per i Comuni è tra la privatizzazione e trasformare l'acqua in un bene pubblico, che abbia priorità diverse dal solo rientro economico. Staremo a vedere."
LAVORO, I DATI ALLARMANTI DELLA CGIL
E’ forte la crisi nei settori produttivi del Salento. A dirlo sono i dati sull’occupazione presentati dalla Cgil. I lavoratori del metalmeccanico in cassa integrazione sono 1080 su 1776.Cnh Italia ha 450 lavoratori, su
della Nardò Techinical Center fino al 17 ottobre; mentre per i 42 lavoratori di Casta si è ancora in attesa di un provvedimento.
Nel settore del Tac una boccata d’ossigeno per i 200 lavoratori della Romano di Matino in cassa fino al 31 agosto 2010. Ancora in attesa della pubblicazione di un decreto invece per gli oltre 640 lavoratori delle aziende del gruppo Filanto: l’azienda Zodiaco ha 210 lavoratori su
Per quanto riguarda Adelchi, invece, il sindacato è in attesa di una convocazione per approfondire i dettagli di un nuovo progetto dell’azienda; al momento però sono ben 490 i lavoratori in cassa integrazione straordinaria.
Per due aziende satellite del Gruppo Adelchi sono stati raggiunti recentemente gli accordi per la cassa integrazione straordinaria: 338 i lavoratori di Crc di Tricase in cassa straordinaria dal 6 luglio; stessa durata per 142 dipendenti della Nuova Adelchi.
Tutt’altro che rosea la situazione nel settore dell’edilizia: nel Gruppo Palumbo (Leadri, Pal Strade, Cocemer) ben 95 su circa 200 sono in cassa integrazione; sono in Cigo anche 36 lavoratori della Petito Srl; 20 quelli della Socim e 15 della Imcev.
Contratti di solidarietà sono stati sottoscritti invece alla Gieffe che ha interessato i 29 dipendenti, alla Billa Iperstanda con 76 dipendenti,
Alla Carrefour di Cavallino 220 dipendenti in cassa a rotazione.
Ben nota è la condizione dei precari della scuola: almeno 500 tra docenti e personale Ata. Anche nel settore agro-alimentare aumenta il dato della cassa, con il caso della Copersalento, in cui tutti i dipendenti (35 più
Fonte: www.ilpaesenuovo.it

Fonte: Quotidiano di Puglia
SPRECOPOLI E PARENTOPOLI ?
BENVENUTI A MICELI TOWN !!!
È doveroso non lasciare passare sotto traccia alcune delibere approvate in Luglio e Agosto poiché il loro contenuto è di alta rilevanza politico-amministrativa.
Cominciamo con la delibera di giunta numero185 (Art. 110 del T.U. sull'ordinamento degli Enti Locali-Settore servizi Sociali- Atto di indirizzo reperibile al seguente indirizzo: http://www.comune.galatone.le.it/delibere_giunta/view.php?id=1752&numero_elemento=14)
con tale atto si delibera di potenziare l’organico specialistico nel settore servizi sociali mediante la programmazione di incarichi a contratto, a tempo pieno e determinato, e che tali incarichi saranno disposti con decreto del Sindaco.
Quindi l’amministrazione ravvisa la necessità di potenziare il settore servizi sociali, pubblica istruzione e cultura con la nomina di una Assistente Sociale e di un Istruttore Direttivo;
necessità talmente urgente che solo dopo qualche giorno arrivano due decreti del Sindaco (precisamente il n° 7/2009 e 8/2009) dove si nominano le due figure sopra menzionate.
Ora è naturale chiedersi:perché non si è adottata una procedura di concorso pubblico? O perché non si è attinto da un elenco di professionisti vagliando opportunamente i loro curriculum? O più in generale perché non si dà mai spazio a quella straordinaria forma di governo che si chiama meritocrazia e cioè quel luogo dove le cariche amministrative, le cariche pubbliche, e qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei confronti degli altri, è affidata secondo criteri di merito, e non di appartenenza lobbystica, familiare (nepotismo e in senso allargato clientelismo) o di casta economica (oligarchia).
Ora non voglio scendere nel particolare di “nomi e nomine”, anche perché sarebbe indelicato, ma ritengo che si stia esagerando, che nella gestione degli incarichi si stia veramente uscendo fuori dal seminato, che si stia superando il limite della decenza.
Altra delibera che merita attenzione è la numero 195 con data di emissione 12/08/2009:
(Organizzazione eventi estivi 2009 reperibile al seguente indirizzo http://www.comune.galatone.le.it/delibere_giunta/view.php?id=1759&numero_elemento=8 ).
Qui si sfiora il ridicolo per una serie di ragioni:
Come si fa a programmare un calendario degli eventi a estate inoltrata? Perché preventivamente non si è provveduto ad organizzare una mappa degli eventi per l’estate Galatea? Come si possono attrarre turisti, in un paese che è a vocazione turistica anche solo per la sua posizione geografica, senza una programmazione turistica seria? E mai possibile che l’amministrazione non riesca a reperire risorse economiche e culturali per promuovere la sua vocazione turistica? Come mai solo grazie alle tanto vituperate e criticate associazioni si riesce ad organizzare qualcosa di degno?
Dal Sindaco non servono più risposte ma fatti.
P.S. Sembra proprio che la “PAGNOTTA” l’amministrazione l’abbia voluta mangiare anticipatamente… qualora non ne foste ancora pienamente convinti, leggete questa delibera:
http://www.comune.galatone.le.it/delibere_giunta/view.php?id=1751&numero_elemento=5
UN'ALTRA SPRUZZATA DI BLU?
Vi ricordate quando noi, maltrattati cittadini di questo paese, ci siamo svegliati una mattina e abbiamo scoperto che il paese era stato ricoperto di blu o meglio di strisce blu…
Bè attenti perché potrebbe riaccadere…anzi riaccadrà...CLICCATE QUI SOTTO e ne scoprirete delle belle...
http://www.comune.galatone.le.it/delibere_giunta/view.php?id=1767&numero_elemento=1
MILANO — Il Premio Nobel Rita Levi Montalcini e la Fondazione Ebri da lei creata per gli studi sul cervello potrebbero essere costretti ad interrompere la loro attività entro il 30 settembre. A causa dello sfratto. Dipenderà da quanto domattina deciderà il giudice in seguito al ricorso presentato dalla Fondazione. La vicenda ha toni un po' incredibili ma dimostra ancora una volta, se ce ne Leggi ancora...