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giovedì, 29 ottobre 2009

 IL RITORNO DELLA POLITICA       

di Alfredo Reichlin

La cosa che più mi ha colpito di quella fiumana di persone che sono andate domenica a votare è la ragione che stava dietro la scelta di Bersani.

Certo, conta la stima per la persona. Ma ci ho visto anche il segno di un bisogno nuovo di politica.

La politica. Finalmente. Non la chiacchiera mediatica, la rissa, l’inciucio, il sottogoverno, la trovata (basta, grazie).

La politica come lo strumento che consente agli uomini di decidere della loro vita indipendentemente dalla potenza del denaro e di organizzarsi liberamente sulla base di una idea comune.

È questo che mi rende felice: la speranza, non so quanto lieve, che si possa invertire il processo di svuotamento della democrazia italiana che è il vero fenomeno sotteso alle vicende di tutti questi anni.

Un fenomeno di cui nessuno è innocente, nemmeno noi.

La giostra dei dibattiti televisivi diventata ossessiva, le grandi decisioni prese sempre più non si sa dove e così, mentre la democrazia partecipata si indeboliva, crescevano i poteri personali.

In più il monopolio della comunicazione che rendeva sempre più incerto il confine tra il vero e il falso, tra il fatto reale e quello virtuale.

E chi usava parole come giustizia, lavoro, uguaglianza appariva anacronistico.

È la questione delle questioni che condiziona tutto l’avvenire del Partito democratico.

Destra, sinistra: queste antiche parole non significano niente se non le ripensiamo in rapporto alle cose. La verità è che siamo di fronte a un problema di “rifondazione” della politica, cioè della libertà degli uomini di decidere del loro destino.

Io penso che bisognerebbe parlare così alla nostra gente. Di che cosa abbiamo paura? Di apparire troppo radicali?

Ma la radicalità non sta in noi bensì nei problemi reali. Basta vedere con quale disinvoltura i banchieri hanno rapinato le ricchezze del mondo. Oppure come la scienza ha spostato il confine tra la morte e la vita. Si invoca il “nuovo” ma il nuovo è questo: è riprendere finalmente il proprio posto nel cuore del conflitto e delle contraddizioni del moderno.

Altro che ritorno alla vecchia sinistra. La novità enorme (di cui Rutelli come tanti altri non si è accorto ancora) è che l’evoluzione delle cose e l’intensificazione delle interdipendenze impone agli uomini di convivere tra loro facendosi carico di nuove responsabilità collettive.

È vero che il tempo di quello che si è chiamato lo “Stato dei partiti” è finito.

Ma fallimentare si è rivelata l’idea che bastava mettere al posto dei vecchi partiti una struttura “leggera”, dove non conta la militanza.

Non parla in me il rimpianto per il Pci ma il bisogno di una struttura dove sia possibile elaborare un progetto politico collettivo e un sistema di idee condivise.

So benissimo che non si possono rifare i vecchi partiti e che per garantire il “governo lungo” della società ci vuole una pluralità di organismi capaci di mettere in campo un’agenda più vasta.

Ma è sbagliato non capire come sia più che mai necessario un organismo che sia un fattore guida della comunità.

Nei partiti di oggi dove si discutono i bisogni collettivi, dove si pensano come possibili le vere alternative?

Parlo di amare esperienze vissute.

È proprio questa la ragione per cui la costruzione del Partito democratico è stata così difficile.

Era “senza popolo”. E se prevalesse la tendenza a trasformare il Pd in un assemblaggio di cordate volte quasi esclusivamente a conquistare le cariche elettive, la conseguenza è che verrebbe meno l’ipotesi di costruire una grande forza a “vocazione maggioritaria”.

Quale vocazione maggioritaria può avere un partito dove i militanti non servono perché tutto si gioca sulla capacità del notabile di raccogliere consenso elettorale a qualunque costo e con qualunque mezzo: (spot, galoppini, clientele, soldi).

In un simile partito non c’è spazio per le classi subalterne. Il ceto politico viene scelto dall’alto, secondo criteri per cui un operaio fa ridere rispetto alla bionda piacente e al mezzo busto televisivo.

Le abbiamo viste queste carriere politiche strabilianti per cui da un giorno all’altro si diventa capi politici, capilista, deputati, presidenti di grandi istituzioni.

E abbiamo visto anche i risultati.

Con Bersani si potrà ricominciare a discutere in modo serio. Il suo problema principale sarà rafforzare il Partito democratico rendendolo più unito. Dovrà tenere insieme anche i notabili ma dovrà soprattutto unificare quel popolo che abbiamo visto domenica ai gazebo.

Ridare la parola al popolo, a quel vasto mondo che Bersani evoca e in cui il lavoro, l’impresa, la cultura, lo studio, la cura per gli altri vanno tenuti insieme.

Questo è il compito: mettere un progetto di rinascita dell’Italia sulle gambe della gente reale.

                                 

mercoledì, 28 ottobre 2009

INDIPENDENZA

Conosco persone con un grande spirito d’indipendenza.

Non le vedi mai fare ciò che sembra logico fare, e non accettano suggerimenti.

A ben osservarle si nota in loro una lieve vena di solitudine, proprio perché gli altri non incidono minimamente sulla loro personalità.

Così come mamma le ha fatte restano tutta la vita. Non si fidano di nessuno, si prendono tutta la responsabilità dei gesti che compiono e quando sbagliano non se la possono prendere che con se stessi.

In genere chi possiede un forte spirito di indipendenza ha una falsa aria di superiorità, e averli amici non impegna molto perché non hanno granché da chiedere, e per questo nulla si chiede loro.

Sono amici leggeri, da incontrare più per caso che da cercare, amici da diporto.

Ho sempre ammirato chi va avanti senza lasciarsi condizionare da niente e da nessuno.

Li ho ammirati da lontano, con una certa invidia. Ma da vicino diventano altro, sembrano spaventati, terrorizzati di dover qualcosa a qualcuno, tremano all’idea di essere in debito.

Così, visti appunto da vicino, scopro che non sono affatto indipendenti, che inseguire l’indipendenza è già di per sé una dipendenza.

Percorrere la strada dell’autosufficienza non è facile, implica uno sforzo non certo inferiore a quello di chi, non sapendo cosa fare, chiede consiglio.

Per non parlare dell’amore.

Si può amare senza lasciarsi condizionare dall’altro, senza che l’altro sia presente quando c’è bisogno? Lo spirito di indipendenza è spesso un muro invisibile che tiene a distanza gli affetti.

Si gioca e si scherza fintanto che non sorgono problemi.

E quando i problemi arrivano il muro diventa un silenzio abissale, angoscioso, di una solitudine da incubo.

L’altro sparisce nel nulla.

Vincenzo Cerami

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categorie: vincenzo cerami

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categorie: per ridere
domenica, 18 ottobre 2009

ILLUSIONI

Nell’Urss il popolo faceva circolare la seguente storiellina: un signore chiede ad un altro qual era la nazionalità di Adamo ed Eva. E quello risponde:«Erano sovietici. Vivevanonudi, non avevano altro da mangiare che una mela e credevano di essere in Paradiso».

In quell’ Eden di operosa felicità un altro signore domanda a un suo parente musicologo: «Cos’è un quartetto d’archi sovietico?» L’altro risponde: «È l’orchestra filarmonica di Mosca tornata da una tournée in occidente!»

Insomma il sogno di una bella società, nei fatti, è più bugiardo di un reggiseno.

Si potrebbero raccontare molte favolette altrettanto emblematiche perfino nella più pragmatica delle democrazie, perché anche qui la politica è l’arte di far credere al popolo che è lui a governare.

In democrazia succede spesso, e noi italiani lo sappiamo benissimo, che il popolo elegge in Parlamento i propri oppressori.

Cosa dobbiamo concludere?

Che alla fine ognuno di noi resta ognuno di noi, nonostante le menzogne dei regimi. Bisogna cavarsela da soli. L’uomo sa cos’è il meglio e cos’è il peggio, anche se egli dà il meglio nel peggio. Quando siamo soli con noi stessi ci somigliamo tutti.

Paradossalmente la vera democrazia sta nella solitudine.

Diceva Confucio che quando un pelo di leopardo o di tigre è staccato dalla pelliccia, somiglia a quello di un cane.

Se riuscissimo a toglierci di dosso, ogni giorno, un po’ di illusioni, guadagneremmo in senso della realtà, e faremmo quindi meno errori.

Dobbiamo convincerci che l’errore è la regola e che il giusto è un’eccezione dell’errore.

Questa fatalità la si deve all’unico sbaglio che hanno fatto Adamo ed Eva.

L’inferno altro non è che il magazzino delle illusioni.

 

Vincenzo Cerami

postato da: messapico85 alle ore 18:17 | link | commenti
categorie: vincenzo cerami, per riflettere e ragionare
venerdì, 16 ottobre 2009

RICEVO E PUBBLICO

Riporto l'intervento di un mio caro amico Antonio Pompei, residente nel Magliese, con il quale ho condiviso l'esperienza congressuale a sostegno di Ignazio Marino segretario. 

IO ED IL PD

 

Amiche ed amici,

in un periodo politicamente così fervido quale quello attuale, caratterizzato da un'atmosfera aspra e pesante di cui tutti siamo consapevoli, penso che sia giunto il momento di prendere posizione, di essere chiari e diretti, di mettere da parte il politically correct, di tracciare una linea e ripartire da capo.

Riporto di seguito l'articolo 6 dello Statuto del Partito Democratico:

“Il Partito Democratico riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno come parte essenziale della sua vita democratica, e riconosce pari dignità a tutte le condizioni personali, quali il genere, l’età, le convinzioni religiose, le disabilità,

l’orientamento sessuale, l’origine etnica.”

Invoco quindi il diritto di andare in una sezione, in una federazione provinciale o dovunque sia ed esprimere il mio pensiero.

Invoco il diritto a dire che se il Partito Democratico proseguirà a muoversi per inerzia come dall'atto della sua fondazione ad oggi io non rinnoverò la mia tessera, la quale non mi etichetta come “appartenente” ad un partito, ma è bensì testimone del mio sostegno a degli ideali, di sinistra e riformisti, dei quali il Partito Democratico ha perso cognizione, lasciando chiuso in un cassetto il Manifesto dei Valori del 16 Febbraio 2008.

Invoco il diritto a fare campagna per il segretario nazionale che ho scelto di appoggiare, sia tra gli iscritti al partito che tra i simpatizzanti, senza dovermi scontrare continuamente con altri militanti o con una federazione provinciale nettamente schierata a favore di una mozione che fanno ostruzionismo. Chi vuol fare campagna abbia il coraggio di farla da pari, di parlare da iscritto al partito e non dall'alto di una posizione garantitagli anche dai voti di chi appoggia ora un altro candidato alla segreteria.

Invoco il diritto di dire che il meccanismo delle primarie utilizzato in questa tornata è macchinoso, logorante e poco democratico. Non ha senso spendere un mese in congressi di circolo, procedere a votazioni, all'elezione di delegati per una convenzione provinciale che ha come unico scopo (escludendo un dibattito per cui non v'era alcun bisogno di mettere in moto tutto questo) quello di ratificare dei delegati alle convenzioni regionali e nazionali scelti a tavolino dalle singole mozioni. Scenario che si ripresenta parimenti nelle due convenzioni di cui sopra, con la piccola eccezione che, in quella nazionale, ai delegati viene addirittura negato il diritto di parola. E dopo tutto ciò, che abbiamo cercato di presentare come grande innovazione democratica, si riparte da zero. Via i voti dei congressi, via i voti dei circoli, abbiamo scherzato, facciamo le primarie. Una persona comune si dirà... vabbè, dopo questo avranno finito! E invece no. Se nessuno dei candidati raggiunge la soglia del 50% sarà l'assemblea nazionale ad eleggere il segretario. Scusateci, abbiamo scherzato di nuovo.

Invoco il diritto di dire che è a dir poco sconcertante che un partito che si dice a vocazione maggioritaria utilizzi per congressi e primarie un proporzionale puro con liste bloccate e metodo di assegnazione basato sul quoziente Hare.

Invoco il diritto a chiedere spiegazioni su questi maledetti 2 (due) euro per il voto alle primarie. Ci si chiede di mobilitare le persone a votare, di cercare di far pervenire quanti più simpatizzanti possibili alle primarie e poi si pone un ostacolo come quello dei 2 (due) euro. Ovviamente il problema non è la cifra, è che è proprio fastidioso dover pagare per esprimere la propria opinione. Ho votato alle primarie per Vendola, ho partecipato ai plebisciti per Prodi e per Veltroni. Ho sempre pagato 1 (uno) euro. L'ho fatto pensando che ci sono dei costi da affrontare, e quello era il mio contributo. Ma 2 (due) euro? Uno al partito ed uno al circolo territoriale, mi si dice. Bene, rispondo, e se il circolo decide di rinunciare alla propria parte? Non si può fare, mi si risponde. Bene, rispondo.

Invoco il diritto di chiedere perchè a 5 mesi dalle elezioni regionali ancora non si parli di primarie.

Invoco il diritto di dire che, qualora nelle elezioni regionali del 21 e 22 marzo si prospettasse uno scontro a due per la poltrona di governatore della regione tra Dambruoso e Poli Bortone il mio voto andrà al primo, perché tra estrema destra e destra moderata scelgo quest'ultima, perché ho già assaporato il gusto dell'ingovernabilità.

Invoco il diritto di dire che non mi sento rappresentato da questa classe dirigente, in special modo da chi continua a creare frammentazione, correnti, da chi pur avendo ricevuto tanto non sceglie di mettersi al servizio del partito, rimane nell'ombra, trama, confabula, incontra il premier nel momento più difficile della carriera politica di quest'ultimo, è assente durante la pregiudiziale di incostituzionalità presentata dall'Italia dei Valori per lo scudo fiscale. Non mi sento rappresentato da D'Alema.

Invoco il diritto di affermare con forza che chi viene eletto al parlamento è tenuto a presentarsi in aula sempre, pena l'espulsione dal partito. Mi sento sinceramente preso in giro quando scopro che chi dovrebbe rappresentarmi, pagato lautamente con i soldi dei contribuenti, non svolge il proprio lavoro. Ed aggiungo che, considerata l'attuale legge elettorale, nessuno, e sottolineo nessuno dei parlamentari dovrebbe sentirsi in diritto di esprimere un voto differente dalla linea del partito. Questo perchè gli elettori non hanno più modo di votare il proprio rappresentante di fiducia. Il partito sceglie liste e posizioni in graduatoria. I parlamentari sono quindi, in assenza di una legge maggioritaria, espressione del partito, sono quindi tenuti alla rigida osservanza della linea politica che viene loro indicata, che è l'unica cosa che gli elettori hanno avuto modo di scegliere, e, se contrari, si dimettano.

Invoco il diritto a dichiararmi stanco e logoro, a soli 26 anni, di un partito in cui per far sentire la propria voce è necessario sgomitare, sbraitare, alzare la voce. L'alternativa è legarsi a questo o quel dirigente, seguirlo a capo chino per un po' di anni fino ad arrivare ad avere un peso, grazie alle conoscenze acquisite.

Ho qui, di fronte a me, la mia tessera PD 2008/2009 ed una molletta verde. Lascerò a casa la tessera ed uscirò fiero della molletta verde con su scritto “ci tengo”.

Perché malgrado tutto continuo a tenerci enormemente, e vorrei poter mostrare fiero la tessera 2010 del mio partito, ma di questa tessera 2008/2009, sinceramente, ho quasi vergogna.

 

Antonio Pompei

 

martedì, 13 ottobre 2009

...LE DUE CONCEZIONI DEL DEBITO...

 

La Gran Bretagna nei prossimi due anni venderà beni pubblici per un totale di 16 miliardi di sterline (circa 17,3 miliardi di euro) per ripianare il debito, salito al 12% del Pil. Lo ha annunciato il premier britannico Gordon Brown.

Tra i beni che saranno venduti ci sono il tunnel di Dartford sul Tamigi e il sistema di scommesse Tote, ha citato Brown parlando a un convegno economico alla sede di Bloomberg Londra. Secondo il primo ministro è comunque necessario continuare con il programma di stimolo all'economia fino a quando la ripresa non si sarà consolidata.

I quotidiani inglesi citano tra i beni che saranno ceduti anche la partecipazione nel capitale della società del tunnel sotto alla Manica e della ferrovia che lo percorre, la quota statale nell'azienda che arricchisce l'uranio per le centrali atomiche (Urenco) e numerose proprietà immobiliari. Il ministro del Commercio e industria, Peter Mandelson, ha riferito che le cessioni «ci aiuteranno a ridurre i disavanzi senza effettuare tagli sui servizi pubblici di base. Ma no siamo idioti: non venderemo ai prezzi più bassi».

 

È facile notare che in Inghilterra con un debito pubblico al 12% del PIL il governo venda asset più o meno strategici per ridurre il debito.

In Italia invece, succede esattamente l’opposto.

I dati di oggi della Banca d’Italia ci dicono che l'indebitamento dello Stato sale ancora e tocca un nuovo record ad agosto a quota 1.757,534 miliardi di euro. Il debito pubblico di agosto ha registrato un rialzo dello 0,2% rispetto ai 1.754 miliardi di euro di luglio scorso, e del 5,7% rispetto ai 1.663 miliardi di fine 2008.

Nel 2008 era pari al 105,8% del PIL, rispetto al 103,5% del 2007, secondo i dati della Banca centrale. Il governo prevede un aumento del debito pubblico pari al 110,5% del PIL quest’anno e del 112% nel 2010.

 

In Inghilterra i ponti si vendono per far calare il debito…in Italia invece i ponti (inutili come quello di Messina) si continuano a fare…

Che dire, Buona fortuna a tutti noi !!!

Dati: www.corriere.it

lunedì, 12 ottobre 2009

NORMALITA’

La maggioranza ha sempre ragione, ma la ragione sta raramente nella maggioranza.

Per questo esiste la carta costituzionale, un documento scritto e inequivocabile, a cui le maggioranze si devono attenere.

È uno strumento che difende la popolazione dai capricci, dall’incoscienza e dalla malvagità dei potenti. La Giustizia non ha nulla a che fare con la politica, i suoi principi sono intangibili e ad essi tutti i cittadini devono adeguarsi.

Socrate fu ingiustamente condannato a morte in un’Atene di politici corrotti. La sentenza fu un’ingiustizia palese, tanto che gli stessi accusatori offrirono al filosofo la possibilità di evadere dal carcere.

Socrate rifiutò per non tradire la Legge, per sancire l’alto valore della legalità anche a fronte degli errori dei giudici. Ma stiamo parlando di tanti, tanti secoli fa.

Tutto quanto sta succedendo in questi giorni intorno e dentro i più importanti palazzi della Repubblica riguarda la legalità, quella dei tribunali in attesa di sentenze definitive in merito a precisi reati e quella che esce vincitrice in seguito alla decisione dei tutori della Costituzione.

La politica, con il cosiddetto lodo Alfano, forte della schiacciante maggioranza parlamentare, ha chiesto alla Giustizia di farsi un po’ di lato per qualche anno allo scopo di proteggere il Presidente del Consiglio dall’assedio dei suoi processi penali.

Le ragioni della politica, in questo caso, facevano corto circuito con quelle della Costituzione.

Alla politica che ha voluto fare i propri interessi, risponde la Consulta difendendo gli interessi di tutti i cittadini italiani.

Si è finalmente ristabilita la “normalità”.

E la normalità vuole che la maggioranza governi e risolva i problemi del Paese. Trovi essa stessa il modo di farlo, ma senza forzature e pesanti intromissioni in poteri che non sono suoi.

La democrazia, come disse qualcuno, è una bella fanciulla, perché rimanga fedele bisogna farci l’amore tutti i giorni.

Vincenzo Cerami

postato da: messapico85 alle ore 08:07 | link | commenti
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lunedì, 05 ottobre 2009

GIU' LE MANI DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

 

 

 

 

 

Presidente non firmare, presidente non promulgare, presidente... io lo dico chiaramente: giù le mani dal Presidente della Repubblica.

Quello che sta avvenendo in questi mesi e più marcatamente in questi giorni è uno squallido tirare la giacchetta a Giorgio Napolitano come se possa essere la panacea di tutti i mali, il tutto senza riflettere minimamente su quelli che sono stati gli avvenimenti che hanno caratterizzato fin qui il mandato del Presidente Napolitano.

Abbiamo scordato l’autorevolezza con la quale seppe gestire la crisi del governo Prodi, i richiami sul caso Englaro o le eccezioni fatte sul decreto legge intercettazioni ( non ancora approvato proprio per le osservazioni del capo dello stato).

Allora cerchiamo di non buttarla sempre in polemica e di ricordare soprattutto quali sono i compiti del Capo dello Stato ( http://it.wikipedia.org/wiki/Presidente_della_Repubblica_Italiana )  e soprattutto cerchiamo di non chiedere a Napolitano di assolvere ad un’altra funzione, che certamente non compete a lui, che è quella dell’opposizione.

Ebbene sì, perché credo che l’errore in cui un po’ tutti più (Di Pietro) o meno (il signore nel video) rischiamo di cadere è chiedere/sperare  che il presidente faccia OPPOSIZIONE e cioè si sostituisca a chi è stato eletto, o meglio nominato, per assolvere a quella funzione.

Il vero dramma è questo, il paese sente la mancanza di una parte politica (nella fattispecie la minoranza) che non sta esercitando fino in fondo le sue prerogative, il paese è orfano di forze politiche che esercitino la funzione di controllo sul potere, il paese sente la mancanza di forze che possano diventare e possano presentarsi all’opinione pubblica come alternativa di governo.

Allora per favore non c’è la prendiamo con Napolitano se il Partito Democratico è prigioniero di se stesso e delle lotte interne, se l’Italia dei Valori sa solo urlare o poco più, se l’Udc non ha capito cosa fare da grande e se la sinistra extraparlamentare non ha più neanche la forza di esistere.

 

Voglio chiudere ricordando a tutti noi alcuni dati e fatti: il primo è un recente sondaggio del Corriere della Sera sul Presidente della Repubblica: (http://termometropolitico.it/index.php/Sondaggi/ispo-napolitano-mantiene-alta-fiducia-ipr-berlusconi-sotto-il-50.html ) “ la fiducia nel presidente della Repubblica Napolitano si confermerebbe a livelli molto alti (il 79%), ben diciotto punti sopra a chi dichiarava di avere 'molta o moltissima fiducia' in Carlo Azeglio Ciampi a tre anni dall'insediamento, nel giugno 2002, sempre secondo una rilevazione ISPO. L'apprezzamento per l'operato del capo dello Stato, guardando alle tendenze registrate da Ipsos, sarebbe cresciuto di quasi dieci punti dal 2007, avvicinandosi a livelli toccati, nel recente passato, solo dal predecessore Ciampi a fine mandato.”

Il secondo fatto che voglio ricordare è stata la visita del Presidente USA Obama in Italia e le sue dichiarazioni ( da notare la differenza con quelle fatte a proposito di Berlusconi ):

“Il presidente della Repubblica gode di grande ammirazione presso il popolo italiano. Voglio confermare che tutto quello che è stato detto su di lui è vero, è un leader morale“. Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è espresso sul capo dello Stato, Giorgio Napolitano, parlando alla stampa al termine del loro incontro al Quirinale. “E’ una persona gentilissima e rappresenta al meglio il vostro Paese. Grazie per la sua leadership“, ha concluso l’inquilino della Casa Bianca.

Credete possa bastare a non continuare a sentire inutili e sterili polemiche?

venerdì, 02 ottobre 2009

Asi, “non produciamo più un euro di debito”

 

“Il quadro non è idilliaco, ma penso che il lavoro del nuovo c.d.a. stia dando i suoi buoni frutti.

Segno che la politica non fa solo danni quando si sposta”.

In attesa di quello cartaceo, questo è in sintesi il bilancio che il presidente dell’Asi Carlo Benincasa sente di poter fare dopo circa un anno e mezzo dal suo insediamento “quando”, dice, “la situazione era veramente drammatica”.

Risanamento, riorganizzazione aziendale, investimenti in corso e progetti futuri.

Il presidente parte proprio dai debiti del Consorzio per spiegare che tipo di direzione si sia intrapresa dopo la stesura del piano di rientro, ora in fase di ri-aggiornamento (l’approvazione prevista entro il 15 ottobre).

La riduzione del personale ha ovviamente ridimensionato i numeri: da 18 a 6 dipendenti, per un risparmio sul sulla spesa pari a 750mila euro.

Provvedimento che ha permesso in un certo senso anche il pagamento degli stipendi. “Avevamo dieci mensilità in arretrato, oggi è tutto in regola”, spiega Benincasa che aggiunge: “Non abbiamo prodotto un centesimo di debito in più”. Com’è noto, i grattacapi più consistenti per il Consorzio erano derivati dalla gestione delle reti dell’Acquedotto Pugliese, con tutte le conseguenze che le imprese lasciate più volte all’asciutto hanno dovuto fronteggiare:

“Ma ora che della gestione si occupa esclusivamente l’Aqp, siamo nelle condizioni di non produrre altri debiti”, che comunque restano in pendenza: l’Acquedotto rivendica il pagamento di 6mln.

Il presidente non assicura nell’immediato, ma in qualche modo fa intendere che si sta facendo un grande lavoro per non lasciare insoluta alcuna pratica.

Accenna infatti all’approvazione del regolamento per l’assegnazione dei suoli di proprietà del Consorzio “che ci ha permesso di eliminare il mercato nero dalle zone industriali”.

Bisognerà adesso procedere alla verifica dello stato dei luoghi, ci sono circa 1 milione e 800mila metri quadri di lotti a disposizione delle imprese, da destinare subito, senza varianti, è tutto previsto nel Prg.

A Tricase, Gallipoli e Nardò alcuni lotti sono già stati assegnati.

Molte aree industriali della provincia potrebbero invece essere a breve interessate dagli interventi di completamento che l’Asi ha previsto, finanziabili con le risorse che il relativo bando europeo di sviluppo regionale – con scadenza 30 settembre – contiene.

Il progetto prevede al primo punto: la riqualificazione della zona industriale di Lecce-Surbo con la messa in sicurezza della viabilità e la realizzazione di alcune rotatorie sull’asse principale di spina, la realizzazione si segnaletica stradale

e della cartellonistica relativa alle sedi delle aziende; completamento della rete di distribuzione dell’acquedotto industriale e realizzazione di infrastrutture a banda larga.

Al secondo: la riqualificazione dell’agglomerato industriale di Galatina/Soleto nella stessa misura individuata per Lecce, più la realizzazione di un sistema di illuminazione a Led e il completamento della rete fognaria.

Nell’area di Nardò/Galatone la realizzazione della viabilità e il completamento e la messa in funzione dell’acquedotto potabile e fognante è già in fase di realizzazione, al contrario della realizzazione del sistema di illuminazione a Led.

A Gallipoli, poi, c’è da intervenire praticamente su tutto: viabilità, infrastrutture a banda larga, illuminazione, fognatura e rete di distribuzione dell’acquedotto industriale, da realizzare in toto.

Anche nelle zone P.i.p di Maglie e Melpignano c’è un gran bel da fare: il progetto per il riuso delle acque reflue per usi industriali del depuratore consortile di Maglie è già in corso, come la dotazione infrastrutturale.

Occorre quindi sistemare la viabilità con inserimento di illuminazione, realizzare il sistema a banda larga, completare la rete fognaria e rielaborare il progetto esecutivo per il II° lotto di lavoro per il cavalcavia sulla ss16.

Infine, l’area di Tricase/Specchia/Miggiano: si prevedono interventi per la viabilità, la dotazione di banda larga, di sistema di illuminazione a Led e il completamento della rete fognaria.

La realizzazione delle infrastrutture è già in corso d’opera.

Quali sono i progetti futuri, le idee? Un Parco delle energie rinnovabili a servizio delle imprese.

Ci sarebbero ben 25 ettari da destinare a questa che per ora è praticamente solo un’idea. Benincasa sostiene di crederci fermamente, anche se ci vorrà del tempo.

Primo passo: gli espropri.

Fonte: www.ilpaesenuovo.it