ORA L’ASSESSORE BOVE SI DIMETTA
Siamo alle solite. Solita confusione, soliti parapiglia e solita maggioranza litigiosa con se stessa ed in piena crisi esistenziale.
Ebbene si, il consiglio comunale di ieri ci consegna l’ennesimo siparietto comico nei rapporti tra assessori, sindaco e maggioranza consiliare.
Ma andiamo con ordine.
Tra gli altri punti all’ordine del giorno ieri in consiglio comunale vi era il punto 7: “Proposta di integrazione all’art. 3 del Regolamento dell’Asilo Nido Comunale”.
Si è discusso in consiglio infatti di modificare il regolamento dell’asilo nido comunale dopo le riunioni in consiglio di gestione dell’asilo nido e della 3° commissione consiliare.
In pratica il dibattito si è articolato essenzialmente sull’utilità di porre un limite temporale alle iscrizioni all’asilo nido e precisamente, cosi recita la proposta di integrazione, “si può dar luogo in qualsiasi momento a nuove ammissioni e comunque entro e non oltre il 30 aprile di ogni anno”(tutto il materiale in allegato).
L’assessore Roberto Bove ha subito relazionato sul punto all’ordine del giorno difendendo strenuamente, ed in più occasioni durante il dibattito, ciò che all’unanimità avevano approvato sia il consiglio di gestione che la 3° commissione consiliare.
A questo punto è subito intervenuto il consigliere Maglio che ha espresso forti perplessità riguardo al limite/tetto temporale da imporre, successivamente intervenivano anche il capogruppo di maggioranza Marcuccio ed il Sindaco Miceli che erano completamente d’accordo con le eccezioni sollevate dal consigliere Maglio.
In pochi minuti l’operato dell’assessore Bove è stato letteralmente sconfessato sia dalla minoranza ma soprattutto dai consiglieri di maggioranza e dal capo della Giunta.
Si è quindi passato al voto dove all’unanimità il consiglio ha deciso di rimandare il punto all’ordine del giorno con l’impegno di revisionare quanto prima il regolamento.
Credo siano doverose, a questo punto, le dimissioni immediate dell’assessore Bove sbeffeggiato e sfiduciato dalla sua stessa maggioranza che probabilmente si chiederà, come tutti noi del resto, quale apporto Bove in questi anni abbia dato al Paese con il suo incarico assessorile.
RIFORMISMO E RADICALITA'
“…Tutto chiede quindi che scenda in campo una forza autonoma capace, non solo di fare analisi, dare interviste e parlare nel pollaio televisivo, ma di ridare una ossatura alla democrazia italiana.
Penso quindi che sia davvero alle nostre spalle un vecchio dibattito correntizio e politologico (centro, sinistra, trattino, non trattino).
Torna quella semplice verità secondo la quale l’identità di un partito non si inventa, non discende da una ideologia bensì dalla sua funzione reale.
Dall’essere necessario non a sé ma al Paese. Un partito non è l’idea di sé. È uno strumento. Di che cosa? Io non credo che siamo innocenti. Ci siamo occupati poco degli italiani e troppo dei nostri problemi interni (chi comanda). Non è solo colpa della destra se è così cambiato il modo di essere degli italiani: la scissione silenziosa di una larga parte del Nord, l’illegalità diffusa,
la paura del diverso, le nuove povertà accanto alla formazione di ricchezze e di stilli di vita quali dopo l’età feudale, e con l’avvento dei diritti dell’uomo e del cittadino non si erano più visti…”
“…È assolutamente vero che anche il tempo di quello che è stato chiamato lo Stato dei partiti è finito. Non si può più governare solo in nome di un blocco sociale.
Non solo, ma governare significa dettare regole e arbitrare una crescente complessità e varietà di poteri (non solo economici).
Il che comporta l’uso di agenzie e di strumenti di conoscenza che i partiti non hanno.
Ma sarebbe fallimentare l’idea che basti mettere al posto dei vecchi partiti uno strumento essenzialmente di propaganda dove non conta la militanza organizzata.
Non credo che parli in me il rimpianto per il Pci. Parla piuttosto il bisogno di una struttura diversa dove sia possibile elaborare un progetto politico collettivo e un sistema di idee condivise.
Non bastano il consenso elettorale e i “Capi” carismatici.
So benissimo che non si possono rifare i vecchi partiti, ma c’è poco da fare: un organismo che sia fattore di guida anche morale della comunità è oggi più che mai necessario.
Parlo di uno strumento capace di mobilitare forze, intelligenze e passioni e quindi radicato nella società e nella storia del Paese...”
“…Di che cosa abbiamo paura? Di apparire troppo radicali?
Ma la radicalità non sta in noi, bensì nei problemi reali intorno a noi.
Basta vedere con quale disinvoltura una ristretta oligarchia ha rapinato le ricchezze del mondo.
Oppure come la scienza ha spostato il confine tra la morte e la vita.
È su cose come queste che si ridefiniscono le ragioni di una grande forza.
Si invoca retoricamente il “nuovo” ma il nuovo è questo.
È riprendere finalmente il proprio posto nel cuore del conflitto e delle contraddizioni del Paese...”
Riflessioni di Alfredo Reichlin
Razzismo, la politica che ammala i giovani
Sporco Negro, lo insultarono. Mohamed P. era bengalese. Domenica 1 Novembre, nel parco l’Arcobaleno di Acilia, il cui nome avrebbe dovuto suggerire la tolleranza multicolore, fu pestato fino a causargli un trauma cranico. Ma la notizia è finita nelle «brevi»: cronaca di violenza «non ordinaria», ma anonima. Braccato, come Navtej Singh Sindu, l’indiano arso vivo a Nettuno nel febbraio scorso da un gruppo di ragazzi che non superavano i 20 anni. Radi peli sul mento, ma già l’odio del diverso nel cuore. E poi, tanta vigliaccheria per pestare in venti, come animali, quattro indifesi. Accanendosi su uno di loro fino a lasciarlo quasi morto. Al grido di «’sti negri li dovemo fa’ spari’!».
Siccome i bambini non nascono «razzisti», ma sani, chi può avergli inculcato la paura e l’annullamento del diverso da sé? Resi così disinformati da non sapere che l’immigrazione è una realtà del loro Paese? Chi li ha resi così anaffettivi e violenti, da prendere a bersaglio un uomo che si riposa su una panchina dopo il duro lavoro «regolare» di pulire il culo ai nostri vecchietti? Chi sta modificando questi giovani di oggi nei mostri di domani?
Le menti (e le parole) malate della politica. Come la ministra Carfagna che strumentalizza l’omicidio della giovane Sanaa per puntare il dito contro le «sacche di immigrazione che non avrebbero ancora accettato i nostri valori» (leggere: cristiani contro musulmani, allorché si trattava di un assassinio e basta e semmai di malattia mentale che, come sottolineava Paolo Izzo su Agenzia Radicale, è «multietnica»). O come Fini, che pure in una lodevole battaglia per la cittadinanza, tra le righe di un discorso al Dossier Immigrazione di Caritas-Migrantes, accennava che tra «assimilazione» alla francese e modello multietnico all’inglese, una terza via di integrazione era da inventare intorno ai famosi «valori italiani»: cittadinanza solo dopo un ciclo di studi nella brava scuola italiana… Post-riforma Gelmini: ora di religione, crocifisso nelle aule, carenza di educazione civica alla multietnicità… Come funziona ce lo dice una ricerca di Cnr e dell’Irpps, che ha preso come campione 3.200 studenti di scuole medie e superiori, ponendo loro domande su famiglia, immigrati e rapporti tra i sessi. Da essa, i ragazzi risultano «sessisti, violenti e disinformati», col permanere di stereotipi sulle identità di genere e la sessualità, fino alla legittimazione della «forzatura» delle donne al rapporto; o ancora l’incapacità, pressoché totale, di valutare il fenomeno migratorio.
A confermare che l’attacco al diverso ha una risonanza nell’atavico odio per la donna. E a suggerire che forse la lotta al razzismo potrebbe ricominciare dal lavorare verso un rapporto uomo-donna veramente equilibrato.
Fonte:www.unita.it
Consumi a picco,
Italia più povera di quel che pare
Dall’annuncio di Berlusconi di cancellare l’Irap per le imprese, all’ultima ipotesi di Tremonti di inserire 1,5 miliardi per l’Irap con emendamento alla Finanziaria, corre la distanza tra 37 miliardi, il gettito totale dell’Irap e lo zero, zero. Si va da annunci-bufale a proposte finali slegate dai dati drammatici di famiglie, lavoratori ed imprese. Morandini, responsabile piccole imprese di Confindustria parla di 300.000 PMI e 700.000 posti lavoro a rischio. A parte le cifre, è certo che la fase attuale della crisi è segnata drammaticamente da disoccupazione crescente che colpisce ancor più la domanda interna. Anni di perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni hanno prodotto un calo dei consumi con conseguenze drammatiche, sia socialmente, per le famiglie che non arrivano a fine mese, sia economicamente perché i consumi sono i 2/3 del Pil. Vediamo i dati. Negli ultimi 4 anni le vendite al dettaglio a prezzi correnti sono state stazionarie malgrado la crescita della popolazione, mentre i consumi pro-capite reali, cioè a prezzi costanti, si sono addirittura ridotti del 10%. Infatti nel quadriennio 2005-2009 le vendite al dettaglio a prezzi correnti sono state a crescita zero, ma i prezzi al dettaglio sono cresciuti del 7%; in conseguenza i consumi reali (a prezzi costanti) si sono ridotti del 7%.
Poiché la popolazione residente è cresciuta nel quadriennio di 1,6 milioni, da 58,4 a 60 milioni, del 3%, ne consegue che i consumi pro-capite sono calati del 10% (-7% dei consumi reali e +3% della popolazione). Un calo di proporzioni drammatiche, mai visto in tempo di pace né in Italia né in altri paesi europei, dove il trend dei consumi è sempre positivo, anche per i nuovi prodotti-servizi della società della conoscenza, cellulari, TV, computer, più studi e viaggi. Da questi dati consegue la priorità assoluta del tema lavoro e famiglia, con defiscalizzazioni per salari e pensioni, contratti di solidarietà ad orario ridotto per difendere l’occupazione e sostegni alle famiglie per sostenere figli ed anziani. Se l’Italia non s’impegna seriamente a risolvere il doppio problema delle riforme per la libera concorrenza e delle riforme per il lavoro, il bel paese continuerà a crescere la metà dell’Europa, come succede da anni. Tra una politica dell’offerta, Irap, etc. ed una politica della domanda, salari, famiglie, etc. la prorità più drammatica in questo momento riguarda la domanda; senza escludere misure di salvataggio per le imprese, ad es. mettendo un tetto all’Irap almeno per le imprese in difficoltà (Irap azzerato o bloccato al 50% dell’utile precedente per le imprese con bilanci in rosso) senza lanciare bufale di un’impossibile, oggi, azzeramento dei 37 miliardi dell’Irap.
Nicola Cacace
WATERLOO
Bisogna far capire agli italiani che sono infelici». Questa affermazione può sembrare paradossale, se non proprio ridicola. Ma sarebbe un grande errore non prenderla sul serio. Quando Nanni Moretti dice che in Italia non c’è più una pubblica opinione, dichiara, in fondo e giustamente, che da noi è scomparsa l’autocoscienza. Le persone indifferenti e semplicistiche, spesso sorridenti e vagheggianti, non sanno che si potrebbe essere migliori e più felici di quanto si creda. Chi vuol migliorare il nostro paese deve essere in grado di far scoprire ai beoti che sono beoti. Come fare? Innanzi tutto bisogna rimuovere le cause che rendono le persone tarde di mente. Non è facile.
Prendiamo un caso estremo: come si fa a convincere un allegro pazzo di non essere Napoleone ma il signor Pinco Pallino? Francamente si sta più a proprio agio nei panni dell’imperatore francese che in quelli di un povero schizofrenico. Tanto è vero che anche allo psichiatra rigoroso viene il sospetto che forse è il caso di lasciar credere al paziente di essere Napoleone piuttosto che rivelargli di essere un disgraziato senza alcuna gloria. In questo momento, in Italia, c’è un governo che dice agli italiani di essere tutti Napoleone e una opposizione che non trova il modo di dire loro che si potrebbe stare meglio, e in buona salute mentale. La verità, naturalmente, è più vicina all’opposizione che al governo, perché il nostro paese è palesemente malato e ha bisogno di energiche cure. Ma per cominciare la terapia bisogna convincere gli italiani che sono infelici. Purtroppo è una brutta notizia, che nessuno vorrebbe ascoltare. E questa è la ragione profonda delle difficoltà che l’opposizione sta conoscendo per imporsi sulla scena politica. A questo punto, se proprio non si riesce a far rinsavire gli italiani, non c’è altro da fare che attendere la nostra Waterloo.
Vincenzo Cerami
L'Italiano delle Donne
Mi dispiace = Ti dispiacerà
Abbiamo bisogno = Voglio
Decidi tu = La decisione giusta dovrebbe essere ovvia
Fai come ti pare = La pagherai in seguito
Dobbiamo parlare = Ho bisogno di lamentarmi di qualcosa
Certo, fallo pure se vuoi = Non voglio che tu lo faccia
Non sono arrabbiata = Certo che sono arrabbiata, cretino!
Sei così mascolino = Potevi anche fartela la barba!
Certo che stasera sei proprio carino con me = Possibile che pensi sempre al sesso?
Spegni la luce = Ho la cellulite
Questa cucina è così poco pratica = Voglio una casa nuova
Voglio delle nuove tendine = e tappeti, e mobili, e carta da parati
Ho sentito un rumore = Mi ero accorta che stavi per addormentarti
Mi ami? = Sto per chiederti qualcosa di costoso
Quanto mi ami? = Ho fatto qualcosa che non ti piacerà sentire
Ho il sedere grosso? = Dimmi che sono stupenda
Devi imparare a comunicare = Devi solo essere d'accordo con me
Niente, davvero = è solo che sei un tale stronzo
L'Italiano degli uomini
Ho fame = Ho fame
Ho sonno = Ho sonno
Sono stanco = Sono stanco
Andiamo al cinema? = Mi piacerebbe fare sesso con te
Posso portarti fuori a cena? = Mi piacerebbe fare sesso con te
Posso chiamarti qualche volta? = Mi piacerebbe fare sesso con te
Posso avere l'onore di un ballo? = Mi piacerebbe fare sesso con te
Bel vestito! = Bella gnocca!
Sembri tesa, ti faccio un massaggio? = Ti voglio accarezzare
Cosa c'è che non va? = Non vedo perchè ne stai facendo una tragedia
Cosa c'è che non va? = Attraverso quale insignificante trauma psicologico auto-inventato stai combattendo ?
Cosa c'è che non va? = Immagino che di fare sesso stanotte non se ne parla...
Sono annoiato = Scopi?
Ti amo = Facciamo sesso, adesso!
Ti amo anch'io = Va bene, l'ho detto, ma ora scopiamo
Si, mi piace il tuo taglio di capelli = Mi piacevano di più prima
Si, mi piace il tuo taglio di capelli = Cinquanta euro e non è cambiato nulla!
Parliamo = Sto cercando di fare una buona impressione su di te in modo che tu creda che sono una persona profonda e forse allora acconsentirai a fare sesso con me
Mi sposerai? = Voglio che diventi illegale per te andare a letto con altri uomini
(mentre si fanno compere)
Mi piace di più quell'altro = Prendi uno qualunque di questi cazzo di vestiti ed andiamocene a casa!