Riporto l'intervento di un mio caro amico Antonio Pompei, residente nel Magliese, con il quale ho condiviso l'esperienza congressuale a sostegno di Ignazio Marino segretario.
IO ED IL PD
Amiche ed amici,
in un periodo politicamente così fervido quale quello attuale, caratterizzato da un'atmosfera aspra e pesante di cui tutti siamo consapevoli, penso che sia giunto il momento di prendere posizione, di essere chiari e diretti, di mettere da parte il politically correct, di tracciare una linea e ripartire da capo.
Riporto di seguito l'articolo 6 dello Statuto del Partito Democratico:
“Il Partito Democratico riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno come parte essenziale della sua vita democratica, e riconosce pari dignità a tutte le condizioni personali, quali il genere, l’età, le convinzioni religiose, le disabilità,
l’orientamento sessuale, l’origine etnica.”
Invoco quindi il diritto di andare in una sezione, in una federazione provinciale o dovunque sia ed esprimere il mio pensiero.
Invoco il diritto a dire che se il Partito Democratico proseguirà a muoversi per inerzia come dall'atto della sua fondazione ad oggi io non rinnoverò la mia tessera, la quale non mi etichetta come “appartenente” ad un partito, ma è bensì testimone del mio sostegno a degli ideali, di sinistra e riformisti, dei quali il Partito Democratico ha perso cognizione, lasciando chiuso in un cassetto il Manifesto dei Valori del 16 Febbraio 2008.
Invoco il diritto a fare campagna per il segretario nazionale che ho scelto di appoggiare, sia tra gli iscritti al partito che tra i simpatizzanti, senza dovermi scontrare continuamente con altri militanti o con una federazione provinciale nettamente schierata a favore di una mozione che fanno ostruzionismo. Chi vuol fare campagna abbia il coraggio di farla da pari, di parlare da iscritto al partito e non dall'alto di una posizione garantitagli anche dai voti di chi appoggia ora un altro candidato alla segreteria.
Invoco il diritto di dire che il meccanismo delle primarie utilizzato in questa tornata è macchinoso, logorante e poco democratico. Non ha senso spendere un mese in congressi di circolo, procedere a votazioni, all'elezione di delegati per una convenzione provinciale che ha come unico scopo (escludendo un dibattito per cui non v'era alcun bisogno di mettere in moto tutto questo) quello di ratificare dei delegati alle convenzioni regionali e nazionali scelti a tavolino dalle singole mozioni. Scenario che si ripresenta parimenti nelle due convenzioni di cui sopra, con la piccola eccezione che, in quella nazionale, ai delegati viene addirittura negato il diritto di parola. E dopo tutto ciò, che abbiamo cercato di presentare come grande innovazione democratica, si riparte da zero. Via i voti dei congressi, via i voti dei circoli, abbiamo scherzato, facciamo le primarie. Una persona comune si dirà... vabbè, dopo questo avranno finito! E invece no. Se nessuno dei candidati raggiunge la soglia del 50% sarà l'assemblea nazionale ad eleggere il segretario. Scusateci, abbiamo scherzato di nuovo.
Invoco il diritto di dire che è a dir poco sconcertante che un partito che si dice a vocazione maggioritaria utilizzi per congressi e primarie un proporzionale puro con liste bloccate e metodo di assegnazione basato sul quoziente Hare.
Invoco il diritto a chiedere spiegazioni su questi maledetti 2 (due) euro per il voto alle primarie. Ci si chiede di mobilitare le persone a votare, di cercare di far pervenire quanti più simpatizzanti possibili alle primarie e poi si pone un ostacolo come quello dei 2 (due) euro. Ovviamente il problema non è la cifra, è che è proprio fastidioso dover pagare per esprimere la propria opinione. Ho votato alle primarie per Vendola, ho partecipato ai plebisciti per Prodi e per Veltroni. Ho sempre pagato 1 (uno) euro. L'ho fatto pensando che ci sono dei costi da affrontare, e quello era il mio contributo. Ma 2 (due) euro? Uno al partito ed uno al circolo territoriale, mi si dice. Bene, rispondo, e se il circolo decide di rinunciare alla propria parte? Non si può fare, mi si risponde. Bene, rispondo.
Invoco il diritto di chiedere perchè a 5 mesi dalle elezioni regionali ancora non si parli di primarie.
Invoco il diritto di dire che, qualora nelle elezioni regionali del 21 e 22 marzo si prospettasse uno scontro a due per la poltrona di governatore della regione tra Dambruoso e Poli Bortone il mio voto andrà al primo, perché tra estrema destra e destra moderata scelgo quest'ultima, perché ho già assaporato il gusto dell'ingovernabilità.
Invoco il diritto di dire che non mi sento rappresentato da questa classe dirigente, in special modo da chi continua a creare frammentazione, correnti, da chi pur avendo ricevuto tanto non sceglie di mettersi al servizio del partito, rimane nell'ombra, trama, confabula, incontra il premier nel momento più difficile della carriera politica di quest'ultimo, è assente durante la pregiudiziale di incostituzionalità presentata dall'Italia dei Valori per lo scudo fiscale. Non mi sento rappresentato da D'Alema.
Invoco il diritto di affermare con forza che chi viene eletto al parlamento è tenuto a presentarsi in aula sempre, pena l'espulsione dal partito. Mi sento sinceramente preso in giro quando scopro che chi dovrebbe rappresentarmi, pagato lautamente con i soldi dei contribuenti, non svolge il proprio lavoro. Ed aggiungo che, considerata l'attuale legge elettorale, nessuno, e sottolineo nessuno dei parlamentari dovrebbe sentirsi in diritto di esprimere un voto differente dalla linea del partito. Questo perchè gli elettori non hanno più modo di votare il proprio rappresentante di fiducia. Il partito sceglie liste e posizioni in graduatoria. I parlamentari sono quindi, in assenza di una legge maggioritaria, espressione del partito, sono quindi tenuti alla rigida osservanza della linea politica che viene loro indicata, che è l'unica cosa che gli elettori hanno avuto modo di scegliere, e, se contrari, si dimettano.
Invoco il diritto a dichiararmi stanco e logoro, a soli 26 anni, di un partito in cui per far sentire la propria voce è necessario sgomitare, sbraitare, alzare la voce. L'alternativa è legarsi a questo o quel dirigente, seguirlo a capo chino per un po' di anni fino ad arrivare ad avere un peso, grazie alle conoscenze acquisite.
Ho qui, di fronte a me, la mia tessera PD 2008/2009 ed una molletta verde. Lascerò a casa la tessera ed uscirò fiero della molletta verde con su scritto “ci tengo”.
Perché malgrado tutto continuo a tenerci enormemente, e vorrei poter mostrare fiero la tessera 2010 del mio partito, ma di questa tessera 2008/2009, sinceramente, ho quasi vergogna.
Antonio Pompei
