Asi, “non produciamo più un euro di debito”
“Il quadro non è idilliaco, ma penso che il lavoro del nuovo c.d.a. stia dando i suoi buoni frutti.
Segno che la politica non fa solo danni quando si sposta”.
In attesa di quello cartaceo, questo è in sintesi il bilancio che il presidente dell’Asi Carlo Benincasa sente di poter fare dopo circa un anno e mezzo dal suo insediamento “quando”, dice, “la situazione era veramente drammatica”.
Risanamento, riorganizzazione aziendale, investimenti in corso e progetti futuri.
Il presidente parte proprio dai debiti del Consorzio per spiegare che tipo di direzione si sia intrapresa dopo la stesura del piano di rientro, ora in fase di ri-aggiornamento (l’approvazione prevista entro il 15 ottobre).
La riduzione del personale ha ovviamente ridimensionato i numeri: da
Provvedimento che ha permesso in un certo senso anche il pagamento degli stipendi. “Avevamo dieci mensilità in arretrato, oggi è tutto in regola”, spiega Benincasa che aggiunge: “Non abbiamo prodotto un centesimo di debito in più”. Com’è noto, i grattacapi più consistenti per il Consorzio erano derivati dalla gestione delle reti dell’Acquedotto Pugliese, con tutte le conseguenze che le imprese lasciate più volte all’asciutto hanno dovuto fronteggiare:
“Ma ora che della gestione si occupa esclusivamente l’Aqp, siamo nelle condizioni di non produrre altri debiti”, che comunque restano in pendenza: l’Acquedotto rivendica il pagamento di 6mln.
Il presidente non assicura nell’immediato, ma in qualche modo fa intendere che si sta facendo un grande lavoro per non lasciare insoluta alcuna pratica.
Accenna infatti all’approvazione del regolamento per l’assegnazione dei suoli di proprietà del Consorzio “che ci ha permesso di eliminare il mercato nero dalle zone industriali”.
Bisognerà adesso procedere alla verifica dello stato dei luoghi, ci sono circa 1 milione e 800mila metri quadri di lotti a disposizione delle imprese, da destinare subito, senza varianti, è tutto previsto nel Prg.
A Tricase, Gallipoli e Nardò alcuni lotti sono già stati assegnati.
Molte aree industriali della provincia potrebbero invece essere a breve interessate dagli interventi di completamento che l’Asi ha previsto, finanziabili con le risorse che il relativo bando europeo di sviluppo regionale – con scadenza 30 settembre – contiene.
Il progetto prevede al primo punto: la riqualificazione della zona industriale di Lecce-Surbo con la messa in sicurezza della viabilità e la realizzazione di alcune rotatorie sull’asse principale di spina, la realizzazione si segnaletica stradale
e della cartellonistica relativa alle sedi delle aziende; completamento della rete di distribuzione dell’acquedotto industriale e realizzazione di infrastrutture a banda larga.
Al secondo: la riqualificazione dell’agglomerato industriale di Galatina/Soleto nella stessa misura individuata per Lecce, più la realizzazione di un sistema di illuminazione a Led e il completamento della rete fognaria.
Nell’area di Nardò/Galatone la realizzazione della viabilità e il completamento e la messa in funzione dell’acquedotto potabile e fognante è già in fase di realizzazione, al contrario della realizzazione del sistema di illuminazione a Led.
A Gallipoli, poi, c’è da intervenire praticamente su tutto: viabilità, infrastrutture a banda larga, illuminazione, fognatura e rete di distribuzione dell’acquedotto industriale, da realizzare in toto.
Anche nelle zone P.i.p di Maglie e Melpignano c’è un gran bel da fare: il progetto per il riuso delle acque reflue per usi industriali del depuratore consortile di Maglie è già in corso, come la dotazione infrastrutturale.
Occorre quindi sistemare la viabilità con inserimento di illuminazione, realizzare il sistema a banda larga, completare la rete fognaria e rielaborare il progetto esecutivo per il II° lotto di lavoro per il cavalcavia sulla ss16.
Infine, l’area di Tricase/Specchia/Miggiano: si prevedono interventi per la viabilità, la dotazione di banda larga, di sistema di illuminazione a Led e il completamento della rete fognaria.
La realizzazione delle infrastrutture è già in corso d’opera.
Quali sono i progetti futuri, le idee? Un Parco delle energie rinnovabili a servizio delle imprese.
Ci sarebbero ben
Primo passo: gli espropri.
Fonte: www.ilpaesenuovo.it
LAVORO, I DATI ALLARMANTI DELLA CGIL
E’ forte la crisi nei settori produttivi del Salento. A dirlo sono i dati sull’occupazione presentati dalla Cgil. I lavoratori del metalmeccanico in cassa integrazione sono 1080 su 1776.Cnh Italia ha 450 lavoratori, su
della Nardò Techinical Center fino al 17 ottobre; mentre per i 42 lavoratori di Casta si è ancora in attesa di un provvedimento.
Nel settore del Tac una boccata d’ossigeno per i 200 lavoratori della Romano di Matino in cassa fino al 31 agosto 2010. Ancora in attesa della pubblicazione di un decreto invece per gli oltre 640 lavoratori delle aziende del gruppo Filanto: l’azienda Zodiaco ha 210 lavoratori su
Per quanto riguarda Adelchi, invece, il sindacato è in attesa di una convocazione per approfondire i dettagli di un nuovo progetto dell’azienda; al momento però sono ben 490 i lavoratori in cassa integrazione straordinaria.
Per due aziende satellite del Gruppo Adelchi sono stati raggiunti recentemente gli accordi per la cassa integrazione straordinaria: 338 i lavoratori di Crc di Tricase in cassa straordinaria dal 6 luglio; stessa durata per 142 dipendenti della Nuova Adelchi.
Tutt’altro che rosea la situazione nel settore dell’edilizia: nel Gruppo Palumbo (Leadri, Pal Strade, Cocemer) ben 95 su circa 200 sono in cassa integrazione; sono in Cigo anche 36 lavoratori della Petito Srl; 20 quelli della Socim e 15 della Imcev.
Contratti di solidarietà sono stati sottoscritti invece alla Gieffe che ha interessato i 29 dipendenti, alla Billa Iperstanda con 76 dipendenti,
Alla Carrefour di Cavallino 220 dipendenti in cassa a rotazione.
Ben nota è la condizione dei precari della scuola: almeno 500 tra docenti e personale Ata. Anche nel settore agro-alimentare aumenta il dato della cassa, con il caso della Copersalento, in cui tutti i dipendenti (35 più
Fonte: www.ilpaesenuovo.it

Fonte: Quotidiano di Puglia
LE LOTTE FAI-DA-TE
E LE SCELTE DEL PD
Poniamo il caso che a settembre i tre candidati alla segreteria del PD si trovino costretti dai fatti a confrontarsi, non solo con il profilo ideale, l’organizzazione e le alleanze del partito o le questioni etiche, ma anche con le proteste diffuse di lavoratori che issati su una gru, nascosti nel Colosseo, a mollo in piscina davanti la fabbrica o incavolati al casello dell’autostrada chiedono semplicemente di mantenere il loro posto e il loro stipendio.
Che cosa diranno e come agiranno Bersani, Franceschini e Marino davanti a lotte che sembrano sfuggire alla regia sindacale, promosse e gestite da piccoli nuclei di lavoratori?
Come giudicheranno queste proteste totalmente deideologizzate ma basate su bisogni concreti e richieste di buon senso come farebbe un padre di famiglia?
La questione è centrale per verificare sul campo quale ruolo riveste oggi il lavoro, in tutta la sua dimensione sociale, produttiva e ideale, per il partito dei progressisti.
Che spazio c’è nel PD per il lavoro?
Se non si usa più la parola sinistra, ci sarà almeno qualche laburista? La vittoria degli operai della Innse e la corsa di altri loro colleghi a emulare azioni di lotta inusuali non sono un estemporaneo fenomeno estivo, interrogano le confederazioni sul loro ruolo (quelli che vengono buttati fuori dalle fabbriche cosa ci fanno col nuovo modello contrattuale e la detassazione degli straordinari?) e il PD sulla sua capacità di parlare con il mondo del lavoro e della produzione, di essere credibile con milioni di cittadini che attendono un segnale esplicito.
Davanti al caso Innse e simili, la tentazione degli imprenditori è di apprezzarli come via per escludere il sindacato: lo sciopero non serve più, c’è la protesta isolata, ci pensa il padrone di buona volontà a risolvere tutto.
Il sindacato, come dice Angeletti a Repubblica, non ama la «protesta-show».
Ma entrambe le valutazioni non colgono il valore di queste iniziative. Per la prima volta dopo molto tempo i lavoratori hanno rotto l’afasia che li aveva colpiti per la crisi, la paura di perdere il posto, il timore di restare soli. Noi dell’Unità li abbiamo ascoltati e raccontati in questi mesi e sappiamo delle loro enormi difficoltà, proprio di chi ha paura ad esprimersi, chiuso nella propria disperazione. I 49 della Innse hanno fatto breccia, con la loro vittoria hanno offerto una speranza, anche se il professor Pietro Ichino si è lamentato sul Corriere della Sera di «questo logoro schema» e suggeriva agli operai di Lambrate la strada apparentemente più moderna del ricorso a una società di outplacement per cercarsi un altro posto nella Milano della Moratti.
Non ci sono certezze davanti alla crisi, salvo una: o il PD è in grado di parlare e di rappresentare questi lavoratori oppure è meglio andare al mare.
Fonte.www.unita.it
Bologna 3 giugno 2009
Care amiche e cari amici,
nel momento in cui ribadisco la mia già provata volontà di rimanere al di fuori
della politica del nostro Paese, sento il dovere, come semplice cittadino, di
sottolineare l’importanza del voto a cui noi italiani siamo chiamati.
Anzitutto un voto per l’Europa.
In questa linea richiamo la necessità di rafforzare il Partito Democratico
ricordando come esso abbia sempre con convinzione sostenuto le grandi
scelte europee quali l’euro e l’allargamento che , come si è dimostrato in
questa fase di durissima crisi , sono la principale difesa per l’Europa e l’Italia.
La seconda ragione nasce dall’intensificarsi di numerosi segnali di allarme e
di interrogativi da parte di tanti amici ed osservatori stranieri per la caduta di
dignità e per la qualità democratica del nostro paese, segnali che ho colto
con sofferenza nella mia attività internazionale. Di fronte a questo il Partito
democratico, pur nel suo non facile cammino, è l’unica concreta risposta.
Non è tempo né di astensioni né di sofisticate distinzioni.
È il momento di dimostrare che l’Italia può essere diversa , che ha profonde
radici etiche e che è ancora capace di contribuire alla crescita democratica di
una nuova Europa.
Con amicizia
Romano Prodi
Vietato dare da mangiare ai randagi
La polizia municipale diffida una donna
a portare cibo ai cani presenti a Galatone
Niente cibo ai randagi. E scatta la diffida. Nel mirino dei vigili urbani di Galatone, una donna che risiede nello stesso comune salentino e che da sempre porta da mangiare a buona parte dei cani che sono presenti sul territorio comunale. Ma appena due giorni addietro, ecco la sorpresa: una pattuglia della polizia municipale l’ha diffidata a portare cibo ai randagi.
E se avesse continuato a farlo sarebbero iniziati i guai.
Ma la signora, amante degli animali e soprattutto dal cuore sensibile, non se l’è sentita proprio di non portare cibo e acqua a quelle povere bestiole, soprattutto adesso che il caldo inizia a farsi sentire e che trovare qualcosa da mangiare diventa impresa ardua. Così, nonostante
la diffida, continua in quella che più che un’abitudine è una missione.
Dell’episodio, sono venuti a conoscenza i volontari della Lega nazionale per la difesa del cane, sezione provinciale, che hanno immediatamente contattato la signora, tra l’altro volto noto perché da sempre sensibile sul problema del randagismo, e si sono subito schierati dalla sua parte.
Il primo passo è stato quello di interpellare l’amministrazione comunale di Galatone, e nello specifico il primo cittadino. Sottolineando come sia interesse della pubblica amministrazione farsi carico delle problematiche relative al randagismo.
Vale a dire che deve essere il Comune a prendersi cura dei cani che so no presenti sul territorio,
magari offrendo loro cure e servizi all’interno di strutture protette.
In buona sostanza, il messaggio lanciato all’indirizzo del sindaco di Galatone è stato il seguente: ben vengano le persone che si prendono cura degli animali lasciati senza cure sul territorio comunale se da parte delle autorità preposte non vengono prese iniziative in proposito.
Una situazione incresciosa, comunque, quella che si è verificata nei gironi scorso sul territorio comunale di Galatone.
“Siamo pronti ad intraprendere qualsiasi forma di lotta e di protesta se dovessero essere presi provvedimenti nei confronti della signora che da sempre porta da mangiare e bere ai cani randagi presenti sul territorio comunale”, dice mostrando tutta la sua rabbia la presidente della locale sezione della Lega per la difesa del cane Maria Teresa Corsi.
Che aggiunge: “Abbiamo già interpellato il primo cittadino, spiegando che non possono essere presi simili provvedimenti, visto che dovrebbe essere proprio l’amministrazione comunale a farsi carico dei cani presenti in paese. Cosa che invece non avviene”.
Da qui l’avvertimento, fatto con toni pacati ma risoluti: se dovessero essere presi provvedimenti nei confronti della signora, allora saremo pronti ad adire tutte le vie possibili per riportare tutto
alla normalità, dicono dall’associazione animalista salentina. Dice ancora la presidente Maria Teresa Corsi: “Questa signora non fa nulla di male, non crea nessuna situazione di pericolo né tanto meno sporca il territorio comunale, visto che il cibo che porta ai cani lo versa in ciotole di plastica. E poi, se vogliono diffidare lei allora che diffidino tutti quanti noi dell’associazione, visto che ognuno dei componenti non si rifiuterebbe mai di portare da mangiare a questi poveri animali. Spero soltanto che avvenga una inversione di rotta, che il provvedimento adottato venga al più presto ritirato, altrimenti ci rivolgeremo a chi di competenza. sarebbe meglio se si pensasse seriamente a risolvere questo problema in altra maniera, e non diffidando chi fa del bene e tiene a cuore le sorte di questi animali, altrimenti destinati a fare una brutta fine”.
Fonte: www.ilpaesenuovo.it
UN' IDEA SEMPLICE
di Concita De Gregorio
Così, avete visto, è un attimo. Venti secondi e non resta più niente. Delle vite, di una popolazione, dei bambini da crescere e della memoria dei vecchi, delle città e dei paesi, di millenni di storia custoditi nei palazzi.
Macerie, polvere, sirene. Sguardi ciechi. Coperte sulle spalle, biscotti rotti in mano, una distesa di tende blu che chissà per quanto, chissà per quanti mesi resteranno l’unico riparo per quel che resta di una comunità.
Tutti insieme, senza distinzioni: le distinzioni valevano prima. Che tragico, irrevocabile insegnamento su quali siano davvero le gerarchie della vita, quali le urgenze, quanto poco valgano le parole e quanto invece i fatti. Esserci, la sola cosa che conta. Sempre. Condividere, portare insieme il peso. Le storie che leggerete nel giornale dai nostri inviati parlano di questo: ancora ieri, dopo l’ultima fortissima scossa che ha sbriciolato la cupola del Duomo, ci dicevano: bisogna restare qui.
Non avere paura, ricominciare. «Portate i bambini a scavare per cercare i loro giochi», dice Anna Oliviero Ferraris. Sarà difficile, certo. Però significa: occhi aperti, attraversare la paura, riprendere in mano le cose. Ci è venuta così un’idea semplice, di quelle che sono tanto elementari da sembrare scontate ma in questo Paese, sapete, non si può mai dire. Ci è venuta l’idea di destinare
i 460 milioni di euro che si spenderebbero per fare consultazioni separate - le elezioni, il referendum - alla gente d’Abruzzo.
Sarebbe uno spreco criminale, davanti a quel che abbiamo negli occhi, giocare con le convenienze della politica.
Un voto unico,allora, e quei 460 milioni per ricostruire scuole e palazzi, fabbriche e strade, ospedali. Perché non basteranno i 30 milioni stanziati dal governo, certo che no. E non sarà per ricostruire le chiese che dovremo usare quelli che i governi stranieri hanno messo a disposizione e che finalmente, a sera, il presidente del Consiglio ha convenuto di accettare «per le opere d’arte, magari per dopo».
Ci vorrà uno sforzo enorme, costante nel tempo, condiviso. Non basterà una new town, una città nuova accanto all’Aquila, Aquila Due come Milano Due. Bisognerà rifare pezzo a pezzo L’Aquila vera, L’Aquila uno. Mattone su mattone, possibilmente questa volta tenendo presente che il terremoto non si sa quando arriva ma certamente si sa che sempre arriva, in Abruzzo.
Dunque a norma, con materiali sicuri, con criteri che garantiscano alla gente che abita dentro quelle case di non vivere nelle loro tombe.
La proposta ha raccolto quasi quattromila adesioni in poche ore, sul sito dell’Unità.
La porteremo ufficialmente alle autorità, diventerà la nostra richiesta prioritaria: si può fare, è semplice, basta volerlo. È, anche questo, un attimo. Stefania Pezzopane, coraggiosa presidente della Provincia che ha affrontato in queste ore lutti privati e collettivi senza sottrarsi neppure un minuto
al suo dovere per piangere il suo personale dolore, ha aderito fra le prime. Ha detto: certo, è un appello sacrosanto. Ha detto anche: il ponte sullo stretto di Messina forse può attendere. Sono soldi che possono essere destinati a chi non ha più né casa né famiglia né lavoro, solo morti da piangere.