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mercoledì, 16 dicembre 2009

IL SOLITO TEATRINO

DI MICELI & SOCI

 

Devo dire la verità, mi aspettavo questo blitz da parte della giunta Miceli ed è puntualmente arrivato. Mi spiego meglio.

Per motivi di studio sapevo da tempo che la Regione Puglia, prima o poi, avrebbe delegato i comuni al rilascio delle Autorizzazioni Paesaggistiche e di conseguenza al passaggio di competenze ci si poteva preparare per tempo, ma evidentemente non era intenzione dell’attuale giunta farlo.

Oggi infatti sul sito del Comune è stato pubblicato il bando e lo schema di domanda ( http://www.comune.galatone.le.it/news_primo_piano/view.php?id=910&numero_elemento=0 ) per

“Commissione Locale per il Paesaggio, ai sensi dell’art. 8 della L.R. n° 20/2009 – Deliberazione della Giunta Municipale n° 277 del 15/12/2009 avente per oggetto:“L.R. Puglia n° 20/2009. Composizione, istituzione, funzionamento e nomina della Commissione.”

 

Il blitz è perfetto, in data 15/12/2009 viene fatta la delibera di giunta preparatorio all’avviso pubblico e al bando, in data 16/12/2009 viene pubblicato il bando e lo schema di domanda e il 18/12/2009 si chiude tutto.

In 3 giorni d’altronde è morto e risorto il creatore figuriamoci se non si potesse orchestrare tutta questa giostra.

A poco serve ribadire nel bando che:

 

“In tema di nulla osta paesaggistici, il 31 dicembre 2009 cesserà il cd. Regime transitorio previsto dall’art. 159 del D.Lgs. 42/04, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. La Regione Puglia, con la Legge n° 20/09 e ss.mm.ii., nonché con l’Allegato A alla D.G.R. n° 2273 del 24/11/2009, come pervenuta tramite al Comune per posta elettronica in data di ieri, ha stabilito le condizioni necessarie per la delega al rilascio delle Autorizzazioni Paesaggistiche ai Comuni, fissando nel giorno 20 dicembre 2009 la data ultima di ricezione degli atti presso i propri Uffici competenti.

Il Comune di Galatone, avendo popolazione superiore a 15.000 abitanti, è destinatario

diretto della delega al rilascio dell’Autorizzazione Paesaggistica. Il Comune può essere

destinatario diretto della delega, ma deve dotarsi della Commissione Locale per il Paesaggio e deve essere designato un Responsabile del Procedimento diverso da quello delegato alle funzioni in tema di edilizia e urbanistica. Tale Commissione esprime il parere nell’ambito del procedimento di rilascio dell’anzidetta autorizzazione.

Per quanto sopra, stante l’urgenza, la Giunta Municipale di Galatone, con

Deliberazione n° 277 del 15/12/2009 ha stabilito gli indirizzi circa la composizione, la istituzione, il funzionamento e la nomina della Commissione Locale per il Paesaggio, nonché il nominativo del Responsabile del Procedimento.

Il presente avviso urgente è finalizzato alla selezione dei componenti della Commissione.”

 

Chiacchiere. Solo chiacchiere.

Perché non si fa un concorso pubblico (con tutti i sacri crismi della regolarità) in questo benedetto Comune e non si attinge sempre da quella graduatoria?

Perché non ci si ispira a quella straordinaria forma di governo che si chiama MERITOCRAZIA (di seguito il significato per chi non lo sapesse) dove le cariche amministrative, le cariche pubbliche, e qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei confronti degli altri, è affidata secondo criteri di merito, e non di appartenenza lobbystica, familiare (nepotismo e in senso allargato clientelismo) o di casta economica (oligarchia)?

Nel registrare il consociativismo delle minoranze o presunte tali, rimango in attesa di illuminanti risposte.

venerdì, 04 dicembre 2009

SCAJOLA: UNO CHE NE CAPISCE...

Scaiola solo qualche giorno fa, di ritorno dalla missione di stato a Dubai, ha dichiarato: "Dubai ha superato la crisi, crescerà del 5 per cento nel 2010 e ora guarda con simpatia all'Italia e con ammirazione ai nostri prodotti".

Claudio Scajola non è uno che usa giri di parole, ormai le sue stentoree dichiarazioni hanno fatto scuola. Opinioni nette, sganciate con la sicurezza di chi è addentro alle questioni e ha una conoscenza di prima mano di cose e persone.

L'uomo che ha definito Marco Biagi un rompicoglioni, che ha bollato come stronzi gli operai e certificato sulla parola che il nucleare è "sicuro", non è certo una persona priva del coraggio delle sue opinioni o abituata alle sfumature.

Il 24 di novembre, di ritorno dalla missione governatiiva a Dubai, ha consegnato ai media un'altra dichiarazione destinata a rimanere negli annali della politica per il suo nitore e per la sua precisione: "Dubai ha superato la crisi, crescerà del 5 per cento nel 2010 e ora guarda con simpatia all'Italia e con ammirazione ai nostri prodotti".

Il 26 di novembre Dubai ha chiesto una moratoria sui debiti, che non è in grado di onorare, provocando un tracollo di tutte le borse mondiali. E tanti saluti al 5% di crescita.

Claudio Scajola è il ministro italiano per lo Sviluppo Economico ed è il principale sponsor dell'idea di buttare decine di miliardi di euro nella costruzione di centrali nucleari di veccia concezione, del mitico Ponte di Messina e di altre genialate del genere. Un fulgido esempio d'italica classe dirigente.

 

lunedì, 23 novembre 2009

RIFORMISMO E RADICALITA'

 

“…Tutto chiede quindi che scenda in campo una forza autonoma capace, non solo di fare analisi, dare interviste e parlare nel pollaio televisivo, ma di ridare una ossatura alla democrazia italiana.

Penso quindi che sia davvero alle nostre spalle un vecchio dibattito correntizio e politologico (centro, sinistra, trattino, non trattino).

Torna quella semplice verità secondo la quale l’identità di un partito non si inventa, non discende da una ideologia bensì dalla sua funzione reale.

Dall’essere necessario non a sé ma al Paese. Un partito non è l’idea di sé. È uno strumento. Di che cosa? Io non credo che siamo innocenti. Ci siamo occupati poco degli italiani e troppo dei nostri problemi interni (chi comanda). Non è solo colpa della destra se è così cambiato il modo di essere degli italiani: la scissione silenziosa di una larga parte del Nord, l’illegalità diffusa,

la paura del diverso, le nuove povertà accanto alla formazione di ricchezze e di stilli di vita quali dopo l’età feudale, e con l’avvento dei diritti dell’uomo e del cittadino non si erano più visti…”

 

 

“…È assolutamente vero che anche il tempo di quello che è stato chiamato lo Stato dei partiti è finito. Non si può più governare solo in nome di un blocco sociale.

Non solo, ma governare significa dettare regole e arbitrare una crescente complessità e varietà di poteri (non solo economici).

Il che comporta l’uso di agenzie e di strumenti di conoscenza che i partiti non hanno.

Ma sarebbe fallimentare l’idea che basti mettere al posto dei vecchi partiti uno strumento essenzialmente di propaganda dove non conta la militanza organizzata.

Non credo che parli in me il rimpianto per il Pci. Parla piuttosto il bisogno di una struttura diversa dove sia possibile elaborare un progetto politico collettivo e un sistema di idee condivise.

Non bastano il consenso elettorale e i “Capi” carismatici.

So benissimo che non si possono rifare i vecchi partiti, ma c’è poco da fare: un organismo che sia fattore di guida anche morale della comunità è oggi più che mai necessario.

Parlo di uno strumento capace di mobilitare forze, intelligenze e passioni e quindi radicato nella società e nella storia del Paese...”

 

 

“…Di che cosa abbiamo paura? Di apparire troppo radicali?

Ma la radicalità non sta in noi, bensì nei problemi reali intorno a noi.

Basta vedere con quale disinvoltura una ristretta oligarchia ha rapinato le ricchezze del mondo.

Oppure come la scienza ha spostato il confine tra la morte e la vita.

È su cose come queste che si ridefiniscono le ragioni di una grande forza.

Si invoca retoricamente il “nuovo” ma il nuovo è questo.

È riprendere finalmente il proprio posto nel cuore del conflitto e delle contraddizioni del Paese...”

 

Riflessioni di Alfredo Reichlin

venerdì, 20 novembre 2009

Razzismo, la politica che ammala i giovani

 

Sporco Negro, lo insultarono. Mohamed P. era bengalese. Domenica 1 Novembre, nel parco l’Arcobaleno di Acilia, il cui nome avrebbe dovuto suggerire la tolleranza multicolore, fu pestato fino a causargli un trauma cranico. Ma la notizia è finita nelle «brevi»: cronaca di violenza «non ordinaria», ma anonima. Braccato, come Navtej Singh Sindu, l’indiano arso vivo a Nettuno nel febbraio scorso da un gruppo di ragazzi che non superavano i 20 anni. Radi peli sul mento, ma già l’odio del diverso nel cuore. E poi, tanta vigliaccheria per pestare in venti, come animali, quattro indifesi. Accanendosi su uno di loro fino a lasciarlo quasi morto. Al grido di «’sti negri li dovemo fa’ spari’!».
Siccome i bambini non nascono «razzisti», ma sani, chi può avergli inculcato la paura e l’annullamento del diverso da sé? Resi così disinformati da non sapere che l’immigrazione è una realtà del loro Paese? Chi li ha resi così anaffettivi e violenti, da prendere a bersaglio un uomo che si riposa su una panchina dopo il duro lavoro «regolare» di pulire il culo ai nostri vecchietti? Chi sta modificando questi giovani di oggi nei mostri di domani?
Le menti (e le parole) malate della politica. Come la ministra Carfagna che strumentalizza l’omicidio della giovane Sanaa per puntare il dito contro le «sacche di immigrazione che non avrebbero ancora accettato i nostri valori» (leggere: cristiani contro musulmani, allorché si trattava di un assassinio e basta e semmai di malattia mentale che, come sottolineava Paolo Izzo su Agenzia Radicale, è «multietnica»). O come Fini, che pure in una lodevole battaglia per la cittadinanza, tra le righe di un discorso al Dossier Immigrazione di Caritas-Migrantes, accennava che tra «assimilazione» alla francese e modello multietnico all’inglese, una terza via di integrazione era da inventare intorno ai famosi «valori italiani»: cittadinanza solo dopo un ciclo di studi nella brava scuola italiana… Post-riforma Gelmini: ora di religione, crocifisso nelle aule, carenza di educazione civica alla multietnicità… Come funziona ce lo dice una ricerca di Cnr e dell’Irpps, che ha preso come campione 3.200 studenti di scuole medie e superiori, ponendo loro domande su famiglia, immigrati e rapporti tra i sessi. Da essa, i ragazzi risultano «sessisti, violenti e disinformati», col permanere di stereotipi sulle identità di genere e la sessualità, fino alla legittimazione della «forzatura» delle donne al rapporto; o ancora l’incapacità, pressoché totale, di valutare il fenomeno migratorio.
A confermare che l’attacco al diverso ha una risonanza nell’atavico odio per la donna. E a suggerire che forse la lotta al razzismo potrebbe ricominciare dal lavorare verso un rapporto uomo-donna veramente equilibrato.

Fonte:www.unita.it

lunedì, 02 novembre 2009

L'Italiano delle Donne



Si = No - No = Si - Forse = No

Mi dispiace = Ti dispiacerà

Abbiamo bisogno = Voglio

Decidi tu = La decisione giusta dovrebbe essere ovvia

Fai come ti pare = La pagherai in seguito

Dobbiamo parlare = Ho bisogno di lamentarmi di qualcosa

Certo, fallo pure se vuoi = Non voglio che tu lo faccia

Non sono arrabbiata = Certo che sono arrabbiata, cretino!

Sei così mascolino = Potevi anche fartela la barba!

Certo che stasera sei proprio carino con me = Possibile che pensi sempre al sesso?


Spegni la luce = Ho la cellulite

Questa cucina è così poco pratica = Voglio una casa nuova

Voglio delle nuove tendine = e tappeti, e mobili, e carta da parati

Ho sentito un rumore = Mi ero accorta che stavi per addormentarti

Mi ami? = Sto per chiederti qualcosa di costoso

Quanto mi ami? = Ho fatto qualcosa che non ti piacerà sentire

Ho il sedere grosso? = Dimmi che sono stupenda

Devi imparare a comunicare = Devi solo essere d'accordo con me

Niente, davvero = è solo che sei un tale stronzo




L'Italiano degli uomini



Ho fame = Ho fame

Ho sonno = Ho sonno

Sono stanco = Sono stanco

Andiamo al cinema? = Mi piacerebbe fare sesso con te

Posso portarti fuori a cena? = Mi piacerebbe fare sesso con te

Posso chiamarti qualche volta? = Mi piacerebbe fare sesso con te

Posso avere l'onore di un ballo? = Mi piacerebbe fare sesso con te

Bel vestito! = Bella gnocca!

Sembri tesa, ti faccio un massaggio? = Ti voglio accarezzare

Cosa c'è che non va? = Non vedo perchè ne stai facendo una tragedia

Cosa c'è che non va? = Attraverso quale insignificante trauma psicologico auto-inventato stai combattendo ?

Cosa c'è che non va? = Immagino che di fare sesso stanotte non se ne parla...

Sono annoiato = Scopi?

Ti amo = Facciamo sesso, adesso!

Ti amo anch'io = Va bene, l'ho detto, ma ora scopiamo

Si, mi piace il tuo taglio di capelli = Mi piacevano di più prima

Si, mi piace il tuo taglio di capelli = Cinquanta euro e non è cambiato nulla!

Parliamo = Sto cercando di fare una buona impressione su di te in modo che tu creda che sono una persona profonda e forse allora acconsentirai a fare sesso con me

Mi sposerai? = Voglio che diventi illegale per te andare a letto con altri uomini

(mentre si fanno compere)
Mi piace di più quell'altro = Prendi uno qualunque di questi cazzo di vestiti ed andiamocene a casa!

postato da: messapico85 alle ore 16:08 | link | commenti
categorie: zelig, lo sapevate che, satira, babele, esilarante, balle mediatiche
lunedì, 07 settembre 2009

SPRECOPOLI E PARENTOPOLI ?

BENVENUTI A MICELI TOWN !!!

 

È doveroso non lasciare passare sotto traccia alcune delibere approvate in Luglio e Agosto poiché il loro contenuto è di alta rilevanza politico-amministrativa.

Cominciamo con la delibera di giunta numero185 (Art. 110 del T.U. sull'ordinamento degli Enti Locali-Settore servizi Sociali- Atto di indirizzo reperibile al seguente indirizzo: http://www.comune.galatone.le.it/delibere_giunta/view.php?id=1752&numero_elemento=14)

con tale atto si delibera di potenziare l’organico specialistico nel settore servizi sociali mediante la programmazione di incarichi a contratto, a tempo pieno e determinato, e che tali incarichi saranno disposti con decreto del Sindaco.

Quindi l’amministrazione ravvisa la necessità di potenziare il settore servizi sociali, pubblica istruzione e cultura con la nomina di una Assistente Sociale e di un Istruttore Direttivo;

necessità talmente urgente che solo dopo qualche giorno arrivano due decreti del Sindaco (precisamente il n° 7/2009 e 8/2009) dove si nominano le due figure sopra menzionate.

Ora è naturale chiedersi:perché non si è adottata una procedura di concorso pubblico? O perché non si è attinto da un elenco di professionisti vagliando opportunamente i loro curriculum? O più in generale perché non si dà mai spazio a quella straordinaria forma di governo che si chiama meritocrazia e cioè quel luogo dove le cariche amministrative, le cariche pubbliche, e qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei confronti degli altri, è affidata secondo criteri di merito, e non di appartenenza lobbystica, familiare (nepotismo e in senso allargato clientelismo) o di casta economica (oligarchia).

Ora non voglio scendere nel particolare di “nomi e nomine”, anche perché sarebbe indelicato, ma ritengo che si stia esagerando, che nella gestione degli incarichi si stia veramente uscendo fuori dal seminato, che si stia superando il limite della decenza.

 

Altra delibera che merita attenzione è la numero 195 con data di emissione 12/08/2009:

(Organizzazione eventi estivi 2009 reperibile al seguente indirizzo http://www.comune.galatone.le.it/delibere_giunta/view.php?id=1759&numero_elemento=8 ).

Qui si sfiora il ridicolo per una serie di ragioni:

Come si fa a programmare un calendario degli eventi a estate inoltrata? Perché preventivamente non si è provveduto ad organizzare una mappa degli eventi per l’estate Galatea? Come si possono attrarre turisti, in un paese che è a vocazione turistica anche solo per la sua posizione geografica, senza una programmazione turistica seria? E mai possibile che l’amministrazione non riesca a reperire risorse economiche e culturali per promuovere la sua vocazione turistica? Come mai solo grazie alle tanto vituperate e criticate associazioni si riesce ad organizzare qualcosa di degno?

 

Dal Sindaco non servono più risposte ma fatti.

 

 

P.S. Sembra proprio che la “PAGNOTTA” l’amministrazione l’abbia voluta mangiare anticipatamente… qualora non ne foste ancora pienamente convinti, leggete questa delibera:

http://www.comune.galatone.le.it/delibere_giunta/view.php?id=1751&numero_elemento=5

martedì, 18 agosto 2009

LE LOTTE FAI-DA-TE

E LE SCELTE DEL PD

 

Poniamo il caso che a settembre i tre candidati alla segreteria del PD si trovino costretti dai fatti a confrontarsi, non solo con il profilo ideale, l’organizzazione e le alleanze del partito o le questioni etiche, ma anche con le proteste diffuse di lavoratori che issati su una gru, nascosti nel Colosseo, a mollo in piscina davanti la fabbrica o incavolati al casello dell’autostrada chiedono semplicemente di mantenere il loro posto e il loro stipendio.

Che cosa diranno e come agiranno Bersani, Franceschini e Marino davanti a lotte che sembrano sfuggire alla regia sindacale, promosse e gestite da piccoli nuclei di lavoratori?

Come giudicheranno queste proteste totalmente deideologizzate ma basate su bisogni concreti e richieste di buon senso come farebbe un padre di famiglia?

La questione è centrale per verificare sul campo quale ruolo riveste oggi il lavoro, in tutta la sua dimensione sociale, produttiva e ideale, per il partito dei progressisti.

Che spazio c’è nel PD per il lavoro?

Se non si usa più la parola sinistra, ci sarà almeno qualche laburista? La vittoria degli operai della Innse e la corsa di altri loro colleghi a emulare azioni di lotta inusuali non sono un estemporaneo fenomeno estivo, interrogano le confederazioni sul loro ruolo (quelli che vengono buttati fuori dalle fabbriche cosa ci fanno col nuovo modello contrattuale e la detassazione degli straordinari?) e il PD sulla sua capacità di parlare con il mondo del lavoro e della produzione, di essere credibile con milioni di cittadini che attendono un segnale esplicito.

Davanti al caso Innse e simili, la tentazione degli imprenditori è di apprezzarli come via per escludere il sindacato: lo sciopero non serve più, c’è la protesta isolata, ci pensa il padrone di buona volontà a risolvere tutto.

Il sindacato, come dice Angeletti a Repubblica, non ama la «protesta-show».

Ma entrambe le valutazioni non colgono il valore di queste iniziative. Per la prima volta dopo molto tempo i lavoratori hanno rotto l’afasia che li aveva colpiti per la crisi, la paura di perdere il posto, il timore di restare soli. Noi dell’Unità li abbiamo ascoltati e raccontati in questi mesi e sappiamo delle loro enormi difficoltà, proprio di chi ha paura ad esprimersi, chiuso nella propria disperazione. I 49 della Innse hanno fatto breccia, con la loro vittoria hanno offerto una speranza, anche se il professor Pietro Ichino si è lamentato sul Corriere della Sera di «questo logoro schema» e suggeriva agli operai di Lambrate la strada apparentemente più moderna del ricorso a una società di outplacement per cercarsi un altro posto nella Milano della Moratti.

Non ci sono certezze davanti alla crisi, salvo una: o il PD è in grado di parlare e di rappresentare questi lavoratori oppure è meglio andare al mare.

Fonte.www.unita.it

lunedì, 01 giugno 2009

LE BALLE DI BERLUSCO-NISI

Ieri sera il candidato locale del PDl ha dichiarato: "Il Presidente Berlusconi ha detto che il nucleare in Puglia non si farà" ( sarebbe stato cosi fesso da farlo in campagna elettorale?)

Mi chiedo: dobbiamo credere alle parole di un candidato di paese o alle parole di un Ministro della Repubblica, nella fattispecie, Raffaele Fitto:

Fitto__nucleare[1]

Qualcuno ci chiarisca chi sta prendendo in giro gli elettori?

domenica, 17 maggio 2009

SCUSATE MA VOGLIO PARLARE DI POLITICA

 

Ballo meglio di lui,ma non riuscirei mai a farlo in pubblico né davanti a qualche milione di telespettatori.

Lui si chiama Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia, io solo Valentino, con due bisnonni in meno in mezzo al nome e al cognome.

Lui è Principe di Venezia, io a Venezia ci sono solo andato in gita.

Fa il consulente finanziario e ha avuto qualche guaio con la giustizia, ma è stato prosciolto e l’inchiesta archiviata.

Nel 2007 lui e il suo babbo hanno chiesto un risarcimento da 260 milioni di euro allo Stato (danni morali), più la restituzione dei beni confiscati ai Savoia. In seguito ha dichiarato di essersi sbagliato. La sua precedente avventura politica risale alle ultime elezioni (2008), nella circoscrizione estera Europa. Con soltanto lo 0,4%, "Valori e Futuro con Emanuele Filiberto" ha avuto il peggior risultato della circoscrizione, ultimo partito in assoluto in ordine di preferenze. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto è candidato nella circoscrizione Nord Ovest alle prossime Elezioni Europee per l’Udc. La sua candidatura non è passata inosservata. Alcuni gridano allo scandalo e tacciano l’Udc di scarso attaccamento ai valori repubblicani, altri lamentano lo scadimento ormai grottesco della qualità della politica italiana.

Troppa grazia per Sua Grazia. Io ho solo un dubbio: non ho capito bene cosa intenda fare se eletto, se proporrà al Parlamento Europeo una seria riforma del Valzer o si limiterà ad alcuni piccoli cambiamenti progressivi. Se intende intervenire sul caro prezzi delle scarpe di vernice o sugli standard delle fasce per smoking.

Mi chiedo anche se gli hanno detto che quando butterà male non gli sarà consentito ammiccare alla Carlucci e nemmeno aggrapparsi alla nervosa Titova. Emanuele e i ragazzi di Via Savoia (così evitiamo di citarli tutti ogni volta), si candidano ma nel momento della Guerra dei Roses di Arcore la boutade del ballerino regale pare interessare poco o nulla.

 

 

 

Intanto io fischietto e continuo a ballare da solo, sorrido a telecamere inesistenti e spero che magari ora che tutte le veline e i tronisti di ogni casta e censo trovano posto in politica, le file di ballerini di prima serata si sfoltiscano e si liberi qualche posto per me e per altri che vogliono solo parlare di Europa, che vogliono solo parlare di politica.

E magari parlare di come questo governo ha smontato le principali riforme per la concorrenza realizzate da Bersani nella scorsa legislatura: class action rese impossibili per l’esclusione delle associazioni consumatori, para-farmacie costrette alla chiusura, authority di controllo assoggettate ai poteri di nomina di maggioranza parlamentare.

E magari parlare di come questa destra approfitta della crisi per realizzare il suo programma di sempre: proteggere le rendite e scaricare sui lavoratori, sui diritti e sulle retribuzioni l’aggiustamento delle finanze del paese con i lavoratori che vengono colpiti due volte e cioè sia come cittadini-lavoratori e come cittadini-consumatori.

E magari parlare di come si debbano agganciare i temi del lavoro, del welfare ad una nuova visione di Europa.

Perche non c’è da stare allegri di fronte alla drammatica tripletta prevista per l'Ue nel 2009-2010:

-4% (Pil); +14 milioni (disoccupati); + 20% (debito pubblico).

È evidente che le politiche nazionali di bilancio, retoricamente coordinate, non funzionano e che, comunque, l'esplosione dei debiti pubblici limiterà sempre di più gli spazi di manovra interni. Senza

un'istituzione federale,come la Bce, in grado di declinare sull'asse dell'interesse europeo gli interessi nazionali, il coordinamento delle politiche nazionali di bilancio affidato a governi di destra, prigionieri di culture nazionalistiche e protezionistiche.

Insomma, la morsa della destra sull'Ue impedisce le riforme istituzionali e di conseguenza blocca le politiche necessarie a contrastare la crisi in corso.

Ecco il nodo politico delle elezioni europee.

Per uscire dalla crisi è, infatti, necessario un “Piano Europeo per il lavoro”.

Non una lista della spesa, ma un patto politico di dimensione europea tra governi, forze sindacali e produttive. Un patto analogo per portata al compromesso socialdemocratico o rooseveltiano, realizzato a scala nazionale a cavallo della II Guerra Mondiale, per fondare i welfare states e le democrazie delle classi medie.

Un patto per un insieme coerente di interventi pubblici, decisi e finanziati a livello europeo attraverso l'emissione di eurobonds, per investimenti infrastrutturali, per lo Small Business Act, per il reddito e la formazione dei disoccupati, per inevitabili processi di ristrutturazione delle imprese della manifattura e dei servizi (auto e non solo), per programmi di ricerca e sviluppo, per la cooperazione fiscale.

Senza un Piano Europeo per il lavoro, ossia senza un forte impulso alla domanda “interna” europea,

un potenziale di 500 milioni di consumatori, la prospettiva giapponese, la stagnazione, è inevitabile.

Ed i 14 milioni di disoccupati in più rimarranno per anni ed anni senza lavoro. Con inevitabili conseguenze sociali e politiche: protezionismo, nazionalismo, razzismo, divisione ed indebolimento

dei lavoratori, restringimento degli spazi democratici.

Nella campagna elettorale, i partiti riformisti devono rendere chiaro alle opinioni pubbliche il nesso tra uscita dalla crisi ed Ue. Rimanere abbarbicati al riformismo in un solo Paese, non solo li condanna alla sconfitta, ma lascia tutta l'Europa ad una deriva di impoverimento economico, civile e democratico.

Ah scusate se ho voluto parlare solo di POLITICA.

 

 

 

Riflessioni nate dopo la lettura

di uno scritto di Michele Dalai

 

martedì, 12 maggio 2009

UN BRAVO A PAOLO PERRONE.

ANZI BRAVISSIMO.

 

Onore e gloria al Sindaco di Lecce Paolo Perrone.

Tranquilli non sono impazzito, né ho cambiato credo politico ma apprezzo tantissimo le decisioni prese da Paolo Perrone.

Ebbene si, perché con la scelta di defenestrare dalla giunta comunale di Palazzo Carafa il gruppo di Adriana Poli Bortone probabilmente ha messo fine alla sua esperienza da Sindaco (difficile possa continuare la sua esperienza con numeri in consiglio molto risicati) ma ha concorso a fare chiarezza nella politica leccese e salentina.

Perché diciamolo chiaramente non si può stare con due piedi in una scarpa, la signora Poli non può sostenere al Comune di Lecce il PDL e poi corrergli contro alle provinciali.

La signora Poli non può farsi eleggere senatrice (capolista al Senato del PDL nel 2008) e poi solo un anno dopo fondare un movimento a favore del Sud come se fosse così ingenua dal non sapere che questo governo sarebbe stato ostaggio dei ricatti della Lega Nord.

La senatrice Poli non può dire che le province sono enti inutili e dopo 15 giorni candidarsi per fare un dispetto agli ex compagni di partito.

Va lodata quindi la decisione di Paolo Perrone anche perché ha introdotto elementi di chiarezza nella politica salentina.   

C’è di più, io credo che Berlusconi e Franceschini debbano imparare da Paolo Perrone e concorrere anche loro a fare chiarezza nella politica italiana.

Come?

Mettendo Casini e L’Udc nelle condizioni di scegliere con chi stare e di non fare alleanze con il centrosinistra a Trento, con il centrodestra in Sardegna, poi ancora con il centrosinistra e cosi via……

Parliamoci chiaro c’è bisogno che i leader di PD e PDL mettano Casini nelle condizioni di non sfruttare a suo favore il sistema elettorale delle Provinciali, che prevede il ballottaggio se nessuna coalizione raggiunge il 50%+1 dei voti, perché altrimenti si mettono i centristi nelle condizioni di poter dettare condizioni anche con percentuali basse.

Bisogna insomma mettere nelle condizioni tutte quelle forze che si dicono centriste (ma si legge della “pagnotta”?!?!?)  di fare una scelta di campo e di non sfruttare la grande anomalia italiana dei 5 sistemi elettorali diversi (comunali, provinciali, regionali, politiche, europee).

C’è il rischio reale infatti che l’anno prossimo i centristi alle regionali (con un sistema elettorale che prevede la vittoria al primo turno senza il raggiungimento del 50%+1) possano di nuovo allearsi ora con questo ora con quello a seconda delle convenienze politiche.

Voglio chiudere ponendomi e ponendo a tutti un interrogativo:

ma questa domanda e soprattutto questa voglia di chiarezza non dovrebbe partire, soprattutto in contesti come quello Galatonese, da chi si professa e si propone all’elettore come forza riformista e progressista?

 

 

N.B.

A conferma del fatto che non sono impazzito credo che ora sia doveroso da parte del Sindaco di Lecce Paolo Perrone dimettersi dalla carica di Sindaco perché non più sorretto dalla maggioranza che democraticamente lo ha eletto, ma dai transfughi del centrosinistra.