Chi sono

Utente: messapico85
Nome: Valentino Moretto
A questo blog non può essere applicato l'art. 5 della legge 8 Febbraio 1948 n. 47 poiché l'aggiornamento delle notizie in esso contenute non ha periodicità regolare (art. 1 comma 3, legge 7 Marzo 2001 n. 62): non rappresenta una testata giornalistica e non ha fini economici. I post editi hanno lo scopo di stimolare critica, discussione e cultura. Il Gestore non è responsabile del contenuto dei siti e delle pagine in esso linkati e declina ogni responsabilità derivante dall'uso o dall'abuso delle informazioni contenute in questo blog. Le opinioni espresse negli articoli appartengono ai singoli autori e sono loro responsabilità.





Fiato sul collo



senza memoria non c'è libertà





Silvio c’è… ma a me me lo puppa!



Appello per la Giustizia - Per De Magistris







Free Tibet



Riprendiamoci Telecom Italia!



Scarica il volantino "Onorevoli Wanted"



Il calendario 2008 dei santi laici



























Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
martedì, 10 novembre 2009

Consumi a picco,

 Italia più povera di quel che pare

Dall’annuncio di Berlusconi di cancellare l’Irap per le imprese, all’ultima ipotesi di Tremonti di inserire 1,5 miliardi per l’Irap con emendamento alla Finanziaria, corre la distanza tra 37 miliardi, il gettito totale dell’Irap e lo zero, zero. Si va da annunci-bufale a proposte finali slegate dai dati drammatici di famiglie, lavoratori ed imprese. Morandini, responsabile piccole imprese di Confindustria parla di 300.000 PMI e 700.000 posti lavoro a rischio. A parte le cifre, è certo che la fase attuale della crisi è segnata drammaticamente da disoccupazione crescente che colpisce ancor più la domanda interna. Anni di perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni hanno prodotto un calo dei consumi con conseguenze drammatiche, sia socialmente, per le famiglie che non arrivano a fine mese, sia economicamente perché i consumi sono i 2/3 del Pil. Vediamo i dati. Negli ultimi 4 anni le vendite al dettaglio a prezzi correnti sono state stazionarie malgrado la crescita della popolazione, mentre i consumi pro-capite reali, cioè a prezzi costanti, si sono addirittura ridotti del 10%. Infatti nel quadriennio 2005-2009 le vendite al dettaglio a prezzi correnti sono state a crescita zero, ma i prezzi al dettaglio sono cresciuti del 7%; in conseguenza i consumi reali (a prezzi costanti) si sono ridotti del 7%.
Poiché la popolazione residente è cresciuta nel quadriennio di 1,6 milioni, da 58,4 a 60 milioni, del 3%, ne consegue che i consumi pro-capite sono calati del 10% (-7% dei consumi reali e +3% della popolazione). Un calo di proporzioni drammatiche, mai visto in tempo di pace né in Italia né in altri paesi europei, dove il trend dei consumi è sempre positivo, anche per i nuovi prodotti-servizi della società della conoscenza, cellulari, TV, computer, più studi e viaggi. Da questi dati consegue la priorità assoluta del tema lavoro e famiglia, con defiscalizzazioni per salari e pensioni, contratti di solidarietà ad orario ridotto per difendere l’occupazione e sostegni alle famiglie per sostenere figli ed anziani. Se l’Italia non s’impegna seriamente a risolvere il doppio problema delle riforme per la libera concorrenza e delle riforme per il lavoro, il bel paese continuerà a crescere la metà dell’Europa, come succede da anni. Tra una politica dell’offerta, Irap, etc. ed una politica della domanda, salari, famiglie, etc. la prorità più drammatica in questo momento riguarda la domanda; senza escludere misure di salvataggio per le imprese, ad es. mettendo un tetto all’Irap almeno per le imprese in difficoltà (Irap azzerato o bloccato al 50% dell’utile precedente per le imprese con bilanci in rosso) senza lanciare bufale di un’impossibile, oggi, azzeramento dei 37 miliardi dell’Irap.

Nicola Cacace

giovedì, 29 ottobre 2009

 IL RITORNO DELLA POLITICA       

di Alfredo Reichlin

La cosa che più mi ha colpito di quella fiumana di persone che sono andate domenica a votare è la ragione che stava dietro la scelta di Bersani.

Certo, conta la stima per la persona. Ma ci ho visto anche il segno di un bisogno nuovo di politica.

La politica. Finalmente. Non la chiacchiera mediatica, la rissa, l’inciucio, il sottogoverno, la trovata (basta, grazie).

La politica come lo strumento che consente agli uomini di decidere della loro vita indipendentemente dalla potenza del denaro e di organizzarsi liberamente sulla base di una idea comune.

È questo che mi rende felice: la speranza, non so quanto lieve, che si possa invertire il processo di svuotamento della democrazia italiana che è il vero fenomeno sotteso alle vicende di tutti questi anni.

Un fenomeno di cui nessuno è innocente, nemmeno noi.

La giostra dei dibattiti televisivi diventata ossessiva, le grandi decisioni prese sempre più non si sa dove e così, mentre la democrazia partecipata si indeboliva, crescevano i poteri personali.

In più il monopolio della comunicazione che rendeva sempre più incerto il confine tra il vero e il falso, tra il fatto reale e quello virtuale.

E chi usava parole come giustizia, lavoro, uguaglianza appariva anacronistico.

È la questione delle questioni che condiziona tutto l’avvenire del Partito democratico.

Destra, sinistra: queste antiche parole non significano niente se non le ripensiamo in rapporto alle cose. La verità è che siamo di fronte a un problema di “rifondazione” della politica, cioè della libertà degli uomini di decidere del loro destino.

Io penso che bisognerebbe parlare così alla nostra gente. Di che cosa abbiamo paura? Di apparire troppo radicali?

Ma la radicalità non sta in noi bensì nei problemi reali. Basta vedere con quale disinvoltura i banchieri hanno rapinato le ricchezze del mondo. Oppure come la scienza ha spostato il confine tra la morte e la vita. Si invoca il “nuovo” ma il nuovo è questo: è riprendere finalmente il proprio posto nel cuore del conflitto e delle contraddizioni del moderno.

Altro che ritorno alla vecchia sinistra. La novità enorme (di cui Rutelli come tanti altri non si è accorto ancora) è che l’evoluzione delle cose e l’intensificazione delle interdipendenze impone agli uomini di convivere tra loro facendosi carico di nuove responsabilità collettive.

È vero che il tempo di quello che si è chiamato lo “Stato dei partiti” è finito.

Ma fallimentare si è rivelata l’idea che bastava mettere al posto dei vecchi partiti una struttura “leggera”, dove non conta la militanza.

Non parla in me il rimpianto per il Pci ma il bisogno di una struttura dove sia possibile elaborare un progetto politico collettivo e un sistema di idee condivise.

So benissimo che non si possono rifare i vecchi partiti e che per garantire il “governo lungo” della società ci vuole una pluralità di organismi capaci di mettere in campo un’agenda più vasta.

Ma è sbagliato non capire come sia più che mai necessario un organismo che sia un fattore guida della comunità.

Nei partiti di oggi dove si discutono i bisogni collettivi, dove si pensano come possibili le vere alternative?

Parlo di amare esperienze vissute.

È proprio questa la ragione per cui la costruzione del Partito democratico è stata così difficile.

Era “senza popolo”. E se prevalesse la tendenza a trasformare il Pd in un assemblaggio di cordate volte quasi esclusivamente a conquistare le cariche elettive, la conseguenza è che verrebbe meno l’ipotesi di costruire una grande forza a “vocazione maggioritaria”.

Quale vocazione maggioritaria può avere un partito dove i militanti non servono perché tutto si gioca sulla capacità del notabile di raccogliere consenso elettorale a qualunque costo e con qualunque mezzo: (spot, galoppini, clientele, soldi).

In un simile partito non c’è spazio per le classi subalterne. Il ceto politico viene scelto dall’alto, secondo criteri per cui un operaio fa ridere rispetto alla bionda piacente e al mezzo busto televisivo.

Le abbiamo viste queste carriere politiche strabilianti per cui da un giorno all’altro si diventa capi politici, capilista, deputati, presidenti di grandi istituzioni.

E abbiamo visto anche i risultati.

Con Bersani si potrà ricominciare a discutere in modo serio. Il suo problema principale sarà rafforzare il Partito democratico rendendolo più unito. Dovrà tenere insieme anche i notabili ma dovrà soprattutto unificare quel popolo che abbiamo visto domenica ai gazebo.

Ridare la parola al popolo, a quel vasto mondo che Bersani evoca e in cui il lavoro, l’impresa, la cultura, lo studio, la cura per gli altri vanno tenuti insieme.

Questo è il compito: mettere un progetto di rinascita dell’Italia sulle gambe della gente reale.

                                 

martedì, 13 ottobre 2009

...LE DUE CONCEZIONI DEL DEBITO...

 

La Gran Bretagna nei prossimi due anni venderà beni pubblici per un totale di 16 miliardi di sterline (circa 17,3 miliardi di euro) per ripianare il debito, salito al 12% del Pil. Lo ha annunciato il premier britannico Gordon Brown.

Tra i beni che saranno venduti ci sono il tunnel di Dartford sul Tamigi e il sistema di scommesse Tote, ha citato Brown parlando a un convegno economico alla sede di Bloomberg Londra. Secondo il primo ministro è comunque necessario continuare con il programma di stimolo all'economia fino a quando la ripresa non si sarà consolidata.

I quotidiani inglesi citano tra i beni che saranno ceduti anche la partecipazione nel capitale della società del tunnel sotto alla Manica e della ferrovia che lo percorre, la quota statale nell'azienda che arricchisce l'uranio per le centrali atomiche (Urenco) e numerose proprietà immobiliari. Il ministro del Commercio e industria, Peter Mandelson, ha riferito che le cessioni «ci aiuteranno a ridurre i disavanzi senza effettuare tagli sui servizi pubblici di base. Ma no siamo idioti: non venderemo ai prezzi più bassi».

 

È facile notare che in Inghilterra con un debito pubblico al 12% del PIL il governo venda asset più o meno strategici per ridurre il debito.

In Italia invece, succede esattamente l’opposto.

I dati di oggi della Banca d’Italia ci dicono che l'indebitamento dello Stato sale ancora e tocca un nuovo record ad agosto a quota 1.757,534 miliardi di euro. Il debito pubblico di agosto ha registrato un rialzo dello 0,2% rispetto ai 1.754 miliardi di euro di luglio scorso, e del 5,7% rispetto ai 1.663 miliardi di fine 2008.

Nel 2008 era pari al 105,8% del PIL, rispetto al 103,5% del 2007, secondo i dati della Banca centrale. Il governo prevede un aumento del debito pubblico pari al 110,5% del PIL quest’anno e del 112% nel 2010.

 

In Inghilterra i ponti si vendono per far calare il debito…in Italia invece i ponti (inutili come quello di Messina) si continuano a fare…

Che dire, Buona fortuna a tutti noi !!!

Dati: www.corriere.it

venerdì, 02 ottobre 2009

Asi, “non produciamo più un euro di debito”

 

“Il quadro non è idilliaco, ma penso che il lavoro del nuovo c.d.a. stia dando i suoi buoni frutti.

Segno che la politica non fa solo danni quando si sposta”.

In attesa di quello cartaceo, questo è in sintesi il bilancio che il presidente dell’Asi Carlo Benincasa sente di poter fare dopo circa un anno e mezzo dal suo insediamento “quando”, dice, “la situazione era veramente drammatica”.

Risanamento, riorganizzazione aziendale, investimenti in corso e progetti futuri.

Il presidente parte proprio dai debiti del Consorzio per spiegare che tipo di direzione si sia intrapresa dopo la stesura del piano di rientro, ora in fase di ri-aggiornamento (l’approvazione prevista entro il 15 ottobre).

La riduzione del personale ha ovviamente ridimensionato i numeri: da 18 a 6 dipendenti, per un risparmio sul sulla spesa pari a 750mila euro.

Provvedimento che ha permesso in un certo senso anche il pagamento degli stipendi. “Avevamo dieci mensilità in arretrato, oggi è tutto in regola”, spiega Benincasa che aggiunge: “Non abbiamo prodotto un centesimo di debito in più”. Com’è noto, i grattacapi più consistenti per il Consorzio erano derivati dalla gestione delle reti dell’Acquedotto Pugliese, con tutte le conseguenze che le imprese lasciate più volte all’asciutto hanno dovuto fronteggiare:

“Ma ora che della gestione si occupa esclusivamente l’Aqp, siamo nelle condizioni di non produrre altri debiti”, che comunque restano in pendenza: l’Acquedotto rivendica il pagamento di 6mln.

Il presidente non assicura nell’immediato, ma in qualche modo fa intendere che si sta facendo un grande lavoro per non lasciare insoluta alcuna pratica.

Accenna infatti all’approvazione del regolamento per l’assegnazione dei suoli di proprietà del Consorzio “che ci ha permesso di eliminare il mercato nero dalle zone industriali”.

Bisognerà adesso procedere alla verifica dello stato dei luoghi, ci sono circa 1 milione e 800mila metri quadri di lotti a disposizione delle imprese, da destinare subito, senza varianti, è tutto previsto nel Prg.

A Tricase, Gallipoli e Nardò alcuni lotti sono già stati assegnati.

Molte aree industriali della provincia potrebbero invece essere a breve interessate dagli interventi di completamento che l’Asi ha previsto, finanziabili con le risorse che il relativo bando europeo di sviluppo regionale – con scadenza 30 settembre – contiene.

Il progetto prevede al primo punto: la riqualificazione della zona industriale di Lecce-Surbo con la messa in sicurezza della viabilità e la realizzazione di alcune rotatorie sull’asse principale di spina, la realizzazione si segnaletica stradale

e della cartellonistica relativa alle sedi delle aziende; completamento della rete di distribuzione dell’acquedotto industriale e realizzazione di infrastrutture a banda larga.

Al secondo: la riqualificazione dell’agglomerato industriale di Galatina/Soleto nella stessa misura individuata per Lecce, più la realizzazione di un sistema di illuminazione a Led e il completamento della rete fognaria.

Nell’area di Nardò/Galatone la realizzazione della viabilità e il completamento e la messa in funzione dell’acquedotto potabile e fognante è già in fase di realizzazione, al contrario della realizzazione del sistema di illuminazione a Led.

A Gallipoli, poi, c’è da intervenire praticamente su tutto: viabilità, infrastrutture a banda larga, illuminazione, fognatura e rete di distribuzione dell’acquedotto industriale, da realizzare in toto.

Anche nelle zone P.i.p di Maglie e Melpignano c’è un gran bel da fare: il progetto per il riuso delle acque reflue per usi industriali del depuratore consortile di Maglie è già in corso, come la dotazione infrastrutturale.

Occorre quindi sistemare la viabilità con inserimento di illuminazione, realizzare il sistema a banda larga, completare la rete fognaria e rielaborare il progetto esecutivo per il II° lotto di lavoro per il cavalcavia sulla ss16.

Infine, l’area di Tricase/Specchia/Miggiano: si prevedono interventi per la viabilità, la dotazione di banda larga, di sistema di illuminazione a Led e il completamento della rete fognaria.

La realizzazione delle infrastrutture è già in corso d’opera.

Quali sono i progetti futuri, le idee? Un Parco delle energie rinnovabili a servizio delle imprese.

Ci sarebbero ben 25 ettari da destinare a questa che per ora è praticamente solo un’idea. Benincasa sostiene di crederci fermamente, anche se ci vorrà del tempo.

Primo passo: gli espropri.

Fonte: www.ilpaesenuovo.it

lunedì, 28 settembre 2009

Arriva la ripresa? Se tutto va bene nel 2014...

di Antonio Polito

 

 

Corrado Passera ha detto l'altro giorno che il «calo del Pil è da guerra, ci vuole uno choc, ci vuole una roba grossa positiva che giri il segno del -6% verso il positivo». Ma Passera è un banchiere, e si sa che di questi tempi il governo non ascolta i consigli dei banchieri. Francesco Giavazzi ha invece detto che «la Finanziaria non è una Finanziaria e la manovra non è una manovra», e ha chiesto anche lui «uno choc positivo». Ma Giavazzi è un economista e di questi tempi, si sa, il governo non ascolta i consigli degli economisti.

 

Giorgio La Malfa ha detto che «questo primo anno e mezzo del governo è deludente», che non si è fatto niente per «ridurre la spesa pubblica e quindi la pressione fiscale». Ma Giorgio La Malfa è un liberale e, si sa, di questi tempi il governo non ascolta i consigli dei liberali.

 

Però ieri ho sentito quello che dice il Centro Studi Economia Reale, che è presieduto da Mario Baldassarri, il quale è sì un economista, ahilui, ma anche un esponente del Pdl, anzi è il presidente della Commissione Finanze del Senato. E quello che dice quel rapporto è quanto segue.

 

Il governo sostiene che la crisi è finita e arriva la ripresa. Ma che cos'è la ripresa? Quand'è che una crisi è finita? Anche il buon senso dice che la crisi è finita quando l'economia torna ai livelli di prima, quando torniamo tutti ricchi come lo eravamo nel 2007. E quando tornerà l'Italia ai livelli di prima?

Il centro di Baldassarri ha fatto un esercizio di previsione, ipotizzando lo scenario migliore: che cioè davvero la crisi finanziaria sia finita, che i tassi di interesse non salgano, che il cambio dell'euro non peggiori. Ebbene, ecco i risultati.

 

Nella migliore delle ipotesi, il prodotto interno lordo italiano tornerebbe al livello del 2007 soltanto nel 2014, così come il livello dell'occupazione e quello della disoccupazione. I consumi recupererebbero lo stesso valore tra il 2012 e il 2013. Il deficit pubblico tornerebbe sotto il 3% soltanto nel 2015, e tornerebbe all'1,5% del 2007 addirittura nel 2016. Il debito pubblico continuerebbe a crescere fino al 2015, e tornerebbe sotto il 105% registrato nel 2007 non prima del 2020.

 

Possiamo dunque dire che questa benedetta crisi, almeno per quanto riguarda l'Italia, ci metterà tra i sette e i tredici anni per essere completamente riassorbita, a seconda che la si guardi dal punto di vista del prodotto, dei consumi, dell'occupazione o della finanza pubblica. E - badate bene - quando si dice che il Pil torna al livello del 2007 si intende che torna a livelli già allora molto bassi, perché nei dieci anni precedenti il Pil italiano era comunque cresciuto molto meno della media europea.

 

La conclusione che ne trae il rapporto di questo Centro studi - il cui animatore, ripeto, è un importante esponente della maggioranza - è che bisogna fare qualcosa. Che non si può aspettare inerti di arrivare al 2020 per rientrare in limiti appena accettabili di debito, né si può aspettare il 2014 per tornare a livelli appena decenti di occupazione. Quel qualcosa, per Baldassarri, è un intervento massiccio ma possibile per tagliare le uniche due voci di spesa pubblica tagliabili: la spesa per acquisiti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche, e delle Regioni in particolare, cresciuta della bellezza di 32 miliardi tra il 2001 e il 2008 e destinata a crescere di altri 20 miliardi da qui al 2013; e i trasferimenti pubblici a fondo perduto, che sono passati da 30 miliardi che erano nel 2000 a oltre 45 miliardi nel 2007.

 

Recuperare questi soldi - che non corrispondono certo a un migliore servizio nella sanità, o a una crescita economica nelle aree depresse del paese, e dunque sono improduttivi - potrebbe consentire di investire grandi risorse nell'economia reale, rimettendo nelle tasche degli italiani almeno 35 miliardi di euro. Sarebbe - se così si può dire - uno «stimolo all'italiana». Noi non possiamo fare certo come Obama, che ha fatto schizzare debito e deficit per finanziare la ripresa. E in questo senso il governo fa bene a non peggiorare ulteriormente i nostri conti pubblici. Ma recuperando l'ispirazione originaria del centrodestra - quella che gli ricordano La Malfa e Giavazzi - il taglio della spesa pubblica potrebbe consentire di stimolare l'economia senza un euro di deficit in più.

 

Come tagliare, e come investire queste risorse è ovviamente libera materia di dibattito politico. Ma il problema italiano è che questo dibattito non c'è nemmeno, perché il governo ha detto che finché dura la crisi non si può fare niente. Cioé fino al 2014? Cioè in questa legislatura e pure nella prossima? E può durare davvero tanto un governo che non fa niente per anni in attesa che l'inerzia ci riporti dove eravamo sette anni prima?

 

sabato, 19 settembre 2009

RICEVO E PUBBLICO

 

PD

Regione Puglia

Antonio Maniglio

Presidente gruppo consiliare

Dopo i tagli della Gelmini e la denuncia degli studenti e del Rettore

Due milioni di euro all’Università

del Salento

Lo ha deciso oggi la prima commissione consiliare

della Regione Puglia.

 

 

“Il ministero dell’Università ha tagliato nei mesi scorsi i fondi all’ateneo leccese,

aggravando ulteriormente una situazione di difficoltà che rischia di creare problemi di funzionalità dei servizi e di qualità della didattica per ricadere, in definitiva, sugli studenti.

E bene hanno fatto gli studenti a mobilitarsi subito per impedire un nuovo incremento delle tasse proprio a causa dei tagli della Gemini.

E altrettanto importante è stata la reazione del Rettore che, estraneo a qualsiasi logica politica, ha espresso pubblicamente il proprio dissenso verso una scelta che penalizza l’intero ateneo.

Certo è sorprendente che i tanti parlamentari e consiglieri regionali del Pdl, nonché il neo presidente della Provincia, che pure esternano a ogni piè sospinto, non abbiano trovato il tempo per esprimere una qualche opinione e, magari, attivarsi per trovare qualche soluzione riparatrice.

Prendiamo atto che non si vuole disturbare il ministro Gelmini che, al contrario, sta arrecando danni continui alla scuola e all’Università visto che l’unica pratica che esercita è quella dei tagli dei docenti e dei precari e delle risorse.

Ma la Regione Puglia non abbandona le Università pugliesi e, pur dentro a un bilancio rigido, destina 10 milioni di euro agli atenei. Questo è quanto ha deciso oggi la commissione bilancio della Regione.

L’Università di Lecce avrà quindi un finanziamento di 2 milioni di euro per questi ultimi mesi del 2009 (Bari ne avrà 4 e Foggia 1); il resto delle risorse (3 milioni di euro) verrà ripartito dalla conferenza regionale dei rettori e ci sarà, pertanto, un ulteriore contributo.

Questo ulteriore impegno di spesa a favore dell’ateneo salentino è coerente con quanto fatto nei mesi passati.

Se oggi il prof. Cingolani annuncia l’imminente apertura del nuovo centro di

nanotecnologie, con conseguente assunzione di giovani ricercatori, è proprio in virtù di un finanziamento regionale di 10 milioni di euro.

L’evidenza dei fatti, pertanto, non consente smentite: mentre a Roma Berlusconi

taglia, a Bari si reperiscono risorse indispensabili per non far crollare il sistema

universitario pugliese e, addirittura, per qualificarlo ulteriormente.

Non ci pare una differenza da poco.

 

 

Lecce, 17 settembre 2009                                                                            Antonio Maniglio

 

lunedì, 07 settembre 2009

SPRECOPOLI E PARENTOPOLI ?

BENVENUTI A MICELI TOWN !!!

 

È doveroso non lasciare passare sotto traccia alcune delibere approvate in Luglio e Agosto poiché il loro contenuto è di alta rilevanza politico-amministrativa.

Cominciamo con la delibera di giunta numero185 (Art. 110 del T.U. sull'ordinamento degli Enti Locali-Settore servizi Sociali- Atto di indirizzo reperibile al seguente indirizzo: http://www.comune.galatone.le.it/delibere_giunta/view.php?id=1752&numero_elemento=14)

con tale atto si delibera di potenziare l’organico specialistico nel settore servizi sociali mediante la programmazione di incarichi a contratto, a tempo pieno e determinato, e che tali incarichi saranno disposti con decreto del Sindaco.

Quindi l’amministrazione ravvisa la necessità di potenziare il settore servizi sociali, pubblica istruzione e cultura con la nomina di una Assistente Sociale e di un Istruttore Direttivo;

necessità talmente urgente che solo dopo qualche giorno arrivano due decreti del Sindaco (precisamente il n° 7/2009 e 8/2009) dove si nominano le due figure sopra menzionate.

Ora è naturale chiedersi:perché non si è adottata una procedura di concorso pubblico? O perché non si è attinto da un elenco di professionisti vagliando opportunamente i loro curriculum? O più in generale perché non si dà mai spazio a quella straordinaria forma di governo che si chiama meritocrazia e cioè quel luogo dove le cariche amministrative, le cariche pubbliche, e qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei confronti degli altri, è affidata secondo criteri di merito, e non di appartenenza lobbystica, familiare (nepotismo e in senso allargato clientelismo) o di casta economica (oligarchia).

Ora non voglio scendere nel particolare di “nomi e nomine”, anche perché sarebbe indelicato, ma ritengo che si stia esagerando, che nella gestione degli incarichi si stia veramente uscendo fuori dal seminato, che si stia superando il limite della decenza.

 

Altra delibera che merita attenzione è la numero 195 con data di emissione 12/08/2009:

(Organizzazione eventi estivi 2009 reperibile al seguente indirizzo http://www.comune.galatone.le.it/delibere_giunta/view.php?id=1759&numero_elemento=8 ).

Qui si sfiora il ridicolo per una serie di ragioni:

Come si fa a programmare un calendario degli eventi a estate inoltrata? Perché preventivamente non si è provveduto ad organizzare una mappa degli eventi per l’estate Galatea? Come si possono attrarre turisti, in un paese che è a vocazione turistica anche solo per la sua posizione geografica, senza una programmazione turistica seria? E mai possibile che l’amministrazione non riesca a reperire risorse economiche e culturali per promuovere la sua vocazione turistica? Come mai solo grazie alle tanto vituperate e criticate associazioni si riesce ad organizzare qualcosa di degno?

 

Dal Sindaco non servono più risposte ma fatti.

 

 

P.S. Sembra proprio che la “PAGNOTTA” l’amministrazione l’abbia voluta mangiare anticipatamente… qualora non ne foste ancora pienamente convinti, leggete questa delibera:

http://www.comune.galatone.le.it/delibere_giunta/view.php?id=1751&numero_elemento=5

giovedì, 03 settembre 2009

BREVE RIFLESSIONE

 

Ieri sera alla Festa Democratica di Genova è intervenuto tra gli altri Bruno Tabacci (Parlamentare Udc) persona, a mio modesto parere,di grande spessore politico e umano.

Faceva una riflessione che vi sottopongo: metteva a confronto il sistema partitico-parlamentare americano e quello italiano.

Partendo da una constatazione oggettiva e cioè quella che Berlusconi e Obama hanno (solo e purtroppo per nostra sfortuna) in comune il grande consenso che gli ha portati a guidare il proprio Paese, sottolineava però che non hanno lo stesso rapporto con il Parlamento e con la maggioranza che li sostiene.

In America, ad  esempio, non di rado il Parlamento “mette i bastoni tra le ruote” al capo del governo (basti pensare ai problemi che Obama sta incontrando in queste settimane per far approvare la riforma sanitaria promessa in campagna elettorale) e tutto ciò avviene per una ragione definitiva ed univoca: il capo del governo in America non si sceglie i Parlamentari in virtù di una legge elettorale e di un sistema partitico-parlamentare molto più democratico e aperto del nostro.

In Italia invece, per diverse ragioni a partire dal Porcellum Calderoli, è il capo del Governo a scegliersi i parlamentari svilendo l’attività parlamentare ed esautorando lo stesso Parlamento delle sue funzioni…

 

RIFLETTETE GENTE, RIFLETTETE...

martedì, 23 giugno 2009

ANALISI DEL VOTO

 

È il tempo di una giusta e doverosa analisi del voto.

Cercherò di analizzare il significato politico del voto sia a livello provinciale e sia a livello comunale.

In Provincia vince Gabellone sulla Capone e sulla Poli.

Le ragioni della sconfitta del Centrosinistra sono molteplici ma io ne voglio mettere in evidenza alcune in particolare:

 

·        Il percorso che ha portato alla candidatura di Loredana Capone (che comunque va ringraziata per la generosità e per il coraggio mostrato) è stato frastagliato, pieno di tensioni e di dolorose perdite per il PD e per il centrosinistra.

Il fatto di non essersi aperti a meccanismi di partecipazione popolare non ha sicuramente avvantaggiato la candidata e la sua coalizione.

 

·        Un altro fattore importante, da molti trascurato, è che rispetto a 5 anni fa il centrosinistra ha perso molte risorse e molte personalità che avevano contribuito alla vittoria di Giovanni Pellegrino. Probabilmente questa sconfitta dovrà farci riflettere sulla validità e sulla efficacia dell’azione politico-amministrativa della compagine di Pellegrino.

 

·        Infine Loredana Capone paga sicuramente, rispetto a 5 anni fa, lo scarso radicamento sul territorio dei partiti della sua coalizione. Basti pensare agli esempi PD e Sinistra per il Salento (Movimento Vendola).

 

Un breve commento meritano la Poli e Gabellone.

Adriana Poli credo abbia fatto un grosso errore. Credo che la politica non si faccia nè per risentimento né per rincorrere la poltrona. È di immediata evidenza che il movimento della Poli nasce perché il PDL non riconosce all’eurolady un ruolo importante nel governo Berlusconi.

Da qui la nascita di un terzo polo che ottiene un risultato dignitoso ma niente più.

Gabellone vince perché sfrutta la forza di un PDL molto forte in provincia (un ministro, un sottosegretario e svariati onorevoli e senatori) e perché sfrutta un vento e una congiuntura politica favorevole.

Veniamo infine ad un’analisi galatonese.

Qui l’analisi è per il centrosinistra non prima però di aver fatto gli auguri di buon lavoro a Nisi e Tundo.

A Galatone il centrosinistra tiene ma è chiaramente moribondo. Va avanti a stenti e a tentoni dal 2006 quando terminò anticipatamente l’esperienza del governo locale di centrosinistra.

Chi mi legge sa che nei mesi scorsi ho scritto e detto molto sul Partito Democratico (anche per un senso di appartenenza che non rinnego affatto).

Dire che avevo ragione non serve anche perché non c’è modo più intenso di aver torto che avere ragione in ritardo.

Serve però capire perché rispetto alle politiche 2008 il PD perde nel confronto con europee e provinciali 2009 rispettivamente il 10% e il 15%.

Per me la spiegazione era ed è semplicissima: la politica del nulla porta al nulla.

Scarso radicamento sul territorio, scarsa attenzione verso i temi politico-amministrativi, opposizione inesistente e connivente e soprattutto scarsa chiarezza politica sono le cause di questa debacle di cui non c’è da essere contenti.

Gli elettori in questo modo è normale che scappino a gambe levate rifugiandosi parte nell’IDV, parte nell’astensionismo e parte verso altri lidi.

Diciamolo chiaramente QUESTO PD non serve.

Serve invece un partito pesante che stia vicino e possa ascoltare i problemi della gente e si metta quindi in connessione con il territorio.

Serve inoltre un rinnovamento VERO della classe dirigente anche perché dal voto è venuta una chiara richiesta di cambiamento, di rinnovamento anche dentro il PD, pensiamo solo alle preferenze per le Europee. Tutti parlano della Serracchiani, e giustamente, perché ormai Debora è diventata un simbolo. Ma pochi parlano di Francesca Barracciu, che in Sardegna ha preso 116 mila voti di preferenza su 170 mila voti di lista. David Sassoli ha superato i 400 mila voti nel Centro, Rita Borsellino ne ha presi 200 mila in Sicilia, il sindaco di Gela Crocetta è arrivato a 140 mila e cosi via….   

Infine dobbiamo smetterla di farci del male perché, non nascondiamocelo, a sinistra siamo specialisti nel farci più problemi di quanti già non se ne presentino e perché siamo maestri nel segare l’albero sul quale siamo seduti.

Allora l’augurio per noi e per il paese è che le forze riformiste e progressiste di questa comunità si mettano assieme per ricominciare a lavorare ed a crescere.

 

 

P.S.

Rimando ad un prossimo post un commento sulla porcata tutta pugliese delle alleanze PD-UDC-IO SUD.

martedì, 19 maggio 2009

DONNE GALATONESI, SVEGLIA!!!

 

Stamattina riflettevo sull'ignobile attacco maschilista del Ministro La Russa a Laura Boldrini (portavoce in Italia dell'Unhcr, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) riguardo la questione immigrati.

E di riflesso poi riflettevo anche sulla preoccupante visione della donna che ha Galatone.

E mettevo in correlazione questo elemento con il ruolo delle donne in politica e con le imminenti elezioni amministrative ed europee.

Sono partito da una semplicissima constatazione.

A Galatone nei ruoli che contano non vi sono donne. Basta guardare il consiglio comunale (1 donna su 21 consiglieri) o peggio ancora la giunta comunale (0 donne presenti).

C’è di più, nello scorsa tornata elettorale delle comunali su un totale di 7 candidati sindaci non vi era nemmeno una donna e ve ne erano pochissime candidate nelle liste.

La situazione non è migliorata neanche in questa tornata elettorale dove, nel collegio Galatone-Nardò Sud,  ancora una volta non ci sono candidate donne (oltre alla preoccupante considerazione che i candidati hanno un’età media ben al di sopra dei 40 anni!!!).

Facendo queste semplicissime riflessioni mi sentivo preoccupato.

Ma poco dopo la preoccupazione è diventata angoscia quando ho pensato al ruolo che la politica cittadina assegna alla donna o peggio a quale ruolo relega la donna stessa.

Ebbene sì perché è angosciante poi vedere come i comitati elettorali siano occupati o meglio dire riempiti da ragazzine/ragazze/donne alle quali al più viene assegnato un ruolo di logistica o di ragazza pon-pon della situazione.

Diventa infine allarmante che una battaglia come le quote rosa in seno alla giunta l’abbiano dovuta affrontare i tanto bistrattati e vituperati blog e non magari una associazione al femminile creata all’uopo.

Chiudo ponendomi e ponendo a tutti un interrogativo:

rivalutare il ruolo della donne in politica non dovrebbe essere il compito, soprattutto in contesti come quello Galatonese, di chi si professa e si propone all’elettore come forza riformista e progressista?

Non dovrebbe essere il compito di quelle forze che hanno addirittura nel loro statuto prima il dovere morale e poi l’obbligo di ridare dignità e slancio al ruolo della donna in politica?

 

Ah dimenticavo, gli statuti e il buon senso in politica non contano più niente.

 

 

P.S.

Per un ulteriore approfondimento leggete  qui: 

http://www.unita.it/news/84879/poche_in_fondo_alla_lista_eurocandidate_corsa_in_salita

http://www.unita.it/news/84888/bonino_anni_di_lotte_buttati