Asi, “non produciamo più un euro di debito”
“Il quadro non è idilliaco, ma penso che il lavoro del nuovo c.d.a. stia dando i suoi buoni frutti.
Segno che la politica non fa solo danni quando si sposta”.
In attesa di quello cartaceo, questo è in sintesi il bilancio che il presidente dell’Asi Carlo Benincasa sente di poter fare dopo circa un anno e mezzo dal suo insediamento “quando”, dice, “la situazione era veramente drammatica”.
Risanamento, riorganizzazione aziendale, investimenti in corso e progetti futuri.
Il presidente parte proprio dai debiti del Consorzio per spiegare che tipo di direzione si sia intrapresa dopo la stesura del piano di rientro, ora in fase di ri-aggiornamento (l’approvazione prevista entro il 15 ottobre).
La riduzione del personale ha ovviamente ridimensionato i numeri: da
Provvedimento che ha permesso in un certo senso anche il pagamento degli stipendi. “Avevamo dieci mensilità in arretrato, oggi è tutto in regola”, spiega Benincasa che aggiunge: “Non abbiamo prodotto un centesimo di debito in più”. Com’è noto, i grattacapi più consistenti per il Consorzio erano derivati dalla gestione delle reti dell’Acquedotto Pugliese, con tutte le conseguenze che le imprese lasciate più volte all’asciutto hanno dovuto fronteggiare:
“Ma ora che della gestione si occupa esclusivamente l’Aqp, siamo nelle condizioni di non produrre altri debiti”, che comunque restano in pendenza: l’Acquedotto rivendica il pagamento di 6mln.
Il presidente non assicura nell’immediato, ma in qualche modo fa intendere che si sta facendo un grande lavoro per non lasciare insoluta alcuna pratica.
Accenna infatti all’approvazione del regolamento per l’assegnazione dei suoli di proprietà del Consorzio “che ci ha permesso di eliminare il mercato nero dalle zone industriali”.
Bisognerà adesso procedere alla verifica dello stato dei luoghi, ci sono circa 1 milione e 800mila metri quadri di lotti a disposizione delle imprese, da destinare subito, senza varianti, è tutto previsto nel Prg.
A Tricase, Gallipoli e Nardò alcuni lotti sono già stati assegnati.
Molte aree industriali della provincia potrebbero invece essere a breve interessate dagli interventi di completamento che l’Asi ha previsto, finanziabili con le risorse che il relativo bando europeo di sviluppo regionale – con scadenza 30 settembre – contiene.
Il progetto prevede al primo punto: la riqualificazione della zona industriale di Lecce-Surbo con la messa in sicurezza della viabilità e la realizzazione di alcune rotatorie sull’asse principale di spina, la realizzazione si segnaletica stradale
e della cartellonistica relativa alle sedi delle aziende; completamento della rete di distribuzione dell’acquedotto industriale e realizzazione di infrastrutture a banda larga.
Al secondo: la riqualificazione dell’agglomerato industriale di Galatina/Soleto nella stessa misura individuata per Lecce, più la realizzazione di un sistema di illuminazione a Led e il completamento della rete fognaria.
Nell’area di Nardò/Galatone la realizzazione della viabilità e il completamento e la messa in funzione dell’acquedotto potabile e fognante è già in fase di realizzazione, al contrario della realizzazione del sistema di illuminazione a Led.
A Gallipoli, poi, c’è da intervenire praticamente su tutto: viabilità, infrastrutture a banda larga, illuminazione, fognatura e rete di distribuzione dell’acquedotto industriale, da realizzare in toto.
Anche nelle zone P.i.p di Maglie e Melpignano c’è un gran bel da fare: il progetto per il riuso delle acque reflue per usi industriali del depuratore consortile di Maglie è già in corso, come la dotazione infrastrutturale.
Occorre quindi sistemare la viabilità con inserimento di illuminazione, realizzare il sistema a banda larga, completare la rete fognaria e rielaborare il progetto esecutivo per il II° lotto di lavoro per il cavalcavia sulla ss16.
Infine, l’area di Tricase/Specchia/Miggiano: si prevedono interventi per la viabilità, la dotazione di banda larga, di sistema di illuminazione a Led e il completamento della rete fognaria.
La realizzazione delle infrastrutture è già in corso d’opera.
Quali sono i progetti futuri, le idee? Un Parco delle energie rinnovabili a servizio delle imprese.
Ci sarebbero ben
Primo passo: gli espropri.
Fonte: www.ilpaesenuovo.it
ECCO IL CONTRO-QUESTIONARIO
Credo sia doveroso dare spazio al questionario del PartecipaPug realizzato da Giuseppe Resta (ed ampliato con qualche mia domanda); è importante infatti avere un controPug che sia alternativa forte ed autorevole a quello che stanno per realizzare Ginetto Filoni&Soci.
Quindi, mi raccomando, massima serietà e massimo rigore nelle risposte.
Ecco il contro-questionario (una sola risposta) :
1- A chi vuoi più bene?
2- Tu vorresti:
3-Tu vorresti:
4-Ti piacerebbe
5- Vorresti che il Centro Storico fosse:
6-Vorresti che Galatone fosse:
7- Vorresti parcheggiare la macchina:
8- Tu le case le:
10- Vorresti un paese bello e ricco
9- Vorresti essere ricco come:
11 -Chi ti attrae di più?
12- Chi ti spaventa di più?
13- Chi ha la voce più squillante?
14- Chi ha più classe?
15- Hai mai saputo di una costruzione abusiva?
16- La tua spazzatura:
17- Vorresti che si costruisse:
18- Preferiresti un paese:
19- Per costruire in campagna è giusto che si abbia un terreno di:
20- È importante che Galatone abbia buone zone artigianali/industriali perchè:
21- A Galatone cosa manca di più ai giovani:
22- Secondo te a Galatone dove ci sono condizioni di disagio sociale?
23- Dello scoglio in mare, prospiciente "
Ricordo che il ritardo nel redigere e consegnare il questionario è dovuto essenzialmente alla difficoltà di pensare e scrivere domande pertinenti al tema in questione.
L'immagazzinamento avverrà secondo la famosa euristica "A MUZZU".
All'atto della consegna potrete tranquillamente intestare codesto questionario a vostra sorella e consegnarlo a chi vi pare tanto non cè ne frega una beata mazza di quello che avete scritto.
Naturalmente mi scuso se involontariamente ho offeso qualcuno.
GLI ERRORI DEL PD GALATONESE
E LE BALLE DI MICELI
Ritengo utile commentare il volantino del PD del 09/01 e poi il manifesto di ieri di Miceli&Soci visto che sono strettamente collegati e danno numerosi spunti di riflessione.
Il volantino del PD è adeguato nella forma e nei contenuti e non si limita solo a fare opposizione ma fa proposte serie e concrete.
C’è un piccolo problema, il volantino è arrivato tardi cioè a crisi già risolta (i rappresentati istituzionali del Pd stesso avevano già trovato l’accordo in prefettura con le ATO e i sindaci…) e dopo essersi esposti a critiche per il volantino precedente.
Volantino precedente che oltre a non avere alcun senso politico, visto che è stato redatto e firmato con chi ha idee completamente diverse sulla gestione del rifiuto (vedi le dichiarazioni di Nisi sull’inceneritore), ha esposto lo stesso PD alle critiche degli stessi cofirmatari.
Io mi permetto di fare un’osservazione: se lo stesso volantino del 09/01/2009 fosse stato fatto il 2 gennaio, cioè in piena crisi, il PD non si sarebbe risparmiato una brutta figura?
C’era bisogno di fare un volantino con chi ti pugnala alle spalle per essere efficaci?
Il PD credo abbia in sé le risorse per condurre diversamente la sua politica di opposizione senza esporsi a tali errori.
Ma passiamo al manifesto di Miceli.
Voglio commentarlo senza fare riferimento al decreto Ronchi (tanto Miceli se non lo ha rispettato ed attuato per 8 anni, volete che lo cominci a fare ora?) ma raccontando un esperienza che ho vissuto personalmente.
Sabato mattina scorso a RadioRamaTalk (trasmissione di Telerama) erano ospiti Silvano Macculi presidente ATO LE/2 nonché Sindaco di Botrugno (centrodestra) e Sergio Blasi Sindaco di Melpignano, comune più virtuoso per quanto riguarda la raccolta differenziata e si parlava di ambiente e gestione rifiuti.
Verso la fine della trasmissione intervengo in diretta facendo una domanda al presidente Macculi:
“Presidente come
La risposta imbarazzata di Macculi, ricordo Sindaco di CENTRODESTRA e presidente dell’ATO LE/2 di cui fa parte Galatone, è stata:
“È grave non si faccia la differenziata e comunque queste domande le deve fare al suo Sindaco perché l’ATO non ha responsabilità; inoltre è una brutta abitudine non comunicare i dati alla regione”.
Sergio Blasi condannando l’operato di Miceli ha detto: “A Melpignano si paga 0,81 €/mq e chi fa il compostaggio domestico ancora meno”.
Non credo serva altro, si commenta da solo...
Caro Miceli c'è aria di affari, privilegi e coperture politiche. Abbia un po' di pudore.
Ma il manifesto di Miceli propone anche spunti strettamente politici.
Non attacca Nisi nonostante fosse tra i firmatari della pseudo-protesta perché probabilmente se lo vuole tenere buono……ma associa pericolosamente L’UDC al PD.
Questo è purtroppo il prezzo da pagare per gli errori che menzionavo prima…credo infatti che per il PD Galatonese essere associato all’UDC sia altamente squalificante!!!
I motivi sono palesi: non si può accettare di essere associati con chi finora ha flirtato con la maggioranza avendo addirittura un’assessore in giunta, non si può essere associati a chi ha votato delibere importanti (Contrada Morrone…) con la maggioranza, non si può essere associati con chi si è ricordato di esistere solo ora…….
Spero il PD si prepari presto a mostrare a tutti il volto serio e dignitoso di chi si prepara a cambiare le cose.
Chiedo scusa, infine, se in qualche punto ho involontariamente offeso qualcuno…
P.S. L’altra sera a Ballarò Veltroni ha detto una cosa condivisibilissima: “Berlusconi negli ultimi 15 anni è stato per 8 al governo e per
Credo che lo stesso ragionamento vada fatto per Miceli e non solo per la questione ambiente, se negli ultimi 11 anni Miceli è stato per 8 anni Sindaco e per 3 anni capo dell’opposizione bè allora sicuramente ha molte responsabilità per lo stato in cui si trova Galatone…
OLTRE AL DANNO LA BEFFA

…Della truffa Alitalia scrivevo già il 9 settembre scorso, ma ora possiamo fare un riepilogo complessivo del grande inganno che Berlusconi&Soci hanno perpetrato nei confronti dei cittadini…
I telegiornali Mediaset occupavano il video con i volti segnati e le parole commosse di immigrati italiani in varie regioni del globo che ci spiegavano quanto toccasse il loro cuore esule il
tricolore stampato sulle code degli aerei targati Alitalia, i sindacati facevano il possibile per tirare in là con la trattativa per aggiustare a loro vantaggio qualche numero, ma a spararla più grossa di tutti fu naturalmente il nostro presidente del consiglio, allora solo candidato, che in un colpo dichiarò «irricevibile» la proposta di Air France, inventò la cordata dei dieci imprenditori patrioti, schierò nell’impresa persino i propri figlioli (poi fece marcia indietro, perchè come sempre «la sinistra
aveva strumentalizzato»).
Si era a metà marzo dell’anno scorso. A metà aprile si sarebbe andati alle urne e vinse, come si sa, Berlusconi, che nel frattempo aveva ripetutamente manifestato i suoi fieri propositi: con lui avremmo conquistato i cieli, avremmo fatto accordi con Air France, Lufthansa e con Aeroflot (dimenticata Aeroflot?), ne avrebbe parlato con l’amico Sarkozy e con l’amico Putin, avrebbe parlato, in tv, di Malpensa.
L’amministratore delegato della compagnia francese, il celeberrimo Spinetta, che da un anno discuteva con Prodi e con Padoa-Schioppa, vista l’accoglienza e considerando che si sarebbe trovato a gestire la vicenda con un nuovo governo, probabilmente ostile, decise di tirarsi da parte.
E mai, probabilmente, decisione gli sarebbe tornata tanto vantaggiosa.
Sarebbe bastato aspettare. Il governo di centrosinistra ci mise il prestito ponte di trecento milioni per evitare il fallimento (tutti d’accordo in parlamento).
Spinetta aspettò e in capo a otto mesi si è rivisto offrire su un piatto d’oro l’ex compagnia di bandiera, ripulita, tagliata, liberata pure dal peso di Malpensa (ricordo che nel vecchio piano Air France avrebbe gestito, razionalizzato certo, l’hub lombardo. Malpensa avrebbe avuto un ruolo strategico nella nostra economia.
E la cosa buffa, o tragica, è che un affare chiuso nel marzo del 2008 era stato ribaltato per la volontà politica della Lega, che si era mossa proprio per impedire il ridimensionamento dello scalo di Varese. Cosa che avverrà comunque. Anzi. Rispetto a un anno fa
Air France avrebbe insomma sborsato due miliardi e mezzo o più (garantendo poi un altro miliardo di investimenti per il rinnovo della flotta). È vero che con trecentomilioni Spinetta rileverà solo il 25 per cento di Alitalia, un quarto della compagnia, ma tra tanti neofiti del volo, i venti imprenditori italiani capeggiati da Colaninno più Banca Intesa, con Emma Marcegaglia presidente di Confindustria in evidente conflitto di interessi, è ovvio che farà lui la parte del leone, perchè il knowhow, cioè la competenza, vale ancora qualcosa.
Lui ci metterà la testa, insomma, qualunque sia stato il patto tra gli azionisti per salvare la faccia italiana e quella di Berlusconi.
Il patto dice che gli azionisti potranno vendere solo fra cinque anni e non prima. In omaggio appunto alla bandiera. Tuttavia il cosiddetto vincolo di lock-up si potrebbe facilmente superare: basterebbe una ricapitalizzazione (ed Air France non avrebbe difficoltà).
Peraltro (come si leggeva sul Sole24ore) i nostri valenti cavalieri dell’aria avrebbero strappato un regalino:maggiori entrate ad Alitalia sui biglietti venduti dalla propria rete per voli intercontinentali via Parigi.
Un modo per far cassa, senza investire e scommettere nulla, guadagnando soltanto come pretende lo spirito imprenditoriale grazie all’alleanza con i francesi.
Poi c’è la partita degli “esuberi”, che con il piano francese di un anno fa si sarebbe potuta chiudere con perdite onorevoli e molto meno dolorose.
Il piano prevedeva infatti poco più di duemila esuberi. Per altri tremila lavoratori vi sarebbe stata garanzia di occupazione (grazie ad appalti garantiti) almeno per cinque anni in Az Servizi-Fintecna. I numeri di questi tempi si sono fatti ben più pesanti: settemila in meno, nel conto ovviamente anche quelli di Airone, la compagnia proprietà di Carlo Toto.
Altro capitolo sarebbe quello dell’indotto, ma è difficile misurare le ricadute dei tagli: secondo
Poi c’è la flotta. Spinetta aveva promesso ad Alitalia 137 velivoli. Alitalia volava di suo con 175 aerei (un centinaio in proprietà).
Si sono aggiunti i sessanta di Airone. Quanti ne resteranno? Pare centoquaranta, in parte di proprietà, in parte con il leasing (e il leasing verrà pagato a Carlo Toto, il padrone di Airone, che aveva prima dell’ingresso in Cai prenotato sessanta nuovi A320 e che adesso riscuoterà il vantaggioso canone).
Per non parlare di azionisti e obbligazionisti, intrappolati dalla Consob e dalla Borsa in caduta, ciascuno a contare le proprie perdite con azioni che valgono carta straccia.
Anche loro pagheranno, con qualche sofferenza in più, come gli incolpevoli contribuenti.
Felici tutti di aver salvato l’italianità della compagnia. Con scarso vantaggio, perchè l’italianità significa flotta ridimensionata, condizioni di monopolio con una compagnia “recintata” tra il mercato nazionale (in condizioni di quasi monopolio, senza competizione sulle tariffe) e quello europeo (più attaccato dalle lowcost) e comunque meno voli intercontinentali.
Che genio quel Spinetta e che …….. quel Berlusconi!!!

TEMPO D' AUGURI
Loading. Per riprendere il linguaggio del computer, "riavviare" il sistema (non spegnerlo, non lasciarlo in standby: riavvia, ecco per raccontare l'anno 2008 oggi serve una clessidra, quella che compare sullo schermo quando il programma scelto si sta caricando, bene cari lettori carichiamo nella nostra clessidra tutti i mesi dell’ anno che tra pochi minuti se ne andrà e lasciamoli scorrere:
GENNAIO scorre con una montagna di rifiuti e dimissioni di Mastella. In Senato, tra mortadelle divorate in diretta tv e spumante a fiumi, volano sputi e insulti tra gli stessi senatori Udeur: uno degli spettacoli più grotteschi della repubblica italiana. Il giorno dopo iniziano le consultazioni al Quirinale.
FEBBRAIO Il tempo di avviare la procedura di scioglimento delle camere ed è già campagna elettorale. Il Caimano torna all’ attacco e Veltroni contribuisce alla nascita di un bipolarismo annunciato. Febbraio è anche il mese dell'abbandono da parte del "Lìder Maximo" della guida dell'isola di Cuba. Dopo 49 anni e 55 giorni di potere ininterrotto l'ottantunenne Fidel Castro lascia Cuba in eredità al fratello Raul. In America, prosegue la sfida delle primarie per accaparrarsi la candidatura per la presidenza Usa. E già si mormora “Yes We can”.
MARZO Il terzo mese dell’anno sarà ricordato per il trionfo di Josè Luìs Zapatero. L’ Italia sta vivendo l’ultimo mese prima delle urne tra polemiche accordi e le elezioni del nuovo presidente di Confindustria.
APRILE Il ritorno del Caimano la sinistra ormai affondata, si assiste all’ultima sfida che gli italiani seguiranno tra il Cavaliere e il Professore.
Ed i mesi di MAGGIO E GIUGNO scivolano via con alcuni temi….Sicurezza e scuola, ma anche Alitalia e giustizia impegnano le prime pagine dei giornali, ma è la crisi finanziaria a farla da padrona. In Italia come nel mondo.
LUGLIO . La prima parte dell'anno si conclude con il via libera al Senato del discusso “Pacchetto Sicurezza”. Tra Ferrero e Vendola una sfida tutta pugliese che ahimè delude un po’ le mie attese.
AGOSTO. Fra le polemiche sui diritti umani, in Cina iniziano le Olimpiadi, che procedono tra vittorie e diatribe. In America, si prepara il terreno per il rush finale delle elezioni presidenziali. Dopo la sovraesposizione mediatica che Obama ha ottenuto con la convention democratica di Denver, il suo avversario, John McCain, gli ruba per un paio di settimane le prime pagine dei giornali con la scelta, a sorpresa, di Sarah Palin come suo vice.
SETTEMBRE vola con Alitalia ed OTTOBRE per definizione “caldo” vede tutti gli studenti coinvolti contro la meravigliosa riforma Gelmini che rattrista tutti i bambini. Sono un milione le persone accorse nella capitale. Una moltitudine che sarebbe stata difficile da ignorare
NOVEMBRE Barack Obama è il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Si tratta del primo afroamericano a varcare la soglia della Casa Bianca. La sua vittoria è massiccia. Ma Berlusca come al solito non perde occasione per ridicolizzare
DICEMBRE Mentre in Italia la crisi avanza e con essa anche la cassa integrazione in Israele, invece, la pace sembra diventare sempre più lontana.
Ed ora siamo arrivati a fine anno, la clessidra sta per far cadere gli ultimi granellini, alcuni granellini gli tratterremo per sempre altri invece scivoleranno via, ma una sola cosa resta da fare augurare un buon anno a tutti i Blogger, all' amministratore di questo blog che ha dato senso al tempo senza misurarlo, a tutti quegli che dissentono almeno per una volta,alle persone che credono nell' amore ed inseguono i sogni, perché l’ unica cosa di cui non si deve aver paura è la paura stessa.
Buon 2009
A-A-ABBRONZATISSIMO

CHIEDIAMO SCUSA

Io e il mio migliore amico Julio (orgogliosamente abbronzato….) abbiamo voluto chiedere scusa a chi si è sentito insultato dal, purtroppo, nostro Presidente del Consiglio Berlusconi.
Abbiamo deciso di chiedere scusa al mondo intero per tutte le cazzate dette dal nano, come ad esempio, ”Abbronzato” a Obama, “Kapo” a Schulz, “Troppe nove donne nel governo spagnolo”, “È più bello di Cacciari" al premier danese, Le corna al vertice Ue con i leader del mondo…e tante altre.
Abbiamo quindi aderito a notspeakinginmyname.com, un sito che raccoglie le foto degli italiani indignati contro il presidente del Consiglio.
Ciascuno si è fatto fotografare reggendo tra le mani un semplice foglio di carta con la scritta «I'm italian and prime minister Silvio Berlusconi is not speaking in my name» e poi abbiamo spedito l'immagine in rete, con tanto di firma.
Un raduno spontaneo di italiani che provano imbarazzo e indignazione per il fatto di essere rappresentati da Berlusconi e dal suo governo.
Diciamo a tutti che “Se non sei italiano e ti senti insultato dal nostro premier, ti preghiamo di accettare le nostre scuse”.
QUINDI SCUSATE TUTTI, NON CI RAPPRESENTA E SOPRATTUTTO NOI NON LO ABBIAMO VOTATO.
LA MIOPIA (POLITICA) DI MICELI
La più autorevole rivista scientifica al mondo, Nature, in un editoriale nel fascicolo appena pubblicato muove gravi critiche al governo Berlusconi.
I motivi alla base della critica, per nulla velata, avanzata da Nature alla politica della ricerca del governo Berlusconi sono sia congiunturali che strategici.
Quelli congiunturali sono almeno tre. Il primo riguarda il blocco della procedura di stabilizzazione dei precari negli Enti pubblici di ricerca voluto dal ministro Renato Brunetta. Il blocco impedirà ad almeno 2.637 “stabilizzandi” - ovvero con titoli già maturati - non solo di avere contratto a tempo indeterminato, ma di poter continuare a lavorare nel mondo della ricerca pubblica.
Così, in un colpo solo, il Paese rinuncerà a quasi il 4% delle sue risorse umane nella ricerca, mentre il tutto il mondo l’universo dei ricercatori tende a crescere. In realtà il danno sarà ancora più grande. Perché il blocco voluto da Brunetta toglie la speranza di un lavoro stabile da decine di migliaia di altri precari, creando le premesse per una fuga di massa dei giovani dalla ricerca scientifica in Italia.
Il secondo motivo congiunturale/strategico riguarda il taglio dei fondi alle università e il blocco quasi totale del turn-over: in pratica nei prossimi 5 anni gli atenei italiani dovranno rinunciare a 4 miliardi di euro. Il che significa che ci saranno meno risorse a disposizione, materiali e umane, sia per la didattica che per la ricerca. Un rischio tanto più grave se si tiene conto che il governo ha deciso che i fondi per l’università e la ricerca potranno essere utilizzati per coprire le eventuali perdite del sistema finanziario.
Il terzo motivo congiunturale, sottolineato in maniera particolare da Nature, è il totale e singolare silenzio del ministro competente, la signora Mariastella Gelmini, che si limita ad assistere senza interferire alle decisioni politiche assunte in altra sede (dal minsitro del’Economia Tremonti e dal ministro della Funzione pubblica Brunetta). Di fatto nessuno, nel governo Berlusconi, difende le ragioni della ricerca.
La rivista Nature propone, poi, due motivi strutturali alla base della sua critica. La prima è l’indicazione, contenuta nella legge 133/08, che le università potranno trasformarsi in fondazioni private. A volerla prendere sul serio, questa norma rappresenta una svolta epocale: la conoscenza acquisibile mediante l’educazione terziaria cessa di essere in linea di principio un bene pubblico e diventa un bene di mercato, accessibile solo ai più ricchi. A volerla prendere come l’hanno presa i rettori, la norma sembra preludere a ulteriori tagli della risorse pubbliche a favore delle università.
Ma la principale ragione di critica fatta propria da Nature alla politica della ricerca italiana è il suo andare in direzione opposta rispetto alla strada indicata dall’Unione europea nel
MA È
SECONDO NATURE DOVREBBERO ESSERE GLI ENTI LOCALI (REGIONI,PROVINCE,COMUNI) A RIDURRE I DISAGI DEGLI STUDENTI E AD INCENTIVARE POLITICHE FORMATIVO-CULTURALI.
LO DICE NATURE!!!
Ed è qui che casca l’asino, cioè Miceli.
Oltre a non capire quale siano e come si vogliano implementare le politiche formativo-culturali (anche per queste stiamo aspettando il PUG?) non riesco proprio a capire come si faccia ad essere cosi avulsi dal contesto che ci circonda.
Ma la maggioranza Miceli-Fracasso sa che tutti gli studenti universitari galatonesi (indipendentemente da merito,reddito,etc…) sono o stanno per essere travolti da una pioggia di rincari e spese aggiuntive per poter intraprendere/proseguire gli studi?
E di fronte a questo come intendono muoversi per dare fiato e sostegno agli stessi studenti e alle loro famiglie?
A Monteroni ad esempio si sono inventati la “Monteroni Card”, una tessera personalizzata che consente agli universitari di effettuare acquisti in una fitta rete di esercizi commerciali che insistono sul territorio comunale. Attraverso la tessera lo studente potrà fare la spesa, acquistare capi d'abbigliamento, tagliarsi i capelli dal barbiere, acquistare materiale di vario genere godendo di un vantaggioso sconto.
L’amministrazione ha presentato così il provvedimento: “Si tratta, in sintesi di un benefit doveroso rivolto al principale protagonista della vita culturale del nostro hinterland, lo studente universitario, il quale deve essere messo nelle condizioni di veder facilitato il suo accesso al mondo accademico spesso particolarmente gravoso per via del costo delle imposte universitarie, degli spostamenti e dei libri di testo. Tutto questo in virtù di quel rapporto speciale che lega la nostra città alla sede dell'Università del Salento”.
PROBABILMENTE A GALATONE MICELI-FRACASSO STARANNO PENSANDO AD ALTRO……
Laggiù si urla «governo sfascista ti abbatteremo a vista», si ritma «premier infame per te ci son le lame». Dietro il palco domina la scritta «contro il regime per la libertà». In lontananza una bara con la foto del presidente del Consiglio s’avvia mesta in corteo.
Non è la cronaca di una manifestazione annunciata, né la cronaca della manifestazione della sinistra radicale o dell’Italia dei Valori di sabato scorso a Roma.
E nemmeno una scena fantastica di quella del Pd del 25 ottobre.
Quegli slogan sono stati già urlati. Quella parola d’ordine sul palco è già stata esposta. Quella bara ha già sfilato. Era sabato 2 dicembre 2006. Roma, Piazza San Giovanni: il capo dell’opposizione, Silvio Berlusconi si scagliò con parole dure e battute pesanti contro il premier Romano Prodi. Disse che la sinistra aveva fatto i brogli e che il popolo aspettava una guerra di secessione per riconquistare la libertà.
È tutto scritto sui giornali di allora, basta controllare.
Non mi sorprende né mi appassiona il fatto che Berlusconi ritenga che scendere in piazza sia un’offesa, un pericolo, un attentato, un luogo di perdizione e di maledizione.
Ci sono, infatti, due parole del dizionario democratico che vanno storte al Berlusconi Capo del Governo: Parlamento e Opposizione.
Ma quello che mi preoccupa molto (anzi moltissimo) è che in questo Paese non abbiamo né un parlamento né un opposizione.
Il Caimano ha annunciato che per non andare sotto in Parlamento (nonostante abbia una larghissima maggioranza) andrà avanti a colpi di decreti legge e mettendo la fiducia su tutti i provvedimenti in cui lo riterrà opportuno.
Insomma si è svuotato il Parlamento delle sue funzioni e prerogative.
Poi c’è un opposizione che sta in Parlamento a scaldare la sedia, emblema di questo la norma salva manager (cioè non si rendevano perseguibili i reati finanziari se non vi era il fallimento dell’azienda, praticamente Tanzi e Cragnotti l’avrebbero fatta franca dopo aver “bruciato” migliaia di piccoli risparmiatori…) che solo
Vorrei infine, a conclusione del discorso sul parlamento, mettere in guardia tutti noi su alcuni punti scomparsi dalle cronache: non si parla più di riforme istituzionali ed in particolare di riforma dei regolamenti parlamentari(che non permetterebbe,ad esempio, più la costituzione di nuovi gruppi parlamentari a legislazione in corso o che permetterebbe di ridurre i tempi di discussione qualora ve ne fosse), di una riforma costituzionale che elimini il bicameralismo perfetto, di riforma elettorale che elimini il Porcellum di Calderoli; ed attenzione su questo se si approverà il testo passato in commissione Affari Costituzionali, alle europee non otterranno seggi i partiti che non raggiungono il 5% e non potremo esprimere il nostro voto di preferenza!
Ecco perché mi delude il dubbio che ho visto serpeggiare dentro il Pd sul tema andare in piazza o no, andarci per criticare o per appoggiare, mi è sembrato alquanto disorientante.
Andare in piazza il 25 ottobre per il PD (così come lo è stato per la sinistra radicale, per l’ IdV, per gli studenti…) è un modo forte per far sentire la propria voce e dare voce alla propria gente.
Per essere, certo, contro il governo ma con l’obiettivo di risolvere i problemi del Paese in un momento delicato e difficile.
Insomma per gridare le proprie critiche e poter dire dei “no” e dei “basta”.
Io lo voglio dire con forza è tutto a posto, tutto naturale. Legittimo. Succede qui e succede in tutte le democrazie del mondo.
Non succede nei posti dove comanda uno solo che pensa, propone, vota, decide, accoglie e respinge.
La piazza non fa paura, non deve far paura. La piazza è il luogo delle idee, dell’incontro e della partecipazione. È un luogo della democrazia. Ed è da sempre il luogo della SINISTRA.
Non bisogna diffidarne. Meglio diffidare, invece, di quei piazzisti che preferiscono il Billionaire o il Bagaglino per raccontare barzellette e farsi piacere. E poi decidono sempre tutto da soli.
Anche qui voglio essere netto, il Partito Democratico deve cominciare a rivolgersi a tutti gli italiani chiamandoli all’unità, spronandoli a superare ogni pregiudiziale spaccatura per costruire un Paese in grado di affrancarsi dai ricatti della brutta politica, dalle minacce della criminalità, dall’uso personale del potere, dall’inquinamento della politica nella Sanità e in molti Consigli di Amministrazione.
Il PD deve pensare ad un paese semplice, dove tutto è chiaro, dove le risorse sono equamente distribuite, un paese inventivo e intraprendente che rispetta uomini e cose.
La destre non hanno più carte in mano e tentano disperatamente di cavalcare la paura. La loro deregulation ha portato a questa crisi dalle proporzioni gigantesche.
Ma i fatti, diceva Huxley, non smettono di esistere anche se li ignoriamo.
I democratici dimostrino di agire sulla realtà delle cose, e che i sogni non sono necessariamente chimere.