IL GOVERNO TACE
La corsa del prezzo dei carburanti in coincidenza con i massicci spostamenti estivi riaccende lo scontro sul comportamento delle compagnie petrolifere.
Un comportamento asimmetrico: quando il prezzo sui mercati internazionali sale, come avviene da aprile, le conseguenze sul prezzo alla pompa sono immediate; quando, invece, il prezzo del barile scende,come è stato dall’autunno scorso fino a primavera, le ricadute sui consumatori sono ritardate e parziali.
Vi sono solide ragioni tecniche che però, solo in parte, spiegano la vischiosità delle riduzioni (ad esempio il prezzo di acquisto delle scorte ed il prezzo bloccato nei contratti in essere). Molto meno giustificabile la rapidità e la portata degli aumenti.
In sintesi, i prezzi alla pompa sono in larga misura variabili politiche, controllate dalle compagnie petrolifere nello spazio di manovra consentito dalla politica economica dei governi.
Ecco il punto: la politica economica del Governo Berlusconi lascia mano libera alle compagnie petrolifere, come lascia mano libera a tutti gli interessi più forti. Oppure, quando la situazione si mette veramente male, ricorre allo scambio corporativo tra misure simboliche e di breve periodo in cambio di salvaguardia delle rendite.
Certo, la retorica di Tremonti-Robin Hood abbonda, amplificata da media controllatati o allineati, incontrastata dalle associazioni delle imprese, liberiste soltanto sul mercato del lavoro.
Ma la realtà è opposta e colpisce consumatori ed imprese.
Per disciplinare compagnie petrolifere, grandi catene distributive, banche, assicurazioni, produttori di energia elettrica, aziende di telecomunicazioni servono interventi forti per l’apertura dei mercati.
Servono leggi e riorganizzazioni, certo difficili, per consentire concorrenza.
Servono Authority indipendenti e adeguatamente attrezzate per controllare il rispetto delle regole e dare sanzioni significative.
Insomma, sarebbe servito portare avanti le riforme avviate da Bersani nella scorsa legislatura. Invece, si è andati in direzione opposta. Il ministro Scajola ha fatto marcia indietro, in buona compagnia di tanti governi europei, sulla separazione delle reti distributive di energia (Terna) e gas (Snam) dalla proprietà degli ex(?) monopolisti Enel ed Eni. Coperto dall’invocazione strumentale del “primato della politica”, il Governo ha tagliato le risorse alle Authority di controllo,
ha ripetutamente minacciato i presidenti con la schiena dritta (Draghi alla Banca d’Italia e Ortis all’Autorità per l’energia), ha generosamente premiato i vertici servili (in particolare, Cardia, alla Consob).
Insomma, dietro la propaganda, le destre, come sempre in Italia, salvaguardano le rendite e colpiscono il lavoro e la produzione.
Stefano Fassina