Il falò delle illusioni
Tremonti che parla alla Camera ricorda il presidente americano Coolidge che scrive al Congresso, nel dicembre del 1928: "Dovete considerare il presente con soddisfazione e prevedere il futuro con ottimismo...". Pochi mesi dopo ci sarebbe stato "Il Grande Crollo" del '29, raccontato da Galbraith.
Il "mantra" governativo è sempre lo stesso, assolutorio e rassicurante. Abbiamo fatto tutto ciò che era giusto e necessario per aiutare famiglie e imprese, per finanziare consumi e investimenti, per sostenere reddito e occupazione: la crisi è finita, andate in pace. Anche nell'ambito della politica economica, come in quello dell'etica pubblica, vero e falso si mescolano, realtà e finzione si sovrappongono, e al Paese si narra "un'altra storia". Così, ancora una volta, per riconciliarsi con la forza oggettiva dei fatti non resta che ascoltare la voce di una delle poche istituzioni rimaste incontaminate, al di fuori del perimetro sempre più pervasivo del berlusconismo. In un involontario, ma salutare contrappunto parlamentare, il governatore della Banca d'Italia ci ha spiegato tre verità fondamentali.
La prima verità: la fase di peggioramento congiunturale che ha caratterizzato gli ultimi mesi sembra essersi arrestata. E questo è sicuramente un fatto positivo. Ma la crisi è tutt'altro che finita. L'Italia rischia di arrivare esausta al prossimo autunno. Senza una decisa inversione di rotta della produzione industriale, che resta inferiore del 25% rispetto all'aprile dell'anno scorso, a settembre assisteremo a una falcidie di piccole e medie imprese, e ad una conseguente ondata di tagli alla forza lavoro che
La seconda verità: questa crisi globale, quando finirà, ci lascerà in eredità un debito pubblico enorme. Vale per tutti i Paesi, che hanno contenuto la tempesta perfetta rafforzando gli argini della spesa statale con le care, vecchie politiche keynesiane. Vale ancora di più per l'Italia, che ha usato poco e niente il bilancio pubblico (in parte per necessità, ma soprattutto per scelta) e che partiva da un indebitamento sistemico di proporzioni gigantesche. Oggi il nostro Paese si ritrova svantaggiato due volte: non ha messo in campo "piani di stimolo" significativi, e sconta un quadro di finanza pubblica gravemente deteriorato. Le cifre di Draghi fanno tremare i polsi. A fronte di un Pil in caduta del 5,2%, quest'anno ci ritroveremo con un deficit aumentato al 5,3%, un debito esploso al 115,3% e un avanzo primario azzerato e trasformato in un disavanzo dello 0,4%, per la prima volta dalla fine degli anni '90. Certo, questi risultati sono frutto della caduta generalizzata del denominatore (il Pil, sul quale il governo non può agire più di tanto). Ma anche dell'espansione incontrollata dei numeratori (su tutti la spesa corrente, lievitata al massimo storico del 43,4%, sulla quale invece il governo può agire moltissimo).
La terza verità: il tempo delle grandi riforme è adesso, ed è tempo finora sprecato. I pacchetti estemporanei varati fino ad oggi, compreso l'ultimo decreto "anti-crisi", sono pannicelli caldi. Draghi ricorda che senza azioni incisive sulla spesa primaria, sulla previdenza, sulla liberalizzazione dei mercati, non si troveranno risorse per lo sviluppo. E senza misure di vera lotta all'evasione non si porranno mai le basi per una seria riduzione delle imposte che infatti (ironia della sorte, per il Cavaliere che ha vinto tre elezioni promettendo "meno tasse per tutti") continuano ad aumentare. Anche qui, i numeri fanno paura. La pressione fiscale ha raggiunto il 43,4%: lo stesso picco storico che toccò nel '97, anno della rincorsa a Maastricht e dell'eurotassa, e più della vetta raggiunta nel 2007 dall'esecrato governo dei "tartassatori" Prodi, Visco e Padoa-Schioppa. Le entrate tengono, assicura Tremonti. Mente: nel primo trimestre l'Iva è crollata del 10,2%. Di nuovo: pesa la caduta generalizzata del denominatore (il Pil, che comunque si è ridotto "solo" della metà). E poi, nello stesso periodo, i consumi sono scesi "solo" del 2,6%. Come si spiega questa differenza? Il governatore lo dice con il linguaggio del banchiere centrale: "Solo una parte del divario sembrerebbe riconducibile a una ricomposizione dei consumi verso beni essenziali, caratterizzati da aliquote più basse". Tradotto nel linguaggio della gente comune, il divario si spiega con il dilagare dell'evasione.
Il paradosso è che anche nella politica fiscale il governo usa l'arte della dissimulazione, in questo caso disonesta. Spaccia per "guerra totale" un altro "condono tombale". Perché questo è, al di là di ogni ragionevole dubbio, lo scudo fiscale appena varato dal Tesoro. Noi lo abbiamo scritto, senza giri di parole. Oggi Draghi lo conferma, con parole non meno chiare: Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, per i pentiti che fanno rientrare i capitali dall'estero, "non prevedono l'anonimato del contribuente e le norme comportano l'intero versamento delle imposte dovute e non versate, inclusi gli interessi e le sanzioni". Nel Belpaese, invece, funziona in tutt'altro modo: l'anonimato è garantito, e con un modesto obolo del 7,5% si chiudono i conti con l'Erario. Questa è l'Italia. E a Berlusconi e Tremonti piace così. Torna in mente ciò che scrisse Mark Twain, citato sul Wall Street Journal dell'11 settembre '29: "Non separatevi dalle vostre illusioni. Quando esse sono scomparse, potete continuare a esistere, anche se avete cessato di vivere".
LETTERA APERTA AI PARTITI DEL CENTROSINISTRA GALATONESE
La crisi internazionale sta facendo sentire i suoi effetti anche nel nostro Paese con un conseguente tracollo dei posti di lavoro e a fronte di questa situazione le misure decise dal Governo Berlusconi si sono rivelate totalmente inefficaci.
Appare dunque necessario approntare con strumenti eccezionali , misure che assicurino forme di tutela economica, tramite un assegno di disoccupazione, pari almeno al 60%/70% della retribuzione
percepita ogni mese nell’ultimo anno lavorativo, per quei lavoratori licenziati e privi di accesso ad ammortizzatori sociali e quindi: a quelli a tempo determinato e indeterminato appartenenti ai settori e alle imprese che non sono destinatari di alcun trattamento di integrazione salariale, ai dipendenti di imprese artigiane, agli apprendisti, ai titolari di partita Iva, in regime di monocommittenza, con un reddito inferiore ad una determinata soglia, ai soggetti iscritti alla gestione separata Inps.
Oggi i dipendenti delle piccole imprese e i precari sono largamente privi di tutela, con la conseguenza che anche crisi temporanee hanno effetti sociali gravi, lasciando senza reddito i lavoratori e costringono spesso le imprese a licenziare i dipendenti, disperdendo così risorse umane preziose, necessarie per la futura ripresa.
I partiti del Centrosinistra Galatonese CHIEDANO a Miceli di provvedere ad ottenere al più presto l’adozione delle misure proposte per quei lavoratori che hanno perso il lavoro e di estendere a tutti i lavoratori le tutele della cassa integrazione previste nei casi di crisi temporanea e di sospensione del lavoro.
OLTRE AL DANNO LA BEFFA

…Della truffa Alitalia scrivevo già il 9 settembre scorso, ma ora possiamo fare un riepilogo complessivo del grande inganno che Berlusconi&Soci hanno perpetrato nei confronti dei cittadini…
I telegiornali Mediaset occupavano il video con i volti segnati e le parole commosse di immigrati italiani in varie regioni del globo che ci spiegavano quanto toccasse il loro cuore esule il
tricolore stampato sulle code degli aerei targati Alitalia, i sindacati facevano il possibile per tirare in là con la trattativa per aggiustare a loro vantaggio qualche numero, ma a spararla più grossa di tutti fu naturalmente il nostro presidente del consiglio, allora solo candidato, che in un colpo dichiarò «irricevibile» la proposta di Air France, inventò la cordata dei dieci imprenditori patrioti, schierò nell’impresa persino i propri figlioli (poi fece marcia indietro, perchè come sempre «la sinistra
aveva strumentalizzato»).
Si era a metà marzo dell’anno scorso. A metà aprile si sarebbe andati alle urne e vinse, come si sa, Berlusconi, che nel frattempo aveva ripetutamente manifestato i suoi fieri propositi: con lui avremmo conquistato i cieli, avremmo fatto accordi con Air France, Lufthansa e con Aeroflot (dimenticata Aeroflot?), ne avrebbe parlato con l’amico Sarkozy e con l’amico Putin, avrebbe parlato, in tv, di Malpensa.
L’amministratore delegato della compagnia francese, il celeberrimo Spinetta, che da un anno discuteva con Prodi e con Padoa-Schioppa, vista l’accoglienza e considerando che si sarebbe trovato a gestire la vicenda con un nuovo governo, probabilmente ostile, decise di tirarsi da parte.
E mai, probabilmente, decisione gli sarebbe tornata tanto vantaggiosa.
Sarebbe bastato aspettare. Il governo di centrosinistra ci mise il prestito ponte di trecento milioni per evitare il fallimento (tutti d’accordo in parlamento).
Spinetta aspettò e in capo a otto mesi si è rivisto offrire su un piatto d’oro l’ex compagnia di bandiera, ripulita, tagliata, liberata pure dal peso di Malpensa (ricordo che nel vecchio piano Air France avrebbe gestito, razionalizzato certo, l’hub lombardo. Malpensa avrebbe avuto un ruolo strategico nella nostra economia.
E la cosa buffa, o tragica, è che un affare chiuso nel marzo del 2008 era stato ribaltato per la volontà politica della Lega, che si era mossa proprio per impedire il ridimensionamento dello scalo di Varese. Cosa che avverrà comunque. Anzi. Rispetto a un anno fa
Air France avrebbe insomma sborsato due miliardi e mezzo o più (garantendo poi un altro miliardo di investimenti per il rinnovo della flotta). È vero che con trecentomilioni Spinetta rileverà solo il 25 per cento di Alitalia, un quarto della compagnia, ma tra tanti neofiti del volo, i venti imprenditori italiani capeggiati da Colaninno più Banca Intesa, con Emma Marcegaglia presidente di Confindustria in evidente conflitto di interessi, è ovvio che farà lui la parte del leone, perchè il knowhow, cioè la competenza, vale ancora qualcosa.
Lui ci metterà la testa, insomma, qualunque sia stato il patto tra gli azionisti per salvare la faccia italiana e quella di Berlusconi.
Il patto dice che gli azionisti potranno vendere solo fra cinque anni e non prima. In omaggio appunto alla bandiera. Tuttavia il cosiddetto vincolo di lock-up si potrebbe facilmente superare: basterebbe una ricapitalizzazione (ed Air France non avrebbe difficoltà).
Peraltro (come si leggeva sul Sole24ore) i nostri valenti cavalieri dell’aria avrebbero strappato un regalino:maggiori entrate ad Alitalia sui biglietti venduti dalla propria rete per voli intercontinentali via Parigi.
Un modo per far cassa, senza investire e scommettere nulla, guadagnando soltanto come pretende lo spirito imprenditoriale grazie all’alleanza con i francesi.
Poi c’è la partita degli “esuberi”, che con il piano francese di un anno fa si sarebbe potuta chiudere con perdite onorevoli e molto meno dolorose.
Il piano prevedeva infatti poco più di duemila esuberi. Per altri tremila lavoratori vi sarebbe stata garanzia di occupazione (grazie ad appalti garantiti) almeno per cinque anni in Az Servizi-Fintecna. I numeri di questi tempi si sono fatti ben più pesanti: settemila in meno, nel conto ovviamente anche quelli di Airone, la compagnia proprietà di Carlo Toto.
Altro capitolo sarebbe quello dell’indotto, ma è difficile misurare le ricadute dei tagli: secondo
Poi c’è la flotta. Spinetta aveva promesso ad Alitalia 137 velivoli. Alitalia volava di suo con 175 aerei (un centinaio in proprietà).
Si sono aggiunti i sessanta di Airone. Quanti ne resteranno? Pare centoquaranta, in parte di proprietà, in parte con il leasing (e il leasing verrà pagato a Carlo Toto, il padrone di Airone, che aveva prima dell’ingresso in Cai prenotato sessanta nuovi A320 e che adesso riscuoterà il vantaggioso canone).
Per non parlare di azionisti e obbligazionisti, intrappolati dalla Consob e dalla Borsa in caduta, ciascuno a contare le proprie perdite con azioni che valgono carta straccia.
Anche loro pagheranno, con qualche sofferenza in più, come gli incolpevoli contribuenti.
Felici tutti di aver salvato l’italianità della compagnia. Con scarso vantaggio, perchè l’italianità significa flotta ridimensionata, condizioni di monopolio con una compagnia “recintata” tra il mercato nazionale (in condizioni di quasi monopolio, senza competizione sulle tariffe) e quello europeo (più attaccato dalle lowcost) e comunque meno voli intercontinentali.
Che genio quel Spinetta e che …….. quel Berlusconi!!!

TEMPO D' AUGURI
Loading. Per riprendere il linguaggio del computer, "riavviare" il sistema (non spegnerlo, non lasciarlo in standby: riavvia, ecco per raccontare l'anno 2008 oggi serve una clessidra, quella che compare sullo schermo quando il programma scelto si sta caricando, bene cari lettori carichiamo nella nostra clessidra tutti i mesi dell’ anno che tra pochi minuti se ne andrà e lasciamoli scorrere:
GENNAIO scorre con una montagna di rifiuti e dimissioni di Mastella. In Senato, tra mortadelle divorate in diretta tv e spumante a fiumi, volano sputi e insulti tra gli stessi senatori Udeur: uno degli spettacoli più grotteschi della repubblica italiana. Il giorno dopo iniziano le consultazioni al Quirinale.
FEBBRAIO Il tempo di avviare la procedura di scioglimento delle camere ed è già campagna elettorale. Il Caimano torna all’ attacco e Veltroni contribuisce alla nascita di un bipolarismo annunciato. Febbraio è anche il mese dell'abbandono da parte del "Lìder Maximo" della guida dell'isola di Cuba. Dopo 49 anni e 55 giorni di potere ininterrotto l'ottantunenne Fidel Castro lascia Cuba in eredità al fratello Raul. In America, prosegue la sfida delle primarie per accaparrarsi la candidatura per la presidenza Usa. E già si mormora “Yes We can”.
MARZO Il terzo mese dell’anno sarà ricordato per il trionfo di Josè Luìs Zapatero. L’ Italia sta vivendo l’ultimo mese prima delle urne tra polemiche accordi e le elezioni del nuovo presidente di Confindustria.
APRILE Il ritorno del Caimano la sinistra ormai affondata, si assiste all’ultima sfida che gli italiani seguiranno tra il Cavaliere e il Professore.
Ed i mesi di MAGGIO E GIUGNO scivolano via con alcuni temi….Sicurezza e scuola, ma anche Alitalia e giustizia impegnano le prime pagine dei giornali, ma è la crisi finanziaria a farla da padrona. In Italia come nel mondo.
LUGLIO . La prima parte dell'anno si conclude con il via libera al Senato del discusso “Pacchetto Sicurezza”. Tra Ferrero e Vendola una sfida tutta pugliese che ahimè delude un po’ le mie attese.
AGOSTO. Fra le polemiche sui diritti umani, in Cina iniziano le Olimpiadi, che procedono tra vittorie e diatribe. In America, si prepara il terreno per il rush finale delle elezioni presidenziali. Dopo la sovraesposizione mediatica che Obama ha ottenuto con la convention democratica di Denver, il suo avversario, John McCain, gli ruba per un paio di settimane le prime pagine dei giornali con la scelta, a sorpresa, di Sarah Palin come suo vice.
SETTEMBRE vola con Alitalia ed OTTOBRE per definizione “caldo” vede tutti gli studenti coinvolti contro la meravigliosa riforma Gelmini che rattrista tutti i bambini. Sono un milione le persone accorse nella capitale. Una moltitudine che sarebbe stata difficile da ignorare
NOVEMBRE Barack Obama è il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Si tratta del primo afroamericano a varcare la soglia della Casa Bianca. La sua vittoria è massiccia. Ma Berlusca come al solito non perde occasione per ridicolizzare
DICEMBRE Mentre in Italia la crisi avanza e con essa anche la cassa integrazione in Israele, invece, la pace sembra diventare sempre più lontana.
Ed ora siamo arrivati a fine anno, la clessidra sta per far cadere gli ultimi granellini, alcuni granellini gli tratterremo per sempre altri invece scivoleranno via, ma una sola cosa resta da fare augurare un buon anno a tutti i Blogger, all' amministratore di questo blog che ha dato senso al tempo senza misurarlo, a tutti quegli che dissentono almeno per una volta,alle persone che credono nell' amore ed inseguono i sogni, perché l’ unica cosa di cui non si deve aver paura è la paura stessa.
Buon 2009
DRAMMA SOCIALE
Avevo voglia di scrivere qualcosa e non ho avuto dubbi sull’argomento, infatti non mi appassiona la sterile querelle sulla Vigilanza e sugli organi di controllo.
Oggi parlerò di qualcosa di cui i Tg parlano poco ed ahimè anche i partiti (soprattutto a sinistra), parlerò di lavoro e lavoratori (Dati da “Il Sole 24 Ore”).
Dopo l’andamento positivo degli ultimi due anni, caratterizzati da un costante calo del ricorso alla cassa integrazione, i dati pubblicati dall’Inps relativi al periodo gennaio-giugno 2008 segnalano un significato cambio di tendenza. L’esame di tali dati confrontati con il medesimo semestre dell’anno 2007 evidenziano un incremento del ricorso alla cassa integrazione del +5,74%, con un totale di circa 78milioni 300mila ore.
I settori maggiormente interessati sono stati quelli dell’industria del legno con un incremento del +111,64%, quella estrattiva con un incremento del +79%, quella della lavorazione di pelli e cuoio con un incremento del +48,08% ed i trasporti e le comunicazioni con un incremento del +44%. Da segnalare il settore del Commercio, caratterizzato dal ricorso alla sola cassa integrazione straordinaria, con un incremento del +122,44%.
L’incremento del +5,74%, prima citato, è da ricondurre principalmente alla crescita delle ore di cassa integrazione ordinaria (cosiddetta cigo, utilizzata principalmente per sopperire a scarsità di commesse) che ha registrato, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un incremento del 15,41% con un totale di circa 3milioni 500 mila ore.
Più contenuto, invece, l’incremento registrato dalla cassa integrazione straordinaria (cosiddetta cigs legata a problemi relativi a ristrutturazioni aziendali, a conversioni, ad amministrazioni controllate, ecc) pari al +1,59% anche se è proprio questa a pesare di più sul monte ore con circa per 52milioni e 600 mila ore.
Se trasformiamo questi dati in numero di lavoratori emerge che le ore complessive di Cassa Integrazione, se rapportate ad un numero di lavoratori equivalenti a zero ore per tutti i sei mesi, portano alla perdita totale di lavoro per 75.425 lavoratori.
Di questi 75.425, 24.724 lavoratori derivano dalle ore di cassa integrazione ordinaria, quindi con una perdita del loro lavoro a carattere temporaneo, mentre 50.701 lavoratori derivano dalle ore di cassa integrazione straordinaria, quindi direttamente coinvolti in processi di ristrutturazione aziendale e con una definitiva perdita del proprio lavoro, già avvenuta per molti di loro e con una forte probabilità che avvenga per gli altri.
In Puglia il ricorso alla cassa integrazione ha registrato un incremento complessivo del 49,48% con un totale di circa 5milioni 800mila ore.
In particolare la cassa integrazione ordinaria ha registrato un incremento del 32,78% con un totale di 2milioni 900mila ore, mentre la cassa integrazione straordinaria un incremento del 16,70% con un totale di 2milioni 800mila ore.
Per
Particolarmente allarmanti sono i dati relativi alla provincia di Lecce dove mentre la cassa integrazione ordinaria, pur attestandosi su livelli alti con un totale di circa 800mila ore, presenta un incremento del +5,19%, per la cassa integrazione straordinaria l’incremento, sempre rispetto al primo semestre del 2007, è pari al +222,16%, con un totale di circa 600mila ore. In particolare il settore maggiormente interessato è quello della lavorazione di pelli e cuoio che ha registrato, rispetto al primo semestre 2007, un incremento del 635% passando da circa 74mila a circa 540mila ore di cassa integrazione straordinaria.
Per la provincia di Lecce le ore complessive di Cassa Integrazione portano alla perdita totale di lavoro per circa 1.360 lavoratori.
Tali dati, destinati a peggiorare (si veda l’annuncio di ieri di Fiat Lecce che annuncia circa 400 esuberi…) a causa della congiuntura tra crisi internazionale, innalzamento del tasso d’inflazione (attestatosi al 4,1% contro un tasso programmato dell’1,7%), disoccupazione e calo dei consumi.
In tutto questo il Governo Berlusconi cha fa?
Taglia i fondi alla cassa integrazione o meglio ci fa i giochi di prestigio.
Il Governo, in sede di presentazione di manovra finanziaria, aveva ridotto di 120 milioni di euro il fondo per la cassa integrazione, poi annuncia la presentazione di ulteriori emendamenti per incrementare il fondo.
In realtà si tratta semplicemente di un gioco di prestigio: il Governo, invece, sottrae 150 milioni di euro alla formazione e all'apprendistato per destinarli al fondo.
Anche dal PD mi sarei aspettato qualcosa in più.
Invece di appassionarci sul tema Villari si Villari no, si sarebbero potute mettere in campo proposte serie per affrontare la difficilissima congiuntura economica e sociale proponendo interventi finalizzati a sostenere la domanda interna, agendo sui redditi e sulla spesa per investimenti.
Ed, invece, nulla di tutto questo.
Mi chiedo se è utile scaricare sulle spalle di altri, cose che sono nostre cose, colpe che sono nostre colpe, responsabilità che sono nostre responsabilità su temi che sono e devono essere “nostri” come la tutela, lo sviluppo e la sicurezza del lavoro.
Per un partito che ha ambizione riformista credo queste siano le vere priorità e non stare dietro a chi si vende per 30 lire……