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martedì, 10 novembre 2009

Consumi a picco,

 Italia più povera di quel che pare

Dall’annuncio di Berlusconi di cancellare l’Irap per le imprese, all’ultima ipotesi di Tremonti di inserire 1,5 miliardi per l’Irap con emendamento alla Finanziaria, corre la distanza tra 37 miliardi, il gettito totale dell’Irap e lo zero, zero. Si va da annunci-bufale a proposte finali slegate dai dati drammatici di famiglie, lavoratori ed imprese. Morandini, responsabile piccole imprese di Confindustria parla di 300.000 PMI e 700.000 posti lavoro a rischio. A parte le cifre, è certo che la fase attuale della crisi è segnata drammaticamente da disoccupazione crescente che colpisce ancor più la domanda interna. Anni di perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni hanno prodotto un calo dei consumi con conseguenze drammatiche, sia socialmente, per le famiglie che non arrivano a fine mese, sia economicamente perché i consumi sono i 2/3 del Pil. Vediamo i dati. Negli ultimi 4 anni le vendite al dettaglio a prezzi correnti sono state stazionarie malgrado la crescita della popolazione, mentre i consumi pro-capite reali, cioè a prezzi costanti, si sono addirittura ridotti del 10%. Infatti nel quadriennio 2005-2009 le vendite al dettaglio a prezzi correnti sono state a crescita zero, ma i prezzi al dettaglio sono cresciuti del 7%; in conseguenza i consumi reali (a prezzi costanti) si sono ridotti del 7%.
Poiché la popolazione residente è cresciuta nel quadriennio di 1,6 milioni, da 58,4 a 60 milioni, del 3%, ne consegue che i consumi pro-capite sono calati del 10% (-7% dei consumi reali e +3% della popolazione). Un calo di proporzioni drammatiche, mai visto in tempo di pace né in Italia né in altri paesi europei, dove il trend dei consumi è sempre positivo, anche per i nuovi prodotti-servizi della società della conoscenza, cellulari, TV, computer, più studi e viaggi. Da questi dati consegue la priorità assoluta del tema lavoro e famiglia, con defiscalizzazioni per salari e pensioni, contratti di solidarietà ad orario ridotto per difendere l’occupazione e sostegni alle famiglie per sostenere figli ed anziani. Se l’Italia non s’impegna seriamente a risolvere il doppio problema delle riforme per la libera concorrenza e delle riforme per il lavoro, il bel paese continuerà a crescere la metà dell’Europa, come succede da anni. Tra una politica dell’offerta, Irap, etc. ed una politica della domanda, salari, famiglie, etc. la prorità più drammatica in questo momento riguarda la domanda; senza escludere misure di salvataggio per le imprese, ad es. mettendo un tetto all’Irap almeno per le imprese in difficoltà (Irap azzerato o bloccato al 50% dell’utile precedente per le imprese con bilanci in rosso) senza lanciare bufale di un’impossibile, oggi, azzeramento dei 37 miliardi dell’Irap.

Nicola Cacace

martedì, 18 agosto 2009

LE LOTTE FAI-DA-TE

E LE SCELTE DEL PD

 

Poniamo il caso che a settembre i tre candidati alla segreteria del PD si trovino costretti dai fatti a confrontarsi, non solo con il profilo ideale, l’organizzazione e le alleanze del partito o le questioni etiche, ma anche con le proteste diffuse di lavoratori che issati su una gru, nascosti nel Colosseo, a mollo in piscina davanti la fabbrica o incavolati al casello dell’autostrada chiedono semplicemente di mantenere il loro posto e il loro stipendio.

Che cosa diranno e come agiranno Bersani, Franceschini e Marino davanti a lotte che sembrano sfuggire alla regia sindacale, promosse e gestite da piccoli nuclei di lavoratori?

Come giudicheranno queste proteste totalmente deideologizzate ma basate su bisogni concreti e richieste di buon senso come farebbe un padre di famiglia?

La questione è centrale per verificare sul campo quale ruolo riveste oggi il lavoro, in tutta la sua dimensione sociale, produttiva e ideale, per il partito dei progressisti.

Che spazio c’è nel PD per il lavoro?

Se non si usa più la parola sinistra, ci sarà almeno qualche laburista? La vittoria degli operai della Innse e la corsa di altri loro colleghi a emulare azioni di lotta inusuali non sono un estemporaneo fenomeno estivo, interrogano le confederazioni sul loro ruolo (quelli che vengono buttati fuori dalle fabbriche cosa ci fanno col nuovo modello contrattuale e la detassazione degli straordinari?) e il PD sulla sua capacità di parlare con il mondo del lavoro e della produzione, di essere credibile con milioni di cittadini che attendono un segnale esplicito.

Davanti al caso Innse e simili, la tentazione degli imprenditori è di apprezzarli come via per escludere il sindacato: lo sciopero non serve più, c’è la protesta isolata, ci pensa il padrone di buona volontà a risolvere tutto.

Il sindacato, come dice Angeletti a Repubblica, non ama la «protesta-show».

Ma entrambe le valutazioni non colgono il valore di queste iniziative. Per la prima volta dopo molto tempo i lavoratori hanno rotto l’afasia che li aveva colpiti per la crisi, la paura di perdere il posto, il timore di restare soli. Noi dell’Unità li abbiamo ascoltati e raccontati in questi mesi e sappiamo delle loro enormi difficoltà, proprio di chi ha paura ad esprimersi, chiuso nella propria disperazione. I 49 della Innse hanno fatto breccia, con la loro vittoria hanno offerto una speranza, anche se il professor Pietro Ichino si è lamentato sul Corriere della Sera di «questo logoro schema» e suggeriva agli operai di Lambrate la strada apparentemente più moderna del ricorso a una società di outplacement per cercarsi un altro posto nella Milano della Moratti.

Non ci sono certezze davanti alla crisi, salvo una: o il PD è in grado di parlare e di rappresentare questi lavoratori oppure è meglio andare al mare.

Fonte.www.unita.it

domenica, 12 luglio 2009

MELMA

 

 

A macchie sempre più larghe si estendono nel nostro paese zone di vera e propria melma umana. Si tratta di soggetti sociali che lasciano andare alla deriva quel po’ di curiosità che avevano per le cose del mondo.

E accanto a costoro crescono velocemente generazioni di giovani guasti e deformati dall’incontenibile mitologia dell’apparenza: è una specie di malattia che invade anime e corpi pronti a tutto.

Basta pensare all’universo dei tronisti, delle cubiste, delle ragazze immagine, delle call girls, delle veline, dei gigolo, delle escort, delle puttanelle e dei marchettari...

È gente che non sa dove indirizzare le speranze per il futuro, allora le trasforma in sogni televisivi.

È la qualità delle speranze a rendere porzioni sempre più vaste della società una melma.

Incontriamo persone che non hanno uno sguardo, non hanno luce, non hanno un lampo di intelligenza negli occhi.

Se ne possono vedere a migliaia, chiusi nel loro delirante orizzonte, mentre aspettano il provino per il grande fratello. È un gregge di derelitti dentro il recinto, con i pompieri che li innaffiano per difenderli dall’insolazione. Sono tutti innocenti in quell’immagine di strazio.

Sono ippopotami che si bagnano nel fango.

Le vittime hanno genitori in tutti i ceti sociali.

Solo chi accetta l’idea che gran parte dei cittadini è fatalmente, darwinianamente condannata alla subalternità e all’emarginazione, rimane indifferente al degrado, all’inquinamento culturale del

nostro paese.

Non illudiamoci, questa melma tende a dilagare e a tracimare nelle coscienze.

Il senso della civiltà, da noi, è quasi del tutto scomparso.

Viviamo in un’epoca in cui l’immagine di Narciso riflessa nell’acqua cerca disperatamente la sua incarnazione.

Vincenzo Cerami

postato da: messapico85 alle ore 16:11 | link | commenti
categorie: cultura, riflessioni, vincenzo cerami
domenica, 04 gennaio 2009

BESTIA DI STILE

"L'Italia è un paese che diventa sempre più stupido e ignorante. Vi si coltivano retoriche sempre più insopportabili. Non c'è del resto conformismo peggiore di quello di sinistra, soprattutto naturalmente quando viene fatto proprio anche dalla destra

Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l'azione e l'utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo.

Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la
televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre

Chi dice che io sono uno che non crede, mi conosce meglio di quanto io conosca me stesso. Io posso essere uno che non crede, ma uno che non crede che ha nostalgia per qualcosa in cui credere".

Sembrerebbe uno spaccato ed uno sfogo di un ragazzo che vive e cammina nel 2009 che è appena entrato, invece sono parole di un grande genio PIERPAOLO PASOLINI.

Solo questo dovrebbe indurci a riflettere:la letteratura è più attuale e vera di un quotidiano.

 

mercoledì, 31 dicembre 2008

TEMPO D' AUGURI

Loading. Per riprendere il linguaggio del computer, "riavviare" il sistema (non spegnerlo, non lasciarlo in standby: riavvia, ecco per raccontare l'anno 2008 oggi serve una clessidra, quella che compare sullo schermo quando il programma scelto si sta caricando, bene cari lettori carichiamo nella nostra clessidra tutti i mesi dell’ anno che tra pochi minuti se ne andrà e lasciamoli scorrere:

GENNAIO scorre con una montagna di rifiuti e dimissioni di Mastella. In Senato, tra mortadelle divorate in diretta tv e spumante a fiumi, volano sputi e insulti tra gli stessi senatori Udeur: uno degli spettacoli più grotteschi della repubblica italiana. Il giorno dopo iniziano le consultazioni al Quirinale.

FEBBRAIO Il tempo di avviare la procedura di scioglimento delle camere ed è già campagna elettorale. Il Caimano torna all’ attacco e Veltroni contribuisce alla nascita di un bipolarismo annunciato. Febbraio è anche il mese dell'abbandono da parte del "Lìder Maximo" della guida dell'isola di Cuba. Dopo 49 anni e 55 giorni di potere ininterrotto l'ottantunenne Fidel Castro lascia Cuba in eredità al fratello Raul. In America, prosegue la sfida delle primarie per accaparrarsi la candidatura per la presidenza Usa. E già si mormora “Yes We can”.

MARZO Il terzo mese dell’anno sarà ricordato per il trionfo di Josè Luìs Zapatero. L’ Italia sta vivendo l’ultimo mese prima delle urne tra polemiche accordi e le elezioni del nuovo presidente di Confindustria.

APRILE Il ritorno del Caimano la sinistra ormai affondata, si assiste all’ultima sfida che gli italiani seguiranno tra il Cavaliere e il Professore.

Ed i mesi di MAGGIO E GIUGNO scivolano via con alcuni temi….Sicurezza e scuola, ma anche Alitalia e giustizia impegnano le prime pagine dei giornali, ma è la crisi finanziaria a farla da padrona. In Italia come nel mondo.
LUGLIO . La prima parte dell'anno si conclude con il via libera al Senato del discusso “Pacchetto Sicurezza”. Tra Ferrero e Vendola una sfida tutta pugliese che ahimè delude un po’ le mie attese.

AGOSTO. Fra le polemiche sui diritti umani, in Cina iniziano le Olimpiadi, che procedono tra vittorie e diatribe. In America, si prepara il terreno per il rush finale delle elezioni presidenziali. Dopo la sovraesposizione mediatica che Obama ha ottenuto con la convention democratica di Denver, il suo avversario, John McCain, gli ruba per un paio di settimane le prime pagine dei giornali con la scelta, a sorpresa, di Sarah Palin come suo vice.

SETTEMBRE vola con Alitalia ed OTTOBRE per definizione “caldo” vede tutti gli studenti coinvolti contro la meravigliosa riforma Gelmini che rattrista tutti i bambini. Sono un milione le persone accorse nella capitale. Una moltitudine che sarebbe stata difficile da ignorare

NOVEMBRE Barack Obama è il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Si tratta del primo afroamericano a varcare la soglia della Casa Bianca. La sua vittoria è massiccia. Ma Berlusca come al solito non perde occasione per ridicolizzare la Nazione.


DICEMBRE Mentre in Italia la crisi avanza e con essa anche la cassa integrazione in Israele, invece, la pace sembra diventare sempre più lontana.

Ed ora siamo arrivati a fine anno, la clessidra sta per far cadere gli ultimi granellini, alcuni granellini gli tratterremo per sempre altri invece scivoleranno via, ma una sola cosa resta da fare augurare un buon anno a tutti i Blogger, all' amministratore di questo blog che ha dato senso al tempo senza misurarlo, a tutti quegli che dissentono almeno per una volta,alle persone che credono nell' amore ed inseguono i sogni, perché l’ unica cosa di cui non si deve aver paura è la paura stessa.

Buon 2009

lunedì, 24 novembre 2008

Chi può dire che cosa succede quando due disoccupati si baciano?

"Chi può dire che cosa succede quando due disoccupati si baciano? Non so se il desiderio di fare l’amore cresca in controtendenza alle borse mondiali. Mi auguro, naturalmente, che più i nostri portafogli s’impoveriranno, più le carezze si faranno più audaci. Ci deve pur essere una luce in fondo al pozzo. Se questa sarà una crisi al buio, come dice Tremonti, o una valanga come annuncia Epifani, consoliamoci con un pozzo di baci e una valanga di carezze. Innamorarsi è gratis, finché non decidiamo di sposarci. Scelta ardita, di questi tempi, più di un appuntamento al buio. Un altro augurio? Che gli innamorati tornino a baciarsi sui portoni, sui lungarni e sulle panchine, gli amanti clandestini nei motel, tutti comunque meno virtualmente che su Facebook. Le bollette di Alice o le chiavette Vodafon, oltretutto, si pagano. Le vecchie connessioni fisiche no, e per quelle a pagamento ci ha già pensato il governo, abolendole. Oggi il “Vecchio professore” di Fabrizio De André, ammesso che possa ancora permettersi di “dilapidare mezza pensione”, non può più entrare in quel portone a farsi dire “Micio, bello e bamboccione”. Primo, perché sotto il portone troverebbe uno della volante che gli chiederebbe, in italiano poliziesco-governativo “Documenda?” e gli farebbe una multa dell’equivalente di due pensioni. Secondo perché oggi il proprietario della garconniere se ne fotte di arrotondare affittandola a Bocca di Rosa. Intanto ha incassato l’Ici gratis, e poi la garconniere l’ha riaffittata in nero a sei extracomunitari che dormono sdraiati uno sull’altro come sottilette Kraft.

           Chi può dire che cosa succede quando due disoccupati si baciano, me lo sono domandato sfogliando il nuovo calendario Pirelli. Dodici mesi di erotismo per salvare la terra, dicono. Il fotografo Peter Beard si è portato sette lussuose sventurate in Botswana. Grandi fighe, come cantava Lucio in “Disperato erotico stomp”. Si vedono elefanti che mimano un’erezione con la proboscide. Un bacarozzo schifosetto anzichenò che sbava come il fondotinta del cavaliere sulla faccia di Isabel Fontana. Un’altra che si sfila il perizoma in una melma verdognola pullulante di serpenti. Tutto sadicamente trendy. Come Tronchetti Provera che inneggia a Obama. O lo stesso fotografo Peter Beard, miliardario settantenne con l’hobby ambientalista, (vecchio porco per vecchio porco mi stava più simpatico il professore di De Andrè) che filosofeggia su “L’uomo che ferisce la natura e finisce per uccidere se stesso”. Ma dai? Giuramelo, non ci posso credere.

Non sto dicendo che mi dispiacciano le foto sexy, anch’io ho un camionista che mi fa testacoda sull’anima. È quest’ “Africa figa” che mi fa incazzare. Con tutti i soldi che avete speso, i bambini del Botswana ci mangiavano timballi di lasagne ogni santo giorno del calendario Pirelli. Sette donne nude contro l’apocalisse umanitaria è una poetica da magnaccia.

Spero che la batosta del liberismo sfrenato ci restituisca, quindi, la sfrenatezza di desideri più umani. Perché un diamante non è per sempre, come sostengono alla De Beers. I carati non ti bastano mai. E in tempi di crisi finiscono per sempre al Monte di Pietà. Non so, visto che parliamo d’erotismo, se i poeti ce l’abbiano più lungo dei gioiellieri. Sicuramente vedono più lontano dei capitalisti sfrenati. Tanto per rimanere su Fabrizio (che mi manca come Gaber e Pasolini) “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.

Come tutti, stamattina mi sono svegliato nel consueto letame. È bastato aprire i giornali. Ciascuno ha il centrosinistra che si merita, ma che noi elettori dell’opposizione ci meritassimo pure quel Tex Villari, l’uomo che non deve dimettersi mai, ce la devono ancora spiegare. Non essendo una velina della Pirelli, se aprivo la bocca in questo mare di melma, rischiavo di mangiarmela. Così ho baciato Jemima e mi è spuntata sulle labbra una rosa. Chi può dire che cosa succede quando due disoccupati si baciano? Io! È meraviglioso. Naturalmente sarebbe ancora meglio con uno stipendio, ma non si può avere tutto nella vita come diceva mia nonna. A proposito di nonna, voi non ci crederete, ma quando si sposò non sapeva un’acca di sesso. La prima notte di nozze scoppiò in un pianto disperato. Mio nonno non sapeva più come farla smettere. Era nudo, naturalmente, e più lei lo guardava, più strillava. Era il 1916, lei aveva vent’anni, non sapeva com’erano fatti i maschi. Quando aveva visto “quel coso”, mi raccontò, l’aveva scambiato “per un randello”, e così si era convinta di aver sposato un violento che l’avrebbe picchiata tutta la vita. Allora il nonno, paziente, tentò di spiegarle che non si trattava di un bastone. Lei disse, trattenendo i singhiozzi: “Perché, allora, non mi hai confessato che avevi questa deformità?” Superato questo impasse fecero l’amore felici e contenti, anche se era da poco scoppiata la guerra. La nonna rimase vedova, poverina, perché il nonno non tornò dal fronte. Ma nelle licenze, lo fecero come conigli, altrimenti non sarei qui a menarvela.

1916-2008. In meno di un secolo siamo passati dall’equivoco del randello, a quello di una donna nuda con uno scarafaggio in faccia, per “combattere l’Apocalisse”. Economicamente invece, dalla Grande Depressione degli Anni Venti a quest’altra. Mia nonna proporrebbe di ricominciare a baciarci e produrre cose concrete. E di stare attenti, la prossima volta, a non votare i mascalzoni."

Jack Folla perchè Alcatraz vive nei nostri cuori........

giovedì, 06 novembre 2008

 

ACQUA IN BOCCA : VI ABBIAMO VENDUTO L' ACQUA

Mentre nel paese imperversano annose discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio per il cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica.
Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica.
Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e, dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300% Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armatati e carabinieri per staccare i contatori.
La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.
L´acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto.
L´acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre.
Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
Acqua in bocca.

mercoledì, 05 novembre 2008

LA VITTORIA DELLA SPERANZA

 veltroni_obama_morph

“Se le proiezioni sono vere stanotte la storia ha preso la strada che volevamo che prendesse. Se ha vinto Obama in New Mexico e in Ohio, se vincerà in Florida sarà un risultato storico. Uso i se perché siamo esperti di campagne elettorali ma c’è già un dato impressionante, quello del Senato”.
È elettrica l’atmosfera al tempio di Adriano e Walter Veltroni la trasmette bene. I democratici hanno infatti la maggioranza “vincendo anche dei duelli simbolici, battendo ad esempio Elizabeth Dole, L’America sembra aver preso la strada giusta, questa notte rimarrà nella storia”. Sono le 4 del mattino ma l’attenzione verso gli schermi è altissima perché “se l’America mentre vive la sua crisi più drammatica fa una scelta di tale coraggio è una buona notizia per il mondo intero”. È l’America che “riprende il suo fascino dopo gli anni bui di Bush, comincia una stagione nuova, la vittoria della speranza sulla paura. Berlusconi è stato l’unico a definire, appena 20 giorni fa a Washington, gli anni di Bush come straordinari. E mentre anche John Mc Cain se ne allontava!” .

Non manca la stilettata agli esponenti del centrodestra che hanno aperto il sito “pdlperobama”: “Se l’avessimo fatto noi appoggiando Mc Cain cosa sarebbe successo? Titoli sulle spaccatura, editoriali.

Mentre loro possono fare qualsiasi cosa! Sei per Obama Gelmini? Allora investi 14 miliardi di dollari nella scuola pubblica!” E’uno dei passaggi più applauditi dell’intera serata, nella notte in cui la memoria corre alle vittorie di Roosevelt e Kennedy e Veltroni può chiudere il suo intervento affermando: “Stasera cambia il mondo, gira la storia e lo dobbiamo al coraggio di un giovane senatore americano e a un grande movimento di popolo”. E quando il vento gira negli Stati Uniti poi gira anche da questa parte.

 

P.S. È stato squallido vedere e sentire gli esponenti della destra italiana salire sul carro del vincitore, hanno sempre lodato ed osannato Bush ed ora improvvisamente obamiani!!! Vergogna!!!

Se l'avesse fatto Walter con McCain, immagino gli speciali dei vari Riotta, Minun, Vespa, Mazza, etc.....


sabato, 25 ottobre 2008

RICEVO E PUBBLICO

 

In modo molto garbato e oserei dire quasi in punta di piedi, Valentino mi ha chiesto di scrivere sul suo blog di un progetto di cui mi sto occupando da 1 anno su incarico del Comune di Casarano.

Ho accettato sia perché ho stima di Valentino sia perché ritengo utile evidenziare la necessità, per le varie Amministrazioni Comunali, di investire maggiori risorse umane e finanziarie nel sociale.

Sintetizzare in poche righe un progetto molto complesso non è facile, ma ci provo lo stesso sperando di non annoiare i lettori.

E vengo all’esposizione.

Senza Scarti” è l’emblematico titolo di un progetto, promosso dal PIT9, finalizzato all’inclusione socio-lavorativa di persone a rischio di esclusione sociale:

-         Adulti ex detenuti, beneficiari dell’indulto, presi in carico dall’UEPE (Ufficio di Esecuzione Penale Esterna del Ministero di Grazia e Giustizia);

-         Minori/neomaggiorenni presi in carico dai Servizi Sociali comunali e dall’USSM (Ufficio Servizi Sociali Minorenni del Ministero di Grazia e Giustizia);

-         Promozione delle Pari Opportunità non solo di genere;

-         Opportunità di autoimpiego/autoimprenditorialità femminile per donne inoccupate e/o disoccupate;

-         Promozione di “Buone Prassi” della governance di welfare locale. 

Il PIT9 è un raggruppamento di 68 Comuni con Casarano Comune capofila, Galatone è uno di questi comuni.

La Regione Puglia, Assessorato al Bilancio e Programmazione, di concerto con l’Assessorato alla Solidarietà, nell’ambito delle risorse disponibili a favore dei PIT e ai sensi della Delibera Cipe 26/03, in data 12 luglio 2006 con D.G.R. n. 1006, approva l’Avviso Pubblico per il finanziamento di “interventi finalizzati a definire strategie di sviluppo che considerino la cultura della legalità, la sicurezza e l’inclusione sociale, come assi portanti per la crescita del territorio” a cui possono accedere i PIT e i Piani Sociali di Zona del comprensorio (ricadono nel PIT9, 8 dei 10 Piani di Zona, tra i quali c’erano anche l’Ambito di Nardò e Galatina).

Il Comune di Casarano, ha prontamente aderito all’avviso presentando il progetto “Senza Scarti”.

Nel territorio del PIT9 è presente una quota di popolazione, che vive in condizione di povertà relativa e di povertà assoluta, con difficoltà di soddisfacimento dei bisogni primari.

L’elevato tasso di disoccupazione incide in modo pesante soprattutto sulle fasce deboli: ex detenuti, ex tossicodipendenti, famiglie numerose e famiglie monoreddito, famiglie multiproblematiche, più esposte al rischio di esclusione ed emarginazione sociale. A ciò si aggiunge, inoltre, la carenza di adeguate e sistemiche misure di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.

Casarano, in qualità di Comune Capofila, ha avviato l’intero processo raggiungendo sino ad oggi ottimi risultati.

Infatti, sono stati inseriti in Enti/Imprese circa 150 tra adulti e minori residenti nei diversi Comuni del PIT9.

È stata data la possibilità, a queste persone, di sperimentare stili di vita improntati al rispetto delle regole, alla capacità di assumersi responsabilità, alla capacità di autodeterminarsi, all’acquisizione di competenze ed abilità nuove, a riacquistare la propria dignità.

L’obiettivo è ridurre il tasso di recidiva, favorire il reinserimento sociale, contrastare le forme di povertà.       

Il progetto si sostanzia in tre Linee Operative di Intervento. In modo molto schematizzato sono esplicitate di seguito:

Linea di intervento I, finalizzata a promuovere l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, con l’attivazione di Tirocini formativi;

Linea di intervento II, questa linea prevede una serie di aiuti diretti a garantire la frequenza ed il successo scolastico di minori inseriti nella scuola dell’obbligo/scuola superiore, appartenenti a famiglie socialmente e culturalmente svantaggiate.

Linea di intervento III, questa linea prevede l’istituzione di due Osservatori Sociali Stabili:

1.      Osservatorio locale integrato;

2.      Osservatorio del disagio e dell’esclusione sociale;

Gli Osservatori Sociali hanno la finalità di promuovere iniziative a sostegno e per la creazione di reti territoriali, tra Pubblica Amministrazione, Scuole, Prefetture e Terzo Settore, reti di volontariato e di cittadinanza attiva, per la prevenzione della devianza giovanile e la diffusione di Buone Prassi con percorsi orientati alla acquisizione di stili di vita improntati alla legalità.

Seguo direttamente ogni fase di questo progetto, che tra l’altro prevede anche un’attività di monitoraggio e di valutazione per le tre Linee di Intervento: ex ante, in itinere ed ex post.

La capacità di “fare sistema”, tra la struttura PIT9 e il resto degli “Attori Sociali” coinvolti, ha consentito a persone, che hanno presentato istanza in data successiva alla pubblicazione dell’avviso di Senza Scarti, di essere inseriti nel progetto: “Lavoro nell’inclusione Sociale dei detenuti beneficiari dell’indulto”, promosso dal Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale d’intesa con il Ministero della Giustizia, in riferimento alla legge 31 luglio 2006 n. 241.     

La realizzazione del progetto affidata ad “Italia Lavoro” Agenzia  Tecnica del Ministero del Lavoro in collaborazione con la Provincia attraverso i Centri Territoriali per l’Impiego, ha comportato    l’attivazione di Tirocini formativi per 16 adulti, beneficiari dell’indulto, residenti nei Comuni del comprensorio del PIT9.

 

A conclusione di tutto, vorrei soltanto stimolare la riflessione su quanto la capacità di attivare il “lavoro di rete”, al di là di ogni differenza politica delle diverse Amministrazioni Comunali, è riuscito a dare risposte concrete a cittadini in condizioni di svantaggio.

Sarebbe bello se un giorno anche Galatone potesse presentare un bilancio come questo!

 

                                                                                 

                                                                    Annatonia Margiotta

martedì, 21 ottobre 2008

LA MIOPIA (POLITICA) DI MICELI

La più autorevole rivista scientifica al mondo, Nature, in un editoriale nel fascicolo appena pubblicato muove gravi critiche al governo Berlusconi.

I motivi alla base della critica, per nulla velata, avanzata da Nature alla politica della ricerca del governo Berlusconi sono sia congiunturali che strategici.

 

Quelli congiunturali sono almeno tre. Il primo riguarda il blocco della procedura di stabilizzazione dei precari negli Enti pubblici di ricerca voluto dal ministro Renato Brunetta. Il blocco impedirà ad almeno 2.637 “stabilizzandi” - ovvero con titoli già maturati - non solo di avere contratto a tempo indeterminato, ma di poter continuare a lavorare nel mondo della ricerca pubblica.

Così, in un colpo solo, il Paese rinuncerà a quasi il 4% delle sue risorse umane nella ricerca, mentre il tutto il mondo l’universo dei ricercatori tende a crescere. In realtà il danno sarà ancora più grande. Perché il blocco voluto da Brunetta toglie la speranza di un lavoro stabile da decine di migliaia di altri precari, creando le premesse per una fuga di massa dei giovani dalla ricerca scientifica in Italia.

 

Il secondo motivo congiunturale/strategico riguarda il taglio dei fondi alle università e il blocco quasi totale del turn-over: in pratica nei prossimi 5 anni gli atenei italiani dovranno rinunciare a 4 miliardi di euro. Il che significa che ci saranno meno risorse a disposizione, materiali e umane, sia per la didattica che per la ricerca. Un rischio tanto più grave se si tiene conto che il governo ha deciso che i fondi per l’università e la ricerca potranno essere utilizzati per coprire le eventuali perdite del sistema finanziario.

 

Il terzo motivo congiunturale, sottolineato in maniera particolare da Nature, è il totale e singolare silenzio del ministro competente, la signora Mariastella Gelmini, che si limita ad assistere senza interferire alle decisioni politiche assunte in altra sede (dal minsitro del’Economia Tremonti e dal ministro della Funzione pubblica Brunetta). Di fatto nessuno, nel governo Berlusconi, difende le ragioni della ricerca.

 

La rivista Nature propone, poi, due motivi strutturali alla base della sua critica. La prima è l’indicazione, contenuta nella legge 133/08, che le università potranno trasformarsi in fondazioni private. A volerla prendere sul serio, questa norma rappresenta una svolta epocale: la conoscenza acquisibile mediante l’educazione terziaria cessa di essere in linea di principio un bene pubblico e diventa un bene di mercato, accessibile solo ai più ricchi. A volerla prendere come l’hanno presa i rettori, la norma sembra preludere a ulteriori tagli della risorse pubbliche a favore delle università.

 

Ma la principale ragione di critica fatta propria da Nature alla politica della ricerca italiana è il suo andare in direzione opposta rispetto alla strada indicata dall’Unione europea nel 2000 a Lisbona (l’Europa leader dell’economia della conoscenza) e ribadita nel marzo 2002 a Barcellona (investimenti in ricerca pari ad almeno il 3% del Pil entro il 2010). Quasi tutti i paesi europei sono lontani dalla soglia di Barcellona: la media europea è ora attestata all’1,8%. Ma nessuno - tranne l’Italia - sta diminuendo i suoi investimenti, pur essendo in coda al convoglio (l’Italia investe l’1,0% del Pil in ricerca).

 

MA È LA FINE DELL’EDITORIALE CHE NON LASCIA ALIBI A NESSUNO.

SECONDO NATURE DOVREBBERO ESSERE GLI ENTI LOCALI (REGIONI,PROVINCE,COMUNI) A RIDURRE I DISAGI DEGLI STUDENTI E AD INCENTIVARE POLITICHE FORMATIVO-CULTURALI.

 

 

LO DICE NATURE!!!

 

 

Ed è qui che casca l’asino, cioè Miceli.

Oltre a non capire quale siano e come si vogliano implementare le politiche formativo-culturali (anche per queste stiamo aspettando il PUG?) non riesco proprio a capire come si faccia ad essere cosi avulsi dal contesto che ci circonda.

Ma la maggioranza Miceli-Fracasso sa che tutti gli studenti universitari galatonesi (indipendentemente da merito,reddito,etc…) sono o stanno per essere travolti da una pioggia di rincari e spese aggiuntive per poter intraprendere/proseguire gli studi?

E di fronte a questo come intendono muoversi per dare fiato e sostegno agli stessi studenti e alle loro famiglie?

 

 

A Monteroni ad esempio si sono inventati la “Monteroni Card”, una tessera personalizzata che consente agli universitari di effettuare acquisti in una fitta rete di esercizi commerciali che insistono sul territorio comunale. Attraverso la tessera lo studente potrà fare la spesa, acquistare capi d'abbigliamento, tagliarsi i capelli dal barbiere, acquistare materiale di vario genere godendo di un vantaggioso sconto.

L’amministrazione ha presentato così il provvedimento: “Si tratta, in sintesi di un benefit doveroso rivolto al principale protagonista della vita culturale del nostro hinterland, lo studente universitario, il quale deve essere messo nelle condizioni di veder facilitato il suo accesso al mondo accademico spesso particolarmente gravoso per via del costo delle imposte universitarie, degli spostamenti e dei libri di testo. Tutto questo in virtù di quel rapporto speciale che lega la nostra città alla sede dell'Università del Salento”.

 

PROBABILMENTE A GALATONE MICELI-FRACASSO STARANNO PENSANDO AD ALTRO……