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martedì, 03 febbraio 2009

RIFLESSIONI SUL CONSIGLIO COMUNALE DI IERI

 

Numerose sono le riflessioni di carattere politico-amministrativo da fare dopo il consiglio comunale di ieri che aveva all’ordine del giorno:

1) Lettura ed approvazione verbali seduta precedente del 21.01.2009;

2) Art. 24 del Regolamento del Consiglio Comunale. Interrogazioni ed interpellanze dei Consiglieri Comunali;

3) Delibera del C.C. del 5.12.2008 n. 62 avente all’oggetto: “Intervento di sviluppo delle zone artigianali ed industriali” – Provvedimenti.

4) Approvazione Regolamento per la gestione e l’affidamento degli Impianti Sportivi.

 

Partiamo da una breve cronaca.

Il consiglio comunale comincia con un ora di ritardo, poco prima delle 12, e sul punto 1 all’apparenza scontato vi sono già da fare alcune riflessioni.

Poiché nei verbali della seduta precedente non vengono riportati i pesanti insulti e le pesanti offese del Sindaco Miceli nei confronti di alcuni consiglieri.

Quindi il punto 1 viene approvato ma non all’unanimità.

Il punto 2 all’ordine del giorno prevedeva un’ interrogazione del consigliere del PD Filoni sulla “situazione strade” alla quale il Sindaco ha risposto che stanno per essere presi provvedimenti.

Dopo la risposta del Sindaco il consigliere Nisi ha presentato due interrogazioni (una sul villaggio Santa Rita ed una sui lavori del PartecipaPug) che la maggioranza non ha ritenuto avessero il carattere di urgenza.

L’impressione è che poiché le interrogazioni di Nisi non erano state presentate precedentemente non si sia voluto prenderle in considerazioni e discuterle.

Per il punto 3 vi rimando alla puntuale ricostruzione di Vito Baglivo su http://www.bachecadigalatone.splinder.com/

Il punto 4 è stato prima votato e poi si è aperta la discussione……..

Ed è da qui che voglio partire per commentare il comportamento del consiglio e soprattutto del suo presidente; credo sia oggettivo dire che manca il rispetto per le Istituzioni e per il lavoro dei consiglieri comunali, l’assise comunale sembra infatti essere un albergo. O giù di lì!

Non mi sembra educato che il Sindaco (ah ieri ha detto “avete derubato gli artigiani” rivolgendosi al consigliere Maglio) dopo i suoi interventi, abbia la cattiva consuetudine di lasciare all’istante l’aula senza il buon gusto e la buona creanza di avvertire almeno la necessità di ascoltare gli altri interventi anche della sua stessa parte politica, quanto meno per registrare e valutare l’andamento dell’intero dibattito, salvo non sia dotato di poteri paranormali.

Così come non mi sembra corretto che i consiglieri di maggioranza si distraggano e disturbino continuamente i lavori di Consiglio lasciandosi andare in ridicole e licenziose battute da cabaret, in un indecoroso chiacchiericcio impunemente consentito, o inserendosi arbitrariamente nel dibattito solo per interrompere, senza costruire un confronto d’idee, talora senza peraltro chiedere e ottenere la parola.

Non mi pare altresì educato che i consiglieri, e non solo, abbandonino regolarmente alla spicciolata l’aula (magari andando a sproloquiare nella stanza del Sindaco…) senza alcun rispetto della presidenza, dei colleghi, del pubblico e delle forze dell’ordine, soprattutto a fronte di tematiche di volta in volta trattate per gli interessi e le sorti dell’intera città.

Questi comportamenti sono ormai una consuetudine da parecchi consigli comunali con un picco di scarso rispetto per le istituzioni raggiunto ieri.

Infatti ieri dopo aver discusso il punto 3 i consiglieri Maglio e Filoni hanno legittimamente lasciato l’aula con il primo che ricordava al presidente che non era stato rispettato l’orario di inizio lavori; il presidente ha risposto all’osservazione con il suo stile inconfondibile: “la prossima fiata bi ticu quando niti mandare sms alli mugghieri cu calanu la pasta” questo è stata (all’incirca) la frase con la quale il presidente D’Agati ha liquidato l’uscita dall’aula dei consiglieri.

Tutto questo peraltro a microfoni accesi…si spera quindi che sul prossimo verbale venga riportata la finezza del Presidente D’Agati.

Doverosa una considerazione sulle commissioni, il consigliere Maglio ieri ha annunciato che non prenderà più parte ai lavori delle commissioni fin quando non sarà stata accolta la richiesta (presentata circa un anno fa) di rivederle e rimodularle.

L’ultima considerazione è di carattere politico.

Ritengo sia apprezzabile ed importante il lavoro dei consiglieri Maglio e Filoni ma è altrettanto evidente l’assenza dei partiti che li sostengono. Mi sembra evidente come soprattutto il PD non riesca a supportare il lavoro del suo consigliere (assenza del partito che Luigi Maglio riesce a colmare con la sua enorme esperienza).

Insomma credo serva uno sforzo per aiutarli nella preparazione dei consigli comunali e non condannarli ad essere “gli ultimi giapponesi nel pacifico”.

 

Naturalmente mi scuso se involontariamente ho offeso qualcuno.

sabato, 06 dicembre 2008

...Per Ripartire...

«Non possiamo assistere in silenzio a ciò che avviene sotto i nostri occhi. Un grande progetto di unità e innovazione rischia di smarrirsi dentro logiche di rendita e logoramento. A tutti i livelli. Prima di tutto al vertice, talvolta insofferente verso un confronto di merito sulle scelte che si compiono». Così nella lettera-appello titolata «Per ripartire», sottoscritta finora da 54 deputate e deputati del Pd, «con storie ed esperienze diverse», dedicata alle prospettive e ai problemi del partito anche in vista della direzione del 19 dicembre.

«I conflitti si moltiplicano – proseguono – e spesso per ragioni di assetto o di potere. Nonostante ciò un “popolo democratico” esiste. Resiste. Reagisce, a partire dai nostri circoli. Come si è visto al Circo Massimo. O nelle proteste di studenti, insegnanti, lavoratori. Ma è lo scarto tra le due dimensioni - il paese reale e la vita politica e democratica del Pd - a creare incertezza, sconcerto, e in alcuni casi un abbandono silenzioso».

«Ognuno deve rimboccarsi le maniche. Non basta più dire che siamo nati solo da un anno, che si sono fatte molte cose buone e che il tempo premierà il nostro coraggio. Nè il punto è una “resa dei conti” che riduca tutto alla questione della leadership. È consolatorio ridurre la discussione sul nostro futuro allo scontro tra singole personalità. Soprattutto non aiuta. Il dovere di ognuno è dibattere dell'avvenire dell'Italia e della nostra democrazia. Senza reticenze. Proprio in nome dell'unità di un partito nel quale potersi sentire comunità, è giusto confrontarsi in modo libero e limpido su idee e proposte per dare vita finalmente a un “pensiero democratico”. Un confronto dove l'appartenenza ai luoghi di tutti sia più forte del sostegno a singole componenti. Che poi è la condizione per una mescolanza che possa dar vita a un pluralismo di segno diverso».

Nella loro lettera-appello i 54 deputati si soffermano su un rischio, quello di «un paese isolato nelle sue lentezze, burocrazie, ineguaglianze. Dove le èlites della politica e della società, in questo appaiate, potrebbero continuare nella mortificazione di talenti e persone per tutelare gli interessi e le rendite di pochi. Un grande paese che letteralmente può perdersi. Spegnersi. Eppure le risorse per reagire ci sono. Ma vanno viste, riconosciute, valorizzate. Il che è una delle ambizioni morali e politiche del Pd. È a rischio la sorte stessa della “democrazia repubblicana”, e non perché siano in pericolo principi costituzionali formali ma per lo slittamento progressivo da una democrazia rappresentativa a un “autoritarismo subdolo”. Un processo che svuota delle sue prerogative un parlamento “nominato”, che riduce gli spazi della partecipazione, che amplifica l'ossessione mediatica, che prosciuga le residue forme di civismo in un paese di suo poco incline al rispetto delle regole e dell'etica pubblica».

«Che ruolo immaginiamo per l'Italia dei prossimi anni? Che modello di democrazia scegliamo di difendere o promuovere, a partire dal “nostro” federalismo? Come pensiamo di affrontare il tema della crescita: quali terapie d'urto per creare nuova occupazione, per una più equa distribuzione dei redditi, per ridare dignità al lavoro?... Si dice che guardiamo a Obama. Ma a quale dimensione di Obama? Quella che coltiva nel presente le grandi passioni civili del popolo americano? O anche l'Obama promotore di un programma di innovazione dell'economia e della coesione sociale? O ancora, l'Obama dei diritti civili e della tutela di ogni minoranza?...».

E poi il partito: «Quale sarà nei fatti la sua articolazione territoriale, il suo radicamento. Quale sarà il peso dell'autonomia dei partiti regionali, nella definizione della propria cultura politica, delle alleanze, della selezione delle classi dirigenti. Perchè una cosa è un partito federale. Altra sarebbe una confederazione di partiti. E ancora: come combineremo la spinta alla partecipazione delle primarie a tutti i livelli con una vita democratica che non si riduca solo a quell'aspetto, pure fondamentale?».

Infine l'invito a superare un equivoco: «L'idea che la costruzione paziente dell'unità derivi dall'accantonamento della discussione sulle scelte. Scelte chiare e comprensibili a tutti. La realtà è che il partito democratico se vuole riacquistare quella credibilità delle sue parole, che oggi pare aver smarrito, deve puntare sulla limpidezza delle sue posizioni. E quella limpidezza non può essere il frutto di rimozioni o unanimismi di facciata ma il prodotto di una discussione franca e appassionata».

Venerdì la lettera è stata sottoscritta da: Luciano Agostini, Gabriele Albonetti, Sesa Amici, Teresa Bellanova, Giuseppe Berretta, Antonio Boccuzzi, Michele Bordo, Sandro Brandolini, Giulio Calvisi, Angelo Capodicasa, Marco Carra, Mario Cavallaro, Susanna Cenni, Lucia Codurelli, Furio Colombo, Paola Concia, Paolo Corsini, Gianni Cuperlo, Lino Duilio, Stefano Esposito, Paolo Fadda, Gianni Farina, Pierangelo Ferrari, Massimo Fiorio, Laura Froner, Maria Grazia Gatti, Oriano Giovanelli, Marialuisa Gnecchi, Sandro Gozi, Maria Laganà Fortugno, Donata Lenzi, Mario Lovelli, Andrea Lulli, Antonio Luongo, Maino Marchi, Massimo Marchignoli, Siro Marrocu, Margherita Mastromauro, Guido Melis, Ivano Miglioli, Antonio Misiani, Barbara Pollastrini, Fabio Porta, Elisabetta Rampi, Lorenzo Ria, Anna Rossomando, Antonio Rugghia, Marilena Saperi, Walter Tocci, Carlo Trappolino, Silvia Velo, Ludovico Vico, Angelo Zucchi e Massimo Zunino.

Fonte:www.unita.it

lunedì, 01 dicembre 2008

CROZZA, D'ALEMA E LA SINISTRA PERDUTA