Consumi a picco,
Italia più povera di quel che pare
Dall’annuncio di Berlusconi di cancellare l’Irap per le imprese, all’ultima ipotesi di Tremonti di inserire 1,5 miliardi per l’Irap con emendamento alla Finanziaria, corre la distanza tra 37 miliardi, il gettito totale dell’Irap e lo zero, zero. Si va da annunci-bufale a proposte finali slegate dai dati drammatici di famiglie, lavoratori ed imprese. Morandini, responsabile piccole imprese di Confindustria parla di 300.000 PMI e 700.000 posti lavoro a rischio. A parte le cifre, è certo che la fase attuale della crisi è segnata drammaticamente da disoccupazione crescente che colpisce ancor più la domanda interna. Anni di perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni hanno prodotto un calo dei consumi con conseguenze drammatiche, sia socialmente, per le famiglie che non arrivano a fine mese, sia economicamente perché i consumi sono i 2/3 del Pil. Vediamo i dati. Negli ultimi 4 anni le vendite al dettaglio a prezzi correnti sono state stazionarie malgrado la crescita della popolazione, mentre i consumi pro-capite reali, cioè a prezzi costanti, si sono addirittura ridotti del 10%. Infatti nel quadriennio 2005-2009 le vendite al dettaglio a prezzi correnti sono state a crescita zero, ma i prezzi al dettaglio sono cresciuti del 7%; in conseguenza i consumi reali (a prezzi costanti) si sono ridotti del 7%.
Poiché la popolazione residente è cresciuta nel quadriennio di 1,6 milioni, da 58,4 a 60 milioni, del 3%, ne consegue che i consumi pro-capite sono calati del 10% (-7% dei consumi reali e +3% della popolazione). Un calo di proporzioni drammatiche, mai visto in tempo di pace né in Italia né in altri paesi europei, dove il trend dei consumi è sempre positivo, anche per i nuovi prodotti-servizi della società della conoscenza, cellulari, TV, computer, più studi e viaggi. Da questi dati consegue la priorità assoluta del tema lavoro e famiglia, con defiscalizzazioni per salari e pensioni, contratti di solidarietà ad orario ridotto per difendere l’occupazione e sostegni alle famiglie per sostenere figli ed anziani. Se l’Italia non s’impegna seriamente a risolvere il doppio problema delle riforme per la libera concorrenza e delle riforme per il lavoro, il bel paese continuerà a crescere la metà dell’Europa, come succede da anni. Tra una politica dell’offerta, Irap, etc. ed una politica della domanda, salari, famiglie, etc. la prorità più drammatica in questo momento riguarda la domanda; senza escludere misure di salvataggio per le imprese, ad es. mettendo un tetto all’Irap almeno per le imprese in difficoltà (Irap azzerato o bloccato al 50% dell’utile precedente per le imprese con bilanci in rosso) senza lanciare bufale di un’impossibile, oggi, azzeramento dei 37 miliardi dell’Irap.
Nicola Cacace
Riporto l'intervento di un mio caro amico Antonio Pompei, residente nel Magliese, con il quale ho condiviso l'esperienza congressuale a sostegno di Ignazio Marino segretario.
IO ED IL PD
Amiche ed amici,
in un periodo politicamente così fervido quale quello attuale, caratterizzato da un'atmosfera aspra e pesante di cui tutti siamo consapevoli, penso che sia giunto il momento di prendere posizione, di essere chiari e diretti, di mettere da parte il politically correct, di tracciare una linea e ripartire da capo.
Riporto di seguito l'articolo 6 dello Statuto del Partito Democratico:
“Il Partito Democratico riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno come parte essenziale della sua vita democratica, e riconosce pari dignità a tutte le condizioni personali, quali il genere, l’età, le convinzioni religiose, le disabilità,
l’orientamento sessuale, l’origine etnica.”
Invoco quindi il diritto di andare in una sezione, in una federazione provinciale o dovunque sia ed esprimere il mio pensiero.
Invoco il diritto a dire che se il Partito Democratico proseguirà a muoversi per inerzia come dall'atto della sua fondazione ad oggi io non rinnoverò la mia tessera, la quale non mi etichetta come “appartenente” ad un partito, ma è bensì testimone del mio sostegno a degli ideali, di sinistra e riformisti, dei quali il Partito Democratico ha perso cognizione, lasciando chiuso in un cassetto il Manifesto dei Valori del 16 Febbraio 2008.
Invoco il diritto a fare campagna per il segretario nazionale che ho scelto di appoggiare, sia tra gli iscritti al partito che tra i simpatizzanti, senza dovermi scontrare continuamente con altri militanti o con una federazione provinciale nettamente schierata a favore di una mozione che fanno ostruzionismo. Chi vuol fare campagna abbia il coraggio di farla da pari, di parlare da iscritto al partito e non dall'alto di una posizione garantitagli anche dai voti di chi appoggia ora un altro candidato alla segreteria.
Invoco il diritto di dire che il meccanismo delle primarie utilizzato in questa tornata è macchinoso, logorante e poco democratico. Non ha senso spendere un mese in congressi di circolo, procedere a votazioni, all'elezione di delegati per una convenzione provinciale che ha come unico scopo (escludendo un dibattito per cui non v'era alcun bisogno di mettere in moto tutto questo) quello di ratificare dei delegati alle convenzioni regionali e nazionali scelti a tavolino dalle singole mozioni. Scenario che si ripresenta parimenti nelle due convenzioni di cui sopra, con la piccola eccezione che, in quella nazionale, ai delegati viene addirittura negato il diritto di parola. E dopo tutto ciò, che abbiamo cercato di presentare come grande innovazione democratica, si riparte da zero. Via i voti dei congressi, via i voti dei circoli, abbiamo scherzato, facciamo le primarie. Una persona comune si dirà... vabbè, dopo questo avranno finito! E invece no. Se nessuno dei candidati raggiunge la soglia del 50% sarà l'assemblea nazionale ad eleggere il segretario. Scusateci, abbiamo scherzato di nuovo.
Invoco il diritto di dire che è a dir poco sconcertante che un partito che si dice a vocazione maggioritaria utilizzi per congressi e primarie un proporzionale puro con liste bloccate e metodo di assegnazione basato sul quoziente Hare.
Invoco il diritto a chiedere spiegazioni su questi maledetti 2 (due) euro per il voto alle primarie. Ci si chiede di mobilitare le persone a votare, di cercare di far pervenire quanti più simpatizzanti possibili alle primarie e poi si pone un ostacolo come quello dei 2 (due) euro. Ovviamente il problema non è la cifra, è che è proprio fastidioso dover pagare per esprimere la propria opinione. Ho votato alle primarie per Vendola, ho partecipato ai plebisciti per Prodi e per Veltroni. Ho sempre pagato 1 (uno) euro. L'ho fatto pensando che ci sono dei costi da affrontare, e quello era il mio contributo. Ma 2 (due) euro? Uno al partito ed uno al circolo territoriale, mi si dice. Bene, rispondo, e se il circolo decide di rinunciare alla propria parte? Non si può fare, mi si risponde. Bene, rispondo.
Invoco il diritto di chiedere perchè a 5 mesi dalle elezioni regionali ancora non si parli di primarie.
Invoco il diritto di dire che, qualora nelle elezioni regionali del 21 e 22 marzo si prospettasse uno scontro a due per la poltrona di governatore della regione tra Dambruoso e Poli Bortone il mio voto andrà al primo, perché tra estrema destra e destra moderata scelgo quest'ultima, perché ho già assaporato il gusto dell'ingovernabilità.
Invoco il diritto di dire che non mi sento rappresentato da questa classe dirigente, in special modo da chi continua a creare frammentazione, correnti, da chi pur avendo ricevuto tanto non sceglie di mettersi al servizio del partito, rimane nell'ombra, trama, confabula, incontra il premier nel momento più difficile della carriera politica di quest'ultimo, è assente durante la pregiudiziale di incostituzionalità presentata dall'Italia dei Valori per lo scudo fiscale. Non mi sento rappresentato da D'Alema.
Invoco il diritto di affermare con forza che chi viene eletto al parlamento è tenuto a presentarsi in aula sempre, pena l'espulsione dal partito. Mi sento sinceramente preso in giro quando scopro che chi dovrebbe rappresentarmi, pagato lautamente con i soldi dei contribuenti, non svolge il proprio lavoro. Ed aggiungo che, considerata l'attuale legge elettorale, nessuno, e sottolineo nessuno dei parlamentari dovrebbe sentirsi in diritto di esprimere un voto differente dalla linea del partito. Questo perchè gli elettori non hanno più modo di votare il proprio rappresentante di fiducia. Il partito sceglie liste e posizioni in graduatoria. I parlamentari sono quindi, in assenza di una legge maggioritaria, espressione del partito, sono quindi tenuti alla rigida osservanza della linea politica che viene loro indicata, che è l'unica cosa che gli elettori hanno avuto modo di scegliere, e, se contrari, si dimettano.
Invoco il diritto a dichiararmi stanco e logoro, a soli 26 anni, di un partito in cui per far sentire la propria voce è necessario sgomitare, sbraitare, alzare la voce. L'alternativa è legarsi a questo o quel dirigente, seguirlo a capo chino per un po' di anni fino ad arrivare ad avere un peso, grazie alle conoscenze acquisite.
Ho qui, di fronte a me, la mia tessera PD 2008/2009 ed una molletta verde. Lascerò a casa la tessera ed uscirò fiero della molletta verde con su scritto “ci tengo”.
Perché malgrado tutto continuo a tenerci enormemente, e vorrei poter mostrare fiero la tessera 2010 del mio partito, ma di questa tessera 2008/2009, sinceramente, ho quasi vergogna.
Antonio Pompei
...LE DUE CONCEZIONI DEL DEBITO...
Tra i beni che saranno venduti ci sono il tunnel di Dartford sul Tamigi e il sistema di scommesse Tote, ha citato Brown parlando a un convegno economico alla sede di Bloomberg Londra. Secondo il primo ministro è comunque necessario continuare con il programma di stimolo all'economia fino a quando la ripresa non si sarà consolidata.
I quotidiani inglesi citano tra i beni che saranno ceduti anche la partecipazione nel capitale della società del tunnel sotto alla Manica e della ferrovia che lo percorre, la quota statale nell'azienda che arricchisce l'uranio per le centrali atomiche (Urenco) e numerose proprietà immobiliari. Il ministro del Commercio e industria, Peter Mandelson, ha riferito che le cessioni «ci aiuteranno a ridurre i disavanzi senza effettuare tagli sui servizi pubblici di base. Ma no siamo idioti: non venderemo ai prezzi più bassi».
È facile notare che in Inghilterra con un debito pubblico al 12% del PIL il governo venda asset più o meno strategici per ridurre il debito.
In Italia invece, succede esattamente l’opposto.
I dati di oggi della Banca d’Italia ci dicono che l'indebitamento dello Stato sale ancora e tocca un nuovo record ad agosto a quota 1.757,534 miliardi di euro. Il debito pubblico di agosto ha registrato un rialzo dello 0,2% rispetto ai 1.754 miliardi di euro di luglio scorso, e del 5,7% rispetto ai 1.663 miliardi di fine 2008.
Nel 2008 era pari al 105,8% del PIL, rispetto al 103,5% del 2007, secondo i dati della Banca centrale. Il governo prevede un aumento del debito pubblico pari al 110,5% del PIL quest’anno e del 112% nel 2010.
In Inghilterra i ponti si vendono per far calare il debito…in Italia invece i ponti (inutili come quello di Messina) si continuano a fare…
Che dire, Buona fortuna a tutti noi !!!
Dati: www.corriere.it
GIU' LE MANI DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Presidente non firmare, presidente non promulgare, presidente... io lo dico chiaramente: giù le mani dal Presidente della Repubblica.
Quello che sta avvenendo in questi mesi e più marcatamente in questi giorni è uno squallido tirare la giacchetta a Giorgio Napolitano come se possa essere la panacea di tutti i mali, il tutto senza riflettere minimamente su quelli che sono stati gli avvenimenti che hanno caratterizzato fin qui il mandato del Presidente Napolitano.
Abbiamo scordato l’autorevolezza con la quale seppe gestire la crisi del governo Prodi, i richiami sul caso Englaro o le eccezioni fatte sul decreto legge intercettazioni ( non ancora approvato proprio per le osservazioni del capo dello stato).
Allora cerchiamo di non buttarla sempre in polemica e di ricordare soprattutto quali sono i compiti del Capo dello Stato ( http://it.wikipedia.org/wiki/Presidente_della_Repubblica_Italiana ) e soprattutto cerchiamo di non chiedere a Napolitano di assolvere ad un’altra funzione, che certamente non compete a lui, che è quella dell’opposizione.
Ebbene sì, perché credo che l’errore in cui un po’ tutti più (Di Pietro) o meno (il signore nel video) rischiamo di cadere è chiedere/sperare che il presidente faccia OPPOSIZIONE e cioè si sostituisca a chi è stato eletto, o meglio nominato, per assolvere a quella funzione.
Il vero dramma è questo, il paese sente la mancanza di una parte politica (nella fattispecie la minoranza) che non sta esercitando fino in fondo le sue prerogative, il paese è orfano di forze politiche che esercitino la funzione di controllo sul potere, il paese sente la mancanza di forze che possano diventare e possano presentarsi all’opinione pubblica come alternativa di governo.
Allora per favore non c’è la prendiamo con Napolitano se il Partito Democratico è prigioniero di se stesso e delle lotte interne, se l’Italia dei Valori sa solo urlare o poco più, se l’Udc non ha capito cosa fare da grande e se la sinistra extraparlamentare non ha più neanche la forza di esistere.
Voglio chiudere ricordando a tutti noi alcuni dati e fatti: il primo è un recente sondaggio del Corriere della Sera sul Presidente della Repubblica: (http://termometropolitico.it/index.php/Sondaggi/ispo-napolitano-mantiene-alta-fiducia-ipr-berlusconi-sotto-il-50.html ) “ la fiducia nel presidente della Repubblica Napolitano si confermerebbe a livelli molto alti (il 79%), ben diciotto punti sopra a chi dichiarava di avere 'molta o moltissima fiducia' in Carlo Azeglio Ciampi a tre anni dall'insediamento, nel giugno 2002, sempre secondo una rilevazione ISPO. L'apprezzamento per l'operato del capo dello Stato, guardando alle tendenze registrate da Ipsos, sarebbe cresciuto di quasi dieci punti dal 2007, avvicinandosi a livelli toccati, nel recente passato, solo dal predecessore Ciampi a fine mandato.”
Il secondo fatto che voglio ricordare è stata la visita del Presidente USA Obama in Italia e le sue dichiarazioni ( da notare la differenza con quelle fatte a proposito di Berlusconi ):
“Il presidente della Repubblica gode di grande ammirazione presso il popolo italiano. Voglio confermare che tutto quello che è stato detto su di lui è vero, è un leader morale“. Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è espresso sul capo dello Stato, Giorgio Napolitano, parlando alla stampa al termine del loro incontro al Quirinale. “E’ una persona gentilissima e rappresenta al meglio il vostro Paese. Grazie per la sua leadership“, ha concluso l’inquilino della Casa Bianca.
Credete possa bastare a non continuare a sentire inutili e sterili polemiche?
UN'ALTRA SPRUZZATA DI BLU?
Vi ricordate quando noi, maltrattati cittadini di questo paese, ci siamo svegliati una mattina e abbiamo scoperto che il paese era stato ricoperto di blu o meglio di strisce blu…
Bè attenti perché potrebbe riaccadere…anzi riaccadrà...CLICCATE QUI SOTTO e ne scoprirete delle belle...
http://www.comune.galatone.le.it/delibere_giunta/view.php?id=1767&numero_elemento=1
BREVE RIFLESSIONE
Ieri sera alla Festa Democratica di Genova è intervenuto tra gli altri Bruno Tabacci (Parlamentare Udc) persona, a mio modesto parere,di grande spessore politico e umano.
Faceva una riflessione che vi sottopongo: metteva a confronto il sistema partitico-parlamentare americano e quello italiano.
Partendo da una constatazione oggettiva e cioè quella che Berlusconi e Obama hanno (solo e purtroppo per nostra sfortuna) in comune il grande consenso che gli ha portati a guidare il proprio Paese, sottolineava però che non hanno lo stesso rapporto con il Parlamento e con la maggioranza che li sostiene.
In America, ad esempio, non di rado il Parlamento “mette i bastoni tra le ruote” al capo del governo (basti pensare ai problemi che Obama sta incontrando in queste settimane per far approvare la riforma sanitaria promessa in campagna elettorale) e tutto ciò avviene per una ragione definitiva ed univoca: il capo del governo in America non si sceglie i Parlamentari in virtù di una legge elettorale e di un sistema partitico-parlamentare molto più democratico e aperto del nostro.
In Italia invece, per diverse ragioni a partire dal Porcellum Calderoli, è il capo del Governo a scegliersi i parlamentari svilendo l’attività parlamentare ed esautorando lo stesso Parlamento delle sue funzioni…
RIFLETTETE GENTE, RIFLETTETE...
ANALISI DEL VOTO
È il tempo di una giusta e doverosa analisi del voto.
Cercherò di analizzare il significato politico del voto sia a livello provinciale e sia a livello comunale.
In Provincia vince Gabellone sulla Capone e sulla Poli.
Le ragioni della sconfitta del Centrosinistra sono molteplici ma io ne voglio mettere in evidenza alcune in particolare:
· Il percorso che ha portato alla candidatura di Loredana Capone (che comunque va ringraziata per la generosità e per il coraggio mostrato) è stato frastagliato, pieno di tensioni e di dolorose perdite per il PD e per il centrosinistra.
Il fatto di non essersi aperti a meccanismi di partecipazione popolare non ha sicuramente avvantaggiato la candidata e la sua coalizione.
· Un altro fattore importante, da molti trascurato, è che rispetto a 5 anni fa il centrosinistra ha perso molte risorse e molte personalità che avevano contribuito alla vittoria di Giovanni Pellegrino. Probabilmente questa sconfitta dovrà farci riflettere sulla validità e sulla efficacia dell’azione politico-amministrativa della compagine di Pellegrino.
· Infine Loredana Capone paga sicuramente, rispetto a 5 anni fa, lo scarso radicamento sul territorio dei partiti della sua coalizione. Basti pensare agli esempi PD e Sinistra per il Salento (Movimento Vendola).
Un breve commento meritano
Adriana Poli credo abbia fatto un grosso errore. Credo che la politica non si faccia nè per risentimento né per rincorrere la poltrona. È di immediata evidenza che il movimento della Poli nasce perché il PDL non riconosce all’eurolady un ruolo importante nel governo Berlusconi.
Da qui la nascita di un terzo polo che ottiene un risultato dignitoso ma niente più.
Gabellone vince perché sfrutta la forza di un PDL molto forte in provincia (un ministro, un sottosegretario e svariati onorevoli e senatori) e perché sfrutta un vento e una congiuntura politica favorevole.
Veniamo infine ad un’analisi galatonese.
Qui l’analisi è per il centrosinistra non prima però di aver fatto gli auguri di buon lavoro a Nisi e Tundo.
A Galatone il centrosinistra tiene ma è chiaramente moribondo. Va avanti a stenti e a tentoni dal 2006 quando terminò anticipatamente l’esperienza del governo locale di centrosinistra.
Chi mi legge sa che nei mesi scorsi ho scritto e detto molto sul Partito Democratico (anche per un senso di appartenenza che non rinnego affatto).
Dire che avevo ragione non serve anche perché non c’è modo più intenso di aver torto che avere ragione in ritardo.
Serve però capire perché rispetto alle politiche 2008 il PD perde nel confronto con europee e provinciali 2009 rispettivamente il 10% e il 15%.
Per me la spiegazione era ed è semplicissima: la politica del nulla porta al nulla.
Scarso radicamento sul territorio, scarsa attenzione verso i temi politico-amministrativi, opposizione inesistente e connivente e soprattutto scarsa chiarezza politica sono le cause di questa debacle di cui non c’è da essere contenti.
Gli elettori in questo modo è normale che scappino a gambe levate rifugiandosi parte nell’IDV, parte nell’astensionismo e parte verso altri lidi.
Diciamolo chiaramente QUESTO PD non serve.
Serve invece un partito pesante che stia vicino e possa ascoltare i problemi della gente e si metta quindi in connessione con il territorio.
Serve inoltre un rinnovamento VERO della classe dirigente anche perché dal voto è venuta una chiara richiesta di cambiamento, di rinnovamento anche dentro il PD, pensiamo solo alle preferenze per le Europee. Tutti parlano della Serracchiani, e giustamente, perché ormai Debora è diventata un simbolo. Ma pochi parlano di Francesca Barracciu, che in Sardegna ha preso 116 mila voti di preferenza su 170 mila voti di lista. David Sassoli ha superato i 400 mila voti nel Centro, Rita Borsellino ne ha presi 200 mila in Sicilia, il sindaco di Gela Crocetta è arrivato a 140 mila e cosi via….
Infine dobbiamo smetterla di farci del male perché, non nascondiamocelo, a sinistra siamo specialisti nel farci più problemi di quanti già non se ne presentino e perché siamo maestri nel segare l’albero sul quale siamo seduti.
Allora l’augurio per noi e per il paese è che le forze riformiste e progressiste di questa comunità si mettano assieme per ricominciare a lavorare ed a crescere.
P.S.
Rimando ad un prossimo post un commento sulla porcata tutta pugliese delle alleanze PD-UDC-IO SUD.
DONNE GALATONESI, SVEGLIA!!!
Stamattina riflettevo sull'ignobile attacco maschilista del Ministro La Russa a Laura Boldrini (portavoce in Italia dell'Unhcr, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) riguardo la questione immigrati.
E di riflesso poi riflettevo anche sulla preoccupante visione della donna che ha Galatone.
E mettevo in correlazione questo elemento con il ruolo delle donne in politica e con le imminenti elezioni amministrative ed europee.
Sono partito da una semplicissima constatazione.
A Galatone nei ruoli che contano non vi sono donne. Basta guardare il consiglio comunale (1 donna su 21 consiglieri) o peggio ancora la giunta comunale (0 donne presenti).
C’è di più, nello scorsa tornata elettorale delle comunali su un totale di 7 candidati sindaci non vi era nemmeno una donna e ve ne erano pochissime candidate nelle liste.
La situazione non è migliorata neanche in questa tornata elettorale dove, nel collegio Galatone-Nardò Sud, ancora una volta non ci sono candidate donne (oltre alla preoccupante considerazione che i candidati hanno un’età media ben al di sopra dei 40 anni!!!).
Facendo queste semplicissime riflessioni mi sentivo preoccupato.
Ma poco dopo la preoccupazione è diventata angoscia quando ho pensato al ruolo che la politica cittadina assegna alla donna o peggio a quale ruolo relega la donna stessa.
Ebbene sì perché è angosciante poi vedere come i comitati elettorali siano occupati o meglio dire riempiti da ragazzine/ragazze/donne alle quali al più viene assegnato un ruolo di logistica o di ragazza pon-pon della situazione.
Diventa infine allarmante che una battaglia come le quote rosa in seno alla giunta l’abbiano dovuta affrontare i tanto bistrattati e vituperati blog e non magari una associazione al femminile creata all’uopo.
Chiudo ponendomi e ponendo a tutti un interrogativo:
rivalutare il ruolo della donne in politica non dovrebbe essere il compito, soprattutto in contesti come quello Galatonese, di chi si professa e si propone all’elettore come forza riformista e progressista?
Non dovrebbe essere il compito di quelle forze che hanno addirittura nel loro statuto prima il dovere morale e poi l’obbligo di ridare dignità e slancio al ruolo della donna in politica?
Ah dimenticavo, gli statuti e il buon senso in politica non contano più niente.
P.S.
Per un ulteriore approfondimento leggete qui:
http://www.unita.it/news/84879/poche_in_fondo_alla_lista_eurocandidate_corsa_in_salita
SCUSATE MA VOGLIO PARLARE DI POLITICA
Ballo meglio di lui,ma non riuscirei mai a farlo in pubblico né davanti a qualche milione di telespettatori.
Lui si chiama Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia, io solo Valentino, con due bisnonni in meno in mezzo al nome e al cognome.
Lui è Principe di Venezia, io a Venezia ci sono solo andato in gita.
Fa il consulente finanziario e ha avuto qualche guaio con la giustizia, ma è stato prosciolto e l’inchiesta archiviata.
Nel 2007 lui e il suo babbo hanno chiesto un risarcimento da 260 milioni di euro allo Stato (danni morali), più la restituzione dei beni confiscati ai Savoia. In seguito ha dichiarato di essersi sbagliato. La sua precedente avventura politica risale alle ultime elezioni (2008), nella circoscrizione estera Europa. Con soltanto lo 0,4%, "Valori e Futuro con Emanuele Filiberto" ha avuto il peggior risultato della circoscrizione, ultimo partito in assoluto in ordine di preferenze. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto è candidato nella circoscrizione Nord Ovest alle prossime Elezioni Europee per l’Udc. La sua candidatura non è passata inosservata. Alcuni gridano allo scandalo e tacciano l’Udc di scarso attaccamento ai valori repubblicani, altri lamentano lo scadimento ormai grottesco della qualità della politica italiana.
Troppa grazia per Sua Grazia. Io ho solo un dubbio: non ho capito bene cosa intenda fare se eletto, se proporrà al Parlamento Europeo una seria riforma del Valzer o si limiterà ad alcuni piccoli cambiamenti progressivi. Se intende intervenire sul caro prezzi delle scarpe di vernice o sugli standard delle fasce per smoking.
Mi chiedo anche se gli hanno detto che quando butterà male non gli sarà consentito ammiccare alla Carlucci e nemmeno aggrapparsi alla nervosa Titova. Emanuele e i ragazzi di Via Savoia (così evitiamo di citarli tutti ogni volta), si candidano ma nel momento della Guerra dei Roses di Arcore la boutade del ballerino regale pare interessare poco o nulla.
Intanto io fischietto e continuo a ballare da solo, sorrido a telecamere inesistenti e spero che magari ora che tutte le veline e i tronisti di ogni casta e censo trovano posto in politica, le file di ballerini di prima serata si sfoltiscano e si liberi qualche posto per me e per altri che vogliono solo parlare di Europa, che vogliono solo parlare di politica.
E magari parlare di come questo governo ha smontato le principali riforme per la concorrenza realizzate da Bersani nella scorsa legislatura: class action rese impossibili per l’esclusione delle associazioni consumatori, para-farmacie costrette alla chiusura, authority di controllo assoggettate ai poteri di nomina di maggioranza parlamentare.
E magari parlare di come questa destra approfitta della crisi per realizzare il suo programma di sempre: proteggere le rendite e scaricare sui lavoratori, sui diritti e sulle retribuzioni l’aggiustamento delle finanze del paese con i lavoratori che vengono colpiti due volte e cioè sia come cittadini-lavoratori e come cittadini-consumatori.
E magari parlare di come si debbano agganciare i temi del lavoro, del welfare ad una nuova visione di Europa.
Perche non c’è da stare allegri di fronte alla drammatica tripletta prevista per l'Ue nel 2009-2010:
-4% (Pil); +14 milioni (disoccupati); + 20% (debito pubblico).
È evidente che le politiche nazionali di bilancio, retoricamente coordinate, non funzionano e che, comunque, l'esplosione dei debiti pubblici limiterà sempre di più gli spazi di manovra interni. Senza
un'istituzione federale,come
Insomma, la morsa della destra sull'Ue impedisce le riforme istituzionali e di conseguenza blocca le politiche necessarie a contrastare la crisi in corso.
Ecco il nodo politico delle elezioni europee.
Per uscire dalla crisi è, infatti, necessario un “Piano Europeo per il lavoro”.
Non una lista della spesa, ma un patto politico di dimensione europea tra governi, forze sindacali e produttive. Un patto analogo per portata al compromesso socialdemocratico o rooseveltiano, realizzato a scala nazionale a cavallo della II Guerra Mondiale, per fondare i welfare states e le democrazie delle classi medie.
Un patto per un insieme coerente di interventi pubblici, decisi e finanziati a livello europeo attraverso l'emissione di eurobonds, per investimenti infrastrutturali, per lo Small Business Act, per il reddito e la formazione dei disoccupati, per inevitabili processi di ristrutturazione delle imprese della manifattura e dei servizi (auto e non solo), per programmi di ricerca e sviluppo, per la cooperazione fiscale.
Senza un Piano Europeo per il lavoro, ossia senza un forte impulso alla domanda “interna” europea,
un potenziale di 500 milioni di consumatori, la prospettiva giapponese, la stagnazione, è inevitabile.
Ed i 14 milioni di disoccupati in più rimarranno per anni ed anni senza lavoro. Con inevitabili conseguenze sociali e politiche: protezionismo, nazionalismo, razzismo, divisione ed indebolimento
dei lavoratori, restringimento degli spazi democratici.
Nella campagna elettorale, i partiti riformisti devono rendere chiaro alle opinioni pubbliche il nesso tra uscita dalla crisi ed Ue. Rimanere abbarbicati al riformismo in un solo Paese, non solo li condanna alla sconfitta, ma lascia tutta l'Europa ad una deriva di impoverimento economico, civile e democratico.
Ah scusate se ho voluto parlare solo di POLITICA.
Riflessioni nate dopo la lettura
di uno scritto di Michele Dalai
...ALTRO CHE GEMELLAGGIO...
Il Consiglio Comunale è stato convocato giovedì scorso 5.02.2009 alle ore 15.30 per discutere e deliberare su :
1) Patto di gemellaggio tra
Di solito partecipo con interesse ai consigli comunali ma questa volta, oltre che per impegni, pensavo che fosse solo una formalità e che non vi potessero essere grossi spunti politici.
Ed invece mi sono sbagliato, Miceli&Soci mi hanno smentito.
C’è subito da registrare che convocare un consiglio comunale con un solo punto all’ordine del giorno, dopo che 3 giorni prima ne era stato convocato un altro, conferma la inadeguatezza del Presidente del Consiglio D’Agati.
Inadeguatezza derivante dal fatto che l’evento gemellaggio era stato annunciato da mesi e che l’approvazione sarebbe potuta avvenire anche 3 giorni prima?!?!?
Ma la farsa non finisce qui!!!
Perché, da quanto mi è stato raccontato, l’approvazione del gemellaggio è stata veramente a rischio!!! Con tutte le conseguenze di carattere politico e di immagine che sarebbero ricadute sul paese.
Ebbene sì, la granitica maggioranza di Miceli&Soci non aveva i numeri per approvare il provvedimento o meglio li aveva ma c’era il rischio di non avere il numero legale poiché tra assenze (comprese quella del Sindaco) e mal di pancia vari la maggioranza poteva contare solo su nove consiglieri.
E di immediata evidenza quindi che solo la presenza dei consiglieri di minoranza ha garantito il numero legale ed ha evitato una figuraccia politica e un danno di immagine di proporzioni gigantesche.
Il consigliere Maglio (particolarmente combattivo nella seduta) ha inoltre sottolineato fortemente il fatto che la spocchia e la saccenza mostrata più volte dalla maggioranza consigliavano un comportamento meno responsabile da parte delle opposizioni o pseudo-tali.
C’è da riflettere quindi sulle motivazioni politico-amministrative che hanno portato la maggioranza a non essere in grado autonomamente di approvare un gemellaggio che tanto ha voluto e sponsorizzato.
Tutto questo davanti alle telecamere di Myboxtv che per l’occasione è stata chiamata a presenziare al consiglio…la domanda sorge spontanea: perché negli altri consigli comunali non è stato chiesto a MyboxTv di riprendere i lavori?
Insomma in amministrazione e tra i banchi della maggioranza dominano l’ inadeguatezza, l’impreparazione e l’improvvisazione con il più grande partito di opposizione, il PD, che piuttosto che informare e denunciare tali sconcezze preferisce restare in silenzio.
Tace il labbro, perché?